24/11/2022
𝐓𝐔𝐌𝐎𝐑𝐄 𝐀𝐋𝐋𝐀 𝐏𝐑𝐎𝐒𝐓𝐀𝐓𝐀, 𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐒𝐀𝐏𝐄𝐑𝐄
In Italia 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗻𝗰𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗺𝗮𝘀𝗰𝗵𝗶𝗹𝗲 e rappresenta 𝗶𝗹 𝟭𝟴,𝟱 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗶𝗮𝗴𝗻𝗼𝘀𝘁𝗶𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝘂𝗼𝗺𝗼: le stime relative all'anno 2020 parlano di 36.074 nuovi casi l’anno a livello nazionale. Nonostante l’incidenza elevata, il rischio che la malattia abbia un esito infausto è basso, soprattutto se si interviene in tempo e, rispetto al 2015, nel 2020 è stata stimata una riduzione dei tassi di mortalità del (-15,6 per cento).
Lo dimostrano anche i dati relativi al numero di persone ancora vive dopo cinque anni dalla diagnosi ‒ in media il 92 per cento ‒ una percentuale tra le più alte in caso di tumore, soprattutto se si tiene conto dell'avanzata età media dei pazienti.
𝗟'𝗶𝗻𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮, cioè il numero di nuovi casi registrati in un dato periodo di tempo, è cresciuta nell’ultimo decennio in concomitanza con la maggiore diffusione di esami che, seppure non sempre conclusivi, hanno comunque aiutato la diagnosi precoce come il 𝘁𝗲𝘀𝘁 𝗣𝗦𝗔 (antigene prostatico specifico, in inglese prostate specific antigene).
𝗖𝗢𝗦’𝗘̀ 𝗘𝗦𝗔𝗧𝗧𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗜𝗟 𝗧𝗨𝗠𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗦𝗧𝗔𝗧𝗔?
Il tumore della prostata ha origine dalle cellule presenti all'interno di una ghiandola, la prostata, che cominciano a crescere in maniera incontrollata. La prostata è una ghiandola del sistema riproduttore maschile situata sotto la vescica (l’organo che raccoglie ed espelle l’urina) e davanti al retto (la parte inferiore dell’intestino). Ha le dimensioni di una noce e circonda parte dell’uretra (il dotto che espelle l’urina dalla vescica).
La sua funziona risiede principalmente nella produzione di un liquido che costituisce parte dello sperma. Questa ghiandola è molto sensibile all'azione degli ormoni, in particolare di quelli maschili, come il testosterone, che ne influenzano la crescita.
Con l’invecchiamento la dimensione della prostata può aumentare, una prostata ingrossata può bloccare il flusso dell’urina dalla vescica e causare anche problemi alla funzione sessuale. Questa condizione è chiamata ipertrofia prostatica benigna (IPB) e, anche se non rappresenta un cancro, può essere necessario il ricorso alla chirurgia per affrontare il problema.
I sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna o di altri problemi possono essere simili a quelli del cancro alla prostata e per questo è bene essere seguiti dallo specialista (urologo) in caso di disturbi di qualsiasi genere.
𝗙𝗔𝗧𝗧𝗢𝗥𝗜 𝗗𝗜 𝗥𝗜𝗦𝗖𝗛𝗜𝗢 𝗘 𝗖𝗔𝗨𝗦𝗘
Le cause esatte che portano alla comparsa del cancro alla prostata non sono ancora del tutto chiare, ma esistono alcuni fattori di rischio noti:
🔸L’𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 è il più importante fattore di rischio per il cancro della prostata, uomini con 50 anni o più sono associati a un rischio maggiore: le possibilità di ammalarsi sono scarse prima dei 40 anni, ma aumentano sensibilmente dopo i 50 anni e circa due tumori su tre sono diagnosticati in persone con più di 65 anni.
🔸La 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀ può avere un certo peso; se i famigliari più stretti (padre e fratello) hanno un tumore alla prostata il rischio per il soggetto è 2-3 volte superiore alla media.
🔸𝗣𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗺𝘂𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 𝗮𝗹𝗰𝘂𝗻𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗶 come BRCA1 e BRCA2, già coinvolti nell'insorgenza di tumori di seno e ovaio, o della Sindrome di Lynch (tumore del colon non poliposico ereditario; HNPCC) possono aumentare il rischio di cancro alla prostata.
🔸𝗢𝗯𝗲𝘀𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 sono due fattori fortemente correlati al rischio di sviluppare tumore alla prostata.
