Psicologa Isabella Enargelico

Psicologa Isabella Enargelico Attualmente collaboro con diverse istituzioni ed esercito la mia attività libero-professionale a Crema presso il poliambulatorio Santa Claudia.

CHI SONO
Sono la Dott.ssa Isabella Enargelico , psicologa, psicoterapeuta, mi occupo di consulenza e sostegno psicologico di bambini, adolescenti, adulti e sistemi familiari. Sono laureata in Psicologia Clinica, dello Sviluppo e Neuropsicologia; iscritta all’Ordine degli Psicologi della Lombardia (sez. A, n°03/17844), sono esperta in Disturbi specifici dell’Apprendimento, sono Istruttore Mindfulness in ambito sportivo e proseguo costantemente la mia formazione abbracciando un approccio cognitivo-comportamentale ; sono specializzata in psicoterapia di terza generazione (ACT, FAP), metodologie evidence based, basate cioè su studi scientifici. Ho maturato nel corso degli anni esperienza nel settore ospedaliero, riuscendo a stabilire un contatto duraturo e ad ottenere risultati significativi anche con pazienti più complessi. Con ognuno di loro ho creato un rapporto positivo ed empatico che dura nel tempo e pone le basi per una vita libera dal disagio psichico.

22/12/2025

LEGGIMI 👇
L’ansia nasce da una percezione di incertezza, vulnerabilità o mancanza di controllo. La sicurezza, invece, offre una base stabile in cui la mente può rilassarsi, pensando al meglio per sé e non a “come evitare il peggio”; nella sicurezza, infatti, sappiamo di poter contare sulle nostre risorse per affrontare ogni sfida. Quando siamo in preda all’ansia ci percepiamo in balia degli eventi perché quelle risorse non le vediamo, ignoriamo le nostre competenze, le nostre capacità, insomma, ignoriamo tutto ciò che può farci sentire al sicuro.

Nelle dinamiche relazionali, sentire (Attenzione! SENTIRE e non sapere) di essere accettati, amati e compresi, per esempio, media un messaggio di sicurezza. A vuolte “sappiamo” di essere accettati e accolti, tuttavia ci sentiamo come se non lo fossimo (o perché c’è un problema relazionale nel presente o perché il “senso di non valere e di mancata accettazione ci è stato appiccicato addosso nel nostro passato). L’ansia si cura con l’affermazione personale, con l’affermazione del proprio posto nel mondo… e tutto questo va ben oltre la mera autostima. E in quello spazio personale, l'ansia perde la sua forza, perché non neghiamo le avversità, non le minimizziamo o non le evitiamo: ci facciamo noi “più grandi”, appunto, più sicuri.

In un certo senso, la sicurezza è come un abbraccio invisibile che dice: "Va tutto bene, sei al sicuro qui e ora, ce la fai, puoi agire per costruire il meglio per te nonostante le inevitabili avversità.” ❤️
E questo è tutto ciò che ti auguro.
Un forte abbraccio,
Anna ❤️🫂

22/12/2025

Per la gran parte di cose, nella vita, vale sempre il «non è mai troppo tardi», quindi se c'è qualcosa che vorresti fare e pensi che "non sia più il tempo", il nostro invito è sempre quello di OSARE e, intanto, godersi il cammino.

Altre volte, invece, quel traguardo è oggettivamente compromesso da fattori contestuali di diversa natura che ne precludono inesorabilmente il compimento. Allora è qui che possiamo congelarci. E qui che scatta la stagnazione: rimaniamo bloccati nel limbo, nell’idea di quello che sarebbe potuto essere e invece non è stato.

Quando smettiamo di PUNIRCI e cessiamo di focalizzare tutta la nostra attenzione sui treni che sono andati via senza di noi, è allora che notiamo quanto preziosi possano essere i treni sui quali vale ancora la pena salire con destinazioni che possono addirittura stupirci. Allora lasciamo che lo facciano, lasciamo che ci stupiscano. Lasciamo che la felicità accada.

Se ti va di farlo, insieme a noi, leggi il nostro saggio: «lascia che la felicità accada» - lezioni di educazione emotiva (Rizzoli).

