28/03/2026
Stasera, come domani, alle celebrazioni eucaristiche della Domenica delle Palme, si legge il Passio. Sono tanti i passaggi che fanno riflettere, anche solo umanamente, a quell'appassionato e dolentissimo pezzo del Vangelo.
Ecco cosa è uscito in versi, estrapoladone uno.
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PRIMA CHE IL GALLO CANTI
Non è il ferro che spaventa
né la guardia armata
quando schiaccia l’ombra
contro un muro di calce bianca
ma il gelo che risale le caviglie
come formica di ghiaccio
che svuota le vene.
Eri triste per la tua passione
dalla croce incipiente
cercavi compagnia
"Vegliate con me", supplicavi.
Ma gli occhi umani
sono vetri appannati dal sonno.
E il cuore un muscolo stanco
di parole e promesse
che si raggomitola
come un cane bastonato
sotto il portico della paura
a far finta di niente.
La fedeltà è un abito troppo stretto
per chi ha ossa d'argilla e terrore.
Ti guardo da lontano
tra i carboni accesi
il calore mi brucia la faccia
ma non scalda il petto
mentre ti rinnego.
"Io non lo conosco!"
Lo dico tre volte
numero perfetto anche nel tradire.
Ogni parola è chiodo del vigliacco
che si conficca nel vuoto del nulla.
Tre volte
il respiro si spezza.
Tre volte
la polvere mi riempie la bocca.
Quell’urlo di piume lacerate
incide l’alba
una lama di suono
squarcia il silenzio del cortile.
Il gallo canta il mio disagio al mondo
mentre il Tuo sguardo
calmo come un abisso
mi ritrova tra la folla
fragile e n**o.
L'avevi previsto.
E io, troppo sicuro,
a prometterti lealtà.
Nell'esistere
non c'è perdono
che non passi
per questo pianto.
Non c’è roccia
che non sia stata,
prima, tremula sabbia.
Mi vergogno di me
perchè ho avuto vergogna di Te.
Questo mio dolore lo riconosco
nel sussulto di lacrime e coscienza.
Chiedo un misericordioso perdono.
perché sento tutto il mio obbrobrio.
Ci sarà poi un senso
se su questa pietra
d'inciampo al mondano
fonderai la tua Chiesa.
Dove il primo caduto
sono stato proprio io.
Disumano da capire
paradosso d'immenso
speranza di cambiamento
miracolo unico d’amore.