18/02/2026
“Ho l’AMH basso… significa che i miei embrioni saranno peggiori?”
Me l’ha chiesto proprio qualche giorno fa una paziente di 35 anni, ma con AMH e AFC molto molto bassi.
Un ampio studio retrospettivo statunitense, che ha analizzato oltre 11.000 donne sottoposte a IVF con PGT-A, ha valutato se AMH e conteggio dei follicoli antrali (AFC) fossero realmente predittori indipendenti di euploidia embrionale. Il risultato è interessante: i tassi di embrioni euploidi erano sovrapponibili tra le diverse categorie di AMH (circa 54–57%) e di AFC (circa 55%).
Dopo correzione per i principali fattori confondenti, inclusa l’età materna, né AMH né AFC hanno mostrato un’associazione clinicamente rilevante con live birth rate, tasso di gravidanza clinica o impianto.
Cosa significa nella pratica?
AMH e AFC restano strumenti fondamentali per stimare la risposta ovarica e pianificare la stimolazione. Aiutano a prevedere quanti ovociti potremmo ottenere, non necessariamente la loro competenza cromosomica.
Il vero determinante della probabilità di euploidia continua a essere soprattutto l’età ovocitaria. Una paziente con bassa riserva può produrre meno ovociti, ma non per questo ovociti “di qualità inferiore”. Al contrario, una riserva elevata non garantisce automaticamente embrioni cromosomicamente normali.
Questo messaggio è cruciale anche sul piano emotivo: un AMH ridotto non dovrebbe essere interpretato come una sentenza prognostica negativa, ma come un’informazione utile a costruire una strategia terapeutica realistica e personalizzata.
La medicina della riproduzione sta progressivamente passando da indicatori singoli a modelli predittivi più complessi, capaci di integrare età, storia clinica, genetica e risposta alla stimolazione. È qui che si gioca la vera personalizzazione delle cure.
📚 Reference
Eubanks A, Flannagan K, Le K, et al. Fertility Sterility 2025