04/02/2026
In memoria di Enrico Bafico
Questo testo segue la scomparsa di Enrico Bafico ed è scritto in virtù di un’amicizia che non si manifestava come dichiarazione, ma come funzione.
Con Enrico l’amicizia operava: rendeva possibile il lavoro comune senza necessità di spiegazioni. Era una causa silenziosa, riconoscibile solo dai suoi effetti.
È solo ora, con la sua assenza, che se ne misura la portata.
Come avviene per le cause fondamentali: non si vedono direttamente, ma quando vengono meno l’ordine delle cose risulta alterato.
Questo atteggiamento era evidente anche nel suo rapporto con la morte. La collaborazione con la Siffredi Group non rispondeva a un intento provocatorio né a un bisogno consolatorio. La morte era considerata per ciò che è: un fatto reale, inevitabile, privo di ambiguità simboliche.
L’ultimo dei miei cani ne è il risultato coerente: un’urna che non rappresenta, ma assume. Non racconta la fine, stabilisce una presenza.
Lo stesso principio di necessità governa le altre opere. L’intervento sui volumi della Storia dell’arte di Argan per Per andare dove dobbiamo andare non è distruzione, ma trasformazione. Dove la continuità non è più possibile, l’opera introduce un passaggio. Il foro non nega il libro, ne modifica il percorso.
Il lungo silenzio che ha accompagnato quest’opera non è stato segno di incompletezza, ma di latenza. Ogni opera, come ogni atto umano, ha un tempo adeguato alla propria ricezione.
Oggi le opere di Enrico Bafico sono presenti in musei e collezioni private e attraversano una storia italiana fatta di simboli misurati, di ironia sobria, di attese strutturali. La notizia della sua scomparsa è arrivata senza gradualità, interrompendo un equilibrio che si riteneva stabile.
Da allora le stesse azioni continuano, ma con una variazione costante di ritmo.
Manca una causa silenziosa che, senza formularlo, orientava il fine del percorso.
Carlo Siffredi