Eugenio Lampacrescia

Eugenio Lampacrescia Pedagogista e Logopedista
Direttore scientifico de
IL FILO DI ARIANNA SRL
Docente a c. UNIVPM

NATALE, POI SANTO STEFANO.CHE CI "AZZECCA"?Ieri la gioia della culla, oggi il rosso del martirio. Sembra un contrasto fo...
26/12/2025

NATALE, POI SANTO STEFANO.
CHE CI "AZZECCA"?

Ieri la gioia della culla, oggi il rosso del martirio. Sembra un contrasto forte, ma c’è un significato bellissimo e profondo dietro questo ordine in successione.

È un oltre il presepe, perché Gesù non è nato per restare un bimbo nella mangiatoia. La sua missione arriva alla Croce e Santo Stefano è il primo a riflettere questa luce, amando e perdonando, proprio come ha fatto Lui, i suoi carnefici.

È come un necessario secondo compleanno per la Chiesa, per chi crede e anche per chiunque voglia.

Il giorno del martirio non è lutto, ma il Dies Natalis - la nascita al Cielo. Accostare la nascita terrena di Gesù a quella celeste di Stefano crea un ponte perfetto tra terra e Paradiso.

Proprio l’amore vero che comprende l’impegno, fino al sacrificio, e la gioia che ne deriva. C’è chi ce lo vuol far dimenticare, guardando e progettando un presunto paese dei balocchi. Poi arriva il momento per ti**re le somme, purtroppo non sempre in attivo.

Chi ama, non solo torna. Rimane. Cerca, pur con tutti gli umani limiti, di restare fedele. Ben oltre le liquide farfalline, i sentiti delle pance e l’individualismo indipendente. Presto arriverà alla sua fine. Perché è una menzogna. Siamo tutti manchevoli e bisognosi, per questo interdipendenti l’un l’altro.

Il rosso di Stefano non spegne il bianco del Natale, ma lo completa, mostrandoci fin dove può arrivare il coraggio di chi vuole amare davvero.

Buon Santo Stefano a tutti.




24/12/2025

VIGILIA

Il cielo
è un vetro
traslucido.

Fiati di luce
sui coppi dei tetti.

È inverno
in un pugno
che s’apre.

Mani di sale e odori
farina e impasti
attesa di pane
dolce e buono

L'ombra è all’osso
mentre tira
un vento di calore.

S’accendono le braci
per gli attesi ritorni.

Scintilla di cometa
e corda che trattiene.

È mondo che attende
destini di pace.

FIERE E SOLIDE RADICI PER VOLI PIÙ SICURI.Stamattina sono passato nella ex azienda familiare. Dopo la morte di mio frate...
23/12/2025

FIERE E SOLIDE RADICI
PER VOLI PIÙ SICURI.

Stamattina sono passato nella ex azienda familiare. Dopo la morte di mio fratello Cleto, la storia di un’impresa ultracentenaria fatta di creatività, coraggio, impegno e passione, si è conclusa con la vendita. Seppure, per volontà e fortuna, i posti di lavoro sono stati salvati, compreso quello di Giacomo, uno dei nostri figli.

Ho cercato notizie con l’Intelligenza Artificiale che ha fornito informazioni vere e attendibili. Ancora non aggionata, l’IA glissa proprio sul suo recente passaggio di proprietà.

“Il nome Eugenio Lampacrescia è strettamente legato alla storia della meccanizzazione agricola italiana, in particolare attraverso l'azienda Lampacrescia (fondata nel 1911) soprattutto per la celebre seminatrice Belfiore.

Ecco i punti chiave di questo legame:

IL SUCCESSO DELLA BELFIORE
La seminatrice Belfiore è stata uno dei prodotti di maggior successo della ditta Lampacrescia, azienda marchigiana. Questa macchina è diventata un simbolo del passaggio dall'agricoltura tradizionale a quella meccanizzata in Italia nella prima metà del XX secolo.

