Silvia Bonucci - Psicomotricità Relazionale

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Questa settimana è stata faticosa... di testa.Mia figlia è partita e ho sentito il vuoto insieme alla gratitudine di ave...
27/02/2026

Questa settimana è stata faticosa... di testa.

Mia figlia è partita e ho sentito il vuoto insieme alla gratitudine di aver scelto di darle tempo, negli anni.

Ho dovuto saltare i miei spazi di movimento e meditazione.

Nel lavoro, però, sono successe cose importanti.

In una sezione dell’infanzia ho scelto di strutturare un po' l’incontro di psicomotricità e ho trasformato un gioco di esclusione in un esercizio di ospitalità: chi restava senza cerchio non usciva, ma chiedeva casa.
Questo ha aiutato un bambino a stare nella regola e nel gruppo.

In una terza media, leggendo la stanchezza di un ragazzo, ho cambiato proposta.
Una grande stoffa gialla, un dondolio condiviso, e la classe si è sentita unita nel sostenere il compagno.

In quei momenti mi sono sentita nel mio ruolo.
Presente.
E sì, finalmente mi sono sentita competente.

Ho capito che a volte la competenza è anche saper cambiare ritmo.

La mia borsa delle stoffe... il materiale diventa linguaggio.Ieri, durante un incontro di psicomotricità in una scuola d...
20/02/2026

La mia borsa delle stoffe... il materiale diventa linguaggio.

Ieri, durante un incontro di psicomotricità in una scuola dell'infanzia , un bambino di 4 anni con grandi difficoltà di regolazione emotiva, ha preso la mia grande borsa blu delle stoffe.
L’ha aperta.
Svuotata.
Esplorata.
Poi si è infilato dentro.
Tutto rannicchiato.
Raccolto come in un nido.
Ha cercato di chiuderla su di sé.
Sono intervenuta per sicurezza, fermando delicatamente la sua mano che intendeva chiudere la cerniera.

Poi ho sollevato la borsa dai manici e ho iniziato a dondolarlo.

E siamo rimasti così, per un po'.

Il nostro corpo parla prima delle parole.
Il gioco non è mai “solo” gioco, é messa in scena di bisogni profondi.

Quella borsa è diventata involucro, confine, contenimento.

Il dondolio ha attivato il sistema vestibolare, sì, vero.
Ma soprattutto ha offerto ritmo, prevedibilità, presenza.

Mi ha colpito la competenza del suo corpo.
Sapeva cosa cercare.
Sapeva come chiedere regolazione.
Sapeva come costruirsi, nel gioco, un’esperienza di protezione.
C'era un bambino che cercava contenimento e un ambiente non invasivo, non direttivo, ma presente e affidabile.

Nel lavoro psicomotorio non imponiamo soluzioni:
creiamo spazi perché il bambino possa trovare il gesto che lo calma,
il movimento che lo organizza,
la forma che lo tiene insieme.

E noi restiamo lì.
A tenere i manici.
A garantire sicurezza.
A dare senso a ciò che accade.

Perché dentro il gioco c’è sempre una storia che prova a regolarsi.


14/02/2026

🟢NON È “SOLO GIOCO ”.
È il modo in cui un bambino impara a stare al mondo.

I bambini non hanno bisogno di fare di più.
Hanno bisogno di sentirsi al sicuro per poter essere sé stessi.

La psicomotricità relazionale parte da qui:
dal corpo, dal movimento, dal gioco spontaneo, perché il corpo è il primo linguaggio del bambino, molto prima delle parole.

Quando un bambino corre, salta, si nasconde, costruisce un rifugio o “lotta” per gioco, non sta solo passando il tempo.
Sta raccontando qualcosa di sé, sta dando forma alle emozioni, sta cercando un posto nel mondo.

Nel gioco emergono paure, rabbia, gioia, bisogno di vicinanza, desiderio di autonomia.
Tutto ciò che non sa ancora spiegare, ma che ha bisogno di essere accolto senza giudizio.

In uno spazio protetto, con un adulto attento e non invasivo, il bambino può sperimentare liberamente.
Può avvicinarsi e allontanarsi.
Provare e riprovare.
Cadere e rialzarsi.
Essere potente e fragile nello stesso momento.

Così nasce qualcosa di profondo.

Nasce l’autostima, perché si sente capace.
Nasce la fiducia, perché si sente visto.
Nasce la sicurezza emotiva, perché qualcuno regge ciò che da solo sarebbe troppo.

Da fuori sembra solo movimento, ma da dentro è crescita vera.

Un bambino che può muoversi liberamente impara a conoscere il proprio corpo.
Un bambino che si sente accolto impara a riconoscere il proprio valore.
Un bambino che vive relazioni sicure costruisce le basi per tutto ciò che verrà dopo.

Il benessere infantile non nasce dalla perfezione, ma dalla relazione.
Nasce dalla possibilità di essere imperfetti, autentici, vivi.

La psicomotricità relazionale offre proprio questo:
uno spazio dove non bisogna dimostrare niente, non bisogna competere, non bisogna adeguarsi.

Solo giocare.
Sentire.
Esistere.

