Dr. Giuseppe Pacelli

Dr. Giuseppe Pacelli Mi chiamo Giuseppe Pacelli e sono un chirurgo ortopedico specializzato in patologie della spalla. Sono “teacher” in Chirurgia Artroscopica della Spalla.

Sono il dr. Giuseppe Pacelli, sono consulente per la F.I.S.I. [Federazione Italiana Sport Invernali].

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la co...
19/02/2026

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la consapevolezza che chirurgo e paziente devono "lavorare" insieme, come se fossero giocatori della stessa squadra.
Nella prima parte [l'operazione chirurgica] il protagonista è il medico, nella seconda [la riabilitazione] il protagonista sei tu».

Quando si affronta un intervento chirurgico ortopedico si compie un percorso insieme al chirurgo, una sorta di patto: è un patto che si fonda sulla fiducia reciproca e sulla determinazione.
Il medico ha l'obbligo di perseguire un gesto chirurgico razionale e preciso, ma - come ripeto spesso - l’elemento chiave è il paziente: la grande differenza la fa una cosa sola, la sua determinazione nel guarire il prima possibile.

Ecco perché i grandi atleti sono un esempio perfetto di forza e determinazione nel guarire.

𝐋'𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐨𝐫𝐭𝐨𝐥𝐚

«Essere una Guida Alpina Internazionale è un onore e accompagnare i miei clienti in vetta un privilegio.»

Marco Confortola - Mountain Guide & Alpinista & Formatore è Guida Alpina, Maestro di Sci, Tecnico di Elisoccorso e Formatore per la Scuola di formazione Tec Bosch.

Non ha certo bisogno di presentazioni, basti ricordare che ha conquistato - senza ossigeno - 11 dei 14 Ottomila della Terra.

Dal 2008 arrampica con i piedi semi-amputati, dopo un congelamento alle dita dei piedi sul K2 che non l’ha però fatto desistere dalla sua passione per l’alpinismo himalayano:«La montagna non è stata affatto cattiva con me, mi ha accorciato i piedi ma mi ha lasciato la vita».

Un uomo forte e coraggioso che è davvero un esempio per tutti noi: quando, dopo quell’incidente, gli amici andarono a trovarlo in ospedale, lo trovarono girare in carrozzina per far coraggio agli altri ammalati. A un anno di distanza è stato capace di riprendere le sue attività, di scalatore e di guida alpina.

𝐋𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐌𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐂𝐨𝐧𝐟𝐨𝐫𝐭𝐨𝐥𝐚

Nel dicembre 2019, durante una manovra di salvataggio con l'elisoccorso, Marco ebbe un serio infortunio alla cuffia dei rotatori.

Ho quindi riparato le lesioni riportate, grazie ad un intervento complesso, eseguito alla Columbus Clinic Center di Milano.

𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

Il mio grande amico Marco scalpitava durante i primi 20 giorni di tutore perché non vedeva l'ora di cominciare il percorso di riabilitazione.

Percorso che ha affrontato con determinazione e coraggio per tornare ad "abbracciare" le sue montagne.

L'esempio di Marco è un messaggio per tutti i pazienti: diventare protagonisti del proprio percorso di guarigione è la vittoria più grande che possiamo ottenere.

Qualunque sia la propria "montagna", affrontare la vita e le difficoltà con grande forza, permette di ottenere risultati fantastici!

Il termine "cuffia dei rotatori" indica il complesso muscolo-tendineo della spalla, costituito da quattro muscoli e dai ...
16/02/2026

Il termine "cuffia dei rotatori" indica il complesso muscolo-tendineo della spalla, costituito da quattro muscoli e dai loro tendini:
⟶ sottoscapolare;
⟶ sovraspinato;
⟶ sottospinoso;
⟶ piccolo rotondo.

Si utilizza il termine “cuffia” in quanto i tendini che proteggono l’intera articolazione formano una vera e propria copertura, che ripara la testa omerale.

La cuffia dei rotatori può infiammarsi, lesionarsi o rompersi: impariamo a conoscerla, partendo dall'anatomia, per arrivare a comprendere le sue patologie, i sintomi, la diagnosi e il percorso di cure.

Dall'anatomia al post-operatorio.

