01/02/2022
Vi siete mai resi conto che quando un bambino cade o va a ba***re da qualche parte, non guarda immediatamente la zona colpita,
ma il volto dell'adulto che gli sta vicino?!
Succede perché il bambino cerca di misurare la dimensione del suo dolore, sul nostro viso. Ecco perché bisogna stare attenti, perché noi adulti possiamo mostrare almeno due atteggiamenti che NON AIUTANO:
👉🏻🙄 Ci sono quelli che fanno in modo di non guardare, anche se sono con qualcuno che gli indica l’accaduto: "meglio non guardarlo, così non piange!".
È necessario sapere che questa indifferenza non permetterà al bambino indagare sul suo dolore, non gli stiamo né dando sostegno, né conforto. Al contrario, far finta che non sia successo nulla quando non è così, è frustrante per il bambino. Passa l’idea che le emozioni si ignorano, si sopprimono, si rifiutano.
Non priviamo mai nessun bambino del nostro sguardo, essere indifferente può essere inteso come “𝑛𝑜𝑛 𝑚𝑖 𝑖𝑚𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎 𝑑𝑖 𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑡𝑖 𝑠𝑢𝑐𝑐𝑒𝑑𝑒”.
👉🏻😱 Ci sono anche coloro che ne sono terrorizzati e hanno un atteggiamento di allarme estremo, alzando i toni di voce e mostrando un’espressione impaurita.
Questo può terrorizzare di più il bambino, facendogli credere che il sollievo non arriverà, e che per guarire una ferita (fisica o emotiva) è necessario fare una fatica incredibile.
Non serve nemmeno colpire il pavimento, il mobile o il gioco con cui si è fatto male, dicendogli '𝑐𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜, 𝑐𝑎𝑡𝑡𝑖𝑣𝑜' poichè né il pavimento, né il mobile nè il gioco hanno colpa!
Non commettiamo l'errore di crescere piccoli punitori, che cercano immediatamente un colpevole esterno. Smettiamo di rinforzare il ruolo da 'vittima', accompagnandolo semplicemente a capire cosa è successo veramente, ed insegnandogli a cercare soluzioni.
✨ Gli parleremo, senza ignorare né esagerare, empatizzando e offrendo sollievo: "Oh, sei caduto amore, peccato che ti sia successo questo, sta già guarendo/lo cureremo... credo che non ti sia accorto che c'era un gioco a terra e sei inciampato, starai più attento la prossima volta!"
Rafforziamo il suo senso di identità e di sicurezza in se stesso.
Pic. Brooke Smart