Craniosacrale di Veronica Pavan

Craniosacrale di Veronica Pavan Adatto ad ogni persona in un momento di difficoltà.

Offro un Trattamento olistico corporeo per il Benessere e la Salute psicofisica, che porta ad un rilassamento profondo nel quale il sistema corpo-mente può ritrovare un nuovo equilibrio e nuove energie. Disciplina olistica rivolta al benessere
Biodinamica Craniosacrale
Per appuntamenti telefonare al 3703208969
Via S .Pio X 133 Castelfranco Veneto (TV)

“Trasformare l’eredità del trauma”.Janina Fisher, esperta di trauma con decenni di esperienza clinica, spiega che il tra...
10/01/2026

“Trasformare l’eredità del trauma”.
Janina Fisher, esperta di trauma con decenni di esperienza clinica, spiega che il trauma non si limita agli eventi passati, ma lascia una “eredità vivente”: sintomi, reazioni emotive e fisiche che continuano a influenzare la vita quotidiana anche anni dopo. Questi non sono segni di “debolezza” o “pazzia”, ma risposte normali e adattive del corpo e del cervello per sopravvivere a eventi anormali e travolgenti.

Invece di rivivere i ricordi (spesso dannoso), il libro si concentra sull’eredità attuale e propone un approccio somatico e bottom-up, basato su neuroscienze, psicoterapia sensomotoria e teoria polivagale.
Strutturato come un pratico workbook (per survivor e terapeuti), offre esercizi gentili per:
• Riconoscere i sintomi come segnali protettivi del corpo.
• Coltivare mindfulness e auto-compassione verso le “parti traumatiche”.
• Regolare il sistema nervoso lavorando con respiro, sensazioni e movimenti.
• Trasformare gradualmente queste reazioni in risorse, recuperando sicurezza e integrazione.
Il messaggio chiave è di speranza: non si cancella il trauma, ma si trasforma la sua eredità in modo da non essere più controllati da essa, vivendo con più presenza e gentilezza verso se stessi.
Un testo accessibile, profondo e concreto, che parla direttamente al corpo – dove il trauma davvero “vive”.

Ve lo consiglio perché è importante sapere come funzioniamo per poter affrontare con efficacia il nostro percorso di guarigione. ❤️‍🩹



09/01/2026

QUELLO CHE NON ELABORI, IL CORPO LO REGISTRA

(Di Patrizia Coffaro)

Quando si parla di corpo ed emozioni bisogna stare molto attenti a non banalizzare, perché non è che se uno è arrabbiato allora ha il fegato malato e se è triste ha i polmoni che soffrono. Non funziona così, e dirlo in quel modo è una semplificazione che non aiuta nessuno. Però esiste una cosa che, volenti o nolenti, si ripete con una precisione quasi certosina... alcune emozioni, quando vengono vissute per anni senza essere elaborate, trovano sempre gli stessi distretti corporei su cui scaricarsi.

Il fegato, per esempio, è l’organo che gestisce. Gestisce tossine, ormoni, farmaci, carichi metabolici... è l’organo che non si lamenta, che lavora anche di notte, che regge finché può. E guarda caso è quasi sempre sotto pressione nelle persone che vivono una rabbia costante ma trattenuta, una frustrazione cronica, un senso di ingiustizia che non ha mai trovato uno sfogo reale. Non parlo della rabbia urlata, quella che esplode e finisce lì. Parlo di quella che viene ingoiata per anni perché non è il caso, perché devo essere superiore, perché tanto non cambierebbe nulla. Quel tipo di rabbia non sparisce. Diventa tensione interna, rigidità, irritabilità, stanchezza profonda. E il fegato, che è fatto per reggere carichi, se la prende tutta. Poi magari uno si concentra solo sull’alimentazione o sugli integratori, ma finché quella rabbia resta lì sotto traccia, il fegato continuerà a lavorare in sovraccarico.

Lo stomaco è un’altra storia ancora. Lo stomaco è il luogo dove qualcosa entra e deve essere trasformato. Non solo il cibo, ma anche quello che ci succede nella vita. Le persone con stomaco sensibile, gastrite, nodo allo stomaco, nausea senza causa apparente, spesso sono persone che hanno vissuto ingiustizie, sensi di colpa, accuse implicite o esplicite. Persone che si sono sentite dire, in un modo o nell’altro, che il problema erano loro. E allora iniziano a ruminare dentro, a chiedersi se hanno sbagliato, se potevano fare diversamente, se esagerano. Lo stomaco in questi casi non è debole, è sovraccarico di cose che non riesce a digerire. E non c’è tisana che tenga se una persona continua a ingoiare situazioni che le fanno male.

