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Yoga per grandi e piccini
Counseling creativo, corporeo e spirituale
Yoga per bambini e adolescenti con bisogni educativi speciali




.Mi capita sempre affacciandomi al fine settimana. Mi ritrovo a ripensare alle cose emerse durante le lezioni o durante ...
20/12/2025

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Mi capita sempre affacciandomi al fine settimana.
Mi ritrovo a ripensare alle cose emerse durante le lezioni o durante gli incontri di counseling; a quei piccoli doni che riceviamo tutti, indistintamente, dal nostro praticare insieme lo yoga e la vita.

Quanto coraggio ci occorre per entrare davvero dentro di noi e quanta bellezza scorre nel nostro sguardo quando iniziamo ad amare le noste fragilità, così come quando cominciamo a riconoscere le nostre qualità.

Di queste ultime due settimane mi rimangono dentro varie cose.
Una danza improvvisa e gioiosa, nata dal cuore del nostro fuoco interiore.
Le piccole condivisioni fatte di sincerità, profondità, desiderio di comprendersi e fare del proprio meglio per il bene del tutto.
Le parole di una cara signora dette a una parte di sè sul finire di una meditazione:
“Io ti proteggerò”.

Io le chiamo "le nostre piccole conquiste" queste.
Conquiste perché dare spazio a cio che siamo davvero deve essere il nostro impegno costante; conquiste perché non c'è potere più grande che esprimere quell'immenso che vive dentro di noi.

Nostre perché è insieme, nel confronto, nel supporto, nell' intreccio che riusciamo a crescere e a metterci al servizio; nostre perché luce richiama luce.

Mi affaccio a questo weekend prenatalizio piena di gratitudine e di piccole meravigliose conquiste che mi riscaldano il cuore.





.C’è un breve momento della mattina in cui la luce del sole entra dalla finestra e illumina questo delicato angelo bianc...
14/12/2025

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C’è un breve momento della mattina in cui la luce del sole entra dalla finestra e illumina questo delicato angelo bianco che mi è stato donato.. Per me è come un invito ad aprire gli occhi alla bellezza del giorno, così come sarà, invece di lasciarmi intrappolare da ciò che la mia mente stabilisce già in anticipo.

Quanto interferisce quello che sappiamo sulla realtà?

Patañjali afferma che il nostro sguardo è sempre offuscato. Le nostre esperienze (e le nostre ferite) influenzino continuamente il modo in cui guardiamo la vita, le cose, le persone: non vediamo mai la pura e semplice verità.

Per questo, ci dice, occorre meditare, e farlo nel modo che sentiamo a noi più affine. Occorre dare alla mente una direzione ben precisa. Occorre lasciare che le idee e i ricordi si mettano da parte.

“Quando la mente è libera da distrazioni è possibile che tutti i processi mentali siano coinvolti nell’osservazione dell’oggetto (…) allora la mente- come un diamante perfetto – riflette solo gli aspetti dell’oggetto e niente altro.”

Come mi piace questa metafora usata in Yoga-sūtra: una mente diamante. Una mente trasparente, raffinata, non appannata da rabbie, paure, rimpianti o dissapori; una mente che si fa semplice strumento e si lascia permeare da una luce non sua.

Ripulire quel diamante ha diverse sfaccettature.
E’ essere capaci di accantonare i pregiudizi e incontrarsi dal cuore;
è accorgersi delle tante forme d’amore che ci circondano sempre;
è ricordarci che abbiamo un valore profondissimo che non dipende da nulla e da nessuno;
è ritrovare ogni volta che ci perdiamo quell’Amore da cui tutti siamo venuti.

Una mente diamante.
Che sia una domenica di piccole nuove illuminanti riflessioni









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"Bracciata dopo bracciata il mio corpo ricorda quella vita e reclama le parti perdute di sé..."Il lavoro sul secondo cak...
08/12/2025

"Bracciata dopo bracciata il mio corpo ricorda quella vita e reclama le parti perdute di sé..."

Il lavoro sul secondo cakra ha davvero smosso tante cose in questo ultimo mese.
Riflessioni, emozioni, ricordi, ma soprattutto il piacere di sentire che il corpo che abbiamo non ci serve solo per sperimentare āsana forti e direzionate ma anche per ritrovare la nostra intima, innata, fluidità.

"Distesa in quel grembo materno, in quella casa dei sogni, di sale e movimento, che versamento di nostalgia implora dalle ossa stesse! "

Ci siamo mossi tante volte come quando ci abbandoniamo all'acqua, lasciando che il respiro si accordi a gesti più liberi e spontanei e che prenda ampiezza tra le anche, in quel luogo in la vita ha inizio.

