Dott.ssa Serena Partemi

Dott.ssa Serena Partemi La terapia è un processo di crescita e scoperta di sé, in cui si riesce a illuminare lo scenario d

Autorizzasti internamente a esprimere se stessi
08/01/2026

Autorizzasti internamente a esprimere se stessi

La libertà di espressione nasce quando il Sé non ha più bisogno di chiedere permesso per esistere

Dal punto di vista psicodinamico, il problema non è mai l’espressione in sé ma l’autorizzarsi internamente a esprimere se stessi.
Molti soggetti non sono inibite o perennemente taciturne perché “non hanno nulla da dire” ma perché hanno interiorizzato uno sguardo che giudica, corregge, punisce.

Winnicott parlava di vero Sé come di una dimensione che può emergere solo in un ambiente sufficientemente sicuro.

Quando questo ambiente manca, il Sé impara ad adattarsi: nasce il falso Sé, una forma di sopravvivenza psichica che protegge ma al prezzo della spontaneità.
In questi casi, l’inibizione espressiva non è timidezza, è fedeltà a un antico patto interno : “esisto solo se non disturbo, se non eccedo, se non sono troppo”...

La libertà di espressione non coincide allora con il fare ciò che si vuole ma con il poter sentire, pensare e mostrarsi senza temere la perdita del legame.
Quando il Sé smette di chiedere permesso, non diventa onnipotente: diventa finalmente abitabile.





L’ assenza dell’ altro : diventa tollerabile quando l’ altro, con la sua presenza stabile e’ stato interiorizzato , quin...
06/01/2026

L’ assenza dell’ altro : diventa tollerabile quando l’ altro, con la sua presenza stabile e’ stato interiorizzato , quindi c’ e’ anche quando non c’ e’.

La speranza non nasce dall’illusione che qualcuno torni.
Nasce quando qualcuno è stato abbastanza presente da poter essere interiorizzato.
In psicoanalisi, la speranza non è un sentimento ingenuo né un ottimismo difensivo: è una funzione psichica che si costruisce molto presto, quando l’esperienza dell’altro è stata sufficientemente affidabile da diventare oggetto interno.

Come osservano Winnicott e la teoria delle relazioni oggettuali, solo una "madre sufficientemente buona" permette al bambino di tollerare l’assenza senza crollare: l’altro può andare via perché resta dentro, come presenza psichica viva, non come vuoto persecutorio.

Bion lo dirà in un altro modo: la speranza nasce quando l’esperienza emotiva è stata contenuta, pensata, trasformata.
Non serve che l’oggetto sia sempre presente fuori, se è stato capace di diventare pensabile dentro.
Quando questo processo non avviene, l’assenza diventa intollerabile, il distacco si trasforma in angoscia di annientamento e la speranza viene sostituita da ansia abbandonica, idealizzazioni o disperazione silenziosa.

In terapia, lavorare sulla speranza non significa “incoraggiare” ma ricostruire lentamente un’esperienza interna di presenza.





Maniacalita’ , fare troppo , esplodere di energia per non sentire angoscia ,il vuoto e il bisogno di essere sostenuti .
30/12/2025

Maniacalita’ , fare troppo , esplodere di energia per non sentire angoscia ,il vuoto e il bisogno di essere sostenuti .

La maniacalità non è stare troppo bene:
è non potersi permettere di stare male

In psicodinamica, la maniacalità non viene letta come un eccesso di vitalità ma come una difesa contro il dolore psichico.

Già Freud descriveva la dinamica maniacale come una risposta al lutto non elaborato: quando la perdita non può essere sentita, la psiche reagisce negandola attraverso l’euforia, l’attività incessante, il senso di trionfo.

Melanie Klein ha poi approfondito questo assetto parlando di posizione maniacale: una modalità in cui il soggetto tenta di dominare l’angoscia depressiva attraverso onnipotenza, svalutazione del limite e illusione di autosufficienza. Non si tratta di gioia autentica ma di un modo per non dipendere dall’oggetto e non rischiare il dolore della perdita.

Winnicott, infine, ha mostrato come dietro certi funzionamenti iperattivi, brillanti e apparentemente vitali, possa nascondersi un falso Sé: una struttura adattiva che serve a evitare il contatto con il vuoto, la fragilità e il bisogno originario di essere sostenuti.
In questa prospettiva, la maniacalità non è un problema di “troppa energia” ma il segnale di un dolore che non ha trovato uno spazio psichico in cui essere tollerato.
È una corsa in avanti che serve a non fermarsi, perché fermarsi significherebbe sentire.

La clinica mostra che il lavoro terapeutico non consiste nello spegnere l’energia maniacale ma nel rendere finalmente possibile l’esperienza del limite, della dipendenza e della tristezza, senza che queste vengano vissute come una minaccia di annientamento.





