Prof.ssa Roberta Venturella

Prof.ssa Roberta Venturella Professore di II Fascia di Ginecologia e Ostetricia - Università Magna Graecia di Catanzaro. Responsabile Centro PMA III Livello Ospedale Pugliese Ciaccio

“Dottoressa, da quando ho iniziato la terapia ormonale sostitutiva mi sento meglio: più energia, più lucidità, libido re...
09/04/2026

“Dottoressa, da quando ho iniziato la terapia ormonale sostitutiva mi sento meglio: più energia, più lucidità, libido recuperata. Ma perché mi avevano detto di aspettare?”

Questa domanda arriva spesso. E merita una risposta chiara.

La TOS non è una “cura estetica”, ma uno strumento terapeutico con indicazioni precise: sintomi vasomotori, disturbi del sonno, calo della qualità di vita, prevenzione della perdita ossea in donne selezionate.

In perimenopausa il quadro ormonale è instabile: cicli irregolari, fluttuazioni estrogeniche e sintomi che possono essere intensi ma non sempre continui. È proprio questa variabilità che rende la gestione più complessa, non il fatto che “sia troppo presto”.

Le evidenze ci dicono che, nelle donne sintomatiche e senza controindicazioni, una terapia personalizzata può essere considerata anche in questa fase, con schemi adattati (sequenziali, combinati, con attenzione al progesterone).

Il progesterone, spesso temuto, è fondamentale per proteggere l’endometrio e non è responsabile di effetti “nuovi”: riproduce ciò che il corpo conosce già nella fase luteale.

Un altro punto cruciale: la qualità di vita. Energia, sonno, funzione sessuale, benessere cognitivo non sono dettagli. Sono salute.

Eppure molte donne si sentono dire “è normale, passa”.
La normalità non significa dover tollerare.

Parlare, informarsi e affidarsi a una valutazione individuale permette di scegliere in modo consapevole, senza anticipare né ritardare inutilmente.

La terapia giusta è quella costruita sulla persona, non sull’età anagrafica.

Stai intraprendendo un percorso di fecondazione assistita e il tuo specialista ha proposto un transfer su ciclo spontane...
08/04/2026

Stai intraprendendo un percorso di fecondazione assistita e il tuo specialista ha proposto un transfer su ciclo spontaneo?

Molte pazienti si chiedono come funzioni e cosa aspettarsi. In questo carosello, ti spieghiamo passo dopo passo questo approccio, che sfrutta la fisiologia naturale del tuo corpo per ottimizzare le possibilità di successo.

Perché Scegliere un Ciclo Spontaneo o Semispontaneo?
L’obiettivo principale è sincronizzare perfettamente lo sviluppo dell’endometrio (il rivestimento interno dell’utero dove l’embrione si impianterà) con lo stadio di sviluppo dell’embrione (solitamente una blastocisti, cioè un embrione di 5-6 giorni). Utilizzando il tuo naturale picco ovulatorio, ricreiamo un ambiente uterino il più possibile vicino a quello di una gravidanza naturale.

Le Fasi Principali del Percorso
1. Il Concetto Chiave: Sincronizzazione naturale tra endometrio e blastocisti.
2. Il Primo Controllo: Un’ecografia nei primi giorni del ciclo per assicurarsi che tutto sia pronto per iniziare.
3. Il Monitoraggio: Controlli ecografici per seguire la crescita del follicolo dominante e la maturazione dell’endometrio.
4. L’Induzione: Spesso, quando il follicolo è pronto, si utilizza un farmaco (come l’hCG) per indurre l’ovulazione con precisione temporale. Da qui, inizia la sincronizzazione!
5. Il Progesterone: Un supporto ormonale fondamentale (ovuli, fiale o compresse), personalizzato per la tua situazione.
6. Il Transfer: Dopo 5 giorni di progesterone, la tua blastocisti viene delicatamente trasferita in utero. Una procedura rapida e generalmente indolore.
7. Il Dopo: Tornerai a casa per condurre una vita sana e normale. L’attesa è difficile, ma la serenità è importante.
8. Il Test: Dieci giorni dopo il transfer, il momento tanto atteso delle Beta-hCG.

Queste informazioni sono una guida generale. Il tuo medico personalizzerà ogni fase del percorso in base alla tua specifica situazione medica. La PMA è un percorso che richiede pazienza, informazione e fiducia.

Hai domande o vuoi condividere la tua esperienza?
Scrivilo nei commenti o inviami un messaggio in direct! Ti leggo sempre.

