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Lo spazzolino: utilità e sicurezzaLo spazzolamento è il più efficace metodo di controllo della placca ed è, quindi, la p...
19/05/2017

Lo spazzolino: utilità e sicurezza
Lo spazzolamento è il più efficace metodo di controllo della placca ed è, quindi, la pratica che potenzialmente ha le maggiori probabilità di eliminare i batteri, una delle cause principali per una manifestazione patologica parodontale. Per quanto la placca sia apparentemente una materia “fragile”, la sua capacità di costituire strutture anche di una tenacia incredibile è ben documentata. Lo scopo dello spazzolamento è la disgregazione e l’allontanamento dalla bocca della placca, senza che tale procedura provochi lesioni ai tessuti orali.
In commercio esiste una vasta gamma di spazzolini, sia manuali che elettrici, per ogni tipo di paziente. L’aiuto dell’igienista dentale nell’individuare quello idoneo alle proprie esigenze è consigliabile, così come per apprendere le corrette tecniche di spazzolamento.
Frequenza: lo spazzolamento corretto dei denti effettuato una volta al giorno è in grado di rimuovere significativamente la placca batterica e ridurre la permanenza di zuccheri e cariogeni nel cavo orale. La maggior parte delle persone, però, non è in grado di effettuare manovre di igiene orale domiciliare ottimali: è consigliato, pertanto, di spazzolare i denti due volte al giorno per un miglior controllo della placca.
Durata: lo spazzolamento di un minuto per arcata dentaria è il migliore compromesso tra lo sforzo praticato ed i risultati ottenuti. In realtà, diversi studi hanno dimostrato che generalmente ogni individuo spazzoli i denti per un tempo inferiore. E’ opportuno per monitorare la durata dello spazzolamento dotarsi di un timer, di cui gli spazzolini elettrici sono in genere già dotati.
Pressione: non dovrebbe superare i 300-400 g. La maggior parte delle persone imprimono una pressione superiore, anche di 1 kg. L’eccessiva pressione è la causa del maggior numero di lesioni da spazzolamento osservabili. Alcuni spazzolini elettrici in commercio sono dotati di meccanismi di controllo della pressione.
Tecnica: non esiste una tecnica ottimale per ogni paziente. L’igienista dentale e l’odontoiatra, in base alle inclinazioni, alle abitudini, alle condizioni dei tessuti duri e molli del cavo orale, consiglieranno al paziente quale sia il modo più efficace per spazzolare i denti. Una tecnica che, in linea di massima, potrebbe andar bene per tutti i pazienti è la tecnica a rullo, consistente nella rotazione del polso con direzione dai tessuti gengivali ai tessuti dentali.
Usura: uno spazzolino in buone condizioni rimuove più placca di uno usurato. Lo spazzolamento produce un progressivo deterioramento delle setole. Studi clinici hanno confrontato l’efficacia di uno spazzolino nuovo con uno vecchio di 3 mesi: il nuovo rimuove quasi il doppio della placca rispetto al secondo. L’usura dello spazzolino può essere indicativa di come il paziente spazzola i propri denti: l’apertura a ventaglio delle setole, specie se dopo pochi utilizzi, è spesso indice di una eccessiva pressione durante lo spazzolamento.

Diagnosticare la malattia parodontale per salvare i denti dei pazientiLa diagnosi precoce di malattia parodontale è fond...
09/05/2017

Diagnosticare la malattia parodontale per salvare i denti dei pazienti
La diagnosi precoce di malattia parodontale è fondamentale per arrestarla. Questa presuppone le seguenti finalità:
• stabilire se il soggetto è sano o affetto da patologie sistemiche;
• verificare se il paziente è affetto da gengivite, parodontite e lesioni parodontali incidentali;
• diagnosticare il tipo di malattia parodontale in atto;
• riconoscere i fattori di rischio di aggravamento della lesione.
La diagnosi comprende:
- anamnesi: è uno strumento rivelatore, primo fondamentale step per conoscere le condizioni mediche del paziente, le sue necessità, e per poter pianificare un adeguato piano di trattamento. Sono diverse le aree da valutare nell’ambito dell’accertamento dell’anamnesi del paziente, tra cui disturbi principali, anamnesi familiare, anamnesi dentale, abitudini di igiene orale, storia di abitudine al fumo, anamnesi clinica e cure mediche. Per individuare tali aree viene somministrato al paziente, prima dell’esame iniziale, un questionario;
- esame obiettivo: esame di tipo ispettivo (morfologia e colore gengivale, entità dei fattori eziologici locali). Riguardo a ciascun dente, dopo aver effettuato un primo screening, viene emessa una diagnosi attraverso un check up parodontale, di cui fa parte la compilazione della cartella parodontale, nella quale saranno riportati diversi parametri clinici, tra cui la profondità delle tasche, il sanguinamento al sondaggio, la mobilità dentale, il livello di interessamento della placca dentale;
- esame radiografico: permette di esaminare altezza dell’osso alveolare e il contorno della cresta ossea.
- esame microbiologico: è di solito richiesto per alcuni tipi di parodontite, come per le forme più aggressive o che colpiscono le fasce più giovani.
Il nostro staff odontoiatrico è particolarmente attento alla diagnosi precoce della malattia parodontale che viene trattata con diversi metodi e strumenti, tra cui sedute di levigature radicolari e trattamenti con il laser.

