Marco Piazza - Massaggiatore e Rieducatore posturale

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Marco Piazza - Massaggiatore e Rieducatore posturale Questa pagine è dedicata alla sintetica descrizione delle attività che svolgo presso il mio studio

09/11/2025

Tutti credono che avere “un buon controllo” significhi stringere di più.

Falso.

Il corpo funziona al contrario: la vera forza è saper lasciare andare.

Guarda questa immagine. Sembra una sezione da manuale di anatomia.. ma racconta la storia più antica del mondo: quella tra il cervello e il pavimento pelvico.

Lo sfintere interno lavora da solo, come un guardiano automatico.
Lo sfintere esterno è volontario: risponde alle emozioni, alla paura, alla vergogna.
E il muscolo puborettale, quello che curva il retto, è il mediatore perfetto: decide se è il momento di trattenere o lasciar andare.

Per chi non è del mestiere: ogni volta che vivi stress, il tuo corpo non irrigidisce solo le spalle o il collo. Chiude anche il pavimento pelvico. Trattenere le emozioni e trattenere “altro”.. fisiologicamente, è lo stesso gesto. Per questo molte persone con ansia, stipsi o dolore pelvico non hanno bisogno di “spingere di più”, ma di permettere al corpo di fidarsi.

Per i colleghi clinici: integrazione neuro-mio-fasciale tra ramo perineale del pudendo, elevatore dell'ano e sfintere esterno (S2–S4). Pattern ipertonico con riduzione del riflesso inibitorio puborettale, con dissinergia defecatoria, dolore pelvico cronico e alterata propriocezione viscero-somatica. Approccio: down-training, respirazione diaframmatica, decondizionamento riflesso e modulazione vagale.

Il corpo “stringe” dove la mente non riesce a lasciare andare.

E quindi? Non serve allenare solo la forza del pavimento pelvico. Serve rieducare la fiducia neuromuscolare: imparare che rilassare è un atto di forza, non di debolezza.

Trattenere infatti non è controllo, ma solo paura travestita da forza.

Prova questo.

Respira lentamente e lascia cadere la pancia senza sforzo.
Senti come cambia la tensione nel bacino?
Più respiri, più il corpo lascia andare.

Il corpo non mente mai.
Ma a volte.. stringe troppo per paura di fidarsi.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione fisioterapica personalizzata.

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METTIAMO IL PUNTINO SULLA I
(di IDROTERAPIA)
Quando si parla di idroterapia si pensa alle Terme, ma in realtà, un decreto dei primi del '900 distingueva gli stabilimenti Termali dagli stabilimenti Idroterapici, disponendo che a scopo terapeutico si utilizzasse, nei primi acqua minerale e nei secondi acqua comune. Vero è che la ricchezza di fonti termali nel nostro Paese portò inevitabilmente ad una certa "contaminazione" tra le due metodiche, che però differiscono tra loro nei mezzi, nei meccanismi d'azione e nelle indicazioni terapeutiche. Al giorno d'oggi, raramente qualche tecnica idroterapica sopravvive nelle stazioni termali, se non l'idrodeambulazione impiegata nella ginnastica vascolare. Gli stabilimenti Idroterapici non esistono più, dato che nel nostro paese la pratica dell'Idroterapia, (intesa come l'utilizzo di stimoli termici a scopo rivitalizzante mediante l'applicazione di acqua comune), venne gradualmente abbandonata a partire dal dopoguerra, fino ad essere considerata "priva di validità scientifica", mentre la medicina termale, in virtù dei principi attivi presenti nelle acque minerali, è tutt'ora riconosciuta dalla sanità pubblica. Eppure, l'idroterapia fu in Italia pratica di esclusiva pertinenza della classe medica per circa un secolo, come dimostra l'enorme mole di pubblicazioni scientifiche prodotta a partire dalla metà dell'ottocento. Gli stabilimenti idroterapici sorsero nel nostro Paese per volere del medico piemontese Giuseppe Guelpa, allievo di Vincent Priessnitz, che importò l'idroterapia dall'Austria e aprì il primo stabilimento ad Oropa Bagni nel 1850. Il fulmineo successo di questa "moderna tecnica terapeutica" si diffuse in tutto il territorio nazionale, scuotendo e rinnovando l'obsoleta medicina dell'epoca. Verso la fine del XIX secolo, l'idroterapia medica italiana si arricchì ulteriormente dell'apporto della filosofia salutista di Sebastian Kneipp, che dalla Baviera si diffuse in Europa, negli Stati Uniti e in Sud America. Ne scrisse il dottor Favari: "Il Medico che ride della cura Kneipp è un essere da relegare nel museo della medicina Preistorica", mentre per il dottor Antonio Marro, "il nome di Sebastian Kneipp è da iscrivere tra quelli dei maggiori benefattori dell'umanità". Le "cinque colonne della salute" che compongono il suo metodo (idroterapia, fitoterapia, alimentazione, movimento, ordine generale), si spingevano ben oltre l'utilizzo terapeutico dell'acqua, proponendo un approccio "olistico" alla cura dell'ammalato e uno stile di vita salutistico che anticipavano di quasi un secolo i concetti espressi nella definizione di salute dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, alla quale ogni medico e ogni operatore sanitario dovrebbe aderire. Oggi assistiamo ad una progressiva privatizzazione della Sanità Pubblica italiana a fronte di una crisi economica che non accenna a risolversi, colpendo duramente le famiglie meno abbienti, il ritorno ad uno stile di vita basato sulla prevenzione primaria è quindi l'unica via logica da seguire, affinché le nuove generazioni possano mantenere i livelli di longevità raggiunti negli ultimi decenni.
Angelo Terraneo.
Docente e Consulente didattico metodo Kneipp.
info@sebastiankneipp.it

27/01/2023

Dopo mangia prega ama da oggi cammina respira ama...

Oltre al collegamento metabolico fra cammino e respiro oggi vi racconto del collegamento anatomico e funzionale per la nostra salute muscoloscheletrica e viscerale fra cammino e respiro.

Camminare e respirare sono intimamente connessi attraverso i muscoli psoas e il diaframma toracico.

Lo psoas è il muscolo principale della camminata, collega la colonna vertebrale alle gambe.

Il diaframma toracico, è il muscolo essenziale della respirazione.

Ad ogni inspirazione il diaframma e il pavimento pelvico si abbassano in modo sinergico e ad ogni espirazione dovrebbero risalire spostando in questi movimenti il contenuto viscerale addominale.

Al movimento diaframmatico si aggiungono le azioni muscolari degli psoas destro e sinistro che si muovono in opposizione ritmica a ogni respiro e a ogni passo che facciamo contribuiscono alla mobilizzazione dei visceri assicurando un buon drenaggio degli stessi.

Le connessioni anatomiche tra lo psoas e il diaframma toracico che "collegano" anatomicamente la camminata alla respirazione sono assicurati tramite i legamenti arcuati mediali e laterali che collegano il diaframma allo psoas e al quadrato dei lombi.

Il rapporto tra questi due muscoli che definirei mitici per chi si occupa di medica manuale e di movimento non può essere sottovalutato ed è fondamentale valutarne la funzionalità quando un soggetto presenta dolori e alterazioni di movimento.

Il loro intimo rapporto farà sì che la buona funzionalità di uno favorirà la salute nell'altro!





20/12/2022

Non è un caso se il dottor Piero Mozzi consiglia sempre a tutti, indipendentemente dal proprio gruppo sanguigno e dallo stato di salute, un'alimentazione

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