Psicologa Psicoterapeuta Francesca R. D'Angelo

Psicologa Psicoterapeuta Francesca R. D'Angelo Psicoterapia individuale, di coppia e sostegno alla genitorialità sia in presenza che online.

Sono una Psicologa Psicoterapeuta ad indirizzo sistemico relazionale. Il mio percorso formativo si è nutrito di numerose esperienze professionali all'interno del servizio pubblico e degli istituti scolastici, dandomi modo di specializzarmi sia nel campo delle problematiche adolescenziali che dell'età adulta. Il mio approccio terapeutico parte dal presupposto che il modo di essere di ciascun individuo sia fortemente condizionato dalle circostanze affettive sperimentate nel corso della propria vita con le varie figure significative (famiglia, amici, rapporti sentimentali). Avere beneficiato di sicurezza e sostegno emotivo da parte dell'ambiente esterno incide sensibilmente sul modo di vedere se stessi e gli altri, mentre, al contrario, la mancanza di rinforzi sociali e interpersonali può provocare sfiducia e negatività nel modo di vivere il proprio percorso esistenziale. La psicoterapia è finalizzata a recuperare consapevolezza di chi si è e dei propri reali bisogni, delle proprie risorse e dei propri limiti, allo scopo di raggiungere una visione positiva della propria persona e del mondo circostante. La capacità di focalizzare e tutelare le proprie esigenze affettive costituisce infatti la premessa indispensabile per costruire un rapporto pieno e armonico dentro e fuori di sè.

19/02/2026

A COSA SERVE LA PSICOTERAPIA?

Utilizzare le cadute per capire se stessi: è questo lo scopo della psicoterapia. Non vedere solo la frustrazione in quanto tale ma anche ciò che può insegnarci.
Saper dare significato alle ferite e saperle convertire in scelte più attente ai propri bisogni. Custodirle per riconoscere cosa è importante per me.
Saper ascoltare i propri sintomi invece che giudicarli.
Saper trasformare i momenti difficili in consapevolezze, in strumenti per evolvere.
Nel rapporto con se stessi, con gli altri, nella coppia, come genitori.
E saper dire basta quando è troppo.

19/02/2026

📌𝟭𝟴 𝗳𝗲𝗯𝗯𝗿𝗮𝗶𝗼 𝟭𝟵𝟴𝟵 - 𝗟𝗲𝗴𝗴𝗲 𝟱𝟲

Dietro ogni percorso di terapia, ogni intervento nelle scuole e ogni supporto in azienda, c’è una base solida che oggi compie gli anni.

Il 18 febbraio 1989 veniva approvata la Legge 56, l'atto di nascita della nostra professione.

Un riconoscimento che ha trasformato l'ascolto in una disciplina tutelata e regolamentata, a garanzia di ogni cittadino.

SEI TE STESSO O CIÒ CHE ERA PIÙ FUNZIONALE DENTRO CASA?Dall’infanzia impariamo a stare in allerta o ad essere spontanei ...
16/02/2026

SEI TE STESSO O CIÒ CHE ERA PIÙ FUNZIONALE DENTRO CASA?

Dall’infanzia impariamo a stare in allerta o ad essere spontanei in base a quanto l’ambiente che ci ha circondato è stato tensivo o rassicurante.
Genitori facilmente irritabili insegnano ai figli a non potersi esprimere nelle proprie parti più vulnerabili, insegnano ad avere paura delle reazioni dell’altro e quindi a trattenersi, a limitarsi nella propria spontaneità.
Genitori suscettibili insegnano al bambino che è meglio evitare di piangere, lamentarsi, arrabbiarsi, perché le conseguenze potrebbero essere negative e i comportamenti di quegli adulti potrebbero ripercuotersi sul bambino stesso, aumentandone la frustrazione.
Tradotto: se ho bisogno non posso chiedere.
Ciò significa che un momento di tristezza va silenziato perché qualora manifestato porterebbe essere motivo di fastidio e quindi ricevere giudizio o essere banalizzato,
che una delusione va repressa perché, se condivisa con l’adulto di riferimento, comporterebbe un essere lasciato solo,
che un timore va ignorato perché altrimenti la risposta sarebbe di indifferenza o di colpevolizzazione.
Dall’infanzia si impara, cioè, a rispettare le proprie emozioni o a vergognarsene.
Ma c’è una buona notizia: nell’età adulta si può imparare a cambiare rotta, si può iniziare ad ascoltarsi e ad agire di conseguenza.
Con la psicoterapia si può recuperare se stessi se si sceglie di ricontattare ed abbracciare il proprio bambino interiore.

