12/02/2026
UN CLIMA POLITICO E SOCIALE AI LIMITI DEL SOPPORTABILE.
Gli “odiatori” seriali hanno riempito di commenti negativi questo evento delle Olimpiadi invernali, utilizzandoli a fini politici già prima dell’inizio. “Gufare” nella speranza di un fallimento è moralmente ed educativamente deplorevole; fa parte di certo “sfascismo” inguardabile, esteso a programma, spocchioso, perdente.
Prima, durante e dopo la cerimonia di apertura, polemiche a non finire. Insulse e senza idee, specie sui social, certi giornali e alcune reti televisive. A cercare cavilli sciocchi, giudizi inappellabili e anche informazioni “pettegole”, da svalutante chiacchiericcio, fino alla perfidia.
Certi soggetti, pure in posizioni pubbliche importanti, quando capiranno che il “contro” a priori, l’uso ideologico anche di un evento come questo hanno un effetto boomerang? Non è utile opposizione, ma critica distruttiva.
Quando poi la sento fare da quelli e quelle che predicano il non giudizio dei liberticidi, mi risulta proprio difficile da ascoltare e dar loro credito. Storia antica, tra pagliuzze e travi.
Ci sono pure quelle e quelli che parlano di pace, ma non di rado, contribuiscono a seminare e preparare lo scontro e la guerra sociale. Direttamente o indirettamente, continuano imperterriti; invocano e/o sostengono rivoluzioni e rivolte; sventolano spauracchi noiosi, inutili anche al pensiero e insostenibili (proprio come nelle dittature); perdono consensi e fanno male non solo all’immagine dell’Italia e oltre, ma pure a sé stessi e al bene comune.
Bisogna ragionare. Nessun ricorso al Karma che non appartiene alla radici della nostra cultura, perché è meccanica impersonale conseguenza delle nostre azioni. Persino utilizzato malamente come una sorta di vendetta ai torti subiti.
Difficile da integrare, se non in buffi e dannosi sincretismi, alle nostre radici più feconde. Mi riferisco al cristianesimo autentico, dove un errore riconosciuto è invece ritorno all’incontro, una scusa da dire, un un perdono da accogliere, un impegno a cambiare, e grazia effusa. Lo preferisco di gran lunga all’Orientalismo importato. Che rispetto quando è autentico, lontano da certe discutibili riedizioni occidentali che contribuisce ad “uccidere” la nostra cultura.
Nell’annuncio evangelico la catena deterministica del Karma si spezza. Bisogna però avere la coscienza di aver sbagliato e di tornare all’incontro, non persistere nello scontro e nell’errore. Pure qui abbiamo talvolta annaquato una Parola chiara. Utile anche a chi non crede. Per possibili et et, accanto a sensati e sereni aut aut.
Non sono andato fuori tema, pur in un passaggio arduo e rugoso. In buona sintesi: se si sbaglia bisogna avere il coraggio morale, personale e sociale di rilevarlo e chiedere scusa, (non scusarci da soli o cercare solo assoluzioni), la misericordioso che ne deriva, ripartire con maggior coscienza, senso e direzione . Senza attendere, desiderati destini di vendetta, da una parte. E dall’altra, nemmeno una misericordia a basso costo, con sconti a prescindere.
La speranza non può mancare, ad una mente educata. Viene umanamente e realisticamente da chiedersi: certi soggetti, saranno così intelligenti da comprenderlo, quando credono pure di avere la postura degli intellettuali, con la verità in tasca e presunta illuminazione, peraltro e usando una metafora, senza contatore e una bolletta finale da pagare?
Nemmeno rispettando una democratica elezione e facendo una riflessione critica interna, seria di una sconfitta? Per di più dando dello “scemo o scema” a chi non li ha mai votati, non li votano più o continuano a turarsi il naso nella cabina elettorale?
Adesso poi con “una sola linea di indirizzo”. Come se il pluralismo fosse una malattia da eliminare?
Qualcuno forse potrà pensare: “contesti un’azione politica fatta per un evento sportivo e fai la stessa cosa?”
Non mi pare che sia proprio la stessa cosa, perché si tratta di una riflessione sui fatti, di certo condivisibile o meno. I fatti vanno osservati e analizzati con la libertà che ci è concessa in democrazia e dal coltivare la nostra dimensione spirituale. Inoltre, il mio voto e quello di molti altri rimane segreto. Dove nemmeno Dio mette bocca o mi guarda dentro la cabina, come si diceva una volta. Di certo chiede a me e a chi crede l’esercizio di un dovere e di rispondere alla coscienza, che non è solo mia. Non è proprietà privata. Essa è soprattutto un processo di affinamento dell’anima che mette in asse ragione, sentimenti, emozioni. Cresce con noi e in noi anche attraverso il confronto, l’esperienza, lo studio…e per chi crede, la preghiera incessante, prima postura esistenziale.
Questo mio scritto, sopra un pezzo giornalistico di Avve**re, mi ha fatto pensare anche come questo quotidiano, da qualche tempo, stia allargando lo sguardo, diventando un po’ più pluralista.
Traffico ingestibile, impianti incompiuti, tribune vuote, organizzazione in affanno e polemiche a orologeria già pronte prima ancora che si accendesse il braciere. Con la speranza di qualcuno - inconfessabile ma viva - che quella fiamma si spegnesse subito. C’erano tutte le condizioni perché andasse male. Anzi, malissimo. E invece, dopo i primi giorni di gara, la notizia clamorosa è una: tra le cose fondamentali, non sta succedendo nulla di negativo. Che, per un’Olimpiade, è quasi rivoluzionario. E per l’Italia, quasi impossibile.
Non c’è occasione migliore della prima giornata senza medaglie azzurre per guardarsi intorno. E il panorama è quasi da cartolina. Funziona la macchina organizzativa. Funzionano i trasporti, che portano le persone dove devono andare senza trasformare ogni spostamento in un’esperienza mistica. Funzionano gli impianti, pieni anche quando non c’è una finale da medaglia ma una batteria di qualificazione di uno sport che molti hanno scoperto solo leggendo il programma, e del quale quasi certamente non conoscono le regole. Funzionano persino i volontari: gentili, sorridenti e onnipresenti, come se tenere in piedi il più grande evento sportivo invernale del mondo fosse una passeggiata.
Continua a leggere la rubrica Cerchi alla testa di Alberto Caprotti
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