D.ssa Laura Delvecchio - Psicologa

D.ssa Laura Delvecchio - Psicologa Psicologa Clinica, esperta in Psicologia Giuridica e Criminologia e in Psicologia e Psicopatologia del comportamento sessuale tipico ed atipico.

Studio Privato a Costa Volpino (BG)

10/10/2025

📌Oggi è la Giornata Mondiale della Salute Mentale ed è un’iniziativa che si celebra il 10 ottobre di ogni anno.
Istituita nel 1992 dalla Federazione Mondiale per la Salute Mentale e riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo scopo di questa Giornata è quello di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'importanza di prendersi cura del proprio benessere psicologico.

03/09/2024

PERCHE’ E’ SUCCESSO? DALLA PAURA AL CORAGGIO
Nessuno di noi può sapere che cosa è scattato nella mente del 17enne che ha compiuto l’efferata strage familiare che ci ha lasciato tutti atterriti. Certo è che in questi giorni ci siamo trovati a parlare più volte di casi di cronaca in cui una violenza inaudita è stata compiuta senza alcuna consapevolezza reale della gravità che quel “gesto assassino” porta non solo nella vita di chi viene ucciso, ma anche nella vita di chi uccide. Le poche parole dell’adolescente reo confesso, rese disponibili dai media nazionali, ci fanno intuire che quel ragazzo si sentiva estraneo, dislocato e sconnesso sia rispetto al mondo intorno a sé sia nei confronti di se stesso. Capita in adolescenza di soffrire di intensi stati di disagio emotivo, in cui si prova dolore e sofferenza, senza però sapere che cosa li generi e come fare ad attraversarli e affrontarli. Questo è ciò che il 17enne di Paderno Dugnano diceva di provare da giorni. Come questo vissuto di depersonalizzazione e derealizzazione possa portare ad uccidere con un coltello tutta la propria famiglia saranno la magistratura, gli specialisti e forse il tempo a dircelo. Io percepisco la dimensione del vuoto interiore in questi eventi così tragici, che coinvolgono adolescenti che uccidono senza sapere perché. Mi colpisce il fatto che il ragazzo abbia dichiarato che un minuto dopo aver compiuto la strage, si sia reso conto che ciò che aveva fatto non risolveva il suo dolore e rappresentava qualcosa di irreparabile. C’è in tutto questo una lontananza siderale dal principio di realtà e un’incapacità enorme di dotarsi di una responsabilità - rispetto ai propri agiti e alle proprie scelte - che alle soglie dei 18 anni dovrebbe essere ben formata e strutturata. Invece ci troviamo di fronte a “quasi adulti” che trattano la vita propria e degli altri come un bene di poco valore, come se avessero a che fare con bambolotti o pupazzi di pezza. Che non sembrano aver sviluppato il concetto di bene e di male e quindi non lo usano come filtro da interporre tra ciò che pensano e ciò che fanno. C’è una totale diseducazione a guardarsi dentro e a leggersi dentro. Quasi tutti in adolescenza abbiamo sperimentato disagio, fatica e dolore. Per ve**re fuori da certe sabbie mobili emotive, abbiamo dovuto comprenderle, condividere il nostro disagio parlando con amici e/o adulti di riferimento. Lo abbiamo dovuto affrontare e tollerare sapendo che la vita spesso ci obbliga a camminare in salita, a fare fatica e non sempre ci dà - in modo immediato e magico - il rimedio che ci serve per stare meglio. In questo società del tutto e subito, sentire dolore e disagio interiore senza sapere come dirlo, a chi dirlo e cosa farne è un fenomeno frequente soprattutto nei maschi che vivono una crescita in cui essi stessi fanno milioni di