Onoranze Funebri Comunali Chiavari

Onoranze Funebri Comunali Chiavari Onoranze Funebri Comunali Chiavari * vuole combattere lo sciacallaggio e lo fa con l'unico sistema lecito, LA TRASPARENZA.

Il motto "LA NOSTRA UMANITA' AL VOSTRO SERVIZIO". Il nostro personale è in regola e formato.

In memoria di Claudio PanizzaCiao ClaudioUn segno che restaCi sono persone che attraversano la vita lasciando segni legg...
02/04/2026

In memoria di Claudio Panizza
Ciao Claudio

Un segno che resta

Ci sono persone che attraversano la vita lasciando segni leggeri, e altre che, senza fare rumore, costruiscono qualcosa che resta. Tu eri tra queste, Claudio.

Un esempio irraggiungibile

Non saprò mai essere come te. Non avrò mai quella naturalezza nel donarsi agli altri, quella capacità di esserci sempre, davvero, senza chiedere nulla in cambio. Tu non eri solo presente: eri guida, eri sostegno, eri casa per chiunque avesse bisogno. Per molti eri un punto fermo, per qualcuno quasi un padre, per tutti un amico nel senso più pieno e raro della parola.

Ciò che hai insegnato

Hai insegnato tanto, anche senza volerlo. Nei campi di calcio, tra i ragazzi, nelle giornate dedicate agli altri, nelle piccole cose fatte con un sorriso che non mancava mai. Hai mostrato che la vera vittoria non è il risultato, ma il legame che si crea, la mano che si tende, il tempo che si dona.

Il vuoto che lasci

E forse è proprio questo che lascia più vuoto: sapere che persone così non si sostituiscono. Restano esempi, sì, ma irraggiungibili. E allora resta solo il tentativo, imperfetto, di portare avanti almeno un frammento di ciò che sei stato.

Un ricordo che vive

Ci mancherai nella tua semplicità, nella tua presenza silenziosa ma fondamentale, nel tuo modo unico di far sentire tutti importanti.

Un ultimo saluto

Spero davvero che esista un luogo dove chi ha dato tanto possa continuare a sorridere. E spero, un giorno, di poterti rincontrare lì. Magari per dirti grazie come non siamo riusciti a fare abbastanza qui.

Ciao Claudio.

Carlo siffredi

30/03/2026
Salita Santa Caterina 173 nelle affissioni di Genova e RapalloIn questi giorni i manifesti di Salita Santa Caterina 173 ...
30/03/2026

Salita Santa Caterina 173 nelle affissioni di Genova e Rapallo
In questi giorni i manifesti di Salita Santa Caterina 173 sono comparsi negli appositi spazi pubblicitari di Genova e Rapallo.

La campagna è stata pensata in modo volutamente essenziale: titolo, immagine, numero 173 e nome dell’autore. Nessun recapito, nessun sito, nessun contatto, nessun riferimento editoriale e, soprattutto, nessuna indicazione esplicita sulla natura dell’opera.

Di primo impatto, il passante non percepisce subito di cosa si tratti: un libro, un film, un oggetto, un progetto? Ed è proprio questo il punto. La scelta è stata quella di colpire con la semplicità, eliminando ogni elemento accessorio e ogni distrazione, per lasciare spazio soltanto all’immagine, al titolo e alla curiosità.

Il manifesto non spiega: suggerisce. Non accompagna: interrompe. Invita chi lo guarda a fermarsi, a chiedersi cosa sia, a cercare, a capire.

Dopo Genova e Rapallo, le affissioni di Salita Santa Caterina 173 arriveranno presto anche in altre città.

Addio a Beppe SavoldiIl centravanti che lavorava il golLa domenica del pallone perde un uomo che sapeva dare peso alle c...
27/03/2026

Addio a Beppe Savoldi

Il centravanti che lavorava il gol

La domenica del pallone perde un uomo che sapeva dare peso alle cose vere. Se n’è andato Beppe Savoldi, centravanti padano di razza buona, uno che non faceva versi ma li segnava, a colpi di garretto e di tempo giusto.

Savoldi non era da circo mediatico. Era sostanza e mestiere. Sentiva l’odore dell’area come il pane caldo, roba di casa e di fatica. Lo chiamarono “mister due miliardi” quando il calcio cominciava a contarsi in cifre grosse, ma lui restava uomo di lavoro, figlio del sudore che non domanda applausi. In campo parlava poco. Concludeva. E bastava. Destro secco, testa alta, presenza contadina nel posto esatto in cui il pallone decide di farsi raccolto.

Nelle stagioni buone era sentenza. Non accarezzava il gioco, lo finiva. Il gol non gli capitava, lo pretendeva. E lo faceva con serietà antica, da operaio del tiro, sapendo che il calcio prima è fatica organizzata e poi, se avanza qualcosa, spettacolo.