Fili interdentali..questi sconosciutiIl beneficio prodotto dall’uso di un qualsiasi filo interdentale è la sua capacità ...
28/04/2017

Fili interdentali..questi sconosciuti
Il beneficio prodotto dall’uso di un qualsiasi filo interdentale è la sua capacità di disgregazione della placca che si annida negli spazi interdentali: effettua un’azione meccanica che allontana i batteri da zone non raggiungibili dallo spazzolino. E’ fondamentale per la prevenzione delle malattie parodontali e anche il suo utilizzo una volta al giorno è considerato efficace per mantenere la salute gengivale. I fili interdentali, in accordo con l’American Dental Association, possono essere suddivisi in tre tipi:
fili non cerati senza alcun additivo;
fili cerati contenenti additivi con la sola funzione cosmetica;
fili non cerati con principi aggiunti ad azione cariostatica (fluoro), antibatterica (clorexidina, triclosan, ecc.), protettiva (vitamina C) ed altre sostanze in grado di avere effetti terapeutici o di profilassi.
Ancora oggi vi è una scarsa familiarità da parte degli italiani con il filo interdentale. E’ opportuno che il paziente sia istruito dall’igienista dentale al corretto utilizzo del presidio interdentale che, in base alle condizioni anatomiche e alle esigenze del paziente, sia di più facile impiego e che non arrechi traumi ai tessuti. In commercio sono presenti vari tipi di filo interdentale differenziati per le loro caratteristiche fisiche, tra cui i fili di nylon, i fili monofilamento, i nastri interdentali, la cui scelta sarà guidata dall’igienista dentale.
Tra i tipi di filo speciali, caratterizzati dalla presenza di una parte spugnosa, il SuperFloss e l’UltraFloss. Il primo ha una parte iniziale rigida, con funzione di “ago”, che consente di infilare il filo al di sotto di un manufatto protesico, intorno ai bracket ortodontici o intorno agli impianti. La parte spugnosa viene poi utilizzata per rimuovere placca e residui di cibo. L’UltraFloss, invece, può essere utilizzato come un normale filo interdentale in quanto, tirandolo, riduce la sua sezione per passare dal punto di contatto, oltrepassato il quale riprende la sua caratteristica spugnosa per una detersione di quei siti ove esista una situazione anatomica di spazi larghi, retrazione gengivale, riduzione della papilla.
Una porzione di 30-40 cm di filo interdentale va avvolto intorno al dito medio e al pollice. Sono pollice e indice a guidare i movimenti di superamento del punto di contatto dei denti e di detersione. Il filo interdentale va guidato in ogni area di contatto con un movimento delicato. Qualora dovesse strapparsi o sfilacciarsi durante il suo utilizzo, ciò potrebbe essere dovuto alla presenza di una lesione cariosa. La rugosità di una superficie cariosa è, infatti, in grado di tagliare il filo.

Una volta si chiamava piorrea..Il sanguinamento gengivale, la mobilità dentaria, l’alitosi, sono alcuni dei segni clinic...
28/04/2017