cose, ma parlano pochissimo del dolore che vivono ed elaborano ancora meno il significato che accompagna i loro stati emotivi disagevoli. Tra l’altro i giovani maschi crescono immersi in una cultura che chiede loro di immergersi nella violenza e nella potenza, considerati valori molto più importanti – se sei nato maschio – della competenza. Devi essere un “vero uomo”: ancora oggi è un mantra che inibisce e cancella il diritto/dovere che ciascuno ha di essere un uomo vero. Così, crescere maschi, vuol dire confrontarsi più spesso con supereroi che sparano e uccidono, piuttosto che con uomini adulti che salvano vite o si prendono cura del dolore di chi vive al proprio fianco. Diventi campione di un videogioco quante più persone uccidi, vai al cinema a vedere storie impregnate di azioni violente e canti canzoni in cui sballo e prepotenza, sbruffonaggine e criminalità sono identificate come valori identitari. Mi guardo bene dal dire che siano queste le ragioni del massacro di Paderno Dugnano. So bene che non lo sono. Ma se il dolore degli uomini è inteso sempre e solo come qualcosa che va nascosto e che rende fragili, se chiedere aiuto è considerato fragilizzante e “roba da femmine”, che cosa resta nell’esperienza e dell’esperienza del dolore a chi nasce e cresce maschio? Solo il bisogno di nasconderlo, di fingere di non sentirlo e se arriva, di lasciarsene travolgere nel silenzio di tutti per poi trasformarlo in gesti caotici pieni di potenza distruttiva. In tutti noi genitori, oggi c’è sgomento e dolore. Continuo a ricevere messaggi di madri e padri che vorrebbero essere rassicurati, che chiedono parole che ci facciano sentire dalla parte giusta, in un territorio della vita in cui garantirsi la certezza che a noi queste cose non capiteranno mai. Io non posso dare a nessuno questa certezza. Tanto meno la posso dare a me, che sono padre di quattro figli. Però invito tutte le mamme e i papà a non lasciarsi sopraffare dal senso di impotenza e di paura. Continuiamo ad essere presenti sulla scena della vita dei nostri figli, senza invaderla. Continuiamo a farli stare nella vita reale, in modo tale che escano nel mondo e continuino a desiderare di esplorarne la bellezza e quell’ignoto della cui esplorazione non puoi fare a meno quando sei adolescente. Aiutiamoli a fare rete perché possano incontrarsi con persone vere e reali, dentro comunità e non dentro a community virtuali dove si socializza e si videogioca senza avere mai nessuno in carne e ossa davanti a sé o al proprio fianco. Costruiamo scuole e luoghi di aggregazione dove imparino a parlare, a dire, a sperimentare la bellezza e la fatica, la gioia e la tristezza che la vita reale reca con sé. Continuiamo a parlare tra noi adulti di ciò che davvero conta nella vita, che non è garantire benessere e protezione fisica ai nostri figli. Certo questi due elementi sono molto importanti. Ma ciò che serve di più è che i nostri figli ci vedano desiderosi della loro autonomia, capaci di spingerli là dove il terreno della vita è sconnesso e aspro, non impauriti dalle loro cadute e dalle sbucciature dei loro cuori e delle loro ginocchia. In questo momento dove tutti siamo pieni di paura, i nostri figli hanno bisogno di una sola cosa: di adulti coraggiosi che sappiano testimoniare che anche dentro il dolore ciò che conta davvero è tenere alto lo sguardo verso il cielo. E verso lo sguardo di tutti gli altri intorno a noi.
Se pensate che queste parole, oggi possano essere di aiuto per altri genitori, condividetele.