"come anelano a rinunciare alla lunga marcia nell'entroterra, la fragile bellezza dell'intelletto per tuffarsi e semplicemente tornare a essere un corpo fiammante di sensibilità cieca che scivola via.. "

Lasciare che l'onda del corpo sorpassi il fare del pensiero, abbracciare le paure, danzare il cambiamento.
Tornare ad essere un corpo fiammante di sensibilità pura, coraggiosa, creativa.

Tornare ad essere acqua.








.Lo so che rischio di ripetermi, eppure lo sento così importante e vero: abbiamo tanti sostegni utili sempre a nostra di...
23/11/2025

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Lo so che rischio di ripetermi, eppure lo sento così importante e vero: abbiamo tanti sostegni utili sempre a nostra disposizione; occorre ricordarcene, occorre ripercorrerli con tanta fiducia e impegno.

Quando sto attraversando una fase di passaggio mi tornano alla mente tre parole chiave dell’antica saggezza vedica capaci di indirizzarmi quasi subito.

Sono tratte dal mito delle origini, ma poiché nulla è mai distinto veramente, esse riguardano il grande e contemporaneamente la coscienza dell’essere

Tapas: il fuoco, l’ardore, da cui emerse l’universo.

Ṛta: l’ordine, la trama, l’armonia che sostiene tutte le cose.

Satya: la Verità che rende questa stessa creazione non frutto del caso ma concretezza, desiderio e responsabilità. .

Sono queste tre parole a farmi riflettere quando ho urgenza di ricordarmi che sono qui per stare nel movimento che mi porta la vita e di ripartire ogni volta –certo con i miei tempi di pausa e riflessione- per creare la nuova me.

E così queste stesse parole che hanno dato forma al grande sono anche per me.
Sono per tutti noi.

Fuoco. Ho bisogno di coltivare l’entusiasmo, di essere innamorata costantemente di questo viaggio esistenziale, con tutti i suoi alti e bassi.

Ordine. Mi fido di quel sottile e nascosto “ordine delle cose” che è sempre presente, anche nel mio disordine, anche nella vita più difficile e complicata, anche se non posso vederlo.

Verità. È il mio impegno a guardarmi davvero dentro per riconoscere e portar fuori il mio sentire e i miei bisogni. Senza fuggire. Senza dirmi “domani”.

Fuoco, ordine, verità: tre gigantesche parole per non smettere mai di dare vita alla Vita.









.Al buio, seduta sul mio tappetino, in quella piccola stanza della casa tutta per me, ho riaperto gli occhi spazientita....
16/11/2025

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Al buio, seduta sul mio tappetino, in quella piccola stanza della casa tutta per me, ho riaperto gli occhi spazientita.

Non sempre riesco a meditare, a contattare quello spazio di silenzio e quiete come vorrei. A volte occorre tempo e i pensieri sono sempre troppo forti e il fuori mi chiama in modo così insistente che alla fine cedo.

La luce della luna entrava dalla finestra e illuminava la mia libreria. Due giorni prima c’era stata la luna piena e quel chiarore era ancora così meraviglioso e limpido.

A volte il “ciò che vorrei” è davvero molto distante dal “ciò che c’è” ma è bastato quel bagliore per farmi sentire in pace.

È stata quella luce a portarmi lontana dal desiderio e dalla fretta, a sospendermi lì per ricordarmi il segreto di dhyāna- la meditazione.

C’è qualcosa di importante che non riuscirò mai a vedere se rimango intrappolata nel costante gioco della mente, nella sua incessante insaziabilità, nella sua perenne insoddisfazione.

E non servono tecniche complesse.
Dhyāna è essa stessa un impegno di semplificazione.
E’ risparmiare l’energia del giudizio, del rifiuto, della conquista e in quella libertà lasciarsi raggiungere da cio che è già dentro di noi.

La luna me l’ha ricordato un po’ di giorni fa.

E oggi, con questo tempo grigio e questa pioggia che ha cambiato i piani; oggi, risparmio energia e mi impegno ad essere semplice.







.Sentire.Dovrebbe essere l'atto più semplice, eppure sembra sempre il più difficile, tanto la mente controlla e tanto l'...
11/11/2025

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Sentire.

Dovrebbe essere l'atto più semplice, eppure sembra sempre il più difficile, tanto la mente controlla e tanto l'esterno ci chiama.
Per quello ritorniamo con costanza al corpo. Usiamo il corpo perché è il luogo in cui ritrovarsi, in cui ricordarsi questa prima azione elementare e re-imparare da qui la misura del nostro muoverci.