S.P

Si cresce per tentativi, come quando si impara a camminare: l’errore è movimento, non fallimento
13/02/2026

Si cresce per tentativi, come quando si impara a camminare: l’errore è movimento, non fallimento

Separa l'errore dal valore della persona per costruire una mentalità forte

Dovremmo anche imparare ad accettare gli errori, in fondo, è dall’errore che si impara e si cambia. Che senso ha vivere un errore come un fallimento? Diventa un fallimento se ci facciamo guidare dagli errori. Dobbiamo ricordarci che non c’è cosa nella nostra vita che abbiamo fatto senza tentativi ed errori. Prima di imparare a parlare abbiamo sbagliato tante parole, prima di imparare a scrivere abbiamo fatto gli scarabocchi, prima di imparare a camminare e a correre siamo inciampati e caduti tante volte, eppure oggi siamo qui. Tante volte siamo anche troppo severi con chi ci sta intorno, non diamo all’altro la possibilità di sbagliare. Non significa essere recidivi, ma trovare dei margini di errore tollerabili e funzionali al nostro e al benessere dell’altro.

Lo stesso vale per i figli, a volte ci si arrabbia troppo per i loro errori, non si dà loro la possibilità di sperimentarsi, di fare in autonomia e in alcuni casi, ci si mette anche davanti a loro e ci si rimbocca le maniche per loro pur di non farli sbagliare.
Cerchiamo di non essere troppo severi con noi stessi e neanche con loro, ci sono dei margini di errore che sono tollerabili e fondamentali per la crescita.
Separiamo l'errore dal valore dell'essere umano, anche quando sbagliano o ci fanno arrabbiare. È difficile, ma insegna loro a reagire in modo diverso alle difficoltà.

Come dice Julio Velasco: “L’errore è parte del processo di apprendimento, non un segnale di incapacità”.

Perché è importante?

Ogni errore stimola il cervello a cercare nuove soluzioni, attiva circuiti neurali e potenzia le capacità cognitive ed emotive. Non si tratta solo di abilità tecniche, ma di allenamento mentale per affrontare qualsiasi sfida.
È così che si costruisce una mentalità forte.

Per questo tanti dei laboratori pratici che facciamo con i ragazzi puntano sulla gestione dell’errore, del giudizio di se stessi e degli altri.

Iniziamo a separare l'errore dal valore della persona.

Come reagisci davanti a un errore dei tuoi figli? Riesci a concedere quel "margine di tolleranza"?
Scrivicelo nei commenti.

Volete scoprire come allenare la gestione dell'errore nei contesti educativi o professionali? Contattateci per saperne di più sui nostri laboratori a osservatorioadolescenza@gmail.com

Questa settimana, in una prima media, durante un incontro di psicomotricità, abbiamo lavorato in piccolo gruppo.Una pall...
13/02/2026

Questa settimana, in una prima media, durante un incontro di psicomotricità, abbiamo lavorato in piccolo gruppo.

Una palla morbida tra loro.
Sempre interposta tra parti del corpo.
Sempre da tenere insieme, senza farla cadere.

Per riuscirci non bastava forza.
Non bastava velocità.
Serviva modulazione.
Serviva ascolto.
Serviva andare al ritmo dell’altro.
Se uno accelerava troppo, la palla cadeva.
Se uno si irrigidiva, il movimento si bloccava.

Hanno dovuto osservare, rallentare, aspettare, aggiustare.
Non solo il gesto.
Anche l’intensità.
Anche l’energia.
È questo, in fondo, un lavoro di regolazione.
Non imparare a “stare fermi”,
ma imparare a modulare il proprio movimento in relazione all’altro.
Quando il corpo trova un ritmo condiviso,
il gruppo smette di essere una somma di individualità
e diventa uno spazio di inclusione reale.
È lì che la regolazione non è più imposta dall’esterno,
ma nasce dentro la relazione 🕸️

Durante un incontro di psicomotricità, in una scuola dell'infanzia, un bambino di 3 anni entra nel gruppo a metà tempo.I...
06/02/2026

Durante un incontro di psicomotricità, in una scuola dell'infanzia, un bambino di 3 anni entra nel gruppo a metà tempo.

Il suo corpo è sempre in movimento, fatica a stare nel gioco, gli adulti parlano di “tanta rabbia”.

Nel lavoro psicomotorio non parto dalla rabbia.
Parto dal corpo.
Creo uno spazio di gioco fatto di teli, ritmo, presenza adulta.
Un mare che ondeggia, un pesciolino che può essere preso, trasformato, contenuto.

Il corpo, per un po’, si affida.
Si calma.
Poi, finito l’incontro, torna l’agitazione.

La tentazione è pensare che “non sia bastato”.
In realtà, per me, è esattamente il punto.
La psicomotricità relazionale non serve a far “stare buoni” i bambini.
Serve a offrire esperienze corporee e relazionali nuove, ripetibili, affidabili.
Quel bambino non ha imparato a regolarsi da solo.
Ha fatto qualcosa di più importante per la sua età:
ha sperimentato che un adulto può reggere il suo corpo senza respingerlo e senza bloccarlo.