La visita dopo il parto non serve solo a controllare che “tutto sia tornato a posto”. È un momento importante per parlar...
07/04/2026

La visita dopo il parto non serve solo a controllare che “tutto sia tornato a posto”. È un momento importante per parlare della tua salute fisica ed emotiva, chiarire dubbi e ricevere indicazioni utili per i mesi successivi.

Molte donne arrivano alla visita post-parto senza sapere cosa chiedere. Preparare qualche domanda può aiutare a sfruttare meglio questo incontro.

Tra gli argomenti più utili da affrontare:

• Contraccezione: quando è possibile iniziarla? Quali metodi sono compatibili con l’allattamento? Spirale, progestinico o altri metodi possono essere valutati già nelle prime settimane.

• Ripresa dei rapporti sessuali: quando è sicuro ricominciare? È normale avere dolore o secchezza? Spesso servono tempo, lubrificazione e talvolta supporto specifico.

• Pavimento pelvico: incontinenza, senso di peso o difficoltà nel controllo muscolare non sono rari dopo il parto. In alcuni casi è utile la riabilitazione del pavimento pelvico.

• Diastasi dei retti: quando sospettarla e quali esercizi sono davvero indicati per il recupero della parete addominale.

• Allattamento: dolore, ragadi, quantità di latte o crescita del neonato sono temi molto frequenti nella visita post-parto.

• Ripresa dell’attività fisica: quali esercizi sono sicuri e quando iniziare, soprattutto dopo cesareo o parto operativo.

• Umore e salute mentale: stanchezza, tristezza o ansia possono comparire nelle settimane dopo il parto. Parlarne è fondamentale per riconoscere precocemente il baby blues o la depressione post-parto.

Il periodo dopo la nascita è una fase di grandi cambiamenti. La visita post-parto serve proprio a accompagnare questa transizione e a prendersi cura della salute della madre, non solo del bambino.

Salva questo post e portalo con te alla prossima visita.

05/04/2026

Nel mio lavoro incontro ogni giorno storie diverse: attese, fragilità, desideri profondi, delusioni, paura.. ma anche una straordinaria capacità di ripartire, anche quando sembra difficile. Mi avete insegnato tanto in questi anni, e ne ho fatto tesoro

La Pasqua, per me, è proprio questo: la possibilità di rinascita. Non perfetta, non immediata, ma reale e meravigliosa. Scelta con cura come rinascita dalle ceneri.

Un cambiamento che può iniziare da piccoli passi, da una scelta, da un momento in cui decidiamo di prenderci cura di noi stesse.
Ricordo esattamente il momento in cui ho prenotato questo viaggio: il dolore più profondo mai provato. Ed eccomi qui a raccogliere i fiori nati da quel seme così amaro

Che siate in un momento sereno o in una fase più complessa del vostro percorso, vi auguro di ritrovare fiducia, energia e nuove prospettive, e di fare di tutto perché ciò accada.

Io resto qui, accanto a voi, in questo percorso.

Buona Pasqua 🤍

04/04/2026

Sulla fertilità circolano ancora troppi falsi miti. E il problema è che, quando un’informazione sbagliata viene ripetuta abbastanza volte, può ritardare diagnosi, cura e scelte consapevoli. Ecco i falsi miti più frequenti che ho sentito questa settimana..

La contraccezione causa infertilità. NO! In molti casi, semplicemente, mentre la si usa non emergono condizioni già presenti, come cicli anovulatori, endometriosi, disfunzioni ovulatorie o altre criticità che diventano evidenti solo dopo la sospensione.

Monitorare il ciclo non è “fissarsi”: per molte donne è un modo utile per conoscere meglio il proprio corpo. Capire se e quando si ovula può dare informazioni importanti, soprattutto quando si cerca una gravidanza.

Anche l’idea che si debba sempre aspettare 12 mesi prima di chiedere aiuto va contestualizzata. Un anno è il riferimento generale per una coppia giovane senza fattori di rischio, ma in presenza di cicli irregolari, età materna più avanzata, dolore pelvico, sospetta endometriosi o fattori maschili, una valutazione prima è spesso appropriata.

Altro punto sottovalutato: il calore può influire negativamente sulla qualità seminale. Per questo, durante la ricerca di gravidanza, esposizioni frequenti e intense a fonti di calore come sauna o bagni molto caldi meritano attenzione soprattutto nel partner maschile.

E poi c’è la frase che molte persone si sentono dire: “rilassati”. No, non è un consiglio clinico. La fertilità ha bisogno di ascolto, dati corretti, tempi giusti e supporto reale.

