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I.T.E.M Formazione in Massaggio Olistico e Sportivo
Corsi Attestati e Diplomi riconosciuti in Italia da Endas- Asi /CONI ed all'estero da WMF World Massage Federation

Il   Svedese deve il suo nome al medico e Fisioterapista svedese Pehr Henrik Ling che dopo diversi studi tra cui un viag...
12/02/2026

Il Svedese deve il suo nome al medico e Fisioterapista svedese Pehr Henrik Ling che dopo diversi studi tra cui un viaggio in Cina integrò al massaggio tradizionale cinese altre tecniche di medicina occidentale.
Questo corso è indispensabile per iniziare il percorso di .
Si apprenderanno e svilupperanno le conoscenze e le capacità manuali per eseguire con professionalità e sicurezza un massaggio svedese completo.
Si farà pratica sulle 5 manualità fondamentali ed universali più importanti quali sfioramenti, frizioni, impastamenti , vibrazioni e percussioni senza trascurare il tocco, la conoscenza del corpo umano e l'approccio giusto alla tecnica
Programma didattico
Storia del massaggio base svedese
Lo scheletro
Le articolazioni
I tessuti
La pelle
I muscoli
I tendini
I vari tipi di lesioni muscolari
Riferimenti legislativi
Etica dell’operatore
Postura dell’operatore
Corretta respirazione dell’operatore
Preparazione al massaggio
Gli effetti del massaggio sulla mente
Esame della persona e posizionamento della persona
Precauzioni e controindicazioni
Zone interdette al massaggio profondo
Effetti del massaggio
Principali tecniche del massaggio base svedese
Stretching
Punti di scarico
Esercitazione pratiche
Verifica delle competenze acquisite
Riflessioni finali
Consegna Attestati

12/02/2026
29/01/2026

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29/01/2026

990 Followers, 421 Following, 84 Posts

27/01/2026

Ti è mai capitato di avvertire formicolio, intorpidimento o dolore irradiato al braccio, alla spalla o al collo senza una causa apparente? Potrebbe essere coinvolta una radice cervicale!

I dermatomeri cervicali sono le aree cutanee innervate dalle radici spinali C1-C8 e svolgono un ruolo fondamentale nella percezione sensoriale dell’arto superiore e del collo.

PERCHÉ È IMPORTANTE CONOSCERLI?

Ogni radice nervosa cervicale invia segnali a una zona specifica del corpo. Se una di queste radici viene compressa, irritata o danneggiata (ad esempio, da un’ernia discale, spondilosi cervicale o stenosi), il paziente può riferire alterazioni della sensibilità e dolore irradiato lungo il percorso nervoso.

MAPPA DEI DERMATOMERI CERVICALI

C2 → Sensibilità alla parte posteriore della testa e della nuca
C3 → Collo posteriore e laterale
C4 → Spalla e zona clavicolare
C5 → Parte laterale del braccio fino al gomito
C6 → Faccia laterale dell’avambraccio, pollice e indice (il classico dolore della radicolopatia C6)
C7 → Dita medie della mano, con estensione fino all’avambraccio posteriore
C8 → Mignolo, anulare e bordo ulnare della mano

QUANDO UN DERMATOMERO È ALTERATO?

Una compressione radicolare può manifestarsi con sintomi come:

Dolore radicolare. Dolore che segue il percorso della radice nervosa
Parestesie. Formicolii, intorpidimenti, sensazioni di “scossa elettrica”
Ipoestesia. Riduzione della sensibilità tattile
Debolezza muscolare. Se oltre alla sensibilità, è coinvolta anche la componente motoria

Esempi pratici.

Se il pollice e l’indice sono intorpiditi o dolenti → Possibile compressione di C6

Se il dito medio è colpito → Possibile coinvolgimento di C7

Se il mignolo e l’anulare sono interessati → Attenzione alla radice C8

COSA PUÒ PROVOCARE UNA RADICOLOPATIA CERVICALE?

Ernia del disco → Compressione della radice a livello foraminale

Artrosi cervicale → Riduzione dello spazio intervertebrale e osteofiti

Disfunzioni posturali → Compressione cronica dovuta a iperlordosi cervicale o tensioni muscolari

Traumi e colpi di frusta → Infiammazioni o stiramenti delle radici nervose

QUANDO PREOCCUPARSI?

Se i sintomi persistono, peggiorano o si associano a perdita di forza, difficoltà motorie o alterazioni della funzione degli arti superiori, è fondamentale eseguire una valutazione fisioterapica e neurologica per comprendere la causa del problema e impostare un trattamento mirato.