IMPARARE A LITIGARESpesso una delle cose più difficili di una relazione di coppia è la capacità di litigare.Il litigio v...
13/02/2026

IMPARARE A LITIGARE

Spesso una delle cose più difficili di una relazione di coppia è la capacità di litigare.
Il litigio viene frequentemente demonizzato come qualcosa di “brutto e cattivo” ovvero una dinamica distruttiva che mina la dignità dell’uno o dell’altro o di entrambi.
Ma quello non è litigio, è farsi del male.
E spesso ha a che fare con i significati che si associano al litigio fin quando si era piccoli.
Si litigava?
E come si litigava?
Il litigio, il contrasto, il contraddittorio può essere motore di crescita, dell’individuo e della coppia, se serve a cacciare fuori delle parti vitalistiche, se aiuta a esprimere gli aspetti più autentici di se stessi, se mi permette di mostrarmi limpido e vero, se diventa strumento per mettere limiti sani che vanno verso il rispetto di chi si è e di ciò che si prova.
Se attraverso quello scontro posso dare voce ai miei sentimenti e ai miei bisogni, se è facilitatore della propria vulnerabilità, se anche quando non la vediamo allo stesso modo possiamo imparare ad incontrarci, se attraverso la diversità ci si può aprire a un nuovo punto di vista.
Il litigio serve a mobilitare energie psichiche, non a demolirle.
Il litigio aiuta a ritrovare il baricentro con se stessi e con l’altro, se non si trasforma in una lotta di potere, se non bisogna vincere o perdere a tutti i costi.
Litigare ha senso nella misura in cui permette di sciogliere dei nodi piuttosto che crearli.
Al contrario, quando si litiga come modo per riversare sull’altro degli irrisolti che hanno a che fare con se stessi, si utilizza l’altro come se fosse un oggetto, lo si reifica, gli si toglie umanità. Quando si scade nella violenza verbale quello non è litigio quello è malessere, e lì bisogna scappare.

“SONO BLOCCATO IN AMORE”“Dottoressa vivo sempre rapporti sentimentali fallimentari.. può essere che capitano tutti a me?...
11/02/2026

“SONO BLOCCATO IN AMORE”

“Dottoressa vivo sempre rapporti sentimentali fallimentari.. può essere che capitano tutti a me?”.
E se invece la domanda fosse: “Potrebbe essere che mi metto nella condizione inconsapevole di sabotare relazioni affidabili”?
A volte succede. Involontariamente.
Non per mancanza di bisogni affettivi, non perché non si desidera amare o essere amati, ma perché, PROFONDAMENTE, si ha paura.
Paura di ciò che il rapporto con l’altro rappresenta. Paura di ciò che il rapporto con l’altro può comportare.
La scelta del partner, infatti, non è casuale.
È legata a meccanismi emotivi interiorizzati che hanno a che fare con le proprie esperienze affettive primordiali.
Ad esempio, se da piccolo ho imparato che vicinanza vuol dire “pericolo” invece di aver associato questa esperienza a qualcosa di “protettivo”, facilmente farò naufragare, senza rendermene conto, le situazioni interpersonali dove c’è probabilità di coinvolgimento.
Perché la convinzione di fondo è: “più rischio di essere coinvolto/a più rischio di soffrire”; quindi evito a priori in modo tale da risparmiarmi una sicura delusione.
Nello specifico, delusione può significare “abbandono” ma anche “invadenza”. Magari ho paura dei rapporti sentimentali nella misura in cui, inconsapevolmente, temo di rivivere una perdita, oppure perché, al contrario, temo di sperimentare nuovamente un’intrusione.
In entrambi i casi sviluppo “un’allergia” all’intimità emotiva ovvero alla possibilità di lasciarmi andare davvero e fino in fondo con l’altro.
Alla base ci sono aspettative assorbite da piccolo, quando si formavano i cosiddetti “modelli operativi interni”, quegli schemi di riferimento su me e sull’altro ma anche su di me in relazione all’altro che oggi mi portano a funzionare allontanando le esperienze sentimentali.
Si evita di appartenere per paura, non per “carattere”.

