02/01/2026
ANNO NUOVO E PAÑCHÃṄGA
(Di Patrizia Coffaro)
Quando ci chiediamo che anno sarà il 2026, quasi tutti pensiamo a una data, a un numero, a un passaggio sul calendario. Primo gennaio, un altro giro di giostra, nuovi propositi e le solite frasi... speriamo vada meglio. Ma questa è una lettura umana, amministrativa. Non è la lettura della natura. La natura non inizia il tempo a gennaio, non lo ha mai fatto.
La natura si muove per cicli, per passaggi reali, per cambiamenti osservabili nel cielo, nella luce, nella qualità dell’aria e del corpo. Ed è qui che entra in gioco il Pañchāṅga, il calendario dell’astrologia vedica, che non nasce per organizzare la vita sociale, ma per osservare il tempo così com’è, non come vorremmo che fosse.
Il Pañchāṅga è, in sostanza, uno specchio del cielo. Un sistema antico di oltre cinquemila anni che integra giorno, fasi lunari, stelle, movimenti planetari e qualità energetiche del tempo. Non predice, non promette, non consola, semplicemente descrive e questa è la sua forza.
Una delle cose più importanti da capire, e che quasi nessuno dice apertamente, è che l’anno vedico non inizia il 1° gennaio. Inizia a metà aprile, con il passaggio del Sole in Ariete, il Mesha Sankranti. Questo significa una cosa semplice ma di enorme portata... ogni anno occidentale è diviso in due anni vedici. E il 2026, più di molti altri, è un anno-soglia. Da gennaio a metà aprile 2026 siamo ancora dentro un anno chiamato Viśvāvasu. Da metà aprile 2026 in poi entriamo in Parābhava. Due nomi, due qualità, due movimenti completamente diversi. Ed è per questo che tante persone sentono che “c’è qualcosa che cambia”, ma non riescono a dare un nome a quella sensazione.
Viśvāvasu è un anno che non fa molto chiasso. Il suo significato parla di sostegno, di nutrimento, di una prosperità che non è euforica ma diffusa, silenziosa. È l’anno che arriva dopo le grandi turbolenze e dice... adesso bisogna reggere. Non espandersi, non correre ma regolare. Viśvāvasu lavora come fanno certi organi del corpo quando stanno facendo bene il loro lavoro, non li senti. Ma se smettessero di farlo, te ne accorgeresti subito.
È un anno che chiede ordine, riorganizzazione, semplificazione. Chiede di sistemare ciò che è rimasto in sospeso, di stabilizzare il sistema nervoso, di togliere carico invece di aggiungerne. Molte persone, durante Viśvāvasu, sentono un bisogno istintivo di rallentare, di dormire di più, di mangiare in modo più semplice, di ridurre stimoli, relazioni tossiche, rumore. Non perché sono pigre, ma perché il corpo sta chiedendo di mettere fondamenta e le fondamenta non si costruiscono di corsa.
A livello biologico, Viśvāvasu parla chiaramente di fegato, intestino, asse ormonale, sistema nervoso autonomo. È un tempo che non tollera forzature, ogni eccesso presenta il conto, ogni ascolto viene ripagato. È l’anno in cui il corpo dice ... o mi rispetti adesso, o dopo sarà più complicato. Poi, però, qualcosa cambia, a metà aprile 2026 entra Parābhava e Parābhava non ha il tono pacato di Viśvāvasu. Il suo significato è diretto...superamento, vittoria dopo la prova, trascendere l’ostacolo. Non è un anno morbido è un anno onesto.
Parābhava non permette più di stare a metà, di galleggiare, di fingere che in fondo va tutto bene quando non è vero. E qui è fondamentale capire una cosa, Parābhava non crea il problema, lo rende visibile, porta alla luce ciò che era già instabile, ma veniva tenuto in piedi con sforzo, compromessi, anestesie.
Nel corpo questo spesso si traduce in sintomi che non rispondono più ai soliti rimedi, in segnali più chiari, più netti. Non per punire, ma per costringere a un cambio di rotta. Nel sistema nervoso non regge più la dissociazione e il fare finta. Le persone che hanno vissuto per anni in modalità sopravvivenza si trovano davanti a un bivio, continuare a stringere i denti, oppure cambiare davvero. Ed è qui che Parābhava mostra la sua doppia faccia... perché non tutti lo vivranno allo stesso modo.
Chi negli anni precedenti ha fatto un lavoro profondo su di sé, ha ascoltato il corpo, ha accettato di attraversare fasi scomode, sentirà Parābhava come una spinta in avanti, come un’energia di liberazione, di chiarimento, di decisione finalmente presa. Chi invece ha rimandato, delegato, ignorato i segnali, sentirà la stessa energia come pressione, come crisi, come crollo delle strutture che non erano più vere.
È la stessa onda, cambia solo come ci arrivi. Ecco perché il 2026 non è semplicemente un nuovo anno... é una soglia di coscienza. La prima parte chiede di stabilizzare, la seconda chiede di superare definitivamente. Non si può restare nel mezzo e nemmeno si può più vivere a compartimenti stagni. Corpo, mente, emozioni e scelte devono iniziare a parlare la stessa lingua.
Le scienze tradizionali indiane questo lo sanno da sempre, il tempo non è neutro, ha una qualità, ha una direzione e quando ti muovi contro il tempo, fai una fatica immensa. Quando ti muovi con il tempo, anche le crisi diventano passaggi evolutivi. Il Pañchāṅga non ti dice cosa fare, ti dice che tipo di vento sta soffiando e il vento del 2026 non è leggero, ma è chiarissimo, non chiede perfezione, chiede coerenza, non chiede di diventare qualcun altro... chiede di smettere di tradire ciò che già sai. Per questo, ieri, vi ho fatto il mio augurio con queste parole: "Che sia un anno in cui sei onesto con te stesso".
In fondo, il corpo lo sa prima della mente, il sistema nervoso lo sente prima delle parole e la vita, quando non viene ascoltata, inizia a parlare più forte. Il 2026 non è l’anno dei buoni propositi... é l’anno delle decisioni vere. E spero che tu sia pronto.
XO - Patrizia Coffaro