INNOVAZIONE
La Belfiore era apprezzata per la sua robustezza e precisione nella distribuzione dei semi, adattandosi bene ai terreni collinari tipici dell'Italia centrale.

DIFFUSIONE
Grazie alla qualità costruttiva, la seminatrice Belfiore si diffuse ampiamente non solo nelle Marche, ma in gran parte delle zone agricole italiane, contribuendo a modernizzare il lavoro degli agricoltori.

L'AZIENDA LAMPACRESCIA
Fondata da Pasquale Lampacrescia originario di Castelfidardo e portata avanti dai figli, tra cui Eugenio, si è distinta per decenni nella produzione di macchine agricole. Oggi il marchio Lampacrescia (conosciuto anche come Lampacrescia s.r.l.) continua a operare nel settore delle macchine per l'agricoltura e il giardinaggio (motozappe, motocoltivatori, sfalciatutto), mantenendo viva una tradizione industriale centenaria.

NOTA DI CONTESTO
È interessante notare che, sebbene Eugenio Lampacrescia sia un nome storico dell'imprenditoria agricola, oggi a Castelfidardo vive un omonimo (Eugenio Lampacrescia) noto come pedagogista e logopedista. La famiglia Lampacrescia rimane comunque un pilastro della memoria storica e produttiva italiana”.

Fin qui l’intelligenza artificiale.

Aggiungo io.
E che dire della prima motozappa senza ruote inventata dai miei zii, fratelli di mio padre Marino? Con una menzione particolare a zio Nazzareno, un genio della meccanica. Affiancato per anni da zio Ferdinando e poi zio Angelo. Un brevetto ultradecennale non del tutto ben sfruttato che ha superato, per conoscenza e diffusione, l’Italia. Quando non si parlava di globalizzazione…

E che dire di mio padre che si stacco via via dall’azienda di nonno? Babbo, tra l’altro, costruiva rastrelli e soprattutto torchi raffinati per cura dei materiali, bellezza e tecnologia. Oggi pezzi da museo.

In questa ampia famiglia, è compreso pure uno zio a Montefano: zio “Righetto” fratello di nonno e suo figlio, zio Alfredo, di una simpatia unica. Senza dimenticare un altro fratello di nonno, sempre nell’ambito dell’agricoltura, espatriato in Argentina e che cade proprio a pennello in questo tempo: zio Natale.

Una vita per la ricerca, creazione, costruzione, diffusione e vendita di macchine agricole.

Vedere oggi la sede principale, ora a Recanati, con il brand che rimane, ma non più di proprietà, mi fa provare profonda nostalgia, mista ad una enorme gratitudine. Ho vissuto la prima parte della vita accanto a mio padre e i miei fratelli più grandi, sia in “officina” che nella settore commerciale. Mi hanno insegnato moltissime cose, ben diverse e oltre il lavoro che svolgo: valori trasversali e molte competenze pratiche che sono un vero patrimonio.

Sarà anche il primo Natale senza Cleto. Mancheranno anche cognate/o, nostra sorella e un altro fratello e che sono passati a miglior vita o che stanno vivendo una vecchiaia impegnativa.

Sarà un Natale così. Di un anno che ha chiuso storie e ne aprirà altre, spero intense, lunghe e appassionate come questa. Che poi, come gli amori, mica sono sempre tutte passeggiate pianeggianti. Ci sono state anche salite faticose, discese scoscese, strade impervie, errori di percorso, conflitti.

Quando ci si vuole davvero bene, si affronta tutto meglio. Nulla è mai concluso. Proprio il contrario di quello che si “predica” oggi. Cioè, che siamo bastevoli a noi stessi. O che possiamo amare solo chi ci dice che andiamo sempre bene così come siamo. Pure quando crediamo in stupidaggini enormi o facendo del male agli altri e a noi. La buona notizia è che c’è tempo per ravvedersi, con realismo e sincerità. Sempre a volerlo.

E che regalo grande, tra tanti nipoti, aver avuto, proprio io, l’onore di portare il nome di mio nonno. Insieme a mia cugina Eugenia Angelucci.

