31/01/2026
GESTIONE DELL’EDERA NEI BOSCHI E NEI PARCHI
È un problema o una risorsa? È “parassita” o componente dell’equilibrio ecologico?
(Post originale 31 gennaio 2026)
Più volte mi è stato chiesto un parere sul rapporto fra alberi ed edera. Non sono un ecologo forestale, in grado, quindi, di analizzare il bosco come ecosistema complesso, per cui ciò che ho scritto non ha basi scientifiche, ma tecniche, pur se, per farlo, ho consultato qualche fonte bibliografica.
L’edera comune (Hedera helix) è spesso percepita come “soffocante” per gli alberi, ma non è una pianta parassita: usa il fusto come sostegno meccanico, senza “succhiare” nutrienti dalla pianta ospite. Questa distinzione è importante perché orienta la gestione che è funzione del contesto che può rendere, al contempo, l’edera una risorsa ecologica o un nemico da eliminare.
Perché può essere una risorsa
Nei boschi e nei parchi, l’edera contribuisce a diversi servizi ecosistemici:
• Risorsa trofica tardiva per impollinatori: fiorisce in autunno, quando molte specie hanno poche fonti di nettare/polline disponibili; ciò la rende strategica per insetti pronubi in ambiente urbano e periurbano.
• Cibo invernale per l’avifauna: le bacche maturano tra inverno e inizio primavera e sono sfruttate da diversi uccelli frugivori; inoltre la pianta offre rifugio e microhabitat.
• Habitat e indicatore di qualità: in foreste temperate europee, la presenza della forma “verticale” di edera è risultata associata a boschi più diversificati, con più necromassa e più alberi vetusti; gli autori propongono persino di conservare i “forofiti” (gli alberi supporto) durante i trattamenti selvicolturali nel suo areale nativo.
Quando può diventare un problema
Pur non essendo parassita, l’edera può amplificare criticità in specifiche condizioni, soprattutto in ambito urbano (alberate stradali, parchi ad alta frequentazione), dove la sicurezza e l’ispezionabilità delle piante sono prioritarie:
• Competizione su alberi giovani o appena impiantati: può competere per luce e risorse, rallentando l’affermazione della chioma.
• Mascheramento di difetti strutturali (cavità, carie, fratture, funghi): in contesti con obbligo di VTA/controlli di stabilità, l’edera può impedire ispezioni visive efficaci.
• Peso su alberi già compromessi: non è “la causa” tipica del deperimento, ma su soggetti deboli può aumentare l’instabilità in condizioni ventose.
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Indicazioni gestionali pratiche (boschi vs parchi)
Nei boschi (gestione naturalistica)
In genere, nell’areale nativo (Italia inclusa), l’approccio più solido è tolleranza/convivenza, intervenendo solo se:
• l’edera compromette la rinnovazione di specie arboree d’interesse in una piccola area;
• si vogliono mantenere visibili microhabitat specifici per monitoraggio;
• sono presenti vincoli gestionali particolari (es. percorsi, strutture, rischio caduta rami).
Qui l’edera può essere considerata parte del mosaico ecologico, con valore per impollinatori e fauna invernale e come microhabitat.
Nei parchi urbani (gestione del rischio e della fruizione)
In ambito urbano la regola non è “togliere sempre”, ma gestire per obiettivi:
• Rimuovere/limitare su alberi giovani, su specie ornamentali dove si vuole preservare la corteccia decorativa, o su alberi con chioma rada/condizioni di stress;
• Contenere (non necessariamente eliminare) su alberi maturi in aree molto frequentate, per garantire ispezioni e ridurre il mascheramento di difetti.
Metodo raccomandabile: taglio alla base (interruzione dei tralci principali) e lasciare disseccare in quota; lo strappo manuale può danneggiare corteccia e microhabitat. Programmare gli interventi tenendo conto della fauna (nidificazione) e della fenologia, evitando azioni “totali” non motivate.
Conclusione: problema o risorsa?
La risposta più corretta è, come spesso accade, “dipende” perché è funzione del contesto e dello stato degli alberi.
• Nei boschi, l’edera è prevalentemente risorsa e componente dell’equilibrio ecologico.
• Nei parchi, può essere risorsa ma richiede una gestione selettiva per sicurezza, ispezionabilità e tutela degli alberi giovani.
Riferimenti essenziali
• Wyka, J., Piechnik, Ł., Grzędzicka, E., Lešo, P., Dyderski, M. K., & Kajtoch, Ł. (2023). The vertical form of the common ivy Hedera helix L. is associated with diverse and semi-natural forests in Central European highlands. Forest Ecology and Management, 530, 120750..
• Jacobs, J. H., Clark, S. J., Denholm, I., Goulson, D., Stoate, C., & Osborne, J. L. (2010). Pollinator effectiveness and fruit set in common ivy, Hedera helix (Araliaceae). Arthropod-Plant Interactions, 4(1), 19-28.
• https://www.kew.org/plants/common-ivy
• https://www.rhs.org.uk/weeds/ivy-on-trees-ground-cover-weed?utm_source=chatgpt.com
• https://www.woodlandtrust.org.uk/trees-woods-and-wildlife/plants/wild-flowers/ivy/
• Vezza, M., Nepi, M., Guarnieri, M., Artese, D., Rascio, N., & Pacini, E. (2006). Ivy (Hedera helix L.) flower nectar and nectary ecophysiology. International Journal of Plant Sciences, 167(3), 519-527.
(Fonte immagine https://en.wikipedia.org/wiki/Hedera_helix #/media/File:Hedera_helix_Dover.jpg