08/04/2023
Scrivere di sè, è sempre stato mio convincimento, comporta numerosi vantaggi; ero certa ne apportasse anche per affrontare il dolore dovuto a traumi di diversa natura e la sofferenza emotiva dovuta a malattie tanto del corpo quanto della mente, ma non trovavo strumenti per dimostrarne l'efficacia. Ultimamente mi hanno soccorso due libri, un saggio "accademico" dall'estero ed uno "esperienziale" italiano.
Per quanto concerne il primo, consiglio di leggere il mio articolo sul blog "Vita e viaggio sostenibile" dedicato alla salute mentale nel mondo globalizzato, ed eventualmente sfogliare le pagine del libro "Salute planetaria" ivi citato proprio alle pagine dedicate in particolare alla salute mentale. E' qui allegato il link.
https://vitaeviaggiosostenibile.home.blog/2023/04/05/tutela-del-benessere-mentale-in-un-pianeta-che-cambia/
Il secondo si intitola "Il dono della scrittura". Incontrarsi, raccontarsi. Fra autobiografia e salute mentale" a cura di Maria Grazia Soldati.- liberedizioni, 2008 (forse di difficile reperibilità sul mercato ma disponibile qui: https://opac.provincia.brescia.it/opac/detail/view/test:catalog:561318
Descrive l'esperienza di un gruppo di scrittura autobiografica per una associazione di familiari di persone con esperienza di malattia psichiatrica; in questo caso lo scritto autobiografico viene anche condiviso.
Illuminanti le prime parole dell'introduzione, proprio quello che cercavo per dare (o iniziare a dare) una giustificazione autorevole alla scrittura autobiografica come particolare strategia per il benessere mentale: "Mi piace pensare che il valore intrinseco del percorso narrativo raccolto in questo testo sia stato nel ri-condurre le persone dentro le loro storie, attraversando anche il racconto della sofferenza psichica, ma non riducendo solo ad esso la storia stessa. Tematizzare la sofferenza psichica non coglie impreparata la nostra cultura, ma sovente la superficialità del linguaggio rispecchia la nostra incapacità di comprenderla. Il dolore è esperienza soggettiva e unica, qualsiasi forma di traduzione può rappresentare un fallimento, un tradimento, si corre il rischio di riportare la persona stessa a quella sensazione di incomunicabilità di sè ... che genera la sofferenza psichica stessa".
In queste poche parole ci sono anni di vita trascorsi, nei quali anche solo "dare un nome" alla propria sofferenza, per me, non è stato possibile.
Di seguito offro la mia opinione, di carattere personale, in merito al proprio benessere.
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