Infine, come diceva qualche anno fa un altro nostro figlio: “Se non hai una famiglia che, nonostante tutto, ti vuole bene…dove vai?”

Natale è anche festa di famiglia, della famiglia, di radici ed ali.

22/12/2025

NATALE E' VICINO

“Tutti vogliono crescere nel mondo. Ogni bambino vuole essere uomo.
Ogni uomo vuole essere re.
Ogni re vuole essere ‘dio’.
Solo Dio vuole essere bambino”.

Leonardo Boff
“Il volto materno di Dio”

NON TEMEREDue parolepotenti.Mettono paceal cuore.L’una nega,con l’altra consola.“Non temere”Il tempo ti ha trovata,sei p...
21/12/2025

NON TEMERE

Due parole
potenti.

Mettono pace
al cuore.

L’una nega,
con l’altra consola.

“Non temere”

Il tempo ti ha trovata,
sei piena di grazia.

La paura ti stringe,
ma non è ombra.

Sarai madre,
senza uomo conoscere
Sarai approdo di Dio
sarai grembo
sarai doglie
sarai parto
sarai mamma
sarai nome
sarai tenerezza
sarai dolore
sarai gioia
sarai senso.

Il tuo sì
sarà luce
per il mondo.

A chi
vorrà vederlo
vorrà accoglierlo
vorrà seguirlo.

A chi
vorrà misericordia
vorrà perdono.

Anche quello
dell’ultimo istante
sarà rinascita
sarà un Natale.

Per chi ha voglia e tempo di ascoltare questa chiacchierata "familiare".
20/12/2025

Per chi ha voglia e tempo di ascoltare questa chiacchierata "familiare".

In questa nuova puntata di Navigando Parole Poesia, Tiziana Celano e Paolo Girolimini dialogano con Eugenio Lampacrescia, poeta e professionista con quarant’...

Ripubblico. Mi scuso con chi, nel post precedente, ha  lasciato un segno, un commento, ora non più visibile.LA FAMIGLIA ...
20/12/2025

Ripubblico. Mi scuso con chi, nel post precedente, ha lasciato un segno, un commento, ora non più visibile.

LA FAMIGLIA NEL BOSCO: TENTIAMO UNA RIFLESSIONE DELICATA

Questa storia di certo invita a riflettere. Anche con la sapienza del cuore. Non solo con la freddezza di certi presunti dati e racconti. Sappiamo che esistono questioni di ordine igienico-sanitario e legate a presunti rischi per la salute dei minori, nonostante la disponibilità dei genitori a una nuova sistemazione. Non ha nemmeno senso scagliarsi contro una categoria professionale. La responsabilità è di chi ha sollevato questo polverone socio-psico-pedagogico e giuridico che poi è diventato, ahimé, mediatico. Né si possono accusare solo i genitori per aver violato la privacy divulgando l'accaduto proprio con quello di cui vogliono fare a meno: credo fosse il loro unico modo per far conoscere la propria versione e, in qualche maniera, difendersi.

Su molti aspetti sembra esserci un accanimento ingiustificato, culminato nel rigetto del ricorso da parte della Corte d’Appello. Pur nella temporanea ulteriore tutela dei minori.

Alcuni fatti sembrano però appurati: i bambini non hanno subito maltrattamenti e violenze; vivono una dimensione sociale tra loro (tre figli sono già una comunità, ben oltre la media nazionale di 1,24 nati per donna fertile); l'istruzione parentale, seppur definita lacunosa per la figlia di 8 anni, era in atto.

A tal proposito, sarebbe fondamentale conoscere le reali risultanze delle valutazioni pedagogica, psicologica e sociale: chi le ha redatte e su quali basi? Sarei curioso soprattutto della prima. Ma poi ci è dato di sapere tutto?

Sorge spontaneo, comunque, un interrogativo: a quante famiglie dovremmo togliere i figli che passano ore e ore davanti agli schermi? Cellulari, in primis? E che, non di rado, ci capita di vedere. E magari vivono al caldo, ma in un deserto di relazioni stabili ed equilibrate. Quei danni non contano?

