Prof.ssa Roberta Venturella

Prof.ssa Roberta Venturella Professore di II Fascia di Ginecologia e Ostetricia - Università Magna Graecia di Catanzaro. Responsabile Centro PMA III Livello Ospedale Pugliese Ciaccio

03/02/2026

PCOS: non è una cosa sola

La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) è una condizione complessa che coinvolge più aspetti della salute femminile. Agisce sul metabolismo, sugli ormoni e sull’apparato ginecologico. Per questo i sintomi sono diversi da donna a donna e cambiano nel tempo.

Con la PCOS possono aumentare i rischi metabolici, come insulino-resistenza e diabete tipo 2, ma anche le difficoltà riproduttive, le irregolarità del ciclo e, se non adeguatamente gestita, alcune complicanze a lungo termine. Non va dimenticato l’impatto sul benessere emotivo, spesso sottovalutato.

Ridurre la PCOS a un problema di peso o solo di fertilità è limitante e non aiuta le pazienti. Serve invece un inquadramento completo e personalizzato, che tenga conto del profilo clinico, degli obiettivi di vita e della fase in cui ci si trova.

Le linee guida indicano che il primo passo è lo stile di vita: alimentazione adattata alla singola persona, attività fisica sostenibile, attenzione al sonno e allo stress. Quando necessario, si affiancano terapie mirate, scelte con criterio e monitorate nel tempo. Il lavoro in team fa la differenza.

Prendere sul serio la PCOS significa ascoltare, spiegare e costruire percorsi di cura basati sulle evidenze. Le donne con PCOS meritano chiarezza, continuità e una presa in carico reale.

02/02/2026

La blastocisti è una struttura embrionale che si forma circa 5–6 giorni dopo la fecondazione ed è il momento in cui l’embrione si prepara all’impianto nell’endometrio.

È composta da tre elementi principali, ciascuno con una funzione specifica:

🔹 Massa cellulare interna (Inner Cell Mass, ICM)
È il gruppo di cellule da cui si svilupperà l’embrione vero e proprio. Da qui avranno origine tutti i tessuti e gli organi del feto.

🔹 Trofoectoderma
È lo strato cellulare più esterno. Avrà un ruolo fondamentale nell’impianto e darà origine alla placenta e alle membrane extraembrionali, essenziali per gli scambi tra madre ed embrione.

🔹 Blastocele
È una cavità piena di liquido che si forma all’interno della blastocisti. La sua espansione consente la corretta organizzazione delle cellule e prepara la blastocisti alla fase di hatching.

Questa organizzazione riflette un processo altamente regolato, in cui ogni compartimento contribuisce allo sviluppo embrionale e al successo dell’impianto. La valutazione morfologica di queste componenti è uno degli elementi utilizzati in embriologia clinica per stimare il potenziale evolutivo della blastocisti.





01/02/2026

Quando una gravidanza arriva dopo un percorso di infertilità, la gioia può convivere con paura, fragilità e senso di responsabilità verso chi ha condiviso quel cammino.

Una mia paziente aveva un’amica molto cara che stava vivendo lo stesso percorso. Si erano sostenute a vicenda in silenzio, con una comprensione profonda che solo chi attraversa l’infertilità può avere.
Quando la mia paziente è rimasta incinta, non sapeva come dirglielo. Portava ancora il peso delle perdite precedenti, il timore che fosse troppo presto per crederci davvero e, soprattutto, la paura di ferire una persona amata.

Mi ha chiesto consiglio. Abbiamo valutato insieme di non telefonare, ma di scrivere. Un messaggio che lasciasse spazio, tempo, respiro. Uno spazio sicuro per accogliere una notizia complessa, senza forzare una reazione immediata.

Con il suo consenso, condivido questa riflessione perché so quanto questa situazione sia frequente e dolorosa. Dire o ricevere una notizia così, quando l’infertilità è ancora presente nella relazione, è una delle conversazioni emotivamente più difficili.

Se ti trovi in una posizione simile, sappi che è normale sentirsi in difficoltà. Non significa essere egoisti, freddi o sbagliati. Significa essere umani, in una fase delicata della vita.

Nella medicina della riproduzione, il rispetto dei tempi emotivi è parte della cura. Anche nelle parole.