30/12/2025

Educare non è solo trasmettere nozioni, è costruire l'identità di un essere umano. Sì, Bowlby afferma proprio questo. Prenderci cura di qualcuno lascia una traccia indelebile nella sua mente. Come docenti e genitori, siamo i "costruttori" della sicurezza dei futuri adulti. Il bambino non nasce con un'autocoscienza definita. Come un computer senza software, inizia a scriverlo attraverso i feedback che riceve dall'esterno. Se il bambino sperimenta una cura coerente e attenta, costruirà un modello di mondo "sicuro" e di persone "affidabili". Se sperimenta invece indifferenza o rifiuto, vedrà il mondo come un luogo ostile dove bisogna difendersi o attaccare per primi. Questo spiega molti comportamenti "oppositivi" che vediamo in classe. Quindi in definitiva, il bambino si costruisce un modello di sé, in base a come noi ci prendiamo cura di lui. Significa che la nostra voce, i nostri silenzi e persino i nostri sospiri, diventano col tempo la sua voce interiore. Quella che lo accompagnerà da adulto quando dovrà affrontare una sfida. Scusate, ma questa è una responsabilità che mi fa tremare i polsi. E allora mi chiedo: "Quanto conta davvero quello che insegniamo rispetto a "come" li facciamo sentire mentre lo insegniamo?Questo significa che il modo in cui guardiamo un alunno mentre sbaglia, il modo in cui gestiamo la sua frustrazione o la sua rabbia, sta letteralmente costruendo l'idea che lui avrà di se stesso per il resto della vita. Siamo noi l’architetto della loro autostima (o della loro insicurezza)?
Insegnare non è "passare contenuti". È un atto di cura continuo, una sfida quotidiana dove ogni nostra parola può diventare un mattone o un macigno. Ed è qui che nasce la grande responsabilità che spesso mi porto casa la sera: il timore che un nostro giudizio affrettato, un momento di stanchezza o una parola di troppo possa ferire l'immagine che quel bambino sta costruendo di sé.
Siamo chiamati a essere "base sicura" in un mondo che spesso non lo è. Ed è una fatica immensa...

29/12/2025

- Questi sono i giorni “sospesi”. Quelli in cui l’anno vecchio sfuma e il nuovo non è ancora arrivato.

Se senti stanchezza, confusione o una strana malinconia, non ignorarle: sono il tuo corpo e la tua mente che ti chiedono di respirare. Dopo settimane di stimoli, aspettative e corse, la tua anima ha bisogno di silenzio per tornare a sentirsi.

•Meno programmi, più presenza•

Non sei “ferma”, ti stai rigenerando.

Prima di correre verso i nuovi propositi, fermati a guardare quanta strada hai fatto. Fatti un complimento per come hai superato le salite. Per un attimo, smetti di “fare” e concediti il lusso di essere e basta. 🤍

Un abbraccio lento,
Martina

Arte e Parole di: La Natura Come Via

26/12/2025

“Lascia che faccia male. Lascialo sanguinare. Lascia che guarisca. E lascialo andare.”
(Nikita Gill)

Di una bellezza sconcertante…
In quelle quattro frasi vi possono essere racchiuse tante nostre elaborazioni…
Ed alla fine, possiamo veramente sperimentare che il “Lascialo andare” è proprio importante per continuare il nostro cammino.
Serena giornata!

http://bit.ly/2MZu8Zs

25/12/2025

"Lasciate cadere ciò che vuole cadere; se lo trattenete, vi trascinerà con sé."
(Carl Gustav Jung, Libro Rosso, 1913-1930)
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24/12/2025

Lev Tolstoj, "Anna Karenina"

24/12/2025

22/12/2025

Ecco perché ci sono pochi adulti in giro. Non sanno cosa sia la responsabilità e la temono. Eppure, responsabilità fa rima con autonomia, libertà e affermazione personale.
Il termine “responsabilità” deriva dal latino responsum (risposta), e significa “rispondere” a qualcosa o qualcuno. La responsabilità è potere di risposta, è un’opportunità, perché se sono responsabile di qualcosa allora posso agire e se posso agire sono libero di cambiare ciò che della mia vita non mi piace. Essere responsabili ci rende liberi, consapevoli delle nostre risposte, padroni delle conseguenze delle nostre azioni, dalle più piccole, alle più grandi.

Dal libro: «il mondo con i Tuoi Occhi»

Sii responsabile, sii libero ♥️🫂

22/12/2025

✅️ll linguaggio non verbale è quel tipo di comunicazione che utilizza gesti, suoni e postura del corpo invece della parola. E' un processo spesso automatico che rivela prevalentemente materiale inconscio. Gli esseri umani utilizzano inconsciamente il corpo sia per esprimere emozioni allo stato puro, sia per rivelare sentimenti complessi che non possono  o non vogliono esprimere con le parole.

➡️Prendiamo, per esempio, la frase: "tra me e mic padre non ci sono mai stati rapporti veri, perché lui era spesso assente".

Presa alla lettera farebbe pensare che quella persona sia stata soprattutto sfortunata.Punto.
Ma se si osservasse bene il linguaggio del corpo forse si troverebbero segnali contraddittori
L'espressione "lui assente" accompagnata da segnali di ammiccamento, che possono essere di vario tipo, rivelerebbero una contraddizione tra le parole esplicite e le emozioni inconsce.

A quel punto diventerebbe importante farsi qualche domanda sulla genesi dei suoi conflitti,
Nella psicoanalisi il termine "inconscio" ha il significato di "contenitore" di vissuti e fantasie che hanno subito il processo difensivo, psichico, della rimozione che non possono esprimere palesemente.
Per approfondire l'argomento leggi l'articolo link nelle storie in evidenza "CITAZIONI"

Per iniziare un percorso di psicoanalisi, contattami nel link in bio.

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