Che dire dei figli coinvolti in separazioni genitoriali conflittuali e da incubo, usati come merce di scambio o strumenti di ricatto? In quegli ambiti, siamo seri, la legge non è proprio uguale per tutti.

Altri dati desumibili.

Il centro urbano dista solo pochi chilometri. Tre per il sentiero e cinque per la strada di campagna. A occhio e croce, cinque minuti, a prenderla comoda. Dalle narrazioni mediatiche, sembrano invece nascosti dentro una gola dell’Infernaccio, nota impervia (e meravigliosa)zona montana marchigiana.

Pur rifiutando TV e internet, la famiglia ha mantenuto l'automobile: un "ponte" tecnologico necessario. Se il loro stile di vita fosse un crimine, allora anche gli scout sarebbero fuorilegge nei campi estivi e in certe attività più ordinarie. Almeno ai miei tempi.

Siamo seri: rischia di apparire la pantomima della tutela minorile. Il classico caso del "cieco che dà dell'orbo all'altro". I problemi gravi oggi sono ben altri, ma si continua a camuffarli, quando si chiama bene il male e il male bene, o quando non li si chiamano per niente. Anche facendo giochi buoni che buoni non sono per nulla, quando, cioè, non permettono di vedere quello che c’è, oppure quando si resta in un silenzio complice. Sarò accusato di moralismo. Proprio da quelli che la l’etica e la morale, così come la coscienza, le vorrebbero ai margini. Sicuramente scomode, ma urgentemente necessarie.

Infine, che dire?

Buon Natale, intanto ai bambini.
Lo passeranno in comunità: vedranno la mamma a tempo, ma non il papà.

Mi auguro che non dovranno ricordare queste feste. Ma se ne avranno memoria, spero insegnino che gli estremismi servono a poco. E pure che non tutti amano davvero, anche quando dicono che lo fanno per aiutare. Tra questi, seppur estremi, mi immagino e spero che non ci siano proprio questi genitori. Desidererei, però, che anche a loro serva a qualcosa.

Tutto aiuta a crescere. Anche le esperienze spiacevoli. Ad ogni età. Ma solo se le trasformiamo e le facciamo fruttificare per il bene nostro e altrui. Unica strada che porta alla libertà.

Non da ultimo, lascio aperto il dubbio. Perché non è detto che sappiamo tutto. Ed è giusto che sia così. Proprio per quella privacy che richiede non solo l’anonimato o l’oscuramento del volto, ma specie in casi come questi, la tutela dei dati sensibili. Quindi, dove sta il confine tra realtà e narrazione mediatica?

Non diversamente da molti altri casi di cronaca che si configurano come disinformazione o informazione parziale e orientata, finanche come manipolazione ideologica e che stanno distruggendo il nostro tessuto sociale. Lo vediamo ogni giorno. Ripeto sempre con Bauman: “stiamo assistendo al più grande condizionamento di massa mai accaduto nella storia umana. La rete, sostanzialmente incontrollata, fa la parte da leone.

Si aprirebbe una voragine…

E questi danni chi li ripaga?
E a chi serve? A chi fa comodo?

📘 NOVITÀ EDITORIALELa Pedagogia è scienza dell’educazione che attraversa tutta la vita…Un viaggio attraverso il senso pr...
16/12/2025

📘 NOVITÀ EDITORIALE

La Pedagogia è scienza dell’educazione che attraversa tutta la vita…

Un viaggio attraverso il senso profondo e i modi dell’educare, in ogni stagione dell’esistenza.

📚 Il libro è uscito da pochi giorni.
In attesa che compaia nei principali cataloghi, è già disponibile:

📍 Presso la Libreria Aleph di Castelfidardo
📦 Oppure ordinabile direttamente dall’Editore fuorilinea.

