04/01/2026
La frase “alla fine ciò che temi accade” non parla di destino.
Parla di processi mentali.
Le paure non nascono nel vuoto: hanno una storia, spesso antica,
e quando restano attive diventano lenti attraverso cui leggiamo il presente.
Orientano l’attenzione, restringono le possibilità, guidano le reazioni.
Non perché siano vere, ma perché sono familiari.
Quando un timore è costantemente alimentato, finisce per organizzare il nostro comportamento:
ci fa evitare, controllare, anticipare, irrigidirci.
E così, senza accorgercene, contribuiamo a creare proprio le condizioni che rendono più probabile ciò che temevamo.
Non è una legge inevitabile.
È una tendenza psicologica: la profezia che si autoavvera.
Il lavoro non è smettere di avere paura.
È imparare a non lasciarle il comando.
Perché ciò che accade non dipende solo da quello che temiamo,
ma da quanto spazio decidiamo di concedergli.