14/03/2026
Non soltanto oggi, con la vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco”, ma già da anni il dibattito pubblico sui diritti dei minori si sviluppa sempre più spesso attraverso contrapposizioni aspre, talvolta feroci.
Da una parte vengono richiamati i diritti individuali degli adulti e dei minorenni; dall’altra le responsabilità educative; altrove ancora le scelte della Magistratura o l’operato dei Servizi. E c’è sempre chi rivendica di tutelare il “superiore” (o meglio, il migliore) interesse dell’uno, dell’altro o di altri ancora. Ai Garanti spetta spesso il compito di comporre questi diritti in una gerarchia di importanza relativa, rispondendo a quesiti difficili — se non talvolta impossibili — con poteri spesso limitati e frustranti. Ma nella tensione tra atti giudiziari e dibattito pubblico raramente si trovano davvero giustizia e diritti per tutti.
Proprio in questo confronto pubblico — talvolta esasperato, come sta accadendo in questi giorni, con buona pace di tutti gli altri — mi pare si stia rischiando di perdere di vista una verità semplice: la famiglia resta il primo luogo in cui le persone imparano a vivere insieme e le nuove generazioni iniziano il loro percorso di crescita.
La famiglia non è soltanto uno spazio privato di affetti.
È anche una realtà sociale fondamentale.
Nella famiglia nascono i primi legami, si sperimenta la cura reciproca, si apprendono responsabilità e limiti che rendono possibile la convivenza tra le persone. Per questo la famiglia, in tutte le sue forme e organizzazioni — unita o divisa — rappresenta un bene primario per la società.
In un tempo segnato da profonde trasformazioni culturali e sociali, è importante ricordare che i diritti dei bambini non si contrappongono al ruolo dei genitori: trovano anzi il loro primo spazio di realizzazione proprio nella famiglia, attraverso la responsabilità educativa degli adulti e la collaborazione con la comunità educante.
Custodire il valore della famiglia significa custodire anche le condizioni che permettono alle nuove generazioni di crescere come persone libere, responsabili e capaci di vivere insieme agli altri.
Per contribuire a questo confronto — senza aggiungere semplicemente un’altra opinione al dibattito — provo allora a lanciare una provocazione: e se, invece di discutere sempre a posteriori, ci accordassimo prima su alcuni punti fondamentali e su un insieme condiviso di vecchi e nuovi valori?
Da questa domanda nasce la proposta di una sorta di Carta dei diritti e delle responsabilità della famiglia, come spunto di riflessione pubblica sul valore delle relazioni familiari, sul ruolo educativo dei genitori e sulle responsabilità condivise nella crescita dei figli. Una bussola etica orientata al bene comune.
(Il documento qui pubblicato è stato scritto dal Garante come contributo al dibattito pubblico e, pur essendo stato ampiamente ragionato e pensato per essere concreto e coerente con convenzioni internazionali e norme di riferimento, non ha alcun valore formale.)