Fare informazione serve anche a questo: riconoscere prima i segnali, fare le domande giuste e arrivare prima a una valutazione adeguata. 🤍

03/04/2026

Nella PCOS associata a obesità, il recupero dell’ovulazione è spesso uno degli obiettivi più complessi. Questo nuovo studio aggiunge un dato clinicamente solido: la perdita di peso aumenta in modo progressivo la probabilità di tornare a ovulare. E non serve perdere decine di kg! Ogni kg perso è associato al 5% in più di possibilità di ovulare!

Nello studio, dopo 12 mesi, circa il 50% delle donne ha recuperato cicli ovulatori. Il punto chiave è la relazione dose-risposta: ogni -1% di peso corporeo si associa a +5,6% di probabilità di ovulazione. Anche perdite modeste sono utili, ma benefici maggiori si osservano con cali più consistenti. Non emerge inoltre un limite superiore oltre il quale dimagrire diventi dannoso per l’ovulazione.

Lo ripetiamo spesso: il peso non è un indicatore assoluto di salute. Esistono donne metabolicamente sane anche con BMI elevato e, al contrario, alterazioni endocrine in donne normopeso.

Nel contesto della medicina della riproduzione, però, il peso rappresenta spesso un epifenomeno clinicamente rilevante: non è la causa unica, ma riflette meccanismi biologici che incidono sulla funzione ovarica.

Nella PCOS, la sua riduzione si accompagna a miglioramento della sensibilità insulinica, riduzione dell’iperandrogenismo (↑SHBG, ↓androgeni liberi) e maggiore probabilità di ovulazione.

Cosa significa nella pratica?
👉 Non serve aspettare risultati estremi per ottenere benefici
👉 Anche piccoli cambiamenti hanno un impatto reale
👉 Il percorso deve essere personalizzato e sostenibile

Il messaggio per le pazienti è concreto: non stiamo inseguendo un numero, ma migliorando un equilibrio ormonale. E quando questo equilibrio migliora, il corpo spesso riprende a funzionare. FORZA RAGAZZE!!

In Italia il vaccino contro il Papillomavirus umano (HPV) potrebbe prevenire circa 3000 decessi ogni anno legati a tumor...
02/04/2026

In Italia il vaccino contro il Papillomavirus umano (HPV) potrebbe prevenire circa 3000 decessi ogni anno legati a tumori causati da questa infezione. Eppure la percezione del rischio è ancora molto bassa.

Secondo dati presentati all’Istituto Superiore di Sanità, circa il 70% dei genitori ritiene che il vaccino HPV sia inutile e quasi l’80% considera l’HPV una minaccia sanitaria poco rilevante. Questo divario tra evidenze scientifiche e percezione pubblica ha conseguenze concrete: la copertura vaccinale resta insufficiente e solo circa la metà dei bambini e delle bambine sotto i 12 anni risulta adeguatamente protetta.

È un paradosso sanitario. Parliamo di un vaccino che non protegge solo da un’infezione, ma da diversi tumori HPV-correlati: tumore della cervice uterina, dell’ano, dell’orofaringe e altre neoplasie associate al virus.

La prevenzione funziona quando arriva prima dell’esposizione al virus, motivo per cui la vaccinazione è raccomandata in età precoce, sia per le ragazze sia per i ragazzi.

Il problema quindi non è l’efficacia del vaccino, ampiamente dimostrata dagli studi scientifici, ma la scarsa consapevolezza. Migliorare informazione e comunicazione è una delle sfide più importanti della prevenzione oncologica nei prossimi anni.

Parlare di HPV significa parlare di tumori prevenibili. E ogni tumore prevenibile che non preveniamo rappresenta un’occasione mancata per la salute pubblica.

C’è un silenzio assordante che si espande tra le piastrelle del bagno in quei tre minuti che sembrano un’eternità. È il ...
01/04/2026

C’è un silenzio assordante che si espande tra le piastrelle del bagno in quei tre minuti che sembrano un’eternità. È il rumore di un respiro trattenuto, di un cuore che galoppa, di una preghiera muta.

E poi, eccola lì. Una linea sola. Netta, gelida, definitiva. Un verdetto che non ammette repliche, almeno per questo mese.
In quel momento, il mondo fuori continua a girare, ma il tuo si ferma. Senti un vuoto che non è solo fisico: è lo spazio di un sogno che si era già fatto carne nella tua mente e che improvvisamente torna a essere un’ombra. È un piccolo lutto invisibile.

Chi vive questa attesa sa che ogni negativo è un progetto che svanisce, una data di nascita ipotetica cancellata dal calendario del cuore, un “non ancora” che pesa come un macigno.