CONCLUSIONE: CONOSCERE I DERMATOMERI SIGNIFICA PREVENIRE!

Saper riconoscere il pattern dermatomerico aiuta a identificare precocemente l’origine di un dolore irradiato e a trattarlo nel modo più efficace.

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22/01/2026

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22/01/2026

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22/01/2026

Il tuo tendine d’Achille non è una corda. È una treccia che si torce.. e soffre in modo diverso.

Tutti pensano che il tendine d’Achille sia “un pezzo unico” che tira giù il tallone.

Sbagliato.

In realtà è una struttura a spirale, formata dalle fibre del gastrocnemio mediale, del gastrocnemio laterale e del soleo, che si avvolgono tra loro come un’elica. Ed è proprio questa torsione che influenza dove senti dolore e perché alcuni esercizi funzionano su di te.. e altri no.

Immagina di ti**re una corda.
Ora immagina di ti**re una treccia.

Se la ruoti anche di poco, una ciocca prende più carico delle altre.

Ecco: il tuo tendine funziona così.
A volte non è “solo infiammato”.
È sovraccaricato in una direzione precisa.

Se ti fa male il tendine d’Achille, raramente è “tutto il tendine” a essere in difficoltà. Spesso è una porzione specifica che lavora più delle altre.

Ecco perché due tendinopatie non sono mai uguali.

La disposizione elicoidale del complesso gastrocnemio–soleo crea vere e proprie differenze di carico.

Il soleo (fibre profonde) è più coinvolto nel controllo lento e prolungato.

Il gastrocnemio mediale tende a soffrire maggiormente nelle pronazioni e nelle rotazioni interne.

Il gastrocnemio laterale è più sollecitato nelle supinazioni e nelle rotazioni tibiali esterne.

Una tendinopatia mediale è diversa da una laterale. Un eccentrico “neutro” è diverso da un eccentrico direzionato.

La direzione del carico conta.

E quindi?

Se il tuo dolore è più da un lato, non è casuale.
Il piede ruota sempre nella stessa direzione, la tibia lo segue, una porzione del tendine si torce di più.. e il corpo registra il sovraccarico.

Stesso gesto.
Stessa rotazione.
Stesso dolore.

Non cambia nulla.. finché non cambia la direzione del carico.

Prova questo semplice test.

In piedi o su un gradino, sollevati sulle punte in modo naturale. Nota dove senti il dolore.

Ora ripeti con le punte leggermente verso l’interno, poi con le punte leggermente verso l’esterno.

Il dolore cambia posizione?
Intensità?
Zona?

Questo non è “caso”. È il tuo tendine che sta mostrando quale parte sta lavorando di più.

Il dolore non è una mappa perfetta, ma è un indizio prezioso. Sta a noi imparare a leggerlo, non a subirlo.

Perché il tendine d’Achille non si arrabbia a caso. È solo che gli chiedi di fare sempre lo stesso lavoro.. mentre il tuo piede ruota come una boccia da bowling senza che tu te ne accorga.

E ricordalo.

Il dolore non ti dice cosa allenare. Ti dice quando è il momento di farti valutare da un professionista sanitario.

Post divulgativo a scopo educativo.
Non sostituisce la valutazione fisioterapica personalizzata.

13/01/2026

LA MANO NON MENTE

(Di Patrizia Coffaro)

Nel lavoro olistico serio la mano non viene mai considerata un semplice strumento di contatto. Non è una superficie neutra o un dettaglio secondario del corpo. La mano è una mappa viva, un’interfaccia sofisticata tra il sistema nervoso e il resto dell’organismo, un luogo dove il corpo registra ciò che vive, ciò che trattiene e ciò che non riesce più a compensare.

Nelle tradizioni di riflessologia, nella medicina orientale e in molte pratiche terapeutiche integrate, il palmo è da sempre osservato come un riflesso del corpo intero. Ma qui è importante chiarire subito un punto fondamentale, perché è proprio da qui che nascono molti equivoci. Le immagini più diffuse mostrano nella mano cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco, intestino, colonna vertebrale e sistema cardiovascolare. Quelle mappe non sono sbagliate, ma sono semplificate. Servono a spiegare un concetto, non a descrivere tutta la complessità del sistema.

La verità è che nella mano non troviamo solo gli organi principali, ma una rappresentazione riflessa di quasi tutti i sistemi del corpo, esattamente come nel piede, con una differenza sostanziale, la mano parla molto più il linguaggio della regolazione che quello della struttura.