L'infografica di questa settimana è dedicata alla  , patologia frequente soprattutto nelle donne tra i 35 e i 55 anni.La...
12/02/2026

L'infografica di questa settimana è dedicata alla , patologia frequente soprattutto nelle donne tra i 35 e i 55 anni.

La capsulite adesiva o, appunto, la spalla congelata, è una patologia infiammatoria molto dolorosa della spalla.
Ma perché, se solitamente un'infiammazione viene associata al caldo, in questo caso avviene il contrario e addirittura si associa al congelamento?
Presto detto: l'infiammazione causa un ispessimento del tessuti così doloroso che il nostro organismo mette in atto un meccanismo di autodifesa che di fatto blocca [congela] la spalla, prevenendo l'aggravarsi della lesione.

Le cause sono da ricercarsi nella correlazione con:
⟶ patologie primarie come il diabete, malattie autoimmuni, malattie della tiroide;
⟶ patologie secondarie come una lesione tendinea della cuffia dei rotatori;
⟶ somatizzazione di alcune patologie psicologiche.

𝐋𝐞 𝟑 𝐟𝐚𝐬𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚𝐭𝐚

Il dolore che deriva dalla spalla congelata è molto fastidioso e di solito è localizzato nella parte superiore dell’articolazione, sul lato esterno, sebbene possa facilmente irradiarsi anche al braccio.

La spalla congelata solitamente segue un decorso che si può riassumere in tre fasi:

𝐑𝐚𝐟𝐟𝐫𝐞𝐝𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨

La fase detta di “raffreddamento” è la fase durante la quale la spalla perde progressivamente mobilità ed il dolore aumenta. Può durare da 6 settimane a 9 mesi.

𝐂𝐨𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨

La fase detta “congelamento”, durante la quale il dolore migliora leggermente, è la fase in cui la rigidità articolare è al massimo. Il raggio dei movimenti possibili è minimo e in genere dura dai 4 ai 9 mesi.

𝐃𝐢𝐬𝐠𝐞𝐥𝐨

La fase detta di “disgelo”, dalla durata molto variabile [fra i 6 mesi ed i 2 anni], rappresenta la fase nella quale il dolore e la rigidità dell’articolazione si risolvono lentamente.

𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐠𝐢𝐝𝐚 𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐠𝐞𝐥𝐚𝐭𝐚?

La capsulite adesiva può essere trattata in vari modi, a seconda dell’intensità del dolore, dell’età del paziente e della sua costanza nell’effettuare le terapie mediche e la fisioterapia.

Prima di tutto, è necessario identificare [se esiste] la causa primaria della patologia che deve essere trattata per evitare di vanificare il lungo percorso di trattamento con una ricaduta.

𝐓𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐞𝐫𝐯𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨

Il trattamento standard prevede la somministrazione di farmaci antinfiammatori per tutta la durata della malattia e la fisioterapia, specialmente durante la seconda e la terza fase [“congelamento” e “disgelo”].

Per contrastare il dolore e la rigidità articolare, quando viene diagnostica precocemente la spalla congelata, si possono attuare degli esercizi per l’allungamento muscolare, il rinforzo dell’articolazione ed esercizi propriocettivi.

La fisioterapia, nonostante sia sempre la prima fase dell'iter terapeutico da consigliare, ha spesso un beneficio limitato perché la rigidità della spalla è sempre correlata ad una causa patologica diversa.

𝐈𝐧𝐭𝐞𝐫𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐢𝐫𝐮𝐫𝐠𝐢𝐜𝐨

Il movimento può essere recuperato attraverso un buon protocollo rieducativo che include – molto spesso – l’intervento chirurgico in artroscopia di liberazione a 360° della capsula [capsular release] intorno alla glena, facendo di fatto recuperare il movimento articolare.

Se la spalla congelata è associata, come detto in precedenza, a una lesione tendinea, è possibile comunque risolvere entrambe le patologie in un unico atto operatorio.

In buone mani chirurgiche e in buone mani fisioterapiche si può dunque eseguire, in un unico atto, sia la riparazione del tendine, quindi la causa principale che porta al blocco della spalla, sia “sbloccare” la spalla stessa.