Oggi, però, vorrei dirti una cosa: non scusarti per la tua tristezza. Non sentirti sbagliata se provi quella strana rabbia mista a stanchezza. Il tuo corpo non ti sta tradendo e il tempo non è un nemico. Sei in un cammino che richiede un coraggio immenso: quello di restare vulnerabile e di aprire il fianco alla speranza ogni mese, sapendo che potrebbe far male. Questa è la forma più pura di amore: amare qualcosa che non vedi ancora, ma per cui sei disposta a lottare con ogni fibra del tuo essere.

Non permettere a quella singola linea di definire chi sei. Tu non sei la tua ricerca, non sei la tua fertilità, non sei un test fallito. Sei una donna che sta coltivando un desiderio sacro. La speranza non è un interruttore che si spegne; è un muscolo che si rinforza nel buio. È la capacità di guardare quel bianco e trovare la forza di sussurrare: “Va bene così. Oggi mi prendo cura di me”.

Lascia che la delusione ti attraversi senza fermarsi troppo a lungo. Domani il desiderio tornerà a bussare, ma oggi sii gentile con te stessa come lo saresti con la tua migliore amica. Abbi cura della tua Speranza. Anche oggi, soprattutto oggi, che sembra così difficile proteggerla. Non sei sola in questa stanza.

C’è un filo invisibile di attesa e resilienza che lega migliaia di donne. E questo legame è più forte di qualsiasi test. ✨

Molte persone temono che la FIVET possa aumentare il rischio di tumore al seno. È una preoccupazione comprensibile: dura...
31/03/2026

Molte persone temono che la FIVET possa aumentare il rischio di tumore al seno. È una preoccupazione comprensibile: durante la stimolazione ovarica i livelli di estrogeni aumentano temporaneamente e alcune donne affrontano la gravidanza in età più avanzata, fattori che storicamente hanno alimentato il dubbio.

Per questo negli ultimi anni la ricerca ha analizzato il tema con grande attenzione, usando studi molto ampi e follow-up a lungo termine.

Cosa dicono i dati più solidi?

Le meta-analisi che includono centinaia di migliaia di donne non hanno trovato un aumento del rischio di tumore al seno nelle donne che hanno fatto FIVET rispetto alla popolazione generale. Questo vale anche nelle donne che hanno eseguito più cicli di stimolazione ovarica.

Anche i dati a lungo termine confermano lo stesso risultato. In uno studio olandese pubblicato su JAMA, che ha seguito oltre 25.000 donne per più di 20 anni, il rischio di tumore al seno a 55 anni era praticamente identico tra chi aveva fatto FIVET e chi non l’aveva fatta.

E nelle donne con mutazioni BRCA, già a più alto rischio? Anche qui i dati disponibili sono rassicuranti: gli studi non mostrano un aumento dell’incidenza di tumore al seno nelle portatrici che hanno effettuato trattamenti di fertilità rispetto a quelle che non li hanno fatti.

Perché allora alcuni studi più vecchi avevano suggerito un possibile aumento? In gran parte perché non tenevano conto di fattori come età più avanzata, gravidanze tardive o infertilità stessa, elementi che possono influenzare il rischio indipendentemente dalla FIVET.

La sintesi delle evidenze disponibili oggi è chiara:
la FIVET non sembra aumentare il rischio di tumore al seno nel lungo termine.

Condividi questo post con chi sta affrontando un percorso di PMA: informarsi con dati scientifici aiuta a prendere decisioni più consapevoli.

30/03/2026

Molte pazienti mi chiedono: “Ma un embrione congelato da tanto tempo ha meno probabilità di funzionare?”

È una paura comprensibile. L’idea che il tempo possa “danneggiare” l’embrione è molto diffusa. In realtà, i dati scientifici disponibili raccontano una storia diversa.

Uno studio danese pubblicato nel 2026 ha analizzato 7.042 donne e 12.599 trasferimenti di blastocisti congelate, confrontando i risultati in base al tempo di conservazione degli embrioni:
≤3 mesi, 4–6 mesi, 7–12 mesi, 13–24 mesi e ≥25 mesi.

Il risultato è stato chiaro: il tempo di congelamento non ha influenzato le probabilità di gravidanza clinica né di nascita di un bambino. Anche gli esiti ostetrici sono risultati sovrapponibili.

Questo perché gli embrioni vengono conservati in azoto liquido a circa −196°C. In queste condizioni l’attività biologica si arresta completamente. È come se il tempo si fermasse.

Ciò che incide davvero sulle probabilità di successo è soprattutto l’età della donna al momento della creazione dell’embrione, insieme alla qualità embrionale e al contesto clinico.

