07/02/2026
Le violenze invisibili
sono tra le più devastanti.
Perché non si vedono.
Non lasciano lividi fotografabili.
Non hanno prove evidenti.
Non fanno rumore.
E proprio per questo
chi le subisce fatica persino
a dargli il giusto peso.
Perché se non le vedi,
inizi a dubitare.
Minimizzi.
Ti dici che stai esagerando.
Che forse sei tu il problema.
E quando provi a raccontarle,
spesso succede questo:
ti guardano come se fossi pazza.
Iper-sensibile.
Drammatica.
“Ma cosa ti ha fatto, davvero?”
Come se il dolore fosse valido
solo se sanguina fuori.
Le violenze invisibili
sono una piaga silente.
Nessuno le denuncia
perché nessuno le riconosce.
Nemmeno chi le vive.
E intanto le emozioni restano lì.
Non elaborate.
Non viste.
Non considerate.
Ma il corpo le registra.
Come cicatrici sotto la pelle.
Ferite che sembrano chiuse
e invece continuano ad aprirsi.
Si infettano.
Sanguinano dentro.
E nessuno le vede.
Il tabù è questo:
non serve essere colpiti
per essere feriti.
Basta essere confusi,
svalutati,
zittiti,
svuotati lentamente.
Se qualcosa ti ha spezzata dentro,
anche senza rumore,
era reale.
Dare un nome a queste ferite
non è vittimismo.
È il primo atto di verità.
Entrarci dentro e curarle
è il primo atto d’amore.
OLLiN