Per chi crede che l’educazione non sia solo una fase, ma un cammino continuo.
Grazie a chi vorrà leggerlo, con mente aperta e cuore attento.







info@fuorilinea.it
librerialeph@gmail.com

UN’EMOZIONE DI IMPEGNOUn libro che esce è come un figlio, una figlia, quando, per amore, vengono concepiti e protetti fi...
02/12/2025

UN’EMOZIONE DI IMPEGNO

Un libro che esce è come un figlio, una figlia, quando, per amore, vengono concepiti e protetti fino al parto. Cercati, attesi, accolti in seconda battuta e mica sempre facili.

Così il libro: lo si desidera per la bellezza che rappresenta già in sé; lo si concepisce anche nelle sue naturali e possibili manchevolezze, imperfezioni. Possono divenire belle pure quelle, da accogliere, poi amare e trasformare.

Custodendolo, lo si fa crescere protetto e lo si genera poco a poco.

Lo si comincia a scrivere e ritrascrivere, aggiungendo, togliendo, aggiustando, correggendo, per quanto possibile, fino all’ultima bozza.

Poi arrivano le doglie finali e il parto. “Attraversamenti” non ha pianto come un neonato, nonostante ci sia un simbolico cordone ombelicale, ma è arrivato a casa dieci minuti fa, annunciato da una sostenuta scampanellata del corriere. Vedremo, se ci sarà la depressione post partum. Una volta l’ho già sperimentata.

Al primo sguardo mi sembra “curioso”, elegante e armonioso nella cura editoriale. Dentro c’è tanto della mia vita, di trame e orditi tessuti, soprattutto dello studio e del lavoro che svolgo, da sempre con passione, compresi gli errori dolorosi che mi hanno insegnato più dei successi. Aggiungo, solo quando li ho riconosciuti come tali, trasformati, ringraziati, non sempre in solitudine. Una persona che educa ha sempre bisogno di essere educata, aiutata, accompagnata ad accompagnare.

C’è tanta gente a cui devo dire grazie e che ha attraversato e attraversa ancora la mia esistenza. Persone vicine e lontane. Anzitutto a chi ha accolto la mia piccola vita nel grembo come dono, l’ha custodita, fatta nascere e crescere. Molti non ci sono più, ma presenti in altra forma. Rappresentano le mie radici familiari ed educative. Non perfette, ma solide negli affetti e nei valori. Nonostante le ingratitudini adolescenziali, mi hanno permesso di mettere ali e di traghettare verso quelle attuali: la mia famiglia; alle maestre e ai maestri veri da cui ho imparato tanto, non solo il sapere e il saper fare, ma come dover e voler essere e cosa intendevo divenire; sono stati utili pure quelli e quelle tutt’altro da questo. Non senza fatica - talvolta con abbattimento e necessaria ricorso ad una impegnativa fortezza - è arrivato il dono di poter comprendere come NON dover e voler essere e divenire. Le persone non sono “tossiche”, come qualcuno afferma. In genere sono ferite, quindi capita che feriscano anche in modo inconsapevole. Il grazie arriva sincero quando si giunge a capire che ci hanno insegnato, loro malgrado, cosa non desideriamo essere. E, in mezzo a questi due estremi, il cosa poter salvare del salvabile di ogni incontro, fino all’arricchimento per tutti, come accade nelle mediazioni, realistiche, possibili e rispettose.

Con l’educazione ognuno fa i suoi incontri e la sua strada. Non sempre prevedibile, ma di rado da soli. Invecchiando e attraversando la vita, lo si impara. E la gratitudine, con una certa pace del cuore - mai data una volta per sempre - si estende proprio a tutti.

Per questo libro, sono grato in particolare a Franco, Riccardo, William, don Claudio, Irene e Simone. Non da ultimo, a mia moglie Anna Paola per la sua amorevole presenza e tanta necessaria pazienza nella correzione comune delle bozze. A Laura per la quotidiana condivisione del lavoro, che si respira anche in questo scritto.