17/12/2025

Ho incontrato gente semplice di bassa scolarizzazione, con un fascino, sensibilità e una intelligenza straordinari. E mi commuove sempre la gente che ha sensibilità, che si accorge dell'esistenza degli altri: sono delle persone che non sono e non vivono in una situazione tribale come quella che sta vivendo la società oggi.

Franco Battiato

Con queste parole Battiato ci spiega che la vera intelligenza non si misura dai titoli di studio, ma dalla capacità di sentire l’altro, ci ricorda che la sensibilità è un dono raro, un atto di civiltà che ci distingue da una società sempre più tribale e chiusa.
Chi sa accorgersi dell’esistenza degli altri porta luce, dignità e bellezza nel mondo.

17/12/2025

Continuo a tornare su questo punto.

Perché una delle forme più silenziose di protezione che diamo ai nostri figli
è la bussola interna che costruiscono da come li trattiamo.

Quando crescono in un ambiente di rispetto, calore e sicurezza emotiva,
non scambiano la mancanza di cura per amore.
Non si rimpiccioliscono per non disturbare.
Non giustificano ciò che non fa bene al loro corpo o al loro cuore.

Quella voce interna, “non è così che meritò di essere trattato”,
non nasce dal nulla.
Si forma in casa:
nel modo in cui parliamo con loro,
nel modo in cui li ascoltiamo,
nel modo in cui riconosciamo la loro umanità anche quando sbagliano
o quando siamo stanchi.

L’amore diventa la loro base, il loro “normale”.
E quando l’amore è la base,
tutto ciò che ne è al di sotto diventa immediatamente riconoscibile.

Questo è il dono più grande:
non solo crescere bambini che si sentono amati,
ma crescere persone che sanno cos’è l’amore,
che entrano nel mondo con uno standard,
una schiena dritta
e un senso di valore che nessuno potrà riscrivere.

13/12/2025

Non serve che un cane faccia grandi gesti per dimostrare che si sente parte della famiglia.

Il suo attaccamento si vede nelle piccole abitudini di tutti i giorni. Gesti semplici, che spesso diamo per scontati, ma che parlano di fiducia e sicurezza.

I cani non parlano come noi, ma il loro modo di comunicare è molto chiaro. Quando si sentono “a casa”, lo dimostrano con comportamenti riconosciuti anche dagli esperti.

C’è il cane che ti segue da una stanza all’altra, solo per restare vicino. Non lo fa per controllarti, ma perché stare con te gli dà tranquillità.

Se si appoggia alle tue gambe o cerca il contatto quando siete sul divano, sta dicendo che si fida. Questo comportamento serve a rafforzare il legame e a sentirsi più sicuro, soprattutto in situazioni nuove.

Dormire vicino a te è una scelta importante. Quando il cane decide di riposare ai piedi del letto o sul tappeto accanto a te, vuol dire che ti vede come una protezione. È un istinto che viene dalla vita in branco.

Quando ti porta il suo giocattolo preferito, non chiede solo di giocare. Ti sta facendo un piccolo regalo, condividendo qualcosa di valore per lui. A volte, lo fa anche per sentirsi meglio e cercare la tua presenza.

Il linguaggio del corpo dice tutto: occhi rilassati, postura tranquilla, coda morbida, magari anche la pancia all’aria. Sono segnali che si sente al sicuro in casa e con te.

Se si sdraia vicino a te mentre guardi la tv o resta in soggiorno durante la cena, vuole semplicemente stare insieme al suo gruppo. Non sempre sta aspettando cibo.

I cani riescono a percepire le nostre emozioni. Riconoscono espressioni, postura e persino l’odore quando siamo stressati. Se si avvicina nei momenti difficili, sta rispondendo ai tuoi stati d’animo.

Se, quando ha paura o è nervoso, cerca proprio te, significa che ti considera una base sicura. È lo stesso che farebbe un cucciolo con la sua mamma.

Il classico sospiro profondo, spesso accompagnato da un corpo rilassato, vuol dire solo una cosa: “sto bene qui”.

Anche quando abbaia o cerca la tua attenzione, il cane sta solo comunicando. Chiede di essere visto, ascoltato, incluso nella vita di casa.

Per un cane, sentirsi parte della famiglia è questo: esserci, ogni giorno, nelle piccole cose.