Per questo motivo, quando parliamo di embrioni congelati, la domanda più importante non è da quanto tempo sono conservati, ma quando sono stati ottenuti.

La crioconservazione rappresenta oggi uno strumento molto sicuro ed efficace nella medicina della riproduzione, e spesso permette di programmare i trattamenti con maggiore tranquillità.

La perimenopausa è una fase di transizione che può durare diversi anni prima della menopausa. Gli ormoni cambiano, il so...
29/03/2026

La perimenopausa è una fase di transizione che può durare diversi anni prima della menopausa. Gli ormoni cambiano, il sonno diventa più fragile, possono comparire vampate, irritabilità, stanchezza e variazioni del desiderio sessuale. Non è solo un cambiamento biologico: spesso è anche un periodo di grande pressione personale, familiare e lavorativa.

In questo contesto, il modo in cui il partner reagisce può fare una differenza concreta nella qualità della vita quotidiana.

Spesso non servono grandi soluzioni, ma piccoli comportamenti. Migliorare l’ambiente del sonno, comprendere che alcuni sbalzi emotivi possono essere legati ai cambiamenti ormonali, non interpretare il calo del desiderio come un rifiuto personale, alleggerire il carico mentale quando la stanchezza diventa importante.

Anche il supporto emotivo è fondamentale: riconoscere lo sforzo che una donna sta facendo per attraversare questa fase, evitare commenti sul corpo che cambia e mantenere una presenza affettiva anche quando lei sente il bisogno di più spazio.

La perimenopausa non è una malattia, ma una fase fisiologica della vita che merita informazione, comprensione e rispetto. E spesso, nelle relazioni, sono proprio le piccole attenzioni a fare la differenza.

Se questo post ti sembra utile, mandalo al tuo partner… e anche ai partner delle tue amiche. 😉

Credit:Tamsen Fadal

Il dolore è un sintomo soggettivo. Eppure, quando si parla di endometriosi, spesso viene sottovalutato, normalizzato o d...
27/03/2026

Il dolore è un sintomo soggettivo. Eppure, quando si parla di endometriosi, spesso viene sottovalutato, normalizzato o descritto con parole vaghe: “forte”, “insopportabile”, “fastidioso”.

In medicina esiste invece uno strumento semplice e molto utile: la scala numerica del dolore o scala VAS (0–10).
Chiedere a una paziente di quantificare il dolore con un numero aiuta a trasformare una sensazione soggettiva in un dato clinico più chiaro. Io lo faccio sempre.

Perché è importante farlo nell’endometriosi?

• Permette al medico di comprendere meglio la gravità del sintomo
• Aiuta a monitorare l’andamento nel tempo
• Consente di valutare l’efficacia delle terapie
• Riduce il rischio che il dolore venga minimizzato

Molte donne con endometriosi convivono per anni con dolori mestruali severi pensando che sia “normale”. In realtà, un dolore che supera 6–7/10 e interferisce con scuola, lavoro o attività quotidiane merita sempre una valutazione clinica e soprattutto una terapia.. e anche nella gestione terapeutica il numero è utile. In generale:

• Dolore lieve (1–3/10)
può rispondere a paracetamolo 500–1000 mg ogni 6–8 ore.

• Dolore moderato (4–6/10)
spesso richiede FANS come ibuprofene 400–600 mg ogni 6–8 ore o naprossene 250–500 mg ogni 12 ore.

• Dolore severo (7–10/10)
richiede valutazione medica e strategie terapeutiche più strutturate: terapia ormonale, approccio multidisciplinare o trattamento chirurgico nei casi indicati.

Un altro aspetto fondamentale è il momento in cui il farmaco viene assunto. Nei dolori mestruali legati all’endometriosi è spesso più efficace assumere il FANS all’inizio del dolore o anche poco prima del ciclo, perché agisce sui meccanismi infiammatori alla base della sintomatologia. NON ASPETTARE MAI che diventi insopportabile, anzi.. previenilo!

Chiedere a una paziente “quanto dolore hai da 0 a 10?” non è solo una formalità.
È un modo per ascoltare meglio, per misurare un sintomo complesso e per impostare una terapia più appropriata.

Il dolore non dovrebbe mai essere ignorato.
E quando viene espresso in numeri, diventa molto più difficile sottovalutarlo.

Indirizzo

Via Lucrezia Della Valle 19/27
Catanzaro
88100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Mercoledì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Giovedì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Venerdì 09:00 - 12:30
15:00 - 19:30
Sabato 09:00 - 12:30

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