Spero possa essere utile anzitutto agli studenti che mi sono stati affidati e a tutti coloro che amano, abitano e praticano davvero i variegati e complessi processi educativi o vogliono aprirsi a questa meravigliosa avventura di sogni, studio e concretezza.

Tanta roba che rappresenta l’investimento principale del ben-essere dei nostri figli e figlie e, attraverso loro, del futuro di questo mondo. Pure del nostro ben-essere…mentre gli anni passano e abbiamo bisogno, fino all’ultimo istante, di cura, prossimità e accompagnamento educativo.

Occhi aperti, vigili, “creattivi”, con la speranza e il coraggio di crescere in ogni momento e passaggio esistenziale che ci viene regalato.

DIVERSITÀ E RISPETTOLeone XIV, in un solo gesto, ha confermato che il dialogo interreligioso non è il sincretismo che st...
29/11/2025

DIVERSITÀ E RISPETTO

Leone XIV, in un solo gesto, ha confermato che il dialogo interreligioso non è il sincretismo che sta distruggendo, specie in occidente, il cristianesimo alle sue radici. Spesso con demolitori presenti all’interno della stessa Chiesa. E dove si mettono insieme cose che, anche ad un pur semplice ricorso alla logica, non possono stare insieme.

Invitato garbatamente dal Muezzin della Moschea, Asgin Tunca, ha spiegato che Leone ha visitato la Moschea ma non ha pregato. Queste le parole riportate da diverse agenzie di stampa: "Ho detto a lui che questa era la casa di Allah, che se voleva poteva pregare, e lui ha detto "no, osserverò in giro" e ha continuato la visita”.

È un esempio eloquente di quanto questo Papa abbia ben chiaro che cosa significhi davvero il reciproco rispetto. Esso non consiste nel dire che le religioni sono uguali (anche perché il cristianesimo non è neanche una religione), ma nel dialogare con tutti, riconoscendo e apprezzando il bene che ciascuno compie, restando però pienamente consapevoli di qual è la propria fede.

Vale per tutte le altre esperienze religiose.

Il dialogo richiede il rispetto e il camminare insieme, laddove è possibile e necessario farlo, sempre e solo sulle strade del bene, ma senza con-fusioni.

Il caos nasce anche da questa ambiguità. Un rispetto altrui dovuto. E un rispetto all’altrui dovuto.

Non credo sia stato troppo compreso negli opposti estremismi tra tradizione e progresso.

Con chiarezza e fermezza questo Papa, senza troppi strali, sta rimettendo in ordine alcune questioni interne ed esterne alla Chiesa. Ben poggiato sul Vangelo, sul discernimento dei segni dei tempi, sulla tutela della “traditio” apostolica che è stata consegnata, e ben sintetizzata nel credo domenicale che rinnoviamo ogni volta. La tradizio “progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo” (DV8), attraverso la liturgia, l’evangelizzazione, i sacramenti, la fedeltà alla Chiesa e la comunione, la promozione umana, cioé la ca**tà che da tutto questo, irrinunciabile, deve discendere.

Difficile tirarlo per la giacchetta, dall’una o dall’altra parte. Ci stanno provando, mi pare di vedere, senza troppo successo.

IL CORAGGIO DI PAROLE CHIARE(per chi desidera e lo sceglie)Come ogni mattina, oggi apro il giornale Avvenire e vi trovo ...
27/11/2025

IL CORAGGIO DI PAROLE CHIARE
(per chi desidera e lo sceglie)

Come ogni mattina, oggi apro il giornale Avvenire e vi trovo parole che costano: costano a dirle, costano a seguirle. Come tutte le questioni che devono fare i conti con delle verità.

Amore: una parola oggi spesso sfigurata, resa superficiale, attaccata dal relativismo imperante, persino dove non lo si vorrebbe vedere.

Mi riferisco a un documento ratificato da Leone XVI e pubblicato appena qualche giorno fa. Non dovrebbe passare inosservato – specie dentro la Chiesa – per il tema che affronta, e proprio con chi forse dirà: “Ci sono cose più urgenti”.