«In caso di infiammazione alla cuffia dei rotatori, un approccio conservativo è sempre il primo a cui pensare».All'inter...
09/02/2026

«In caso di infiammazione alla cuffia dei rotatori, un approccio conservativo è sempre il primo a cui pensare».

All'interno di una strategia fisioterapica coerente, la Tecarterapia è una tecnica efficace per ridurre il dolore e accelerare la naturale riparazione dei tessuti.

In questo approfondimento analizziamo insieme come funziona la Tecar, a cosa serve, e quando è utile proprio per contrastare il dolore alla spalla, in particolare alla cuffia dei rotatori.

In caso di infiammazione alla cuffia dei rotatori.

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la co...
05/02/2026

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la consapevolezza che chirurgo e paziente devono "lavorare" insieme, come se fossero giocatori della stessa squadra.
Nella prima parte [l'operazione chirurgica] il protagonista è il medico, nella seconda [la riabilitazione] il protagonista sei tu».

Quando si affronta un intervento chirurgico ortopedico si compie un percorso insieme al chirurgo, una sorta di patto: è un patto che si fonda sulla fiducia reciproca e sulla determinazione.
Il medico ha l'obbligo di perseguire un gesto chirurgico razionale e preciso, ma - come ripeto spesso - l’elemento chiave è il paziente: la grande differenza la fa una cosa sola, la sua determinazione nel guarire il prima possibile.

Ecco perché i grandi atleti sono un esempio perfetto di forza e determinazione nel guarire.

𝐋'𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐀𝐥𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐝𝐫𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢

L’atleta che mi è rimasto più impresso e che porto più nel cuore, è un atleta della Nazionale Italiana Para Ice Hockey, a cui da ragazzo sono state amputate bilateralmente le gambe sopra il ginocchio dopo un incidente.

La prima volta che ho incontrato Ambrogio Magistrelli sono rimasto molto colpito dalle sue capacità di atleta e dalla incredibile forza fisica che lo contraddistingue.

Per anni è stato l’attaccante più importante della sua squadra, l’«Armata Brancaleone» della PolHa Varese, ma anche della nazionale maschile, con la quale ha partecipato a due edizioni dei giochi invernali.

Quello che mi ha però impressionato maggiormente in quest’uomo è la sua incredibile determinazione e la grande energia che trasmette anche alle persone che gli stanno intorno.

𝐋𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐝 𝐀𝐦𝐛𝐫𝐨𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐞𝐥𝐥𝐢

L’usura che deriva dall’allenamento è spesso causa di danni alla per tutti gli sportivi che praticano attività agonistica di alto livello.

Per Ambrogio questo è particolarmente vero anche perché le braccia sono gli unici arti sul cui aiuto può contare per lo svolgimento di tutte le attività, compreso ovviamente il movimento.

Si tratta di un’evenienza piuttosto rara in persone ancora giovani, tuttavia perfettamente spiegabile, specialmente alla luce del particolare vissuto del paziente.

Per necessità pratiche operammo in due tempi successivi, riparando entrambe le cuffie dei rotatori, che avevano riportato danni importanti.

Normalmente, questo intervento si effettua per via artroscopica, realizzando due o tre piccole incisioni, di un centimetro circa, dalle quali si può accedere utilizzando un microscopio per avere la vista del campo operatorio.

𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

Entrambi gli interventi hanno avuto un notevole successo.

Non solo Ambrogio nel giro di pochi mesi è tornato a giocare a Hockey; nonostante fossero disponibili atleti più giovani, ha anche ricevuto la convocazione ai giochi di Vancouver 2010, nei quali l’Italia ha ottenuto il 7° posto assoluto, il miglior risultato mai raggiunto in questa disciplina.

Non bisogna però dimenticare che il merito per l’esito dell’intervento non va solamente all’équipe chirurgica.

L’atleta sa bene che un buon risultato dipende anche dal suo impegno nella fase successiva, quella che prevede la riabilitazione attraverso esercizi mirati di fisioterapia e rieducazione motoria: dai tre a sei mesi durante i quali è necessario che il paziente dia il suo massimo, proprio come se stesse preparando una gara importantissima.

Ho aiutato un grande campione!