L’intestino tenue, invece, lavora sulla selezione. Decide cosa entra e cosa va lasciato andare. Quando una persona vive in uno stato di allerta continua, con paura del futuro, bisogno di controllare tutto, incapacità di fidarsi, questo tratto del sistema digerente va in tilt. Non discrimina più bene, assorbe male, si infiamma facilmente. È come se il corpo dicesse... se tu non sai più cosa è sicuro e cosa no, non lo so nemmeno io. E non è un caso che molte persone con disturbi dell’intestino tenue abbiano una mente che non si ferma mai, sempre proiettata avanti, sempre a cercare di prevenire qualcosa.

Il colon parla un linguaggio ancora diverso. Il colon riguarda il lasciare andare e qui entrano in gioco i lutti, gli attaccamenti, le storie che non finiscono mai davvero. La stitichezza cronica, per esempio, non è solo una questione di fibre o acqua. Spesso è il segnale di una persona che trattiene, che fatica a chiudere capitoli, che rimane agganciata a ciò che è stato anche quando non c’è più. Il colon non ama il cambiamento brusco, ama i ritmi, ama la regolarità. Ma soprattutto soffre quando si vive con la paura del vuoto.

I reni sono un capitolo delicato, perché parlano della paura più profonda, quella legata alla sopravvivenza. Non la paura razionale, ma quella di fondo, ce la farò, sarò al sicuro, avrò un appoggio. Le persone con reni affaticati spesso sono persone che hanno vissuto a lungo senza sentirsi sostenute, che hanno dovuto cavarsela da sole, che non si sono mai concesse il lusso di mollare. Il corpo, a un certo punto, presenta il conto.

Il cuore e i polmoni entrano in gioco quando il dolore è affettivo. Perdite, separazioni, mancanza di gioia, tristezza trattenuta. Non quella dichiarata, ma quella che si tiene per andare avanti. Il respiro si accorcia, il petto si chiude, il cuore si affatica. Non perché la persona è fragile, ma perché ha smesso di nutrirsi emotivamente.

E poi ci sono le ghiandole, la tiroide, le surrenali. La tiroide soffre spesso in chi non riesce a esprimersi, in chi si è adattato troppo, in chi ha rinunciato alla propria voce. Le surrenali cedono in chi vive da anni in modalità emergenza, sempre responsabile di tutto, sempre in allerta, sempre a reggere più di quanto sarebbe umano.

Il punto, e qui voglio essere molto chiara, è che il corpo non si ammala per caso e non si ammala per punire. Si ammala perché registra... registra quello che non viene detto, quello che non viene visto, quello che viene sopportato troppo a lungo. E quando non c’è più spazio per tenere tutto dentro, lo manifesta dove può.

Capire queste correlazioni non serve a colpevolizzarsi. Serve a smettere di fare guerra al corpo e iniziare a chiedergli... cosa stai cercando di dirmi da anni? Perché quando fai questa domanda sul serio, senza retorica e senza frasi fatte, il corpo di solito risponde e lo fa in modo molto più onesto di quanto siamo abituati ad ascoltare.

XO - Patrizia Coffaro

Infanzia “normale” Parte 3Quello che tempo fa credevamo essere “un’educazione normale” oggi si studia da esperti di trau...
07/01/2026

Infanzia “normale” Parte 3
Quello che tempo fa credevamo essere “un’educazione normale” oggi si studia da esperti di traumi relazionali e si definisce diversamente.

La trascuratezza emotiva, la poca presenza affettiva, l’autoritarismo rigido, l’invalidazione costante delle tue emozioni (“Non piangere, non è niente!”), i silenzi punitivi che ti facevano sentire invisibile, o il gaslighting (“Te lo stai inventando, sei pazzo!) che ti faceva dubitare di te stesso, sono in realtà forme di trauma relazionale che lasciano segni profondi, a lungo termine.

Non erano considerati eventi eclatanti, ma oggi si sa che sono ferite silenziose che il corpo interpreta come minacce alla sicurezza emotiva.
Nel tempo, portano a una disregolazione affettiva: difficoltà a gestire emozioni, scoppi improvvisi di rabbia o ansia, o al contrario un intorpidimento che ti fa sentire distaccato da te stesso.
Possono creare una rottura interiore: non solo con gli altri, ma con il tuo stesso sé.

Il corpo resta in allerta cronica, con ansia, depressione o dolori fisici inspiegabili, perché ha imparato a vedere il mondo come un posto imprevedibile.

Anche questo è trauma, che non è solo “cosa ti è successo”, ma come il tuo corpo lo ha interpretato: paura, impotenza, solitudine.