Quando una bambina o una pre-adolescente dice:“Mamma, sono grassa” come ginecologa so che raramente sta parlando di peso...
31/01/2026

Quando una bambina o una pre-adolescente dice:
“Mamma, sono grassa” come ginecologa so che raramente sta parlando di peso.
E come mamma so che non sta chiedendo una risposta tecnica, ma una relazione sicura.

In ambulatorio incontro spesso ragazze che iniziano molto presto a vivere il corpo come un problema. Pubertà anticipata, cambiamenti rapidi della composizione corporea, confronto costante con i pari e modelli irrealistici proposti dai social creano un terreno fragile. A casa, quella frase è spesso l’espressione di disagio, confronto, bisogno di conferma.

Dire subito “ma no, sei bellissima”, “devi mangiare meglio” o “vediamo di dimagrire un po’” nasce da una buona intenzione, ma rischia di trasmettere messaggi clinicamente rilevanti: che il corpo va corretto, che l’emozione è sbagliata, che il valore passa dall’aspetto.

In quel momento non serve intervenire sul comportamento.
Serve regolare l’emozione.

Una risposta come:
“Grazie per avermelo detto. Cosa ti ha fatto sentire così?”
è una risposta protettiva. Non nega, non medicalizza. Apre uno spazio di ascolto che, come mostrano diversi studi, riduce nel tempo il rischio di un rapporto disfunzionale con il cibo e con il corpo.

La prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare e della body dissatisfaction inizia molto prima dell’adolescenza. Inizia dal linguaggio che usiamo, dal modo in cui parliamo dei corpi, dal clima emotivo che costruiamo attorno ai cambiamenti fisiologici.

Come ginecologa mi occupo di salute.
Come mamma mi occupo di sicurezza emotiva.
E so che le due cose non sono in conflitto.

La connessione viene prima.
La comprensione segue.
Le abitudini sane si costruiscono dopo.

A volte il gesto più competente è fermarsi, ascoltare e restare presenti.

30/01/2026

Quando dopo un pick-up il numero di ovociti recuperati è inferiore a quello atteso, la delusione è spesso immediata. È una reazione comprensibile, perché durante la stimolazione ovarica si osservano follicoli crescere, si contano, si crea un’aspettativa. Ma il passaggio dal numero di follicoli visti all’ecografia al numero di ovociti effettivamente recuperati non è automatico né matematico.

Prima di tutto, conta la maturità follicolare al momento del trigger. Follicoli che non hanno ancora raggiunto una dimensione adeguata possono non contenere un ovocita maturo o non rilasciarlo durante il pick-up. Questo non significa che la stimolazione sia stata “sbagliata”, ma che la risposta ovarica segue tempi biologici individuali, e a volte la risposta è asincrona, e alcuni follicoli vanno sacrificati

In secondo luogo, non tutti i follicoli visibili contengono un ovocita. È un dato fisiologico, poco raccontato, ma ben noto a chi lavora in PMA. Alcuni follicoli sono “vuoti” già in partenza, altri contengono ovociti che non riescono a completare il percorso di maturazione. Questo fa parte della biologia ovarica, non di un errore.

Esiste poi un altro aspetto, spesso difficile da accettare: durante la stimolazione alcuni follicoli possono andare incontro ad atresia. Crescono inizialmente, poi si fermano. Non perché siano stati “spremuti troppo”, ma perché il loro destino era già scritto a livello cellulare. La stimolazione non crea ovociti nuovi, lavora su quelli già presenti, cercando di accompagnarli il più possibile fino alla maturità.

Per questo motivo, il numero di ovociti non è l’unico indicatore di valore di un ciclo. Conta la qualità, conta la competenza ovocitaria, conta cosa succede dopo: fecondazione, sviluppo embrionario, impianto. A volte pochi ovociti portano a una gravidanza, altre volte numeri elevati non garantiscono nulla.

Capire questi meccanismi aiuta a spostare lo sguardo dal “quanto” al “come”. E soprattutto a ridurre quel senso di colpa o di fallimento che molte donne provano, senza alcuna ragione clinica.

La PMA è un percorso medico, ma anche emotivo. Meritano rispetto entrambi.

29/01/2026

Ci sono alcune verità sulla PMA che spesso arrivano troppo tardi, quando il percorso è già emotivamente e fisicamente impegnativo.