⟶ Che cos'è l'artroscopia⟶ L’artroscopia di spalla⟶ Le patologie per cui è indicata・⟶ Sindrome da impingement・⟶ Tendinit...
02/02/2026

⟶ Che cos'è l'artroscopia
⟶ L’artroscopia di spalla
⟶ Le patologie per cui è indicata
・⟶ Sindrome da impingement
・⟶ Tendinite Calcifica
・⟶ Lesione della cuffia dei rotatori
・⟶ Instabilità di spalla
・⟶ Spalla congelata
⟶ L’intervento chirurgico
・⟶ Durata
・⟶ Controllo del dolore
⟶ La riabilitazione
⟶ I tempi di recupero

Minor dolore, degenza ospedaliera e ripresa più rapida.

«Devo rimettere il barattolo del sale proprio su quello scaffale in alto: quando sollevo il braccio, sento una f***a par...
29/01/2026

«Devo rimettere il barattolo del sale proprio su quello scaffale in alto: quando sollevo il braccio, sento una f***a partire dalla spalla e diffondersi più in basso, quasi fino al gomito. Per fortuna riesco a mantenere salda la presa della mano ed evitare che il carico si rovesci per terra.»

Oggi approfondiamo il tema dell’importanza dell’esercizio fisico: recenti ricerche hanno dimostrato che – proprio l’esercizio fisico – è efficace almeno quanto i farmaci antinfiammatori nella riduzione del dolore alla spalla.

Quest’estate, se abbiamo la fortuna di poter approf***are di qualche giorno di riposo al mare o in piscina, ricordiamoci che – gli esercizi descritti qui di seguito – sono molto utili per “sciogliere in acqua” proprio il dolore alla spalla.

𝐃𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐩𝐚𝐥𝐥𝐚: 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐟𝐚𝐬𝐭𝐢𝐝𝐢𝐨𝐬𝐨?

Se vi suona familiare la breve storia che avete appena letto, sappiate che non siete i soli.

Il dolore alla spalla è tanto fastidioso proprio per l’ampio impatto che può avere sulla qualità di vita del paziente.

5 sono le patologie che più di frequente portano dolore alla spalla:
⟶ sindrome da impingement;
⟶ tendinite calcifica;
⟶ lesione alla cuffia dei rotatori;
⟶ spalla congelata;
⟶ lussazione.

Alcune tra queste hanno inoltre la caratteristica di provocare dolore anche durante le ore notturne, disturbando il sonno.

𝐈𝐥 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐜𝐪𝐮𝐚 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐞

Recenti ricerche hanno dimostrato che l’esercizio fisico è efficace almeno quanto i farmaci antinfiammatori nella riduzione del dolore alla spalla.

Fare esercizio immersi nell’acqua, al mare o in piscina, può essere di grande aiuto per le articolazioni ed in particolare per le spalle.

Ecco quindi quattro semplici esercizi che, rinforzando la muscolatura della spalla e rendendola più elastica, considero fra i più efficaci nel combattere il dolore.

𝐄𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝟏

Immergersi in piedi, con l’acqua al livello delle spalle. Mantenendo i gomiti aderenti ai fianchi e il palmo delle mani perpendicolare al suolo, ruotare le braccia fin quasi a formare un angolo retto con il busto e riportarle indietro, fino a quando le punte delle dita non si toccano. In caso di dolore, è possibile ruotare le mani verso l’alto, in modo che offrano una minore resistenza all’acqua.

𝐄𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝟐

Nella stessa posizione, iniziando con le braccia tese lungo i fianchi, portarle quindi verso l’alto, fino all’altezza delle spalle, mantenendo i palmi paralleli o perpendicolari al suolo a seconda della resistenza desiderata. Le prime volte è bene che gli esercizi non siano troppo faticosi.

𝐄𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝟑

Sempre in piedi e con l’acqua a livello delle spalle, mantenendo le braccia tese e le mani appena sotto la superficie dell’acqua, ruotare le spalle in modo da portare le braccia da parallele a perpendicolari all’asse del busto e quindi riportarle nella posizione iniziale.

