29/04/2026
La mamma di Catanzaro
Ogni volta che succede una tragedia come questa, la reazione è sempre la stessa: puntare il dito.
“Assassina.”
“Mostro.”
“Non doveva avere figli.”
La 46enne, secondo la stampa locale, viene descritta come “schiva e molto religiosa”; “soffriva di lievi disturbi psichici”, ma “nulla che lasciasse presagire un tale epilogo”.
Ma davvero pensiamo che basti questo per spiegare tutto?
Parliamo di una donna che stava male. Profondamente male. Una persona che, con ogni probabilità, viveva dentro un buco nero fatto di dolore, solitudine e forse delirio.
E sì, quello che è successo è terribile, inaccettabile, straziante. Ma fermarsi all’insulto è troppo facile.
La domanda scomoda è un’altra: dov’erano gli altri?
Possibile che non ci siano stati segnali?
Nessuna crepa, nessuna richiesta d’aiuto, anche silenziosa?
Davvero vogliamo credere che tutto questo nasca dal nulla, da un giorno all’altro?
La verità è che la sofferenza mentale non è un mostro da cui scappare: è qualcosa che troppo spesso si nasconde, si minimizza, si ignora.
Non sempre per cattiveria, ma per paura, impreparazione o perché non si sa cosa fare.
Eppure dobbiamo iniziare a farci delle domande.
Si fatica a credere che questa donna non abbia dato alcun segnale.
Questo non significa toglierle responsabilità, ma nemmeno possiamo far finta che il contesto attorno non esista.
Perché quando succede il peggio, raramente c’è una sola responsabilità.
C’è una persona che crolla, sì. Ma attorno spesso c’è anche un vuoto.
La solitudine, in certi momenti, può diventare così pesante da farti perdere completamente la percezione della realtà.
Non sappiamo se fosse seguita oppure no.
Ma dire che era “una brava donna” non basta.
Serve riconoscere che siamo esseri umani, non macchine, e che il dolore ha bisogno di tempo, ascolto e presenza.
E allora questo deve essere un campanello d’allarme per tutti noi.
Se vedi un’amica che dopo un parto è sempre stanca, svuotata, nervosa, diversa… non ignorarlo.
Parlale. Stalle vicino. Prova ad aiutarla davvero.
Accompagnala da un medico, senza vergogna.
Perché la malattia mentale può colpire chiunque.
Ma, ed è questo il punto, si può curare.
E forse, se imparassimo a guardare davvero chi abbiamo accanto, alcune tragedie si potrebbero evitare.
Prima di giudicare, fermiamoci.
Non per giustificare.
Ma per capire.
E magari, la prossima volta, accorgerci prima di chi sta cadendo.
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