13/12/2025

“Essere belli significa essere sé stessi. Non è necessario essere accettati dagli altri. È necessario accettare sé stessi. Se sei nato fiore di loto, sii un bel fiore di loto, non cercare di essere un fiore di magnolia.”

— Thích Nhat Hanh

11/12/2025

Era nata a Milano, una bambina che parlava poco ma SENTIVA tutto. Troppo sensibile, troppo emotiva, troppo viva. Vedeva oltre le apparenze, capiva le emozioni degli altri con una precisione quasi dolorosa. La sua sensibilità venne scambiata per debolezza e in famiglia fu sempre incompresa. A quindici anni, un critico importante — Giacinto Spagnoletti — notò le sue poesie. Scrisse una recensione entusiasta. Alda era felicissima!

Suo padre la strappò. La fece a pezzi sul tavolo della cucina. Le disse che era una sciocca e che una donna non doveva montarsi la testa. Si sposò giovanissima con un uomo che non la amava e non la capiva. Il matrimonio non le portò la libertà ma sofferenza. E un giorno, nel pieno di una lite, suo marito decise di farla internare. E così finì in MANICOMIO. Contro la sua volontà. Senza difese. Senza voce. E allora iniziò a scrivere. La sua anima era troppo grande per essere rinchiusa — persino da chi l’aveva messa dietro le sbarre. Scrisse ovunque: su fogli rubati, sul retro delle cartelle cliniche, nella sua mente quando non le davano carta. I muri che avrebbero dovuto zittirla diedero le ali sue parole.

Parole che un giorno sarebbero diventate rifugio per chi soffre, specchio per chi è spezzato, ABBRACCIO per chi ha paura. Quando uscì, non era più la stessa. Era una donna che aveva visto l’inferno e aveva trovato un modo per raccontarlo. E continuò a farlo: parlava dell’amore come di una ferita, della follia come di un dono, della vita come di una tempesta.

E il mondo — finalmente — la vide: una donna sensibile che era stata rinchiusa, ferita, ignorata. Eppure era sopravvissuta. Oggi i suoi versi sono ovunque. È citata, letta, condivisa. Ma la sua storia, quella autentica, spesso rimane nell’ombra. Alda Merini non è un’icona fragile. È la prova vivente che il CUORE di una donna è una luce che nessuno può spegnere.

Guendalina Middei, Professor X (➡️ Se volete leggere altre storie come questa, qui trovate un estratto del mio «Innamorarsi di Anna Karenina il sabato sera» che ho scritto per farvi innamorare della letteratura come me ne sono innamorata io: https://www.amazon.it/innamorarsi-Karenina-leggere-classici-lezioni/dp/8807174359

08/12/2025

Chi da bambino non è stato "visto" ne' riconosciuto nel suo valore, si ritroverà a muoversi nel mondo adulto come un bambino ferito. Per regolare quel valore tenterà l'impossibile: cercherà consensi, apprezzamenti, attestati di stima, rincorrerà traguardi irraggiungibili. Il perfezionismo nasce dall'insicurezza e urla ovunque: io valgo!!! Solo che la perfezione non esiste e quel «io valgo» diventa un cupo «non sono abbastanza». Ma attenzione, c'è un lato oscuro del "non valere". Ma ci arriviamo per gradi.

Ogni volta che qualcuno si sente di «valere poco» gli diciamo che è fortunato; a primo impatto il nostro interlocutore non capisce: «come posso essere fortunato io? Io che non mi sento mai abbastanza? Con la mia storia di invalidazione? Il mio dolore??» ❤️ La fortuna è difficile da scorgere ma c'è, perché tu, da quel dolore, da quella sensazione di instabilità, di insicurezza e paura, puoi ripartire. Certo, con fatica, ma puoi rielaborare e concederti l'opportunità di una vita autentica. Alcuni questa possibilità non se la concederanno mai. Così radicati in se stessi, così persi nelle loro certezze che nel mondo non vedono altro che sé, proiettati ovunque e… neanche lo sanno! Questo è il lato oscuro del "non valere", continuare a non vedersi e non vedere neanche l'altro che viene costantemente svilito, umiliato e disprezzato. Dal «non valere» percepito si può uscire, altre trappole, invece, ti costringono a vivere in un'eterna menzogna in cui si è infelici e si tenta di propagare la stessa bassezza ovunque.