La bella notizia? Il corpo può imparare un nuovo modo di sentirsi al sicuro.
Le terapie Bottom-Up come la Biodinamica Craniosacrale aiutano a rilasciare dolcemente queste impronte, riconnettendoti con la tua interezza.

Senza neppure il bisogno di ricordare con la mente razionale, di parlarne, di rivivere quei momenti dolorosi: il corpo fa da sé. Senza esserne sopraffatto. In sicurezza.

Quello che mi sta a cuore è farti sapere che si può fare. Insieme.

💖 Se ti riconosci in questo, sappi che non sei solo. È un passo coraggioso riconoscerlo, e da qui inizia l’amore verso te stesso.
📩 Scrivimi se vuoi approfondire, ti aspetto con un abbraccio virtuale.

Non sempre siamo consapevoli del motivo del disagio che ci accompagna da anni, eppure ci ricordiamo un’infanzia normale,...
06/01/2026

Non sempre siamo consapevoli del motivo del disagio che ci accompagna da anni, eppure ci ricordiamo un’infanzia normale, senza traumi eclatanti.
Ci diciamo semplicemente “Sono fatto così, sono fatto male.” Con la vergogna che ci accompagna.

Cosa succede poi in studio da me durante un percorso di sedute:

Accade che piano piano, quando il corpo è pronto a svelare le sue memorie sepolte, arrivano momenti di tristezza, qualche lacrima, un senso di solitudine che riconosciamo, un peso sul petto che ricorda qualcosa, un’immagine, una frase che risuona dentro.
E poi questo peso si alleggerisce, il nodo alla gola si scioglie, il respiro diventa ampio e ci sentiamo protetti, al caldo.

E nel tempo, nella ripetizione dell’esperienza positiva, ogni volta un pò diversa, forse più profonda , realizziamo quanto il nostro corpo avesse trattenuto: la solitudine, la mancanza, la sensazione di non essere visti, l’insicurezza, il vuoto dentro e attorno, la certezza di non essere ascoltati e compresi, tranquillizzati, rassicurati.

Di cosa parlano allora queste memorie del corpo che non sapevamo neppure di avere?

Seguimi, nel prossimo post di parlerò di questo.

L’infanzia “normale”. Parte1Incontro persone nel mio studio che vengono perché hanno l’ansia, non riescono ad avere rela...
05/01/2026

L’infanzia “normale”. Parte1
Incontro persone nel mio studio che vengono perché hanno l’ansia, non riescono ad avere relazioni serene o stabili, non hanno un buon rapporto col cibo o col proprio corpo, hanno disturbi fisici cronici… E molto altro.
Affermano di non avere avuto nessun trauma particolare, nessuna violenza o lutto, un’infanzia “normale”.
Eppure…

“Ma i miei genitori hanno fatto del loro meglio”.
E probabilmente è vero. Non avevano le conoscenze, la consapevolezza e i mezzi per fare diversamente. Non siamo qui per giudicare.
Eppure…

Eppure eccoci qui, con emozioni che ci soverchiano, con paure che non hanno un nome, con rabbia senza un destinatario, con ossessioni e dipendenze, con dolori cronici e l’autostima a zero.

Che cosa succede durante il percorso con me?

Se ti riconosci e vuoi saperne di più seguimi nei prossimi post.




Se stai passando un periodo di convalescenza, ti mando un abbraccio grande.Il tuo corpo sta facendo tanto per te, anche ...
30/12/2025

Se stai passando un periodo di convalescenza, ti mando un abbraccio grande.
Il tuo corpo sta facendo tanto per te, anche quando sembra solo “fermo”.
E tu, con questi piccoli gesti di presenza, lo stai accompagnando nel modo più amorevole.

Quando il corpo ci obbliga a stare fermi – che sia per una malattia, un intervento o semplicemente quella stanchezza che...
30/12/2025

Quando il corpo ci obbliga a stare fermi – che sia per una malattia, un intervento o semplicemente quella stanchezza che non passa – la mente spesso non si ferma altrettanto. Arrivano i pensieri che girano in tondo, la frustrazione, l’ansia per ciò che non possiamo fare… e tutto sembra più pesante.
In questi momenti, la mindfulness può diventare una vera alleata gentile: non ti chiede di muoverti, di sforzarti o di “guarire subito”. Ti invita solo a essere presente, con dolcezza, proprio lì dove sei – magari sdraiato nel letto – per ascoltare il corpo senza giudicarlo e lasciare che la mente si calmi piano piano.
Ho visto tante persone, durante la convalescenza, scoprire in queste pratiche un modo per trasformare l’immobilità in uno spazio di cura profonda.
Nei prossimi giorni ti spiegherò alcune tecniche semplici, perfette da fare a letto, anche solo per 5-10 minuti. Inizia piano, senza aspettative: l’importante è la gentilezza verso te stesso.