🔸𝗙𝘂𝗺𝗼 𝗲 𝘀𝗰𝗮𝗿𝘀𝗼 𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘇𝗶𝗼 𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗼.
🔸Anche la 𝗱𝗶𝗲𝘁𝗮 può anche essere un fattore rilevante: esistono evidenze di grado moderato che un elevato consumo di latticini o di alimenti ricchi di calcio possa accrescere il rischio, così come una carenza di vitamina E e di selenio.
𝗦𝗜𝗡𝗧𝗢𝗠𝗜
𝗡𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗲 𝗳𝗮𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲̀ 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗮𝘀𝗶𝗻𝘁𝗼𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗼, mentre quando la massa tumorale aumenta di volume compaiono sintomi urinari:
• difficoltà ad iniziare la minzione (in particolare a iniziare),
• necessità di urinare spesso,
• dolore quando si urina,
• sangue nelle urine o nello sperma,
• sensazione di non riuscire a urinare completamente (tenesmo urinario)
• disfunzione erettile
Le cellule tumorali del cancro alla prostrata possono diffondersi staccandosi dal tumore originario (tumore alla prostata metastatico). Possono raggiungere altre parti del corpo tramite i vasi sanguigni o linfatici. Dopo essersi diffuse, le cellule tumorali possono attaccare altri tessuti e crescere formando nuovi tumori che possono danneggiare i tessuti. I distretti più colpiti sono ossa e linfonodi ed è per questo che la presenza di dolore ai fianchi, alla schiena, al torace o in altri distretti potrebbe essere segno che il tumore si è diffuso.
𝗗𝗜𝗔𝗚𝗡𝗢𝗦𝗜
Essendo completamente asintomatico nelle fasi iniziali, diventa determinante per una diagnosi precoce ed una prognosi non infausta prevenzione. Viene diagnosticato, infatti, in seguito alla 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮 𝘂𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮.
Il 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗲𝘀𝗮𝗺𝗲 con cui si valuta la salute della prostata è l’esplorazione rettale, condotta attraverso l’inserimento di un dito coperto da un gu**to e successivamente lubrificato all’interno del retto del paziente, al fine di valutare la dimensione della ghiandola.
In caso di dubbi è possibile procedere all’𝗲𝘀𝗮𝗺𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘀𝗮𝗻𝗴𝘂𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗦𝗔; in passato si riponeva grande fiducia nel dosaggio di questa molecola, che veniva considerata un vero e proprio marker tumorale. Ad oggi la sua importanza in termini di diagnosi di tumori è stata ridimensionata e l’esame è considerato semplicemente un indice di salute prostatica (in altre parole un valore alto NON è necessariamente legato alla presenza di tumore). Soprattutto NON è un esame adatto ad essere usato come screening.
L’esame definitivo per la diagnosi di un tumore alla prostata è invece la biopsia, che prevede il prelievo di un certo numero di campioni di tessuto della ghiandola; trattandosi di un esame particolarmente invasivo, per quanto ragionevolmente sensibile e preciso, è compito degli specialisti individuare i soggetti in cui i rischi giustifichino la conduzione dell’esame.
Un nuovo impulso alla ricerca di metodiche meno invasive deriva da un recente lavoro di revisione che sembra dimostrare la superiorità della risonanza magnetica rispetto alla biopsia; La risonanza magnetica multiparametrica è diventata fondamentale per decidere se e come sottoporre il paziente a tale biopsia, che viene eseguita in anestesia locale, ambulatorialmente o in day hospital, e dura pochi minuti. Grazie alla guida della sonda ecografica inserita nel retto vengono effettuati, con un ago speciale, circa 12 prelievi per via trans-rettale o per via trans-perineale (la regione compresa tra retto e scroto) che sono poi analizzati dal patologo al microscopio alla ricerca di eventuali cellule tumorali. La biopsia prostatica può essere anche eseguita in maniera mirata sotto la guida della risonanza magnetica multiparametrica effettuata in precedenza.
𝗧𝗜𝗣𝗢𝗟𝗢𝗚𝗜𝗘, 𝗗𝗜𝗙𝗙𝗨𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗲 𝗦𝗢𝗣𝗥𝗔𝗩𝗩𝗜𝗩𝗘𝗡𝗭𝗔
Nella prostata sono presenti diversi tipi di cellule, ciascuna delle quali può trasformarsi e diventare cancerosa; quasi tutti i tumori prostatici diagnosticati originano dalle cellule della ghiandola e sono di conseguenza chiamati 𝗮𝗱𝗲𝗻𝗼𝗰𝗮𝗿𝗰𝗶𝗻𝗼𝗺𝗶 (come tutti i tumori che hanno origine dalle cellule di una ghiandola).