Che sensazione c'è in me in questo momento?
Come mi fa stare questa persona, questa situazione, questo ambiente?
Quale bisogno si nasconde sotto l'emozione che provo?

È il nostro bacino ad essere il luogo della svolta. Lì risiede il secondo centro energetico, Svādhiṣṭhāna. Lì la sede del nostro sentire emotivo, della nostra creatività, del nostro fluire con la vita.

Se non contatto, se non ascolto, se non armonizzo, come farò a fare passi nuovi?

Sentire e fare diventare questo fluire parola, riflessione saggia, azione giusta.







.Sono fatti di notti piene di risvegli e sogni ingarbugliati questi giorni. L’autunno è sempre un po’ così per me: una s...
31/10/2025

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Sono fatti di notti piene di risvegli e sogni ingarbugliati questi giorni. L’autunno è sempre un po’ così per me: una stagione che mi sbilancia ma nel contempo è anche lo stimolo a radicarmi maggiormente in ciò in cui credo.

A settembre mi sono data il compito di intraprendere insieme ai miei allievi, l’entusiasmante viaggio alla scoperta di quei centri energetici chiamati cakra. Un viaggio che ci vedrà impegnati fino all’inizio dell’estate.

La consapevolezza che esiste in noi anche una fisiologia sottile che dobbiamo necessariamente saper guardare per poter stare bene è uno dei tanti tesori che abbiamo ricevuto dall’India. È il profondo che causa e sostiene il superficiale; è ciò che non vediamo con gli occhi ad essere la struttura portante di ciò che diventa pelle, muscoli, postura fisica e anche malattia.

E per questo la saggezza indiana non fa sconti: armonizzare questi centri richiede la capacità di osservarsi; di cogliere quali pensieri e quali emozioni vivono costantemente in noi; di riconoscere quali bisogni e quali desideri chiudiamo nei cassetti e di scovare da quali processi mentali tutto questo viene messo in moto.

In questo mese abbiamo approfondito il primo cakra, mūlādhāra, il “supporto della base”, responsabile del nostro sostegno fisico e psicologico, cakra collegato alla paura.

Abbiamo sperimentato tanto la forza di piedi e gambe e coltivato un respiro e una mente che portasse sicurezza e stabilità.

E in questi giorni grigi e un po’ sonnolenti ho cercato anch’io varie volte questo sostegno dentro di me.

Il primo passo: ho radici preziose da nutrire.











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.Ho incontrato la fragilità diverse volte in queste ultime settimane. Diverse sono state le voci, diverse le età, divers...
29/10/2025

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Ho incontrato la fragilità diverse volte in queste ultime settimane.

Diverse sono state le voci, diverse le età, diversi i contesti e infine diversi i modi in cui essa ha trovato espressione.

A volte si è mostrata a conclusione di un'età, altre volte di fronte a un problema fisico, altre volte ancora per ricordare che l'Amore non chiede solo di fare passi avanti, ma di fermarsi e se necessario allontanarsi.
Eppure tutte le volte attraverso le storie degli altri, essa ha parlato anche a me.

Quanto fatichiamo a stare in quel cambiamento che ci domanda di lasciar andare parti di noi, sicurezze, strade predefinite.

Eppure...
Eppure siamo al mondo per essere anche foglie.
Appese, abbandonate, raccolte da una mano, custodite dalla terra.

Siamo al mondo per cambiare prospettiva.







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."Tornare antichi vuol dire avere cura di tre storieLa prima è la storia che viene dall’avere un corpo nel corpo dell’un...
15/10/2025

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"Tornare antichi vuol dire avere cura di tre storie
La prima è la storia che viene dall’avere un corpo nel corpo dell’universo.
La seconda è la storia che gli Dei hanno con noi.
La terza è la storia del nostro corpo in mezzo ad altri corpi umani
Tornare antichi vuol dire essere nello stesso tempo semplici presenze dell’universo,
frammenti di una creatura più grande,
fratelli nella piccola avventura dei viventi.” (F.Arminio)

Questa poesia mi ha fatto immediatamente tornare alla mente uno splendido inno del Rg-Veda (X,90) nel quale si racconta che il divino assunse la forma di un’enorme persona (Purusa) dal cui corpo smembrato nacquero il mondo, gli esseri e tutte le cose.

Inni come questo ci aiutano a ricordarci che esiste un'intima connessione tra noi, Dio, e l’universo: nessuno dei tre senza gli altri due avrebbe senso.

Inni come questo ci insegnano che essere persona (puruṣa) non equivale ad essere individuo.

Essere persona è sentirci addosso questa interdipendenza originaria, sentirla nella carne, avere nel cuore la certezza che siamo sempre accompagnati.