Lo piangeranno a Bergamo, a Bologna, a Napoli. Piazze che non chiedono illusionisti ma uomini interi. Gente che riconosce chi lavora il pallone come si lavora la terra.

Oggi il calcio fa più rumore e pesa meno. Corre, luccica, si racconta. Ma conclude poco. Perché quando se ne va uno come Savoldi non perdi soltanto un goleador. Perdi una misura. Perdi un’idea di civiltà calcistica in cui si distingueva tra chi gioca e chi lavora. Lui lavorava da centravanti. Con onore. Con silenzio. Con gol.
Fonte: https://www.urneceramica.it/storia.html
Fonte immagine: wikipedia

📚 È uscito il nuovo libro: Salita Santa Caterina 173Una raccolta di racconti tragicomici ambientati a Genova, tra vicoli...
18/02/2026

📚 È uscito il nuovo libro: Salita Santa Caterina 173
Una raccolta di racconti tragicomici ambientati a Genova, tra vicoli, quartieri e funerali “come si deve”.
C’è un indirizzo che ritorna, come una targa che non si vede ma c’è: Salita Santa Caterina 173.
Da lì si dipanano storie esilaranti e spietate, legate a un mondo che tutti conoscono ma pochi guardano davvero: quello delle Onoranze Funebri Siffredi, dei saluti finali, dei non detti, dei parenti che arrivano da lontano, delle amicizie improvvise e delle faide antiche.
📞 Una telefonata
⚰️ Una bara fuori misura
⛪ Un prete che improvvisa
👪 Una famiglia che litiga davanti alla chiesa
…e qualcuno che, anche nel giorno più serio, trova sempre il modo di fare la cosa “giusta”. O la più assurda.
🎭 Cosa troverai dentro
✅ Racconti brevi ambientati a Genova e nei suoi quartieri
✅ Satira di costume e umanità quotidiana
✅ Tono tragicomico (tra risata e stretta allo stomaco)
✅ Personaggi memorabili: parenti, vicini, preti, impiegati, professionisti del cordoglio
✅ Un filo conduttore: le Onoranze Funebri Siffredi tra rituali, imprevisti e “pratiche” da sbrigare
👤 Autore: Vittorio Agostiniani (già autore di Arroganza, 9 racconti)
🔞 Età consigliata: 16+
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📖 Versione cartacea:
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11/02/2026

Commemorazione del 31 Gennaio 2026
Nel corso della solenne commemorazione del 31 gennaio, Carlo Siffredi, ideatore della cerimonia, ha espresso un profondo e sentito ringraziamento a Don Pio, parroco di Ri Alto, per la generosa disponibilità e per l’accoglienza riservata alla comunità in un momento di così intensa partecipazione spirituale.
La celebrazione è stata occasione di memoria e raccoglimento, durante la quale sono stati pronunciati con rispetto e commozione i nomi di:

Nicola, Carla, Franco, Anna, Rosetta, Bruna, Attilio, Ernesta, Raffaele, Ernesto, Ervino, Giuseppe, Rosa, Nelda, Roberto, Natalizia, Tea Amelia, Vittorio, Camilla, Maria Anna, Vittoria, Giovanni Maria, Mauro, Aniello, Maria, Antenore, Angela, Michela, Licena, Renato, Renzo, Bruno, Angelo, Nicoletta, Giovanni, Palmira, Antonio, Nerina, Claudia, Martin, Luigia, Marcello, Sergio, Enrica, Paolo, Nicoletta, Paolo, Antonio, Antonietta, Angelo, Sarah Anne, Natalizia, Ervino, Iulia, Guido e Maura.

Nel silenzio della preghiera e nella forza della comunione, ciascun nome è risuonato come testimonianza viva di un legame che il tempo non può spezzare. Il ricordo condiviso si è fatto conforto e speranza, rinnovando la certezza che l’amore custodito nel cuore continua a dare luce al cammino di chi resta.
Gianelli S.r.l.

In memoria di Enrico BaficoQuesto testo segue la scomparsa di Enrico Bafico ed è scritto in virtù di un’amicizia che non...
04/02/2026

In memoria di Enrico Bafico

Questo testo segue la scomparsa di Enrico Bafico ed è scritto in virtù di un’amicizia che non si manifestava come dichiarazione, ma come funzione.

Con Enrico l’amicizia operava: rendeva possibile il lavoro comune senza necessità di spiegazioni. Era una causa silenziosa, riconoscibile solo dai suoi effetti.

È solo ora, con la sua assenza, che se ne misura la portata.

Come avviene per le cause fondamentali: non si vedono direttamente, ma quando vengono meno l’ordine delle cose risulta alterato.

