14/02/2020
Il cardias sfintere cardiale, sfintere gastro-esofageo, sfintere esofageo inferiore (SEI) , o valvola cardiale, è la regione anatomica di congiunzione tra esofago e stomaco, normalmente situata nell'addome da 2 a 3 cm (leggermente a sx) al di sotto diaframma, più precisamente del processo xifoideo. Subito a monte del cardias, le fibre muscolari circolari dell'esofago acquisiscono azione sfinteriale, nel senso che in condizioni di riposo rimangono contratte, mentre si rilassano durante l'eruttazione, la discesa del cibo nello stomaco e la sua risalita durante il vomito; nelle altre fasi dei processi digestivi, invece, questo sfintere funzionale rimane chiuso e contratto, per impedire che il contenuto acido dello stomaco risalga nell'esofago irritandone le pareti interne. È definito uno sfintere funzionale perché non vi è un determinato fascio muscolare dimostrabile anatomicamente, ma solo una zona della muscolatura esofagea, estesa verticalmente per un paio di centimetri. Qui avviene la transizione tra la mucosa esofagea e quella gastrica, ove è facilmente individuabile una linea sfrangiata (linea Z) che separa la mucosa gastrica, da quella esofagea, o meglio il passaggio dall'epitelio cilindrico monostratificato della mucosa gastrica da un lato e l'epitelio pavimentoso polistratificato di quella esofagea dall'altro. Lo sfintere esofageo inferiore è innervato dal nervo vago, con funzione inibente, e da afferenze del sistema nervoso simpatico, che hanno, al contrario, funzione eccitante. La sua funzione è facilitata dall'angolo di His, dal tratto sottodiaframmatico dell'esofago, dalla crura diaframmatica e dal legamento freno esofageo.
Una alterazione della fisiologia, e della funzione biologica di questa area può portare, spesso, ad una sofferenza nota come malattia da reflusso gastroesofageo (RGE), un complesso di situazioni cliniche che si estende dal semplice reflusso sintomatico al danno mucosale semplice o complicato (esofagite, esofago di Barrett). La sintomatologia caratteristica di tali condizioni include pirosi e rigurgito acido, dolore retrosternale (simile a quello anginoso), dorsalgia e rigidità del rachide e dunque limitazioni dovute alla relariva resistenza muscolare, nausea, vomito, singhiozzo, difficoltà o dolore alla deglutizione, mal di testa, talvolta disturbi dell'apparato respiratorio e cardiaco, scialorrea a getto ed emorragie (evidenziabili con la colorazione nerastra delle feci o con tracce di sangue nel vomito), nonché a condizioni patologiche gravata da continui eventi flogistici fino al carcinoma.
L'uso prolungato di farmaci ha dato prova di non essere efficace nel medio e lungo periodo, nonche di essere tossico per l'organismo. L'Osteopatia ha dato prova di essere di particolare aiuto nella gestione e nella risoluzione dei primi disturbi nonché nelle situazioni anche maggiormente radicate.
Il trattamento si avvale di tecnice inclusive non solo degli elementi tissutali oggetto di pirosi, ma neurologici, vascolari, metabolici-endocrini, biomeccanici, e biopsicosociali.
Eccone una piccola parte.