Un embrione cromosomicamente normale non garantisce automaticamente una gravidanza. La competenza genetica è necessaria, ma non sempre sufficiente: l’impianto è un processo biologico complesso, con molte variabili ancora non completamente controllabili.

La fecondazione in vitro non è solo una terapia, ma anche uno strumento diagnostico. Anche quando non porta al risultato desiderato, può fornire informazioni fondamentali sulla qualità ovocitaria, embrionaria e sulla risposta individuale al trattamento. Informazioni che servono per orientare i passi successivi.

Nella maggior parte dei casi, quando un transfer fallisce, la causa è embrionaria. I fattori uterini sono meno frequenti, ma questo non significa che vadano trascurati.

Proprio per questo, una valutazione uterina accurata è sempre indicata, soprattutto quando il numero di embrioni disponibili è limitato. Ogni transfer è prezioso e va preparato nel modo più rigoroso possibile.

Conoscere questi aspetti non rende il percorso più semplice, ma lo rende più consapevole, più realistico e, spesso, meglio accompagnato.

Un piatto semplice, reale, quotidiano.Non “perfetto”, ma nutrizionalmente intelligente.Cous cous con ceci e verdure → ca...
28/01/2026

Un piatto semplice, reale, quotidiano.
Non “perfetto”, ma nutrizionalmente intelligente.

Cous cous con ceci e verdure → carboidrati complessi + fibre + proteine vegetali
Avocado → grassi buoni, utili per assetto ormonale e infiammazione
Proteine (carne trita / frittata) → supporto muscolare e sazietà
Verdure cotte → digeribilità e micronutrienti

Non è una dieta “da foto”.
È un pasto che nutre, sostiene la glicemia, rispetta il senso di fame e non demonizza nulla.

Mangiare bene non significa mangiare poco.
Significa mangiare con equilibrio, senza ansia, senza etichette, senza sensi di colpa.

Ed è anche così che si costruisce salute metabolica, ormonale e riproduttiva, giorno dopo giorno.

E tu? Che hai mangiato a pranzo?

27/01/2026

Spesso utilizzo questo spazio per divulgare contenuti scientifici… Oggi lo faccio solo per ricordarvi, e ricordare a me stessa, che riuscire ad avere un bambino quando lo si desidera è un dono (e una fortuna) immenso unico e straordinario… Non dimentichiamolo, non diamolo per scontato

26/01/2026

Sono una ginecologa che si occupa di fertilità, e se c’è una cosa che vedo ogni giorno in ambulatorio è quanta confusione ci sia su questo tema. Non per superficialità, ma perché per anni si è parlato poco – o male – di fisiologia riproduttiva.

La qualità ovocitaria non crolla all’improvviso a 40 anni. Inizia a ridursi gradualmente già dalla fine dei 20, in modo silenzioso. Questo non significa che una donna giovane non possa avere gravidanze spontanee, ma che il tempo riproduttivo non coincide sempre con come ci sentiamo o con come viviamo la nostra vita.

Avere un ciclo mestruale regolare non è sinonimo di fertilità. Il ciclo indica che l’asse ormonale funziona, ma non dice tutto su ovulazione, qualità ovocitaria o probabilità di concepimento.
Allo stesso modo, siamo nate con tutti gli ovociti che avremo: non se ne producono di nuovi, e con il tempo diminuiscono sia in numero che in qualità.

Anche cicli apparentemente “perfetti” possono nascondere problemi ovulatori o condizioni che emergono solo quando si cerca una gravidanza.
E no, l’infertilità non è una questione solo femminile: nel 40–50% dei casi è presente un fattore maschile, spesso sottovalutato o valutato troppo tardi.

Congelare gli ovociti non è un’assicurazione, ma può essere una strategia utile se fatta nel momento giusto e con indicazioni corrette.
Gli integratori (come il CoQ10) possono supportare, ma non sostituiscono il tempo biologico.
E la pillola anticoncezionale non “preserva” gli ovociti: sospende semplicemente l’ovulazione.

Parlare di fertilità non serve a creare ansia.
Serve a dare strumenti per scegliere, non per rincorrere illusioni.

25/01/2026

Vorrei che più persone sapessero che muoversi fa parte della cura, anche quando si parla di fertilità e PMA.

