31/12/2025
La fine di un anno segna in maniera simbolica un confine immaginario tra ciò che è stato e ciò che sarà. Quindi il confine temporale che separa il 31 dicembre e il 1 gennaio ci può apparire per motivi probabilmente culturali, intrinsecamente appresi, come più spesso. Ciò rende l’attesa del nuovo anno, per alcune persone, spesso problematica, intrisa di ansia, malinconia, tristezza che può sfociare in forme di paura, a volte invisibili, ma insidiose.
L’ansia dell’attesa, di ciò che verrà, di ciò che sarà e che più non è, si trasforma in paura per quel futuro, per quella realtà, con cui ci confrontiamo tutti i giorni e che ci impone aspettative particolarmente esigenti e prospettive di riuscita sempre più labili. In questi casi entra in gioco la percezione di noi stessi della nostra capacità di essere presenti alla realtà che ci circonda e la nostra percezione di poterla modificare in base alle nostre esigenze.
Allora cominciano a sorgere domande persistenti nella mente: “ce la faro?”, “sarò in grado e all’altezza di ciò che sarà?”, “sarò capace di affrontare le difficoltà?”.. e così via..
La fine di un anno segna in maniera simbolica un confine immaginario tra ciò che è stato e ciò che sarà. Quindi il confine temporale che separa il 31 dicembre e il 1 gennaio ci può apparire per mot…