21/02/2026
LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO non É una transazione commerciale, ma UN’EVOLUZIONE DELLA COSCIENZA e della RELAZIONE.
Quando parliamo di rinuncia all’Io, intendiamo il superamento di quelle “difese narcisistiche” che ci spingono a percepire l’altro come un nemico da sconfiggere per confermare il nostro valore. In un conflitto tradizionale, l’Io si sente minacciato e alza barriere fatte di ragioni, pretese e orgoglio; cercare di “ottenere” qualcosa in questo stato significa solo nutrire quel muro. Al contrario, l’atto di rinunciare a una posizione di forza è un gesto di estrema vulnerabilità che possiede un potere trasformativo: è il disinnesco.
Nel momento in cui una delle due parti accetta di deporre le armi — ovvero rinuncia alla necessità di avere l’ultima parola o di vedere soddisfatto ogni proprio desiderio — avviene un cambiamento nel campo emotivo. Questa rinuncia non è passività, ma un invito. L’altro, non sentendosi più sotto attacco, non ha più bisogno di difendersi. Questo rispecchiamento permette la caduta delle corazze reciproche e crea uno spazio vuoto, libero dalle proiezioni dell’ego, dove può finalmente avvenire l’incontro autentico.
È in questo spazio che si compie il passaggio dall’Io al Noi. In questa dimensione collettiva, la prospettiva cambia radicalmente: non si tratta più di bilanciare pesi su una bilancia (“io do questo a te se tu dai quello a me”), ma di agire in funzione di un bene comune. Quando si entra nel “Noi”, le esigenze del singolo non sono più in competizione, perché la salute della relazione diventa l’obiettivo prioritario. A quel punto, lo scontro perde la sua ragione d’essere: non c’è più nulla da difendere perché si è capito che il benessere dell’altro è, intrinsecamente, anche il proprio. La rinuncia iniziale, quindi, non è una perdita, ma il “prezzo del biglietto” per accedere a una forma di convivenza superiore e più pacifica.