Una volta si chiamava piorrea..
Il sanguinamento gengivale, la mobilità dentaria, l’alitosi, sono alcuni dei segni clinici di uno stato di non salute che può essere presente nella nostra bocca. L’apparato parodontale è costituito dalle quattro strutture anatomiche deputate al sostegno dei denti: gengiva, cemento radicolare, legamento parodontale e osso alveolare. Un’accurata visita odontoiatrica è fondamentale per diagnosticare precocemente la malattia parodontale ed intervenire con trattamenti ad hoc.
Oggi le malattie parodontali, una volta indicate genericamente col termine piorrea, sono state suddivise in:
Gengivite: è l’infiammazione più comune di patologia parodontale. Le gengive appaiono arrossate, gonfie e sanguinano facilmente. Si può avere una totale reversibilità di tale infiammazione, rimuovendo la causa che l’ha prodotta, al contrario di quanto avviene nelle altre forme di parodontite, dove una volta insediate, il tessuto osseo perso, non può più essere recuperato. La gengivite può evolvere, se trascurata, in parodontite.
Parodontite cronica: è la parodontite più diffusa. La perdita ossea e d’attacco, condizioni irreversibili, sono due tra le lesioni che tale malattia può causare. La sua velocità può variare, a seconda dei casi, da lenta a moderata, sebbene possano essere riscontrati periodi di rapida distruzione dei tessuti, alternati a periodi di quiescenza.
Parodontite aggressiva: comprende un gruppo di forme rare di parodontite, spesso gravi, caratterizzate da progressione rapida, con rapido sviluppo di perdita di attacco e distruzione ossea e frequente comparsa di manifestazioni cliniche in età precoce. Tra le altre caratteristiche utili alla diagnosi: anamnesi medica del paziente priva di rilevanza e aggregazione familiare dei casi, dipendente da uno o più geni che potrebbero predisporre l’individuo allo sviluppo di tale forma di parodontite.
Parodontite come manifestazione di malattie sistemiche: malattie cardiovascolari, diabete mellito, malattie respiratorie ed altre predispongono all’insorgenza della malattia parodontale.
Parodontite necrotizzante: è una delle forma più dolorose di parodontite, in cui si osserva ulcerazione e necrosi gengivale ed ossea. Può manifestarsi in associazione a condizioni sistemiche particolarmente gravi e compromesse.
Ascessi del parodonto: in un paziente parodontopatico l’ascesso parodontale rappresenta una fase di distruzione attiva del parodonto ed è il risultato di un’estensione dell’infezione all’interno di tessuti parodontali ancora integri. Gli ascessi rappresentano una delle cause principali di richiesta di un trattamento di emergenza.
Parodontite associata a lesioni endodontiche: essendo il parodonto e la polpa dentale anatomicamente interconnessi, ciò potrebbe implicare la possibilità di scambio degli agenti nocivi dall’ambiente esterno alla polpa, qualora le vie di comunicazione normalmente protette dal tessuto parodontale sano divengano esposte. E’ quanto si manifesta a mano a mano che la malattia parodontale progredisce, raggiungendo una fase terminale, cioè quando il processo infiammatorio parodontale ha raggiunto i forami apicali principali, i canali accessori esposti e i tubuli dentinali. Non esiste, comunque, una chiara associazione tra malattia parodontale progressiva e coinvolgimento pulpare.
Il nostro staff odontoiatrico si mette a completa disposizione dei pazienti per spiegare bene cosa sono queste malattie, per non farle progredire e per arrestarle.

Collutorio sì. Collutorio no.Un collutorio è una soluzione acquosa usata per effettuare sciacqui nel cavo orale. I collu...
21/04/2017

Collutorio sì. Collutorio no.
Un collutorio è una soluzione acquosa usata per effettuare sciacqui nel cavo orale. I collutori possono essere classificati in due categorie, in base alla funzione che devono esplicare:
cosmetici: sono composti da acqua, alcool e aromi;
terapeutici: contengono anche uno o più principi attivi.
E’ importante che in sede di colloquio con il paziente, lo staff odontoiatrico stabilisca la frequenza d’uso e la tecnica di sciacquo da adottare perché, anche se si tratta di soluzioni acquose, il loro abuso, specie di quelle con proprietà terapeutiche, può rivelarsi, a lungo andare, dannoso.
A livello ambulatoriale, i risciacqui col collutorio sono utili per ridurre il numero dei microrganismi batterici, favorire un migliore rilievo dell’impronta nella bocca prima di radiografie e di procedure di igiene orale, ridurre la contaminazione da aerosol, manipoli e apparecchi ad ultrasuoni. I collutori fluorati servono come misura preventiva della carie e vengono usati dopo le sedute di igiene orale.
A livello domiciliare, i collutori sono utili per la pulizia della bocca, per asportare i residui di cibo quando non è ad esempio possibile lavarsi i denti., sebbene il risciacquo non è in grado di rimuovere tutta la placca presente sulla superficie dei denti. Sono consigliati dopo interventi di chirurgia orale per accelerare la guarigione quando ancora non è possibile l’uso dello spazzolino e come misura antiplacca. In caso di situazioni patologiche, come in presenza di gengivite, per favorire la guarigione dei tessuti, dopo l’esecuzione di una seduta di igiene orale.
I collutori cosmetici sono utilizzati per la rimozione dei residui di cibo e per la riduzione del numero di microrganismi nel cavo orale, oltre che per la sensazione di freschezza e la piacevolezza del gusto che possono minimizzare l’alitosi, se quest’ultima è dovuta a problemi del cavo orale. Mentre, i collutori terapeutici, in base ai principi attivi presenti nella loro formulazione, si classificano in: antimicrobici, calmanti, ossigenanti, antiacidi, deodoranti, astringenti.
Per una terapia mirata in riferimento alle tasche parodontali vengono consigliati i collutori alla clorexidina: essa è attiva contro la maggior parte dei batteri e contro i funghi. In più, è caratterizzata da alta sostantività, ossia ha la proprietà di essere assorbita dalla superficie del dente e di essere rilasciata lentamente, protraendo nel tempo il suo effetto battericida.
La clorexidina potrebbe essere responsabile di alcuni effetti collaterali tra cui pigmentazioni brunastre dei denti, temporanea perdita del gusto, secchezza delle mucose, alterazioni del colore della lingua e dei manufatti protesici, sensazione di bruciore alle mucose.
Il nostro staff odontoiatrico dispenserà consigli sul tipo di collutorio e su come e quando utilizzarlo, per scongiurare la comparsa di effetti collaterali.

Indirizzo

Via Francesco Petrarca 67
Copertino
73043

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Mercoledì 09:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Venerdì 09:00 - 12:00
16:00 - 19:00

Telefono

+390832949754

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