Seguimi se vuoi avere gli esercizi.

Quando il corpo ci obbliga a stare fermi – che sia per una malattia, un intervento o semplicemente quella stanchezza che...
30/12/2025

Quando il corpo ci obbliga a stare fermi – che sia per una malattia, un intervento o semplicemente quella stanchezza che non passa – la mente spesso non si ferma altrettanto. Arrivano i pensieri che girano in tondo, la frustrazione, l’ansia per ciò che non possiamo fare… e tutto sembra più pesante.
In questi momenti, la mindfulness può diventare una vera alleata gentile: non ti chiede di muoverti, di sforzarti o di “guarire subito”. Ti invita solo a essere presente, con dolcezza, proprio lì dove sei – magari sdraiato nel letto – per ascoltare il corpo senza giudicarlo e lasciare che la mente si calmi piano piano.
Ho visto tante persone, durante la convalescenza, scoprire in queste pratiche un modo per trasformare l’immobilità in uno spazio di cura profonda.
Nei prossimi giorni ti spiegherò alcune tecniche semplici, perfette da fare a letto, anche solo per 5-10 minuti. Inizia piano, senza aspettative: l’importante è la gentilezza verso te stesso.

Seguimi se vuoi avere gli esercizi.

Ti è mai capitato di essere costretto a fermarti all’improvviso, perché il tuo corpo ha detto “adesso basta”?Un incident...
29/12/2025

Ti è mai capitato di essere costretto a fermarti all’improvviso, perché il tuo corpo ha detto “adesso basta”?
Un incidente, una malattia, un intervento… e di colpo ti ritrovi lì, a letto o sul divano, mentre la tua vita di tutti i giorni si sgretola.😔
A me sì e anche a molti miei clienti.
E so che spesso non è facile. Dopo un pò arriva quell’irrequietezza che ti rode dentro, perché la testa vuole correre ma le gambe non possono.
La frustrazione di dover chiedere aiuto per cose che facevi senza pensarci, e quel senso di colpa che ti sussurra “sto dando fastidio”.
La paura di non essere più utile, di non contare niente se non produci, non fai, non sei “come prima”.
E poi quel nodo in gola, quando ti chiedi:”E se qualcosa dentro di me si fosse rotto per sempre?”

È come se la malattia o l’incidente aprissero una finestra, e da lì entrasse tutto ciò che avevamo tenuto chiuso per andare avanti.
Ma ti dico una cosa che mi scalda il cuore ogni volta che la vedo succedere: proprio in quella immobilità forzata, quando non possiamo scappare, il corpo trova lo spazio per ricominciare a guarire davvero.
Nella Biodinamica Craniosacrale, accompagno spesso persone in questa fase delicata, e quello che mi commuove è vedere come, piano piano, quel fermo obbligato diventa un regalo.
Il sistema nervoso trova i suoi punti di quiete, le tensioni si sciolgono senza fretta, e nasce una consapevolezza nuova, più profonda: di sé, dei propri bisogni veri, di ciò che conta davvero nella vita.
Non è facile, lo so. Fermarsi fa paura, ti mette faccia a faccia con parti di te che magari evitavi.
Ma sappi che non sei solo in questo.
Il tuo corpo non ti sta tradendo: ti sta invitando ad ascoltarlo, sa finalmente.
E quando lo fai… spesso è lì che inizia la guarigione più vera. ❤️
Se stai passando un momento così, o ce l’hai nel cuore, ti mando un abbraccio grande.
Sei più forte di quanto credi, anche (e soprattutto) quando sei fermo.

Indirizzo

Via S. Pio X, 133
Castelfranco
31033

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 12:00

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Sono Veronica

E sono un’Operatrice Craniosacrale. Comunica a chi sa ascoltare | Ricerca il tuo benessere fisico ed emozionale. Parliamone insieme al numero 3703208969.

La Biodinamica Craniosacrale è una pratica olistica che, al pari dello yoga, della meditazione e della mindfulness, può aiutare qualsiasi persona a trovare nuove energie, liberare il potenziale di salute di ciascuno e le nostre risorse intrinseche, magari assopite, per raggiungere quel benessere fisico ed emozionale che tanto ci manca nei momenti di stress, o in presenza di disturbi fisici o psicologici.

Il trattamento Craniosacrale è un percorso di ascolto, è un viaggio da fare insieme all’operatore che, attraverso la sua esperienza e formazione, è in grado di guidare la seduta verso un rilassamento profondo ed entrare in sintonia con il vostro ritmo Craniosacrale.