Oltre all'adenocarcinoma, nella prostata si possono trovare in rari casi anche sarcomi, carcinomi a piccole cellule e carcinomi a cellule di transizione.
Il tumore della prostata viene 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗮𝗹 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼, 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗹'𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮, 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗼 𝘀𝘁𝗮𝗱𝗶𝗼, 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝗰𝗮 𝗶𝗻𝘃𝗲𝗰𝗲 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲.
Per meglio definire quest’ultima si può procedere con esami di diagnostica per immagini come la TC (tomografia computerizzata) o la risonanza magnetica. La scintigrafia ossea è invece utile per verificare la presenza di eventuali metastasi allo scheletro.
Il patologo che analizza il tessuto prelevato con la biopsia assegna al tumore il cosiddetto 𝗴𝗿𝗮𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗹𝗲𝗮𝘀𝗼𝗻, 𝗰𝗶𝗼𝗲̀ 𝘂𝗻 𝗻𝘂𝗺𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝟭 𝗲 𝟱 che indica quanto l'aspetto delle ghiandole tumorali sia simile o diverso da quello delle ghiandole normali: più simili sono, più basso sarà il grado di Gleason.
Per definire il grado di Gleason si sommano il primo e il secondo punteggio più comuni assegnati ai campioni prelevati con la biopsia: se per esempio la maggior parte dei campioni ha un punteggio di 3, seguito (per numero di campioni) da quelli con punteggio 4, il grado di Gleason sarà 7 (3+4).
I tumori con grado di Gleason minore o uguale a 6 sono considerati di basso grado, quelli con 7 di grado intermedio, mentre quelli tra 8 e 10 di alto grado. Questi ultimi hanno un maggior rischio di progredire e diffondersi in altri organi.
Più recentemente è stato introdotto un nuovo sistema di classificazione, il quale stratifica la neoplasia prostatica in cinque gradi in base al potenziale maligno e all'aggressività.
Per definire invece lo stadio al tumore si utilizza in genere il 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗧𝗡𝗠 dove T indica la dimensione del tumore, N lo stato dei linfonodi (N: 0 se non intaccati, 1 se intaccati) e M la presenza di metastasi (M: 0 se assenti, 1 se presenti).
Per una caratterizzazione completa dello stadio della malattia, a questi tre parametri si associano anche il grado di Gleason e il livello di PSA alla diagnosi.
𝗟𝗮 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗮𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 (𝗧𝗠𝗡, 𝗚𝗹𝗲𝗮𝘀𝗼𝗻, 𝗣𝗦𝗔) 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗲 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼: 𝗯𝗮𝘀𝘀𝗼, 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗺𝗲𝗱𝗶𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗼.
Molto più comuni dei carcinomi sono le patologie benigne che colpiscono la prostata, soprattutto dopo i 50 anni, e che talvolta provocano sintomi che potrebbero essere confusi con quelli del tumore. Nell'𝗶𝗽𝗲𝗿𝗽𝗹𝗮𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘁𝗮𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗶𝗴𝗻𝗮 (𝗜𝗣𝗕) la porzione centrale della prostata si ingrossa e la crescita eccessiva di questo tessuto comprime l'uretra, il canale che trasporta l'urina dalla vescica all'esterno attraversando la prostata. Questa compressione crea problemi nel passaggio dell'urina.
È per questo che ribadiamo l'𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮 𝘂𝗿𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗹𝗹𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗶𝗻𝘁𝗼𝗺𝗶 𝘁𝗿𝗮 𝗜𝗣𝗕 𝗲 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮. Questo tumore è uno dei più diffusi tra gli uomini, ma la prognosi (possibilità di guarire) è molto buona quando lo si diagnostica in tempo. Ribadiamo che secondo recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore nel corso della propria vita, ma in base a fonti americane relative agli anni 2012-2018 la sopravvivenza a 5 anni è del 96.8%.
𝐂𝐔𝐑𝐄
La terapia del tumore alla prostata varia a seconda che il tumore sia limitato alla ghiandola o si sia già diffuso in altre parti del corpo; ovviamente la cura dipende anche dall’età e dallo stato di salute generale.