La regolazione nasce così:
prima nel corpo dell’altro,
prima nella relazione,
prima nel gioco.
E solo molto dopo diventa competenza personale.

Quando un bambino torna agitato non significa che il lavoro non ha funzionato.
Significa che il lavoro è appena cominciato.

Nel mio lavoro vedo spesso bambini che “non rispettano le regole”.Quando smettiamo di chiederci perché non obbedisconoe ...
29/01/2026

Nel mio lavoro vedo spesso bambini che “non rispettano le regole”.

Quando smettiamo di chiederci perché non obbediscono
e iniziamo a chiederci cosa stanno cercando di dire,
qualcosa cambia.

Le regole diventano un sostegno,
non un campo di battaglia

26/01/2026

Contrariamente a quanto si pensa, quando un bambino si annoia, il suo cervello non si spegne.

La noia è il vuoto che l'immaginazione cerca di riempire. Senza stimoli esterni (tablet, smartphone, attività organizzate), il bambino è costretto a inventare nuovi mondi o usi alternativi per gli oggetti che lo circondano.

Probabilmente, non essendo abituato, si lamenterà, ripeterà più volte di annoiarsi. E anche tu adulto devi resistere all’impulso di colmare questa noia e dargli il tempo di cambiare modalità. Questa è una sfida difficile per te adulto perché si tende ad andare in ansia e intervenire subito.

La noia serve anche per attivare le capacità di problem solving e di connettersi con l’ambiente circostante.

In più, ha un’altra funzione fondamentale: aiuta l’autoregolazione emotiva. Imparare a tollerare la noia aiuta a costruire la resilienza. Se ogni momento di silenzio viene riempito da uno schermo, non impareranno mai a gestire l’agitazione interiore, perché vivono quella sensazione come un vuoto.

Volete sapere un’altra cosa importante che grava sul loro stato ansioso?

Senza momenti di stacco, il cervello NON ha il tempo di "archiviare" le esperienze e le emozioni della giornata, creando un accumulo di stress.

Salva questo post per ricordarti che non devi per forza intrattenere i tuoi figli ogni secondo. La loro creatività ti ringrazierà. E anche la loro salute.

Qual era il tuo gioco preferito da piccolo quando non avevi nulla da fare? Scrivilo nei commenti! 👇

26/01/2026

nuovo incontro del gruppo di studio PSICOMOTRICITÀ con gli ADOLESCENTI e PREADOLESCENTI. Si continuerà il confronto sulla progettazione della seduta.
MERCOLEDÌ 28 alle ore 21 per info: info.soci@anupieducazione.it

Anche a 6–8 anni il corpo resta il primo linguaggio delle emozioni.Nel gioco e nella relazione, i bambini trovano spazio...
22/01/2026

Anche a 6–8 anni il corpo resta il primo linguaggio delle emozioni.

Nel gioco e nella relazione, i bambini trovano spazio per esprimersi e regolarsi 🌱

Crescendo, alcuni bambini fanno più fatica a trovare il loro posto.Nel gruppo, nel corpo, nelle emozioni.Il percorso di ...
14/01/2026

Crescendo, alcuni bambini fanno più fatica a trovare il loro posto.
Nel gruppo, nel corpo, nelle emozioni.

Il percorso di psicomotricità relazionale 6–8 anni, attivo da novembre, è uno spazio di gioco e movimento dove i bambini possono: – esprimere emozioni attraverso il corpo
– sperimentare la relazione con i pari
– confrontarsi con regole e confini in modo protetto
– rafforzare sicurezza e fiducia in sé

Il gioco, a questa età, resta uno strumento fondamentale per conoscersi, regolarsi e crescere.

Il gruppo è già avviato e si apre ora alla possibilità di accogliere altri bambini.
📍 Età: 6–8 anni
📆 Giovedì 16.45 - 17.45
📍 Limite sull’Arno

Se senti che questo spazio potrebbe essere adatto a tuo/a figlio/a, puoi scrivermi per informazioni o per un primo confronto.
🌱 Ogni bambino ha bisogno di un luogo dove potersi esprimere ed essere visto.

Ci sono bambini e bambine che parlano molto con il corpo, altri/e che faticano a muoversi o a prendere iniziativa.In ent...
12/01/2026

Ci sono bambini e bambine che parlano molto con il corpo, altri/e che faticano a muoversi o a prendere iniziativa.
In entrambi i casi, trovare uno spazio sicuro per giocare e muoversi fa la differenza.

Il percorso di psicomotricità relazionale 3–5 anni è un piccolo gruppo dove i bambini possono:
– esplorare il proprio corpo
– incontrare l’altro
– sperimentare regole, confini e libertà
– costruire sicurezza e fiducia

Incontri conoscitivi gratuiti – scegli una data:
🗓 martedì 20 gennaio | 17.00 – 18.00
🗓 martedì 27 gennaio | 17.00 – 18.00
📍 Limite sull’Arno

Per info o per capire se è il percorso giusto per tuo/a figlio/a, scrivimi un messaggio! 🌱

A volte basta il posto giusto perché un bambino possa fiorire.

Indirizzo

Capraia E Limite
50050

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

Telefono

3289548461

Sito Web

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