Si parla della “promessa vertiginosa” di un impegno “per sempre”, quando ci si sposa davanti a un altare. Ma anche laicamente: basterebbe leggere – e rileggere – gli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione italiana. E rifletterci a fondo, magari insieme.

Amore, come scrivo in una breve poesia, etimologicamente significa “non muore”. E per renderlo tale – vero, pieno, maturo – si passa per le “forche caudine” degli individualismi, del divertimento elevato a unico scopo della vita, che prima o poi possono trasformarsi in “una valle di lacrime”. Soprattutto quando si perde la bussola. Il credente in Cristo sa dov’è, ma non è detto che non ci cada. O almeno dovrebbe saperlo dov’è – uso il condizionale – anche se per anni abbiamo cantato “Stella polare”. Si sa che le parole troppo utilizzate rischiano pure di perdersi. Ricordiamo magari “l’aria, la melodia, non sempre la sostanza di quel testo”.

Sia chiaro: come tutte le cose serie e vere, la fatica non manca, ma nemmeno la gioia di superarla, offrirla, trasformarla in qualcosa di più grande.
Ma se il “per sempre” si ha paura anche di annunciarlo? E talvolta pare che nessuno possa più nemmeno dirlo? Magari per includere? Per non scocciare? Per rimanere nel politicamente corretto di “questo tempo oramai alla fine”?

L’ha intuito tempo fa anche Cesare Cremonini. Non ho notizia della sua fede in qualcosa, e poco mi importa:

“C’è qualcosa di grande tra di noi.
Che non puoi scordare mai. Nemmeno se lo vuoi.”

Lo cantava in un suo successo discografico.

Si riferiva proprio all’amore. Per lui, un amore giovanile finito che, nel suo apparente paradosso, “non finisce”. Non è certo quello delle “farfalline” che reggono solo il momento, immaginarsi una vita intera, e che si scioglie al primo “fiotto di pancia”. Né quello perfetto, che non esiste in terra. Perché nell’umano ci sono amori sbagliati, sogni che erano illusioni, egoismi difficili da comprendere e trasformare, impicci relazionali anche da chi non te lo aspetteresti, divisioni prodotte e subite.

Eppure, l’amore vero e sincero non muore mai. Chi ha ancora il coraggio di narrarlo, proclamarlo? Di viverlo ogni giorno, con gioia, impegno, finanche sacrificio, davanti ai propri figli e al mondo? Ben oltre il “finché dura”?

Chi osa testimoniarlo nell’educazione quotidiana, trafficarlo in famiglia, insegnarlo a scuola, nei gruppi di formazione, nelle associazioni, nei cerchi e nei quadrati che spesso invece dividono? Accogliendo ogni fragilità, dubbio, persino sciocchezza – ma senza travestirli da virtù assolute. Piuttosto come occasione di fecondo cambiamento.

E che disagio si prova quando, persino in certe realtà ecclesiali, si viene messi ai margini solo per aver ricordato – non come formula vuota – la promessa e l’impegno del “per sempre”.

Sì, anche dentro la Chiesa, ci sono frange che, in nome di una falsa e pericolosa inclusione, fatta di loop come “non giudicare” o “accettazione incondizionata”, hanno svuotato la misericordia – persino quella divina – del suo cuore: il riconoscimento dell’errore, l’impegno a cambiare strada, il perdono che ne discende per ricominciare.
Noi siamo più veloci, passando direttamente all’autoassoluzione, così come a una certa invocata depenalizzazione che, agli estremi, non è nemmeno riparativa.

“Andiamo bene così come siamo”, ci martellano. E così è un attimo andare a cercare solo gli altri che ce lo rispecchiano. Purtroppo questo non è neppure il percorso per trovare una sana stima di sé.