𝐄𝐬𝐞𝐫𝐜𝐢𝐳𝐢𝐨 𝟒

In piedi come per gli altri esercizi, mantenere i gomiti aderenti ai fianchi. Partendo con le braccia distese e i palmi sulle cosce, portare gli avambracci fino a formare un angolo retto con i gomiti. Anche in questo caso, è possibile modulare la resistenza dell’acqua ruotando il palmo delle mani.

La lussazione della spalla si verifica quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente, o parzialmente [sublussazione], ...
26/01/2026

La lussazione della spalla si verifica quando la testa dell’omero fuoriesce totalmente, o parzialmente [sublussazione], dalla cavità glenoidea, ovvero il punto in cui si articola con la scapola.

L’attenzione maggiore deve essere posta, oltre che ovviamente sulla manovra di riduzione, sulle conseguenze di una lussazione e sull’instabilità di spalla dovuta alla iperlassità dei tessuti della cuffia dei rotatori che non sono più in grado di svolgere il loro ruolo di mantenimento delle ossa della spalla nella loro sede naturale.

Il nostro approfondimento settimanale è dedicato allo studio dei sintomi, delle cause, della diagnosi e del percorso di cure di una lussazione, con grande attenzione anche ai tempi di recupero.

È importante curarla in modo preciso per evitare instabilità e recidive.

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la co...
22/01/2026

«La ragione per cui condividerò con voi questa serie di casi clinici è per esprimere un concetto molto importante: la consapevolezza che chirurgo e paziente devono "lavorare" insieme, come se fossero giocatori della stessa squadra.
Nella prima parte [l'operazione chirurgica] il protagonista è il medico, nella seconda [la riabilitazione] il protagonista sei tu».

Quando si affronta un intervento chirurgico ortopedico si compie un percorso insieme al chirurgo, una sorta di patto: è un patto che si fonda sulla fiducia reciproca e sulla determinazione.
Il medico ha l'obbligo di perseguire un gesto chirurgico razionale e preciso, ma - come ripeto spesso - l’elemento chiave è il paziente: la grande differenza la fa una cosa sola, la sua determinazione nel guarire il prima possibile.

Ecco perché i grandi atleti sono un esempio perfetto di forza e determinazione nel guarire.

𝐋'𝐞𝐬𝐞𝐦𝐩𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐏𝐞𝐥𝐥𝐞𝐠𝐫𝐢𝐧𝐨

Federico Pellegrino, importantissimo esponente dello sci di fondo italiano, ha vinto addirittura i campionati del mondo dopo il mio intervento e l’argento alle olimpiadi invernali nel 2018.

I fondisti devono essere dotati di una particolare determinazione per riuscire nella loro disciplina, che a parte la naturale predisposizione fisica alla fatica ed alla coordinazione dei gesti, richiede un impegno e una costanza fuori dal comune.

𝐋𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚 𝐅𝐞𝐝𝐞𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐏𝐞𝐥𝐥𝐞𝐠𝐫𝐢𝐧𝐨

Incontrai Federico quando era poco più che ventenne, verso la fine del 2011. Il medico che lo seguiva gli consigliò di rivolgersi ad uno specialista per un infortunio della spalla che, pur non essendo grave, se trascurato avrebbe potuto creargli difficoltà non indifferenti nel proseguire la sua carriera sportiva.

Non appena visitai il giovane campione, grazie al risultato degli esami diagnostici, mi resi conto che la situazione andava risolta con l’approccio chirurgico: si trattava infatti di una lacerazione antero-posteriore del labbro glenoideo superiore, più semplicemente chiamata lesione SLAP [dall’inglese: “Superior Labral tear from Anterior to Posterior”].

È una lesione che interessa il labbro glenoideo, una specie di guaina di tessuto connettivo che serve a rinforzare la stabilità della spalla, impedendo che la testa dell’omero [l’osso che sostiene la parte superiore del braccio] scivoli fuori dalla cavità nella quale è alloggiata.

Si tratta di un infortunio che, vista la dinamica dello sport praticato da Federico, derivava certamente dall’eccessivo stress dovuto ai duri allenamenti affrontati.

La riparazione del tessuto connettivo interessato dalla lesione si effettua quasi sempre in artroscopia. La buona riuscita dell’intervento chirurgico non dipende solamente dalla capacità dello specialista ma anche dalla stretta osservanza delle indicazioni che vengono date al paziente per la riabilitazione dell’articolazione interessata.