Se il tumore non si è ancora diffuso dalla prostata ad altre parti del corpo, il medico vi potrebbe consigliare:
- Vigile attesa. Se la crescita del tumore è lenta e non dà problemi, potreste decidere di non curarlo fino all’eventuale comparsa di disturbi; una possibilità strettamente correlata è la sorveglianza attiva, in cui in accordo con il medico verranno regolarmente monitorati eventuali progressioni mediante esami e visite.
- Intervento chirurgico. L’intervento chirurgico più frequente rimuove tutta la prostata e alcuni tessuti circostanti (prostatectomia radicale).
- Radioterapia. Questa terapia usa raggi X ad alta energia per uccidere le cellule tumorali e arrestare quindi lo sviluppo del tumore, oppure in alternativa mediante brachiterapia (inserendo semi radioattivi nella prostata).
- Terapia ormonale (deprivazione androgenica). Coloro che sono sottoposti alla radioterapia possono anche essere curati con farmaci che bloccano la produzione di ormoni, consigliati quando c’è probabilità che il tumore si ripresenti. La terapia ormonale è anche indicata quando il tumore alla prostata è arrivato a colpire anche altre parti del corpo.
- Chemioterapia, associata all’ormonoterapia di vecchia generazione.
- Per i pazienti con carcinoma della prostata resistente a castrazione e con metastasi a livello delle ossa si può utilizzare la cosiddetta terapia radiometabolica. Questo approccio si basa sulla capacità di alcuni radiofarmaci, come il radio-223, di posizionarsi in aree dove si verifica un elevato “ricambio” (turnover) osseo e di portare in queste sedi particelle ad alta energia che riescono a distruggere le cellule tumorali.
Numerose le terapie che si sono dimostrate efficaci nell’ambito degli studi clinici: tra queste le terapie a bersaglio molecolare come, per esempio, gli inibitori di PARP, che possono essere utilizzati in particolare in uomini che presentano mutazioni nei geni BRCA, gli stessi coinvolti nel tumore di seno e ovaio e la nuova terapia radiometabolica con 177Lu-PSMA-617.
L’immunoterapia invece deve ancora dimostrare una chiara efficacia in queste neoplasie; recenti studi indicano che, specie nell’ambito di combinazioni terapeutiche, anche questa terapia potrà rappresentare un’ulteriore arma di trattamento nel prossimo futuro per pazienti con tumore resistente alle terapie convenzionali.
𝗣𝗥𝗘𝗩𝗘𝗡𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘
La possibilità di una prevenzione attiva del tumore alla prostata, ossia legata a fattori modificabili, passa essenzialmente attraverso:
- dieta sana,
- attività fisica,
- astensione dal consumo di alcolici.
𝗟’𝗲𝘁𝗮̀ 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗽𝗲𝗻𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗲̀ 𝟱𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 (𝟰𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶, 𝘀𝗲 𝗰’𝗲̀ 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗽𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗼𝗽𝗹𝗮𝘀𝗶𝗮).
A partire da queste età è quindi consigliabile sottoporsi al dosaggio del PSA e successivo consulto specialistico urologico. È opportuno precisare, però, che lo screening di massa non ha portato i risultati sperati anche per i limiti correlati a una adeguata interpretazione dei valori del PSA prevalentemente nel range tra 4 e 10 ng/ml. Meglio quindi parlare di prevenzione e diagnosi precoce in pazienti con determinati e specifici fattori di rischio, quali la familiarità, il valore del PSA e la sua cinetica nel tempo.
Il Novembre Azzurro, anche conosciuto come Movember, vuole sottolineare l’importanza di una sinergia ancora più globale, che si estende alle diverse specialità mediche coinvolte nella diagnosi e nella cura di queste patologie, che richiedono un approccio multidisciplinare e la partecipazione attiva dei pazienti.
Contenuto a cura di , informatore scientifico del farmaco
Medica, la salute al centro
- Informarsi ci mette in sicurezza
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FONTI E BIBLIOGRAFIA
https://www.cancer.gov/types/prostate/patient/prostate-prevention-pdq
https://www.cancer.gov/types/prostate/understanding-prostate-changes
https://www.airc.it/cancro/informazioni-tumori/guida-ai-tumori/tumore-della-prostata
https://ontHerapy.it/news/novembre-mese-della-prevenzione-dei-tumori-alla-prostata/
https://healthy.thewom.it/salute/tumore-prostata/
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