Tornano, finalmente, parole chiare, in questo documento della Chiesa cattolica. Inclusive, sì, ma per chi – nel libero arbitrio – decide di sceglierle e provare a viverle. In sintesi, senza troppi giri di parole:

• Unione esclusiva tra uomo e donna, che “era, è e sempre rimarrà” per un cristiano. Eretiche e non profetiche certe interpretazioni che hanno troppo successo. Quelle del Vangelo preso a pezzi o curvato a proprio comodo.
• Monogamia come promessa di infinito, dono totale e reciproco che esalta la dignità dell’altro/a.
• Condanna del poliamore e della poligamia, incompatibili con la visione cristiana dell’amore coniugale.
• L’amore coniugale non come possesso, perché si fonda sul rispetto della sacralità dell’altro/a.
• La sessualità in una dimensione non solo procreativa, ma anche espressione di amore e comunione. Modo di comunicare col corpo nel rispetto e nel piacere intenso, gioioso, unitivo, che dona.

Persino Benedetto XVI, considerato un tradizionalista (altra diavoleria utilizzata in modo divisivo), nella sua prima enciclica ha ricordato il valore necessario dell’Eros (amore desiderante, attrattivo), coniugato con l’Agape (amore come dono di sé). Insieme entrambi, perché l’amore divenga vero e pieno. Avanti un bel po’, proprio di questi tempi. Una “vecchia novità” per l’oggi.

Mi pare - sempre per chi lo desidera - una risposta di senso alla cultura individualista, in quest’epoca segnata da relazioni fluide e consumismo affettivo e sessuale. Il documento ribadisce che il matrimonio cristiano è via di responsabilità, speranza e libertà autentica.

Non da ultimo, si sottolinea la necessità di educare ed educarsi all’amore: quello di un desiderato “per sempre”, che prima riflette se esistano le condizioni realistiche affinché possa via via diventarlo, sempre di più. Un dono e una responsabilità, non possesso o consumo.

Non bisogna sorvolare sul fatto che è meglio evitare per tempo situazioni ambigue, poco chiare, illusorie, piuttosto che riparare talvolta l’irrimediabile o concludere. Perché una storia senza condizioni, condivisione, fondamenta, senza possibilità, va conclusa sia laicamente e, ancora di più, cristianamente. Aggiungo, civilmente e serenamente. Tutelando, in primis i figli.

Non credo di scandalizzare nessuno dicendo che esistono matrimoni sacramentali celebrati in chiesa che forse non sono mai stati tali. Dall’origine. L’annullamento del vincolo al tribunale ecclesiastico avviene pure in questi casi, previa analisi molto accurata. Molto più profonda di quelli laici. O di quelli mai celebrati, né in comune né in parrocchia che non hanno bisogno di un impegno ufficiale. Stiamo a vedere…

Immaginiamo, poi e però, quando ci sono figli di mezzo. In tutte e tre queste condizioni. Senza dimenticare quello che sta accadendo quando, purtroppo, la legge non è sempre uguale per tutti.

Infine - ma in cima - proprio per chi crede e cerca di dare un volto e un passo alla propria, anche pur fragile fede: il matrimonio cristiano, in quanto sacramento, dona una grazia speciale, utilissima laddove non arriviamo da soli.
Di nuovo: non basta sposarsi in Chiesa per avere un “Mago Zurlì” che ci risolve i problemi. Piuttosto, per mantenere quella “Stella Polare” al centro del nostro cuore. È Lui che non ci abbandona, soprattutto quando siamo per valle oscura.

È difficile capirlo quando spacciamo e chiamiamo “bene il male”. Eppure, anche qui, non c’è mai un portone chiuso. Riconoscere un proprio errore è il primo atto di conversione e trasformazione della persona, di ognuno di noi.

È proprio quella promessa e quell’atto di fede che ci guida e, come “brezza leggera”, ci regala la sapienza del cuore. Anche quando, proprio per la nostra fragilità, il nostro cuore si indurisce, e così nemmeno la ragione giunge a una equilibrata saggezza.

Indirizzo

Via Martiri Della Libertà 3
Castelfidardo
60022

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
Sabato 08:00 - 13:00

Telefono

+393388432994

Sito Web

http://ilfilodiarianna.studio/

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