Serbiamo la speranza che tutti, prima o poi, acquisiscano occhi per guardare e per guardarsi.

Ispirato al libro: «il mondo con i tuoi occhi» ❤️‍🩹❤️
Psicoadvisor

08/12/2025

Dal libro: “Ricorda sempre. Il bambino, la talpa, la volpe, il cavallo e la tempesta" di Charlie Mackesy

04/11/2025

È del tutto naturale piangere in terapia, uscire dalla seduta esausti o alleggeriti, confusi o più decisi. Arrivare in anticipo per l’ansia di fare tardi, arrivare qualche minuto in ritardo perché si è dei disorganizzati cronici ma poi, riuscire ad assumersi la responsabilità di quell’impegno. Ah, è “normale” anche dimenticare completamente di fare gli esercizi assegnati (molti psicoterapeuti li assegnano); è naturale attivare delle difese, perdere il filo mentre si stava parlando e addirittura non sapere cosa dire. Tutto questo fa parte del percorso.

Sapete invece cosa non è accettabile?
Non è accettabile sentire che passano mesi e mesi, che si va di appuntamento in appuntamento e non ci sono progressi. Il terapeuta non deve semplicemente validarti e farti sentire capito. Questa è la base. In terapeuta non deve semplicemente «farti sentire ascoltato». Validazione e ascolto dovrebbero essere elementi intrinseci di ogni tua relazione. In terapeuta dovrebbe fornirti gli strumenti affinché ciò si verifichi. Il terapeuta dovrebbe insegnarti a impostare sani confini. Dovrebbe rendere possibile il miglioramento che tu ti auspichi per te stesso. La psicoterapia non è un mero luogo di sfogo e racconto, non è -come dicono alcuni- un incontro d’anime fine a stesso. La psicoterapia è un TRATTAMENTO SANITARIO che, non finiremo mai di ripeterlo, va trattato alla stregua di ogni trattamento sanitario!

Se vai dal gastroenterologo e dopo qualche mese di cure non trovi benefici, cosa fai? Di certo consulti un altro medico. E così dovrebbe essere per la psicoterapia. Se non vedi evoluzioni, cambia. E non temere, il lavoro che hai fatto fin quel punto non lo perdi, ti seguirà nel tuo nuovo percorso. Certo, in terapia sono del tutto “fisiologiche” anche fasi di stallo, di assestamento ma… appunto, sono fasi. Ciò che fa un buon terapeuta non è “insegnarti a resistere” ma fornirti gli strumenti per superare ciò che ti attanaglia. Non è uno “smussiamo gli angoli e impariamo a convivere con il malessere” ma è un “evolviamoci e trasformiamo il nostro malessere”. Abbi fiducia nella psicoterapia :)))

Ascolta il nostro reel: «la psicoterapia è un trattamento sanitario»

02/11/2025

Più della metà delle persone che la mattina si stringono nel vagone della metropolitana ha problemi di insonnia. Il 70 per cento dei giovani fuori dalle università fra una lezione e l’altra o che hanno appena cominciato a lavorare convive con sbalzi d’umore o sintomi dello spettro depressivo. Una persona su cinque che si fa largo nella folla mentre attraversa la città ha assunto ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici o stabilizzanti dell’umore.
La salute mentale in Italia è una questione di ordini di grandezza. È difficile riassumere l’impatto dei diversi disturbi psichici in modo univoco attraverso dei dati – quelli citati finora si riferiscono al Rapporto Italia di Eurispes dello scorso anno – ma, per quanto empiriche o parziali, tutte le analisi raccontano che la cura del benessere psicologico è una priorità per un numero sempre più crescente di persone.

Secondo l’ultimo Health Service Report di Ipsos, uscito a inizio ottobre, il 41 per cento degli italiani pensa che i disturbi psichici siano il problema di salute principale del Paese – secondo solo al cancro, indicato dal 60 per cento del campione – nel 2024 era il 35 per cento e nel 2018 solo il 18 per cento.

L’articolo completo di Paolo Tomasi sul nuovo numero de L’Espresso

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Crema
26013

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