27/01/2026

CRESCERE BAMBINI SICURI

“Dottoressa come faccio a far diventare sicuro mio figlio?”
“Qual è il segreto per educare all’autostima il proprio bambino/a?”
Spesso mi vengono poste domande del genere.
E la risposta che utilizzo come occasione di riflessione è essa stessa una domanda all’adulto. Una domanda che possa innescare spontaneamente la risposta e cioè: “quand’è che tu mamma o tu papà ti senti al sicuro con qualcun altro?”
Così viene fuori che ci si sente al sicuro quando non si viene giudicati, quando si possono mostrare le proprie ferite senza perdere la presenza dell’altro, quando c’è qualcuno accanto di fronte alla difficoltà, quando ci si può sentire fragili senza risultare “sbagliati”.
Ecco, per un bambino vale esattamente la stessa cosa: un bambino impara ad essere sicuro di sè quando non si sente solo a vivere una frustrazione, una delusione, un fallimento, un limite.
Un bambino impara a diventare sicuro quando può essere vulnerabile e incerto, spaventato, triste, arrabbiato o affaticato senza che questo faccia rima con inadeguato.
Un bambino diventa un adulto che sa fidarsi di se stesso e dell’altro quando non deve dimostrare di essere sempre forte ma impara che lui o lei è amabile, cadute comprese.
E quando da quelle cadute impara a ricavare degli insegnamenti. Che possano renderlo sempre più capace di rispettare i suoi bisogni e quelli dell’altro.
Per cui va bene se oggi non sei ok, sto vicino a te, ti parlo con amorevolezza comunque, ti faccio sentire amato comunque, e mentre ti educo ponendoti dei limiti, ti faccio arrivare con tutto ciò che va oltre le parole, che IO CI SONO PER TE.
Limiti e amorevolezza possono convivere.
Così un bambino impara cos’è la sicurezza.

16/01/2026

LA MASCHERA STRETTA PORTA AI SINTOMI, ASCOLTALI!

Mi capita spesso di incontrare persone il cui malessere è legato alle idee di adeguatezza o di inadeguatezza che si portano dietro.
Gli hanno detto che per andare bene bisogna essere sempre “tutti d’un pezzo”: sempre lucidi, incrollabili, imperturbabili, convinti di sapere ciò che è giusto e che è sbagliato che tradotto vuol dire anestetizzati. E arriva l’attacco di panico.
Gli hanno detto che è necessario fare, dimostrare, performare, concretizzare, dimostrare con i dati, senza mai fermarsi. Che la propria vulnerabilità o le proprie o insicurezze sono indice di debolezza o di non valere. E arriva la depressione.
Oppure che non è ammissibile arrabbiarsi, sentirsi contrariati, che bisogna incarnare la calma fatta persona, che non si può mai dire “no, non sono d’accordo”, che bisogna adeguarsi a qualunque comportamento dell’altro perché non si può rischiare di perderlo. Che l’approvazione è irrinunciabile. E arriva l’insonnia.
Sono queste idee ad essere sbagliate, dannose, distruttive, non le emozioni che ci stanno dietro.
Sono queste idee malsane a reprimere ciò che sentiamo davvero dentro, chi siamo, ciò che proviamo, ciò che desideriamo. A distruggere la bellezza di chi si è.
Idee che derivano dal proprio passato, dalla propria infanzia, idee che si sono assorbite nel tempo per adattarsi al contesto affettivo e non sentirsi rifiutati (spesso dalle proprie figure di riferimento).
Perché sentirsi rifiutati è una ferita enorme per un bambino.
E così anche oggi da adulti si continua a credere che quelle idee siano inconfutabili, a imporsi una maschera antica perchè si è ancora convinti che non si possa funzionare diversamente e che senza quella maschera le conseguenze saranno catastrofiche.
Anche se la maschera sta troppo stretta.
La maschera dell’essere ciò che immagino possa garantirmi più sicurezza, più consenso, più riconoscimento.
La psicoterapia funziona se aiuta a togliersi la maschera, e a ritrovare chi si è davvero, a riaccendere il proprio sentire.
E se questo comporta perdere qualcuno ben venga, la cosa più importante è non perdere se stessi.
La maschera stretta porta ai sintomi.
Il sintomo ti dice che ti stai perdendo.
Non che sei sbagliato, che hai bisogno di ritrovarti, ANCHE correndo il rischio di non piacere.
Perché la vera libertà è poter essere.