Inni come questo ci aiutano semplicemente a destarci: veniamo da così lontano che è davvero un peccato perderci dentro alle piccolezze.

Tornare antichi, curare tre storie.
Curare la storia delle storie.
Non quella che parla di noi, ma quella che parla del noi.

Tornare antichi, tornare ad essere persone.









.Costruiamo le nostre radici piano piano, coltivando un’immensa fiducia. E non intendo quelle radici ereditate dalla fam...
11/10/2025

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Costruiamo le nostre radici piano piano, coltivando un’immensa fiducia. E non intendo quelle radici ereditate dalla famiglia e dall’ambiente in cui siamo cresciuti, dove possiamo aver trovato amore, comprensione, sicurezza oppure sofferenza, rigidità, indifferenza.

Intendo le nostre, uniche, personali, radici.

Abbiamo iniziato da poco il nostro viaggio in quel primo centro energetico chiamato mūlādhāra, “il sostegno della base”, che ha l’importante scopo di ricordarci chi siamo e perché siamo qui, e con entusiasmo ne stiamo esplorando le varie sfaccettature.

Le nostre origini non vanno dimenticate, semmai vanno riconosciute e rielaborate attraverso un processo di osservazione non giudicante, di nuove riflessioni, di consapevolezza, di perdono.

Il compito che ci stiamo dando è invece quello di far crescere nuove radici partendo da noi, coltivando la nostra energia, nutrendo con pazienza un pensare che apra orizzonti di senso, provando a essere come la terra, che mai smette di essere viva.

Che si abbia trenta, cinquanta, settant’anni è indispensabile ricordarci questa prima chiamata:
"Sii tu, sii terra".









."Ti voglio fare un regalo” mi ha detto una cara signora che da poco ha iniziato a praticare yoga. “Un dono che è simbol...
07/10/2025

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"Ti voglio fare un regalo” mi ha detto una cara signora che da poco ha iniziato a praticare yoga. “Un dono che è simbolo di fertilità.” E mi ha raccolto delle melagrane direttamente dal suo albero.

Dello yoga mi piace anche questo: intesse tra le persone dei rapporti semplici e veri. Non ci serve sapere molto della vita dell'altro, non ci interessa la differenza d'età o il diverso modo di vedere le cose, ma sentiamo perfettamente che siamo tutti ugualmente alla ricerca di un senso profondo dell'esistenza in cui poter dare il meglio di sé.

E credo sia questo un altro modo di intendere la fertilità: sentire l'invisibile vicinanza degli altri nel nostro cammino.

A volte sono i piccoli gesti ad essere sostegni immediati nel nostro quotidiano: uno sguardo , un messaggio, una parola, un abbraccio.

Abbiamo a nostra disposizione tanti sostegni per far fronte alla difficoltà e indubbiamente non saranno la soluzione ai nostri problemi ma ci rincuorano perché in realtà non siamo mai soli e ci ricordano quel principio yogico bellissimo che è saṃtoṣa, cioè la contentezza-appagamento, che è l’accogliere le cose così come sono, con la consapevolezza che possiamo sempre scegliere anche nelle situazioni più critiche e dolorose.

Così oggi, il sole che entra dalla portafinestra a scaldarmi, il mio piccolo amico che mi osserva rassettare la cucina, le melegrane di Nilla e la fertilità nascosta in ogni frangente.

.Perché ci occorrono i rituali?E per rituali intendo quelle piccole azioni o gesti che do’ come compito, a volte, a fine...
26/09/2025

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Perché ci occorrono i rituali?
E per rituali intendo quelle piccole azioni o gesti che do’ come compito, a volte, a fine lezione e spesso in conclusione di una seduta di counseling.

I rituali ci occorrono per sancire dei passaggi importanti: fuori le cose sono cambiate ma dentro le ho davvero accettate?
Sono riuscita a salutare per sempre un’età, un lavoro, una casa, una relazione, ringraziando per quello che è stato, comunque sia stato?
Sto accogliendo ciò che è adesso, il nuovo o lo sconosciuto, nonostante i turbamenti e le difficoltà?

I rituali non sono delle azioni magiche che portano via il nostro dolore, ma sono la presa d’atto di una responsabilità: siamo noi a mettere in moto la trasformazione.

Sono un impegno con la vita: cambiare è ciò che ci è stato chiesto dal primo respiro.

E sono un collegamento con l’Alto: fidarsi che esiste un ordine più grande che sa esattamente dove portarci.

Preparando lo studio, pronta ad accogliere una persona ho acceso la candela che mi accompagna sempre.

In quella Luce l'Incontro.









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