La mano non è una mappa anatomica... è una mappa funzionale. Questo significa che nella mano non leggiamo solo il fegato come organo, ma il fegato come funzione metabolica, come capacità di detossificazione, come asse energetico e neuro-ormonale. Non leggiamo solo l’intestino come tubo digerente, ma come sistema immunitario, come barriera, come centro di comunicazione con il cervello. Non leggiamo solo il cuore come p***a, ma come organo profondamente influenzato dal sistema nervoso autonomo e dallo stato emotivo.

Ed è qui che entra in gioco un altro aspetto spesso trascurato: le due mani non raccontano la stessa cosa. Destra e sinistra riflettono gli stessi sistemi, ma da due prospettive diverse. La mano destra parla prevalentemente della funzione fisica, dell’uso, del fare, dello sforzo nel mondo esterno. È la mano che racconta come il corpo lavora, come sostiene il carico, come compensa sul piano muscolare, strutturale e funzionale. Quando una zona riflessa sulla mano destra è dura, dolente o poco elastica, spesso il messaggio riguarda un sovraccarico reale, un adattamento forzato, un fare troppo che il corpo sta portando avanti da tempo.

La mano sinistra, invece, è la mano della regolazione interna. Qui il linguaggio cambia completamente, la mano sinistra parla di sistema nervoso autonomo, di stress cronico, di emozioni trattenute, di allerta costante. È la mano che racconta se il corpo riesce ancora a spegnere il sistema simpatico o se vive stabilmente in modalità sopravvivenza. Una sensibilità marcata sulla mano sinistra non indica quasi mai un problema meccanico, ma una difficoltà di autoregolazione.

Questo è il motivo per cui limitarsi a dire che nella mano troviamo cervello, cuore, polmoni, fegato, stomaco e intestino è riduttivo. Nella mano troviamo anche il sistema nervoso centrale e autonomo, il sistema endocrino, il sistema linfatico, l’asse immunitario, la regolazione ormonale, la risposta allo stress, la capacità di recupero. Troviamo reni e surreni non solo come organi, ma come regolatori dei liquidi, dell’energia e della risposta adattativa. Troviamo tiroide e ipofisi come centri di comando, non come semplici ghiandole.

La mano è straordinariamente utile proprio nei quadri in cui la medicina tradizionale spesso fatica a inquadrare il problema, stanchezza cronica, ipersensibilità, disturbi funzionali, infiammazione di basso grado, sintomi vaghi ma persistenti, persone che hanno tutto a posto negli esami ma non stanno bene. Perché la mano intercetta la disregolazione prima che diventi patologia conclamata.

Quando il corpo è sotto stress prolungato, quando il sistema nervoso non trova più una vera fase di riposo, quando l’organismo vive in uno stato di adattamento forzato, questo si riflette chiaramente nel palmo. Il tessuto cambia, la sensibilità aumenta, alcune zone diventano reattive. Non perché ci sia una diagnosi, ma perché l’equilibrio si è spostato.

E qui è fondamentale essere chiari e onesti: la riflessologia non fa diagnosi e non sostituisce la medicina. Chi promette il contrario sta banalizzando una disciplina complessa. La riflessologia, quando è praticata con competenza, è uno strumento di lettura e di supporto. Permette di osservare lo stato del sistema in quel momento, di capire dove l’organismo sta perdendo regolazione, di accompagnare il corpo verso una risposta parasimpatica più funzionale.

La stimolazione delle mani non cura un organo. Modula il sistema nervoso, favorisce il rilassamento, migliora la comunicazione interna, sostiene i meccanismi di autoregolazione. La mano è potentissima perché è densamente innervata. Parlare alla mano significa parlare al cervello e parlare al cervello significa influenzare tutto il corpo.

La vera terapia non è cercare il punto giusto come se fosse un interruttore. È leggere il sistema, rispettarne i tempi, capire se il corpo sta chiedendo intervento o semplicemente ascolto. La mano, in questo senso, è una porta sottile ma estremamente eloquente. Racconta ciò che viviamo, ciò che tratteniamo e ciò che non siamo riusciti ancora a integrare.

La riflessologia autentica non lavora per organi isolati. Lavora per connessioni, per assi, per sistemi che dialogano continuamente tra loro... ed è per questo che una buona lettura delle mani non parte mai dalla domanda che organo hai, ma da una domanda molto più profonda... dove il sistema sta perdendo equilibrio.

XO - Patrizia Coffaro

Indirizzo

Catania

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