04/01/2026

“La saggezza consiste nel cambiare le cose che possono essere cambiate, nell’accettare quelle che non possiamo modificare e nel discernere le une dalle altre”
Tommaso Moro

Un nuovo anno si avvicina.Un anno che nasce.Auguro a ciascuno che nuovo significhi cambiamento.E che cambiamento signifi...
31/12/2025

Un nuovo anno si avvicina.
Un anno che nasce.
Auguro a ciascuno che nuovo significhi cambiamento.
E che cambiamento significhi saper stare nelle trasformazioni e nelle rivoluzioni.
Auguro a ciascuno di saper stare nel riconoscimento dei propri bisogni e dei propri valori,
Di saper dire a se stessi la verità a proposito di ciò che si merita e dei propri limiti,
Di instaurare un rapporto onesto con se stessi e di conseguenza con gli altri,
Di imparare a connettersi con i propri sentimenti fino in fondo senza chiedere conferma a nessuno per ciò che si prova davvero,
Di non recitare ruoli e personaggi;
Di riappropriarsi di sè e della propria libertà emotiva.
Perché libertà significa benessere.

Le parole dei pazienti non sono solo parole, sono regali di inestimabile valore, il senso profondo di tutto💗“Cara dottor...
29/12/2025

Le parole dei pazienti non sono solo parole, sono regali di inestimabile valore, il senso profondo di tutto💗

“Cara dottoressa,
Voglio ringraziarti con tutto il mio cuore, ti ringraziano tantissimo i miei Limiti e le mie Paure, le mie Incertezze e tutte le mie Emozioni…
Oggi non le temo più, oggi so riconoscerle, ho imparato perfino a giocarci, a prenderle in giro quando arrivano a farmi sgambetti strani..
Oggi conservo le mie fragilità, ma le scelgo, le vedo finalmente come risorse..
Sono felice perché so che stare bene non vuol dire non stare più male ma saperci stare in mezzo, surfare sulle onde talvolta cadendo in mare ma comunque con gli strumenti per rialzarmi e ridere.
Questo lungo percorso mi ha insegnato che morire non è la soluzione ma vivere, solo che richiede più coraggio e tanto olio di gomito..
Sono riuscita a perdonarmi e a guardarmi con tenerezza, a festeggiare le mie piccole importanti conquiste e continuerò a farlo e a farlo ancora perché mi piace troppo.
Non ho più paura di stare nella crisi, fiduciosa di uscirne rinnovata..
Sono felice di aver incontrata proprio te, di essermi fidata e affidata..
È stata la relazione la mia cura..”

Grazie a te cara C., lo abbiamo fatto insieme, ti porterò sempre dentro di me❤️

LA VORAGINE DELL’ALTRONon essersi sentiti abbastanza: il cuore della non amabilità, ciò da cui tutto ciò che non va ha i...
18/12/2025

LA VORAGINE DELL’ALTRO

Non essersi sentiti abbastanza: il cuore della non amabilità, ciò da cui tutto ciò che non va ha inizio.
Da lì ha inizio la ricerca della continua conferma, anche quando a cui si sta chiedendo conferma sono l’emblema della povertà umana. La
si chiede perché il bisogno d’amore è disperato in un bambino che non si è sentito amato, la voragine del vuoto affettivo è talmente grande che si cerca qualunque riempitivo per colmarla.
Va bene chi ti tratta male, perché sono io che sono sbagliato non lui/lei che mi tratta male;
vanno bene le sostanze perché almeno non penso al dolore che credo di non poter rimarginare diversamente,
vanno bene i “sì” al posto dei “no” pur di non perdere l’altro,
va bene mettere da parte i propri bisogni pur di non sentirsi in colpa agli occhi dell’altro.
Perché è di quella figura, la figura dell’Altro che si va alla ricerca, l’Altro che è mancato a livello primordiale.
E si perde se stessi.

14/11/2025

“La gentilezza nelle parole crea confidenza; la gentilezza nel pensiero crea profondità; la gentilezza nel dare crea amore.”
Laozi

Indirizzo

Chieti
66100

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00

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