⚠️⚠️⚠️È con piacere che comunico che dal mese di Aprile lo studio attiverà una preziosa collaborazione con la stimata co...
29/03/2023

⚠️⚠️⚠️È con piacere che comunico che dal mese di Aprile lo studio attiverà una preziosa collaborazione con la stimata collega e amica Dott.ssa Stefania Di Leo, con l'obbiettivo d'implementare e arricchire i servizi attualmente previsti.
Per qualsiasi informazione o per prenotare un colloquio con la Dottoressa, potete utilizzare i riferimenti in foto o direttamente il link sottostante. ⚠️⚠️⚠️

https://cutt.ly/dottoressastefaniadileoprenotaonline

10/10/2022Giornata mondiale della salute mentale Non ricordiamolo solo oggi però.
10/10/2022

10/10/2022

Giornata mondiale della salute mentale

Non ricordiamolo solo oggi però.

Se non vediamo una cosa, non vuol dire che non esiste.
22/01/2022

Se non vediamo una cosa, non vuol dire che non esiste.

Acuto e profondo come sempre.. Ottimo spunto di riflessione. 👏
15/10/2021

Acuto e profondo come sempre..
Ottimo spunto di riflessione. 👏

BAMBINI DELLA SCUOLA PRIMARIA CHE GUARDANO “SQUID GAME”

“Sono un'insegnante di scuola primaria con 2 classi quinte. In questi giorni è venuto alla luce la visione da parte di gran parte dei miei alunni della serie SQUID GAME visibile su una piattaforma che trasmette principalmente serie televisive. Ho trascorso 2 giorni a colloquiare con i miei alunni per capire come lo avessero conosciuto, come e con chi lo avessero visto e il tipo di emozione o motivazione che suscitava in loro. La trama è la costrizione di persone povere, emarginate e problematiche si giocare a 6 giochi (tra cui 1,2,3 stella): la pena per l'errore del gioco è la morte attraverso delle bambole che uccidono gli sconfitti. La serie è coreana e la visione è in lingua originale con i sottotitoli. Durante la ricreazione li vedo spesso giocare a 1 ,2, 3, stella simulando la squalifica dei compagni con il gesto della pi***la. E io che fino a poco tempo mi ero quasi commossa nel vederli giocare in gruppo a dei giochi dei vecchi tempi. Solo ora traggo l'amara realtà”.

Questo è uno dei tanti messaggi che ho ricevuto in questi giorni da parte di adulti preoccupati perché bambini della scuola primaria sono diventati spettatori fedeli della serie televisiva “Squid Game”. Io non l’ho vista. Quindi sto parlando di qualcosa che non conosco, ma di cui ho letto molto. So che la serie è incentrata su adulti coinvolti in un torneo di giochi tipici dell’infanzia, per cui riceveranno cospicui premi in denaro. Però se vengono sconfitti, saranno uccisi. La serie è sconsigliata a chi ha meno di 14 anni, ma l’evidenza di moltissimi docenti ed educatori è che sia entrata nelle preferenze e nelle scelte di visione di molti bambini e bambine, ragazzi e ragazze preadolescenti. La violenza della serie è anche graficamente molto “spinta” ed esplicita: quando si viene uccisi, schizza sangue dappertutto. Gli insegnanti dicono che i bambini ci ridono su e si tranquillizzano vicendevolmente dicendosi “tanto non è sangue vero, è sugo di pomodoro”. In molti hanno chiesto che io commentassi tutto ciò.
Non posso che riprendere ogni singolo concetto espresso nel nostro libro “Vietato ai minori di 14 anni” (De Agostini ed.): quando sei bambino/a o preadolescente la tua mente non è in grado di gestire la complessità di alcune esperienze a cui puoi avere accesso, ma per cui non possiedi competenze emotive-cognitive di rielaborazione e integrazione dentro di te. E’ qualcosa di cui noi genitori dobbiamo essere assolutamente consapevoli. Altrimenti nella vita dei nostri figli entra il peggio e nella loro mente, dimensioni ed esperienze che hanno significati e risvolti emotivi enormi (la vita e la morte lo sono; la violenza fine a se stessa lo è; il gioco che si trasforma in esperienza per vincere soldi o per subire la morte lo è) si depositano in modo caotico e disorganizzato. Potendosi anche trasformare in esperienze traumatizzanti, ovvero che il soggetto non riesce a gestire nella propria psiche. E perciò ne rimane disturbato e impattato. Bambini che guardano “Squid game” e poi ne simulano le azioni nel loro gioco durante l’intervallo scolastico forse stanno semplicemente imitando ciò che hanno visto. O forse ci stanno comunicando che dentro di loro è entrato “qualcosa” che devono buttare fuori, perché non sanno dove metterlo. Il gioco è il loro modo per tentare di farlo. Ma il gioco non fa miracoli e certe cose possono “tatuarsi” nella loro mente e da lì non uscire più. Come psicoterapeuta, rimango tuttora colpito da quanti pazienti adulti mi hanno raccontato di non aver mai superato la traumatizzazione conseguente a certi film dell’orrore visti da bambini o adolescenti; primo fra tutti ”L’Esorcista”. La problematicità sta nel fatto che certi contenuti non vengono “metabolizzati” quando la mente non ha le competenze per riuscire a farlo. E la mente dei bambini e dei preadolescenti non è in grado di metabolizzare i contenuti di una serie come “Squid game”. Anche se non l’ho vista, per tutto ciò che ho letto di questa serie e per il mestiere che faccio questa cosa la posso affermare con certezza.
“Vietato ai minori di 14 anni” non è un messaggio che reprime la crescita: in casi come questi la protegge, la sostiene e la promuove. E forse noi adulti dovremmo smetterla di affermare “ a priori” che è “vietato vietare”, la cosa più frequente che mi sono sentito dire in quest’ultimo mese, dopo che è uscito il nostro libro che ha osato mettere questo verbo nel titolo. Dovremmo fare una lunga riflessione su quanto è tossico l’ambiente in cui stanno crescendo i nostri figli, ma soprattutto su quanto siamo diventati fragili noi adulti nel fare il nostro mestiere di adulti. Adulti con la A maiuscola non permettono ai bambini di vedere “Squid game”. E in una società civile si dovrebbe fare di tutto perché ciò non avvenga. Altrimenti l’unica cosa che succede è che qualche adulto ci pensa su solo dopo aver letto un post come questo su un social network. Che è appunto un singolo post in mezzo a migliaia di altri post, che nello stesso social network, celebrano ed esaltano questa serie tv. Leggete e fate leggere questo messaggio ad altri genitori, se lo ritenete opportuno.

