25/10/2025
Fame Emotiva: Quando la Soluzione non è (solo) la Forza di Volontà
Quella sensazione irrefrenabile di "dover" mangiare, anche se abbiamo appena finito cena. Quella mano che afferra un biscotto (e poi tutto il pacco) quasi senza accorgercene.
Spesso la chiamiamo "fame nervosa" o, più correttamente, fame emotiva. Come emerge dall'analisi del fenomeno, si tratta di un tentativo di colmare un vuoto che non è nello stomaco, ma "dentro di sè"1111. Il cibo diventa un conforto temporaneo per emozioni che non sappiamo come gestire: ansia, noia, solitudine, rabbia o tristezza.
Ma se questo approccio ci dà un sollievo momentaneo, dall'altro ci lascia spesso con un pesante senso di colpa e non risolve il bisogno emotivo sottostante.
In uno studio di nutrizione moderno, affrontare la fame emotiva non significa più solo stilare una dieta o lavorare sulla "forza di volontà". Significa indagare a fondo, unendo la consapevolezza psicologica a diagnostica d'avanguardia per capire perché il nostro corpo e la nostra mente urlano per quel cibo.
La Differenza Sottile: Fame Reale vs. Fame Emotiva
Prima di tutto, è fondamentale imparare a distinguere i segnali. Come spiegato dalla nostra Socia Vittoria Guarino, Consuellor, la fame fisiologica è diversa:
• Nasce da un bisogno fisico del corpo dopo un periodo di digiuno.
• Cresce gradualmente ed è "paziente".
• Si soddisfa con diversi tipi di alimenti, anche un piatto di verdure.
• Ci si ferma quando si è sazi e non produce senso di colpa.
La fame emotiva, al contrario:
• Esplode all'improvviso e con urgenza.
• Richiede cibi specifici, per lo più "cibo spazzatura" ricco di zuccheri e grassi.
• Richiede una soddisfazione immediata.
• Non cessa anche se lo stomaco è pieno e lascia quasi sempre senso di colpa.
Questa fame, come teorizzato da Eric Berne, risponde a bisogni "dello spirito", come la fame di stimoli, di riconoscimento o di struttura.
Oltre la Psicologia: L'Anello Mancante della Biochimica
Comprendere che stiamo mangiando per noia o tristezza è il primo, fondamentale passo. Ma cosa succede se, nonostante la consapevolezza, l'impulso è ancora ingestibile?
Qui entra in gioco la biochimica. Spesso, la fame emotiva è esacerbata da squilibri nutrizionali e metabolici che rendono il nostro cervello più vulnerabile. Neurotrasmettitori in subbuglio, carenze minerali o un intestino che "parla" alla nostra testa (il famoso asse intestino-cervello) possono amplificare gli stati emotivi negativi e le voglie.
Possiamo avere tutte le risorse per "guardarci dentro", come nel percorso di counselling, ma se il nostro "hardware" biologico rema contro, la battaglia è impari.
Il Futuro della Nutrizione: Il Messaggio dal Congresso “Ambulatorio dei Sani del 22 novembre 2025.
L'importanza di unire l'aspetto psicologico a quello biochimico non è più un'ipotesi, ma una certezza clinica. Proprio questo sarà uno dei temi cardine al Congresso dell'Ambulatorio dei Sani a Salerno.
Comprendere cosa manca al nostro organismo a livello molecolare è il presupposto per migliorare l'assetto emozionale. Metodiche come la metabolomica e il test sul capello sono state presentate come strumenti chiave per l'ambulatorio del futuro, permettendo al professionista di non navigare più "a vista", ma di basare l'intervento su dati oggettivi.
1. Il Test del Capello (Mineralogramma) 🔬
Il capello è un archivio straordinario. Crescendo, "intrappola" minerali e metalli pesanti presenti nel nostro corpo nelle ultime settimane o mesi.
• Perché è utile? Ci dice se abbiamo carenze croniche o eccessi di minerali fondamentali per l'umore. Per esempio:
o Una carenza di Magnesio è correlata ad ansia e difficoltà nella gestione dello stress.
o Bassi livelli di Zinco possono impattare la funzione neurologica.
o Uno squilibrio del Cromo può peggiorare le montagne russe glicemiche, scatenando voglie di zuccheri.
o La presenza di metalli pesanti (come mercurio o alluminio) può agire come neurotossina, alterando umore ed energia.
2. La Metabolomica Urinaria
Questo test è una "fotografia" incredibilmente dettagliata di ciò che sta accadendo realmente nel nostro metabolismo. Analizzando i metaboliti (i prodotti di scarto) nelle urine, possiamo vedere:
• Come "girano" i neurotrasmettitori: Possiamo misurare i prodotti di degradazione di serotonina (il nostro "antidepressivo" naturale), dopamina (legata a ricompensa e motivazione) e catecolamine (adrenalina, stress). Bassi livelli possono spiegare un umore deflesso o una ricerca compulsiva di gratificazione (cibo).
• Lo stato del nostro intestino: Il test rivela la presenza di metaboliti prodotti da batteri o lieviti (come la Candida), indicatori di una disbiosi. Un intestino infiammato invia segnali di stress al cervello, influenzando l'umore.
• Marcatori di stress ossidativo e carenze vitaminiche: Possiamo vedere se il corpo sta "arrugginendo" troppo in fretta o se mancano vitamine del gruppo B, essenziali per produrre energia e neurotrasmettitori.
L'Integrazione di Precisione: Ribilanciare il Corpo per Sostenere la Mente
Armati di questi dati, l'approccio cambia radicalmente. Non si tratta più di dare un integratore generico "contro lo stress", ma di attuare una integrazione di precisione.
• Se la metabolomica mostra una difficoltà a produrre serotonina, si può intervenire con i suoi precursori (come il 5-HTP o Triptofano) e i cofattori necessari (es. Vitamina B6 e Magnesio).
• Se il mineralogramma rivela una carenza di Magnesio, si ribilancia il rapporto per calmare il sistema nervoso.
• Se emergono marcatori di disbiosi intestinale, un protocollo mirato di probiotici e prebiotici diventa prioritario per "aggiustare" l'asse intestino-cervello.
L'obiettivo è stabilizzare la biochimica per rendere più efficace il lavoro sulla consapevolezza emotiva. È molto più facile seguire il consiglio di "se sei triste, piangi" invece di mangiare, quando il nostro cervello ha tutti i nutrienti di cui ha bisogno per funzionare al meglio.
Un percorso integrato, che unisce l'ascolto dei propri bisogni a un supporto biochimico di precisione, permette di spezzare il circolo vizioso. Quando il cibo diventa l'unica risposta alle emozioni, è il caso di rivolgersi a un professionista per acquisire una maggiore consapevolezza e autonomia.