05/03/2026
LA COMETA PIER PAOLO PASOLINI
“Una cometa, Pasolini, di impegno morale, di partecipazione viva, vera, sopra la palude italiana; è stato uno che le sue scelte le ha pagate, le ha sofferte. Deve essere stata terribile la sua vita”
(Stefano Zeri)
Pasolini fu una cometa: apparve improvvisa, accecante, il 5 marzo del 1922, e attraversò il cielo italiano degli anni Cinquanta-Settanta lasciando una scia di luce feroce e di cenere; si spense di colpo, violentemente, nel fango di Ostia, a 53 anni, senza concedersi il lusso della vecchiaia, di una finale riconciliazione.
“Pasolini era un uomo bifronte: da una parte era affascinante, aveva una voce incredibilmente bella, la voce più bella che abbia mai sentito, la voce di un angelo; dall'altra, accanto a questa voce c'erano dei particolari repellenti, le mani per esempio, fredde, sudate, non so, mi faceva una grande impressione toccarle, poi aveva l'aspetto, io l'ho detto altre volte, di una bellissima statua greca in bronzo caduta da un autotreno, sull'autostrada e ammaccata, aveva qualche cosa di ammaccato, di rovinato, però era un personaggio incredibilmente... unico, io lo considererei.”
(Federico Zeri)
Pasolini irruppe così: sporco di dialetto friulano e di marxismo eretico, con la bellezza ambigua di un angelo caduto e la rabbia di chi sa che il mondo sta morendo e lo vuole dire senza mediazioni.
Scrisse versi come suonano come lame, girò film come atti di accusa, visse come un insulto permanente al costume e al conformismo.
Non si limitò a criticare il potere, ma mise in luce la profonda trasformazione della natura stessa del potere.
Non si limitò a cantare il popolo, ma lo elevò a sacro e intoccabile, coincidente con il Bene.
La cometa Pasolini sacralizza l’origine come un mito, alla disperata ricerca di un mondo incorrotto, non toccato dallo sviluppo senza progresso del mondo moderno.
Il suo corpo era troppo incandescente, oggetto di esibizione di lotta e di scandalo, per un’epoca che si stava anestetizzando.
La sua lingua era troppo tagliente in un paese che aveva appena imparato a tacere in modo democratico.
La sua omosessualità era troppo visibile in un’Italia che ancora fingeva di non vedere.
La sua lucidità era insopportabile: denunciava il genocidio culturale del neocapitalismo quando gli altri ancora brindavano al boom economico.
E come tutte le meteore, quando attraversò il punto più basso del cielo, esplose.
Il 2 novembre 1975, il giorno dei morti, il suo corpo massacrato sul litorale di Ostia divenne l’ultima, terribile immagine di un’opera che non poteva avere lieto fine.
Pasolini non lasciò eredi. Lasciò crateri. Lasciò vuoti.
È stato un lampo che per un istante ha reso visibile tutto ciò che volevamo tenere nascosto: la bellezza straziata, la violenza del progresso, la sacralità degli scarti, la menzogna della felicità di massa.
“Io quando l'ho conosciuto, l'ho incontrato più di una volta e ho avuto sempre l'impressione di una persona profondamente toccata dal senso di colpa, agitata, quasi tormentata, lacerata, ecco il vero termine che si addice a Pasolini, lacerata, una persona che voleva essere punita. Poi anche il culto della mamma, che era molto profondo in Pasolini, tant'è vero che la madre addirittura mi sembra appaia come Madonna in un film che è Il Vangelo secondo Matteo”
(Federico Zeri)
In questo culto del materno emerge un tratto biografico di Pasolini; in una poesia si definisce “sequestrato dall’amore materno”. Pasolini ha vissuto come uno scoglio insuperabile la scomparsa della figura materna dalla sua vita.
“Poche volte nella mia vita ho sentito una presenza così brillante, quel modo di parlare, quella dolcezza umile ma nello stesso tempo altezzosa… È uno dei personaggi più incredibili che io abbia mai incontrato, forse il più incredibile di tutti.”
(Federico Zeri)
L’articolo completo è disponibile sul sito.
Per approfondire:
-Massimo Recalcati – “Pasolini: il fantasma dell’origine”;
-Stefano Casi – “I Teatri di Pasolini”;
-Pier Paolo Pasolini – “Una vita violenta”.