Questo atteggiamento era evidente anche nel suo rapporto con la morte. La collaborazione con la Siffredi Group non rispondeva a un intento provocatorio né a un bisogno consolatorio. La morte era considerata per ciò che è: un fatto reale, inevitabile, privo di ambiguità simboliche.
L’ultimo dei miei cani ne è il risultato coerente: un’urna che non rappresenta, ma assume. Non racconta la fine, stabilisce una presenza.

Lo stesso principio di necessità governa le altre opere. L’intervento sui volumi della Storia dell’arte di Argan per Per andare dove dobbiamo andare non è distruzione, ma trasformazione. Dove la continuità non è più possibile, l’opera introduce un passaggio. Il foro non nega il libro, ne modifica il percorso.

Il lungo silenzio che ha accompagnato quest’opera non è stato segno di incompletezza, ma di latenza. Ogni opera, come ogni atto umano, ha un tempo adeguato alla propria ricezione.

Oggi le opere di Enrico Bafico sono presenti in musei e collezioni private e attraversano una storia italiana fatta di simboli misurati, di ironia sobria, di attese strutturali. La notizia della sua scomparsa è arrivata senza gradualità, interrompendo un equilibrio che si riteneva stabile.

Da allora le stesse azioni continuano, ma con una variazione costante di ritmo.

Manca una causa silenziosa che, senza formularlo, orientava il fine del percorso.

Carlo Siffredi

Fabio Cudicini: un gigante tra i pali e nella storia del calcio italiano«Il Ragno Nero», così fu ribattezzato Fabio Cudi...
09/01/2025

Fabio Cudicini: un gigante tra i pali e nella storia del calcio italiano

«Il Ragno Nero», così fu ribattezzato Fabio Cudicini, un portiere che pareva scolpito nel granito e forgiato dal vento di bora della sua Trieste natìa. Nato il 20 ottobre 1935, Cudicini è stato un alfiere del calcio italiano, un nume tutelare che con il suo stile sobrio e la sua compostezza ha ridefinito il ruolo del portiere, trasformandolo da mero guardiano della porta a regista silente della retroguardia. La sua dipartita segna la fine di un'epopea, ma il mito resterà intatto nei secoli a ve**re.

# # # Dalle rive dell’Adriatico alla gloria calcistica
Figlio di una Trieste ancora avvolta dai profumi austro-ungarici, Fabio mosse i primi passi calcistici nell’Udinese. Già allora si intravedevano i tratti distintivi del suo gioco: riflessi felini e una calma olimpica che sembrava sfidare le leggi della fisica. Fu però con il Catania e, soprattutto, con la Roma che si consolidò come uno dei migliori estremi difensori della sua generazione. Con i giallorossi, il suo balzo felino si tradusse in una Coppa delle Fiere nel 1961, suggellando il suo talento con un trofeo dal sapore internazionale.

# # # Il Milan e l’apoteosi
Nel 1967, il destino lo condusse al Milan, e qui ebbe inizio la sua consacrazione definitiva. Sotto la guida di Nereo Rocco, altro triestino d’acciaio, Cudicini divenne il fulcro di una squadra epica. Con il Milan, Fabio alzò al cielo uno Scudetto, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale e una Coppa delle Coppe. Indimenticabile il suo intervento nella finale di Coppa dei Campioni del 1969 contro l’Ajax: una parata che ancora oggi pare un poema scritto in aria.

Il soprannome di «Ragno Nero» gli calzava a pennello: la sua figura slanciata e la maglia completamente nera lo facevano sembrare un aracnide gigante che tesseva la sua tela tra i pali, ipnotizzando gli avversari con movimenti tanto aggraziati quanto letali.

# # # Lo stile e l’anima
Cudicini incarnava l’essenza del portiere: un uomo solitario e riflessivo, custode di segreti e silenzi. Non era solo un atleta, ma un esteta del gesto tecnico, capace di trasformare una parata in un’opera d’arte. Non gridava, non gesticolava: guidava con lo sguardo, dominava con la presenza. Era un maestro di economia dei movimenti, ogni intervento calibrato con precisione millimetrica, quasi chirurgica.

# # # Una dinastia tra i pali
La passione per il calcio è un lascito che scorre nel sangue della famiglia Cudicini. Suo figlio Carlo ha seguito le sue orme, divenendo anch’egli un portiere di rango, protagonista prima in Italia e poi in Inghilterra. Il nome Cudicini, dunque, è sinonimo di eccellenza tra i pali, un marchio di fabbrica che attraversa le generazioni.