28/07/2021

Michael Phelps, per la prima volta ai Giochi da spettatore e commentatore tv dell'Nbc, parla a Repubblica della sua depressione, tenuta nascosta fino al 2014: "La vera forza è ammettere la propria vulnerabilità. Lo dico chiaro, anche se in passato ho mentito: non si guarisce dalla depressione. Sei spinto a dire che va bene, ma è sbagliato, ti senti sbagliato, diverso dagli altri, buio dentro, la depressione è così. Io ancora oggi a volte ho bisogno di chiudermi in stanza, di stare da solo, la mia famiglia lo sa. Ho tre bimbi, Broomer, Beckett, Maverick, il primo a volte mi viene a cercare. E avere i miei attorno aiuta molto, rende tutto più sopportabile, da loro non devo nascondermi. Ora lo so: è ok non essere ok. Non bisogna essere perfetti. Mi sto impegnando a far capire questo, non è una vergogna essere depressi, avere panico, anche se ti spaventa molto"

04/05/2021

12/02/2021

04/02/2021

“Ci sono cose da dire ai nostri figli.
Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. Che esistono pensieri spaventosi, e di non preoccuparsi.

Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che il giorno del matrimonio non è il più bello della vita. Che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore.

Che bisogna saper stare, e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva, se non loro stesse. Altrimenti le donne continueranno a morire e gli uomini a uccidere.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce, e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti, e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che possono stare male. La sofferenza ci spinge in avanti. E prima o poi passa.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che non importa se i desideri non si realizzano, ma l’importante è desiderare. Fino alla fine.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui. Quando vogliono tornare.”

(C. Pennati)
🖤

Essere sensibili non significa essere fragili. Anzi💪
30/01/2021

Essere sensibili non significa essere fragili. Anzi💪

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Via Piò 13
Costa Volpino
24062

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 20:00
Martedì 09:00 - 20:00
Mercoledì 09:00 - 20:00
Giovedì 09:00 - 20:00
Venerdì 09:00 - 20:00
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