22/01/2026
Colleferro: il greenwashing degli Amministratori e del movimento Rifiutiamoli
Alcuni Sindaci dei Castelli Romani hanno preso posizione contro l’inceneritore di Santa Palomba, sollevando motivazioni sanitarie, ambientali ed economiche. Hanno chiesto rispetto della legalità e denunciato l’assenza di trasparenza e partecipazione nei processi decisionali.
In quei territori, la mobilitazione è stata intensa, continua, quasi ossessiva, animata dai cittadini e dai comitati.
A Colleferro, invece, il Sindaco Sanna, oggi vice Sindaco metropolitano di Gualtieri, che in passato si era dichiarato ambientalista e strenuo oppositore degli inceneritori nella sua città, ha scelto di non schierarsi al fianco dei colleghi da Albano a Pomezia e degli altri territori, che si oppongono alla linea di Gualtieri.
Ma questa è ormai una pagina amara di incoerenza politica, che ha travolto anche quelle aggregazioni pseudoambientaliste che a Colleferro avevano sostenuto le battaglie di Sanna contro gli inceneritori e la discarica di Colle Fagiolara.
Contro Gualtieri, nessuna solidarietà, nessuno slogan, nessuna trasferta.
Nulla che ricordi, nemmeno lontanamente, la forza, la compattezza e la pressione esercitata dal movimento Rifiutiamoli.
Lo stesso silenzio imbarazzante si registra per la discarica di Cerreto, a Roccasecca, a pochi chilometri da Colleferro. Qui si propone la sua riapertura e l’ampliamento di un quinto invaso, con Acea sempre più aggressiva nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma nessuno protesta e si mobilita.
Quando Sanna annunciò la “chiusura” della discarica di Colleferro, tutti i Sindaci della valle del Sacco e gran parte del movimento Rifiutiamoli – soprattutto chi era più vicino al Sindaco – parteciparono entusiasti alla kermesse celebrativa.
Oggi, però, il quadro è chiaro: discariche e inceneritori sono mostri solo quando minacciano il proprio cortile di casa. A Colleferro, dove si era concentrato il cuore della mobilitazione, ora nessuno ha nulla da dire se gli ecomostri vengono riaperti altrove. Che poi è come dire che la battaglia per l’economia circolare era solo un bluff, una sceneggiata utile a sostenere la “svolta San(n)a”, mentre si lasciavano intatti i meccanismi che scaricano su altri territori il peso della gestione dei rifiuti di Roma.