Per 6-10 settimane, è indispensabile svolgere gli esercizi richiesti con diligenza per ottenere il pieno recupero della funzionalità e perché la spalla torni ad avere la stessa forza e solidità che aveva precedentemente all’infortunio.

Nonostante la giovanissima età, essendo uno sportivo, Federico Pellegrino conosceva molto bene questa necessità. Dopo aver avuto il parere positivo mio e dei medici sportivi che lo seguono quotidianamente, riuscì a tornare ad allenarsi a pieno ritmo in tempi brevissimi, quasi di record.

𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞

L’impegno profuso nel periodo di riabilitazione diede i suoi frutti quasi subito: dopo meno di un anno dall’intervento chirurgico, il campione valdostano conquistò l’oro nel campionato del mondo Under 23 di specialità in Slovenia, mentre arrivavano i primi successi a livello senior, con la vittoria in alcune tappe della coppa del mondo di categoria.

Il successo più grande della sua carriera di fondista, comunque, è recentissimo.

Federico è maturato, diventando con il tempo uno dei massimi interpreti della specialità dello sprint a livello mondiale.

In una delle ultime olimpiadi, che si sono svolte a Pyeongchang, si è classificato secondo dietro al norvegese Johannes Klæbo.

È stato il primo italiano in assoluto ad arrivare così in alto sul podio [dopo il bronzo di Cristian Zorzi nel 2002].

Tra i quattro muscoli della cuffia dei rotatori [sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare] e i relat...
19/01/2026

Tra i quattro muscoli della cuffia dei rotatori [sovraspinato, sottospinato, piccolo rotondo e sottoscapolare] e i relativi tendini, il tendine sovraspinato è senz’altro quello più soggetto ad infiammazione e a lesioni.

La manifestazione dolorosa può diventare tanto forte da rendere impossibile dormire la notte.

In questo articolo dedichiamo l'attenzione alle principali cause e ai sintomi più comuni della lesione al sovraspinato, e a due differenti approcci terapeutici: conservativo e chirurgico artroscopico.

Cause e sintomi, e iter terapeutico.

Come ormai sappiamo bene, la   è costituita da 4 muscoli [e relativi tendini]:⟶ sovraspinato [superiormente];⟶ sottoscap...
15/01/2026

Come ormai sappiamo bene, la è costituita da 4 muscoli [e relativi tendini]:
⟶ sovraspinato [superiormente];
⟶ sottoscapolare [anteriormente];
⟶ sottospinato [posteriormente];
⟶ piccolo rotondo [posteriormente].

Tra i quattro muscoli che compongono la cuffia dei rotatori, il è quello che si lesiona più frequentemente.

In realtà quando si parla di rottura della cuffia dei rotatori non si fa riferimento a lesioni muscolari, ma tendinee.

🔵 𝐈𝐥 𝐭𝐞𝐧𝐝𝐢𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐬𝐩𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨

Il tendine del sovraspinato è quindi quello più soggetto ad infiammazione e a lesioni.

Questo è dovuto al delicato ruolo che ha nel movimento del braccio: il muscolo sovraspinato ha infatti il compito di permettere all’arto di compiere la prima parte del movimento, dalla posizione verticale fino a circa 80°-90° di inclinazione rispetto al resto del corpo, dopo la quale è il muscolo deltoide a permetterci di completare l’eventuale sollevamento del braccio.

La lesione parziale o completa del tendine può derivare sia da un trauma, come ad esempio un colpo o una caduta durante l’attività sportiva, che dall’infiammazione dovuta a sollecitazioni troppo frequenti, a movimenti errati o alla naturale degenerazione dei tessuti causata dall’età.

🟢 𝐋𝐞 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐬𝐩𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨

Ci sono molti fattori che, da soli o in combinazione tra loro, possono portare alla lesione del tendine sopraspinato, completa o parziale.