L’attività fisica prima di un percorso di fecondazione assistita non è un dettaglio marginale: diversi studi mostrano un’associazione tra uno stile di vita attivo e migliori tassi di gravidanza e di nati vivi. Non perché lo sport “faccia miracoli”, ma perché agisce su meccanismi biologici reali: sensibilità insulinica, infiammazione cronica di basso grado, assetto ormonale, qualità ovocitaria, funzione mitocondriale, perfusione tissutale.

Un livello adeguato di attività fisica è anche associato a risposte migliori alla stimolazione ovarica: non più farmaci, ma spesso una risposta più efficiente. Questo vale soprattutto nelle donne con insulino-resistenza, PCOS, sovrappeso, ma non solo.

Durante i trattamenti di PMA, l’attività fisica moderata e adattata è generalmente considerata sicura e benefica. Parliamo di movimento consapevole: camminata, cyclette, ellittica, yoga dolce, pilates, esercizi di mobilità e respirazione. Non è il momento di iniziare allenamenti estremi o ad alto impatto se non li si praticava già, ma neppure di “fermarsi completamente per paura”.

Un altro punto fondamentale: la forma fisica non si costruisce quando arriva il test positivo. La gravidanza è una condizione fisiologica impegnativa, e arrivarci con un corpo allenato, metabolically sano e resiliente è un vantaggio reale, anche sul piano ostetrico.

Il messaggio finale è: prenderti cura del tuo corpo fa parte del percorso, esattamente come gli esami, gli interventi, i farmaci e i controlli.

Sempre con buon senso e senza colpevolizzazioni.
La fertilità è un equilibrio.

23/01/2026

Quando si cerca una gravidanza, intorno al səssö circolano ancora moltissimi miti.
Posizioni “giuste”, gambe in aria, pause strategiche, lubrificanti miracolosi.
La realtà, però, è molto più semplice. E più scientifica.

Le evidenze ci dicono che:
• il timing dell’ovulazione conta più della frequenza
• fare sesso ogni giorno non riduce le possibilità, se è già una vostra abitudine
• la posizione non cambia il destino degli spermatozoi
• non serve restare immobili dopo il rapporto
• urinare subito dopo è sicuro
• lubrificanti non adatti possono ostacolare, ma non esistono scorciatoie
• non bisogna “trattenere” nulla

Gli spermatozoi raggiungono la cervice in pochi secondi.
Il resto è spesso ansia, pressione e aspettative inutili.

La fertilità non ha bisogno di rituali complicati.
Ha bisogno di informazioni corrette, serenità e di un corpo che stia bene.

Fare chiarezza è già parte della cura.





Immagina di avere nove anni.Di sapere già cos’è il ciclo.Di non spaventarti per il sangue, per le perdite, per qualche d...
23/01/2026

Immagina di avere nove anni.
Di sapere già cos’è il ciclo.
Di non spaventarti per il sangue, per le perdite, per qualche dolorino.
Eppure di sentire che qualcosa si è rotto lo stesso.

Per molte donne il menarca non è stato traumatico dal punto di vista pratico.
Il problema non era il ciclo in sé.
Il problema era il corpo.

Un corpo che cambia troppo presto.
Un corpo che diventa “da donna” mentre intorno sei ancora una bambina.
Le forme arrivano, attirano sguardi, curiosità, commenti.
Anche quando non sono cattivi. Anche quando non sono espliciti.
E quell’attenzione genera imbarazzo, confusione, distanza dal proprio corpo.

Poi c’è l’abbigliamento.
Vestiti che non rappresentano più.
Altri che “non sono adatti”.
Tentativi, spesso affettuosi ma goffi, di fermare il tempo.
E il messaggio implicito diventa: questo corpo è un problema da contenere.

Queste esperienze lasciano tracce.
Nel modo in cui ci guardiamo allo specchio.
Nel rapporto con la fisicità.
A volte anche nella sessualità.
E possono riemergere anni dopo, quando il corpo cambia di nuovo.

Per questo il menarca non dovrebbe essere solo “una spiegazione tecnica”.
È una fase delicatissima dell’identità.
E va accompagnata davvero.

Madri e figlie insieme.
Con parole giuste, ascolto, rispetto.
Perché il corpo non diventi mai un nemico.
E crescere non significhi perdersi.





Indirizzo

Via Lucrezia Della Valle 19/27
Catanzaro
88100

Orario di apertura

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15:00 - 19:30
Martedì 09:00 - 12:30
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