11/01/2026
Ho partecipato al seminario AIPPI dedicato al tema del nutrirsi in età evolutiva, un incontro che ha offerto spunti clinici profondi su come l’esperienza alimentare si costruisca tra realtà interna e rappresentazione, ben oltre la dimensione biologica.
Il nutrirsi, fin dai primi momenti di vita, è una prima esperienza relazionale, corporea ed emotiva.
È nel corpo che la relazione prende forma, soprattutto quando le parole non sono ancora disponibili.
Per questo, il sintomo alimentare non può essere letto come un semplice comportamento, ma come un’espressione psichica che intreccia affetti, sensazioni e legami precoci.
Nei contesti di vulnerabilità – come la prematurità o l’ospedalizzazione precoce – questo processo può interrompersi, trasformando il nutrimento in un luogo di fatica e conflitto.
In questi casi, il lavoro clinico richiede uno sguardo capace di tenere insieme il bambino, i genitori e la relazione che li unisce.
Il ruolo dello psicologo clinico e dello psicoterapeuta diventa allora centrale:
non “correggere” il sintomo, ma offrire uno spazio di ascolto e di contenimento, sostenere la genitorialità, favorire interventi precoci che possano riaprire possibilità evolutive.
Da questo incontro porto soprattutto una riflessione:
nei contesti in cui il corpo parla prima delle parole, il lavoro clinico sembra richiedere una presenza capace si sostenere la relazione, di offrire uno spazio in cui l'esperienza possa, gradualmente, diventare pensabile.