23/05/2022
https://youtu.be/NfJLrLhsi6A
Una visione, anche se grande, sempre tale può restare:
Ho immaginato per un attimo che “tutte le forze” della nostra piana del Cavaliere, istituzionali, associazionistiche, individuali, si uniscano nel realizzare progetti permanenti affinché quel luogo possa proporre:
un grande spazio di esposizione realizzato con installazioni, che possa essere espressione di ogni arte e dedizione umana all’altro da se. Ad esempio:
un’installazione video cinematografica che ci racconti l’esperimento sociale di Danilo Dolci in Sicilia.
Altre installazioni audiovisive potrebbero riportare l’esperienza umana e professionale come personaggi quali: Franco Basaglia, Aldo Capitini; Sergio Fubini con il suo ciclosincrotrone per la pace in Palestina; Irene Bernasconi, La maestra di Palidoro; Henrietta Swan Leavitt, la donna che misurò e catalogò la luminosità delle stelle;
Molti altri sono gli esempi di figure che hanno assunto un ruolo nella realizzazione di una grande comunità d’intenti condivisi.
Tutto questo sicuramente darebbe a questo nostro territorio un grande valore ed una valenza culturale ed umana, che andrebbe al di là degli eventuali ritorni di immagine.
Non in secondo piano la creazione di spazi dedicati ai ragazzi.
Perché non cominciamo anche ad occuparci delle persone con decadimento cognitivo, che purtroppo non trovano i posti adeguati.
C’è un disperato bisogno di prendersi veramente cura di loro, almeno nelle ore diurne? Nella piana del Cavaliere lo spazio esiste.
Dai cominciamo, magari un passo la volta, diamo una possibilità allo sviluppo di una comunità d’intenti condivisi, sentiti necessari, al di là delle etichette, senza nulla togliere, assolutamente, al grandissimo lavoro fatto di abnegazione e sacrifici personali, delle realtà associative già esistenti, fatte da donne e uomini, che anzi, saranno proprio loro l’energia luminosa che farà sbocciare una comunità unita, dove l’unica etichetta che vorremo abbracciare sarà quella del cuore e dell’anima. Proviamoci!
Gli spazi ci sono. La logistica viene e verrà da se.
E queste sono solo alcune delle cose che si potrebbero fare, tutte in funzione della realizzazione di una vera comunità, che quanto meno, ci potrà dare una possibilità in più per non restare da soli, isolati.
Il modello delle strutture “per il vecchio”, va superato, abbandonato.
Già mi immagino le mille obiezioni, con l’etichetta utopica attaccata al centro della fronte. Ma sono cose già fatte in altre zone della nostra piccola Italia.
Quando scrivo lo faccio per estendere, per farla respirare l’anima, non per affogarla nell’ego. Immaginiamolo come un semplice esercizio spirituale Stoico di 3000 anni fa.
Coraggio andiamo avanti.
Una visione, anche se grande, sempre tale può restare:Ho immaginato per un attimo che “tutte le forze” della nostra piana del Cavaliere, istituzionali, asso...