25/12/2025
2° uscita su Il Nuovo Torrazzo delle vignette del Crema.comX in collaborazione con l'Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della provincia di Cremona.
Riusare l’Italia costruita: la via sostenibile per il futuro del territorio
L’Italia è un Paese che ha costruito molto, spesso troppo, e oggi si trova di fronte a un paradosso che pesa sul paesaggio, sull’economia e sulla qualità della vita: abbiamo città che si espandono, mentre milioni di edifici già esistenti restano vuoti, inutilizzati, in rovina. È un patrimonio immenso e al tempo stesso un problema strategico, ma soprattutto una straordinaria opportunità.
Secondo le ultime stime, nel nostro Paese si contano oltre 2 milioni di edifici abbandonati, tra case, caserme, scuole, ospedali, fabbriche e alberghi dismessi. A questi si aggiungono 7 milioni di abitazioni vuote, 20 mila fabbriche inattive e 100 mila capannoni in disuso: un corpo edilizio che non produce valore, genera degrado, sottrae risorse e contribuisce alla dispersione del territorio.
Nel frattempo, negli ultimi cinquant’anni la superficie urbanizzata è aumentata di 600 mila ettari, mentre nel solo 2022 il consumo di suolo ha toccato il record di 2,4 m² al secondo.
È evidente che questo modello non è più sostenibile. Continuare a costruire mentre ciò che già esiste si svuota significa consumare territorio, denaro ed energia che potremmo investire meglio.
Il cambiamento necessario passa dal riuso adattativo, una pratica che permette di trasformare ciò che è abbandonato in nuove funzioni, senza cancellarne l’essenza. Significa interpretare gli edifici come risorse anziché come scarti; come occasioni per generare innovazione sociale, culturale ed economica.
La crisi del 2008 ha messo in luce un disequilibrio profondo: in settant’anni la popolazione italiana è cresciuta del 26%, il patrimonio edilizio del 400%. L’offerta ha superato la domanda, lasciando un enorme stock immobiliare non assorbito.
La via corretta è il “Riuso” che non deve essere inteso solo come conservazione, ma come un atto di creatività: si progetta dialogando con la storia, valorizzando le preesistenze, immaginando scenari nuovi senza consumare altro territorio.
Riusare significa anche ripensare il mercato immobiliare: meno nuovo invenduto, più rigenerazione di ciò che già c’è. Significa dare spazio ai giovani, alle imprese culturali, alle associazioni, alla nuova domanda abitativa flessibile. Significa restituire valore a tessuti urbani e rurali che si stanno svuotando.
In questo senso, il riuso edilizio non è un tema tecnico, ma una politica pubblica, una strategia territoriale, una scelta ambientale.
È la strada che permette di limitare l’impatto ambientale, rigenerare economie locali, preservare identità, e costruire futuro senza consumare futuro.
L’Italia non ha bisogno di più metri quadrati: ha bisogno di più visione.
E la visione, oggi, passa dal coraggio di trasformare l’esistente.