12/03/2026
Mi ha sempre colpito un aspetto dello sport: la sua straordinaria capacità di rendere disciplinate persone indisciplinate.
Ho visto ragazzi che a scuola non avevano voglia di aprire un libro diventare atleti rigorosi, che non saltavano un allenamento.
Ho visto individui sregolati iniziare a rispettare diete e programmi durissimi, con una meticolosità invidiabile.
E ho visto persone prive di qualsiasi entusiasmo appassionarsi visceralmente a una disciplina, al punto da non sembrare più le stesse.
Allora mi sono chiesto il perché. Come mai lo sport ha questo potere trasformativo sulla gente?
Mi sono dato questa risposta: perché è un’attività incredibilmente sensata. In pochissimo tempo riesce a mostrarci il motivo per cui ha senso praticarlo. Dopo poche settimane di allenamento, infatti, iniziamo a sentirci già meglio, più in forma, più forti, più agili, più sani, più felici. Insomma, comprendiamo subito la ragione per cui vale la pena investirci del tempo e dell’impegno.
Il senso è il vero carburante della disciplina: più della motivazione, più della passione e, addirittura, più dell’obbligo. Perché se noi non abbiamo ben chiaro nella mente a cosa conduce la fatica che stiamo facendo, quella fatica finisce per sembrarci inutile, uno spreco di tempo. E non basta che qualcuno ci spieghi dall’alto a cosa serve, dal momento che il vero convincimento avviene solo quando lo sperimentiamo sulla nostra pelle. Solamente quando, cioè, iniziamo a vedere dei risultati.
La verità è che non si nasce disciplinati, ma disciplinati si diventa.
Lo sport ce lo dimostra: piano piano, allenando il nostro corpo, alleniamo anche la nostra costanza. L’uno, infatti, ispira l’altro: se, grazie alla disciplina, vediamo miglioramenti concreti a livello fisico e tecnico, allora siamo spinti a essere ancora più disciplinati, per avere più miglioramenti. È un circolo virtuoso.
In sostanza, lo sport ci dice “Ecco. Se ti impegni, guarda cosa ti succede”. E il bello è che, di solito, succede davvero.
Credo che lo sport possa rappresentare un modello educativo, esportabile anche in altri contesti.
Penso alla scuola, ad esempio. Studiare è importantissimo, ma per un ragazzino è difficile capirne il senso. “Che me ne faccio di Petrarca, dell’algebra o di Platone?”. La risposta c’è, ma non è immediata e, talvolta, mi duole dirlo, è resa ancora più confusa dai metodi utilizzati. Spesso, infatti, ci si concentra nel veicolare il significato, e non il senso. Ma senza senso, cioè senza capire in che modo quello che sto studiando possa migliorarmi la vita, allora il significato stesso finisce per essere puro nozionismo.
Se ti piace ciò che scrivo, “𝐋𝐨 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭 è 𝐯𝐢𝐭𝐚. 𝟏𝟎 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞” è il mio nuovo libro.
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Il Saggio dello sport