# # # L’uomo oltre il calciatore
Fabio Cudicini non fu solo un portiere straordinario, ma anche un uomo di rara eleganza e umanità. Dopo aver appeso i guanti al chiodo, rimase vicino al mondo del calcio, dispensando consigli e trasmettendo i valori di correttezza e dedizione che lo avevano sempre contraddistinto.

# # # L’immortalità del mito
Oggi, mentre lo salutiamo con un nodo in gola e un cuore colmo di riconoscenza, sappiamo che Fabio Cudicini non ci ha lasciati davvero. Il suo spirito continuerà a vivere nelle pagine di storia del calcio e nei racconti di chi lo ha visto all’opera. Grazie, Fabio, per averci insegnato che il calcio è poesia, arte e, soprattutto, passione.

Fonte immagine: www.wikipedia.org

La Chiesa di Santa Maria della Cella, che oggi ha ospitato una solenne cerimonia funebre organizzata dalle Onoranze Fune...
09/01/2025

La Chiesa di Santa Maria della Cella, che oggi ha ospitato una solenne cerimonia funebre organizzata dalle Onoranze Funebri Gianelli, rappresenta uno dei più significativi esempi dell'architettura religiosa genovese. La sua storia si intreccia con leggende e documenti storici che attraversano oltre un millennio.

Le origini della chiesa risalgono a un evento straordinario: nel 725, quando il re longobardo Liutprando decise di trasferire le reliquie di Sant'Agostino dalla Sardegna a Pavia, la nave che le trasportava approdò sulla spiaggia di Sampierdarena. Le sacre spoglie trovarono temporaneo riposo in una modesta chiesetta dedicata a San Pietro, che da quel momento venne chiamata "Cella di Sant'Agostino," come attestato da un importante diploma di Corrado II del 1033.

L’attuale chiesa nacque per volontà della potente famiglia Doria che, tra il 1206 e il 1213, decise di costruire un nuovo edificio sacro accanto all'antica ca****la. La scelta non fu casuale: i Doria possedevano terreni e ville nella zona e desideravano un luogo di culto vicino alle loro residenze estive. La nuova costruzione, inizialmente a croce latina con una sola navata e volta in legno, fu affidata ai canonici regolari della congregazione di Santa Maria di Crescenzago.

Nel corso dei secoli, l'edificio ha subito numerose trasformazioni, che ne hanno plasmato l’aspetto attuale. Le maestranze antelamiche del XIII secolo lasciarono la loro impronta nei conci di pietra di Promontorio, ancora visibili nei sottotetti. A metà del Quattrocento, Bartolomeo Doria promosse significativi ampliamenti, aggiungendo il chiostro, il campanile e la sacrestia. I secoli successivi portarono ulteriori modifiche: l'aggiunta delle navate laterali, la costruzione della cupola ellittica nel 1639 e la creazione di importanti opere d’arte e sepolcri familiari.

La storia della chiesa riflette i grandi cambiamenti politici e sociali: con la caduta della Repubblica di Genova nel 1797, gli Agostiniani, che avevano officiato il culto per oltre tre secoli, furono allontanati. Due anni dopo, la chiesa divenne sede parrocchiale, accogliendo preziose opere d’arte, tra cui il celebre affresco di Nicolò Barabino, raffigurante San Martino che riceve l’ordinazione religiosa da Sant’Ilario di Poitiers.

L'Ottocento portò nuove trasformazioni: la facciata fu rifatta in stile neoclassico su progetto di Angelo Scaniglia, mentre il campanile, danneggiato dal terremoto del 1828, fu ricostruito nel 1896. Una scoperta significativa avvenne nel 1882, quando l’archeologo Alfredo d’Andrade riportò alla luce l’antica chiesetta di Sant'Agostino, poi definitivamente recuperata dopo il bombardamento del 1944.

Oggi, mentre le Onoranze Funebri Gianelli accompagnano con rispetto l’ultimo saluto a un caro membro della comunità, la Chiesa di Santa Maria della Cella si conferma non solo un luogo di culto vivo e partecipato, ma anche un prezioso testimone della storia di Genova. Custode di arte e memoria, essa racconta, attraverso ogni sua pietra, secoli di devozione, cultura e trasformazioni sociali.

Urna cineraria in ceramica, omaggio a:SALVATORE SCHILLACI1 dicembre 1964 – 18 settembre 2024Fonte immagine: www.wikipedi...
21/09/2024

Urna cineraria in ceramica, omaggio a:
SALVATORE SCHILLACI
1 dicembre 1964 – 18 settembre 2024
Fonte immagine: www.wikipedia.org

La follia della burocrazia, bisogna arrivare in tribunale per fare valere il proprio desiderio.
18/09/2024

La follia della burocrazia, bisogna arrivare in tribunale per fare valere il proprio desiderio.

Indirizzo

Via S. Pier Di Canne, 85
Chiavari
16043

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