Fra questi, i più importanti sono:
⟶ traumi dovuti a cadute o colpi ricevuti. Eventi simili possono causare la lesione sia direttamente [il tendine si spezza o si lesiona a causa del trauma], sia indirettamente [lo schiacciamento o lo stiramento di muscoli e tendini provoca usura, che con il passare del tempo determina una lesione da stress];
⟶ infiammazione cronica, che può causare la diminuzione del liquido sinoviale ed il conseguente aumento dell’attrito fra ossa e muscoli, in un circolo vizioso;
⟶ sindrome da impingement, nella quale le lesioni sono provocate dal poco spazio fra acromion ed omero e dal conseguente schiacciamento di tendine e borsa subacromiale [https://bit.ly/32j3Ax1];
⟶ usura o ispessimento del tendine dovuto all’invecchiamento o alla pratica continuata di attività usuranti [di solito sportive o lavorative].

🟡 𝐈 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐨𝐦𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐞𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥 𝐬𝐨𝐯𝐫𝐚𝐬𝐩𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨

I sintomi di una lesione del sovraspinato includono:
⟶ dolore durante il sollevamento e l’abbassamento del braccio;
⟶ dolore quando ci si sdraia sulla spalla infortunata;
⟶ rigidità della spalla;
⟶ arco di movimento limitato.

Di solito una lesione dovuta ad infortunio produce dolore e debolezza immediati e intensi nel braccio. In caso di degenerazione, il dolore è inizialmente lieve e aumenta gradualmente nel corso del tempo.

In qualche caso, la manifestazione dolorosa può diventare tanto forte da rendere impossibile dormire la notte.

Esistono test specifici [test di Neer, test di Hawkins o il Palm-Up test] che permettono di definire con precisione eventuali limitazioni nei movimenti.

Nel caso il sospetto di lesione sia confermato dallo specialista nel corso della visita, si procederà poi ad effettuare un’ecografia comparata di entrambe le spalle ed una risonanza magnetica, con il fine di valutare in modo più accurato i danni.

🟠 𝐋𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐚𝐩𝐞𝐮𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞

Lo specialista valuta insieme al paziente l’opportunità di utilizzare un approccio chirurgico.

Se questa soluzione non è ritenuta la più opportuna, il paziente sarà indirizzato verso un percorso di riabilitazione attraverso l’assunzione di farmaci antinfiammatori e fisioterapia.

La durata e l’intensità del percorso sono ovviamente variabili e dipendono dall’entità del danno e dalla capacità di recupero del soggetto coinvolto.
Seguire con diligenza il percorso di riabilitazione proposto è importantissimo nel determinare i risultati, sia nel caso si scelga l’approccio conservativo, sia quando si opta per il trattamento chirurgico.

La tecnica artroscopica permette di operare con la stessa precisione di un approccio a cielo aperto, minimizzandone però i lunghi tempi di recupero. È per questo che, a parte i casi in cui non sia possibile, l’artroscopia è sempre preferibile all’intervento “a cielo aperto”.

In base al tipo di intervento ed alle capacità di recupero, il paziente dovrà portare un tutore per un periodo di tempo fra i 20 ed i 45 giorni dopo l’intervento. Dopo la rimozione del tutore, è sempre necessario affrontare un programma di riabilitazione che ha come scopo il recupero della forza e della capacità di movimento della spalla.

Di solito, è possibile tornare al proprio lavoro dopo 30-60 giorni, se esso non prevede attività manuali. Ci vogliono invece 4-6 mesi per ricominciare a praticare sport di contatto o lavori manuali e di fatica.

Attività che normalmente diamo per scontate come vestirsi, lavarsi, guidare o semplicemente riposarsi, diventano molto p...
13/01/2026

Attività che normalmente diamo per scontate come vestirsi, lavarsi, guidare o semplicemente riposarsi, diventano molto più difficili o addirittura impossibili quando si manifesta dolore e limitazione funzionale alla spalla.

L’esercizio fisico è fondamentale per minimizzare il dolore dovuto alla periartrite, termine generico di una patologia specifica - la tendinite_calcifica - e se praticato con costanza ha un’efficacia sorprendente, spesso superiore a quella degli stessi antidolorifici.

Ecco dunque come esercitarsi, anche pochi minuti al giorno e semplicemente da casa, seguendo questo utile approfondimento.

Esercizio fisico più efficace dei FANS

Indirizzo

Via L. Da Vinci, 1/A
Busto Arsizio
21052

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