23/02/2026
I bambini costruiscono la propria identità prima di tutto attraverso lo sguardo degli adulti di riferimento.
Ancora prima di “sapere chi sono”, apprendono come sono visti: nel modo in cui vengono osservati, ascoltati, corretti.
La ricerca in psicologia dello sviluppo mostra che, quando il feedback prevalente è critico o svalutante, il bambino non lo interpreta come uno stato emotivo del genitore (“è arrabbiato”).
Lo integra come informazione su di sé:
“C’è qualcosa che non va in me.”
Questo processo ha effetti misurabili:
- la fiducia si trasforma in dubbio
- la curiosità in paura di sbagliare
- l’esplorazione in evitamento
Nel tempo, la voce interna che sostiene l’autoefficacia (“posso farcela”) viene sostituita da una narrativa di inadeguatezza.
La correzione è necessaria nello sviluppo.
Ma la letteratura è chiara su un punto: il modo in cui si corregge conta più della correzione stessa.
Le correzioni che distinguono il comportamento dall’identità favoriscono:
- migliore regolazione emotiva
- maggiore motivazione intrinseca
- sviluppo di un sé più stabile e flessibile
Al contrario, quando la critica colpisce la persona e non l’azione, il cervello del bambino associa l’errore a una minaccia al valore personale.
In termini neuropsicologici, il bambino interiorizza la relazione come modello:
la voce dell’adulto diventa, col tempo, la sua voce interiore.
Per questo le parole non sono solo educazione.
Sono costruzione del sé.
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Fonti scientifiche
Fonagy, P., Gergely, G., Jurist, E. L., & Target, M. (2002).
Affect Regulation, Mentalization, and the Development of the Self. Other Press.
Lee, S., et al. (2015).
Verbal abuse and alterations in the brain’s emotion regulation circuitry. Frontiers in Human Neuroscience.
Pomerantz, E. M., & Kempner, S. G. (2013).