31/03/2023
Quando ero piccolo ed andavo a scuola, la mia maestra, una suora, premiava ogni bambino con una caramella se finivi di fare per primo i problemi di matematica.
Era una gara ed io tornavo a casa con decine di caramelle nel grembiule, caramelle che mia mamma puntualmente lavava in lavatrice.
Era una gara. Era solo una gara.
Ed anche un gioco.
Un gioco ad essere i migliori.
La mia maestra non mi ha mai picchiato, ma se non facevi il bravo te ne dava tante e come se te le dava.
Mi ricordo ancora una di quelle scene
Ho impresso il suo volto.
Il mio compagno si chiama Luigi.
Non so perché Luigi andasse male (in classe c'era anche un altro bambino che la maestra ci diceva essere un po' ritardato), so solo che Luigi aveva 8 anni.
Un giorno Luigi aveva dato un calcio ad un compagno.
La suora lo prese, lo fece mettere davanti a tutti noi e gli disse: piegati in avanti e mostra la schiena.
Gli diede decine di pugni sulla schiena.
Fu una umiliazione per Luigi e per tutti noi.
Luigi rimase dietro la lavagna per alcune ore.
Rimani lì pensare.
Cerca di capire la vergogna del tuo gesto Luigi!
Ad 8 anni eh!
Come se si possa cogliere la vergogna ad 8 anni.
Ed invece si sente il suo peso.
Eccome
Poi alle medie ricordo i miei prof: hai capito? È tutto chiaro?
Problemi tuoi, apri il libro e studia.
Arrivarono gli anni del liceo.
Lavagne piene di gesso e tutti fermi sul banco.
Capii fin da subito che la mia strada sarebbe stata la fisica.
In 5 anni mai nessun esperimento. I computer li usavamo per fare informatica, serviva solo a quello, no?
Tutto il sapere era contenuto in quel maledettissimo libro di testo.
Facevi tutto alla lavagna.
Se eri bravo andavi avanti, altrimenti bocciato.
E poi quelle spiegazioni di 1 ora.
La vita era tutta lì : in quei libri di testo, in quei numeri.
Personalmente ricordo pochissimo di quei contenuti.
Ricordo solo che studiavo per ore ed ore la biologia.
Prendevo anche 9 o 10 ma non ricordo nulla.
La mia memoria era solo concentrata per quella verifica o quella interrogazione.
Il premio era il voto.
La spinta era quella umiliazione: non essere trattato come Luigi.
L'unico momento di pensiero critico era la risoluzione di qualche esercizio difficile e guai a sbagliare il risultato. Sempre 3 ti prendevi anche se il procedimento era giusto.
La mia unica ribellione erano le si*****te fumate di nascosto nei bagni della scuola.... Ma per qualche prof stavo perdendo la via retta.
Per il resto mi volevano così : studioso, che imparasse a memoria qualche poesia e qualche formula da ripetere.
All'università qualche briciolo di speranza.
Ma guai a studiare la storia degli scienziati, guai a mostrarti come eri dentro, guai a provare a fare qualcosa di diverso. Lezioni con decine di studenti, il fine sempre lo stesso: il buon voto e sapere sapere sapere .
Ho deciso di iniziare a fare l'insegnante per tutti i miei prof passati.
Per non essere come loro o almeno non come una parte di loro.
Perché tutti abbiamo un docente che ci ha liberato.
Il mio era il prof di italiano del liceo.
Entrò in classe piangendo quando trovò suo figlio morto per overdose, il giorno prima.
Per la prima volta i nostri 17 anni divennero 25, poi 40, poi 90, vecchi e lunghi come una intera vita. La fine di una vita.
Sono entrato nelle scuole come docente quasi 20 anni fa.
I banchi erano sempre frontalone la cattedra ferma lì.
Io insegno tu impari.
Se si è sempre fatto così ci sarà una spiegazione mi chiedevo allora.
Se basta un libro ed io spiego e tu ripeti allora basta questo.
Poi ho pensato a Luigi...ed ho deciso di curvare...non senza fatica.
Almeno di provarci.
Perché io quella scuola, la scuola che ho vissuto, fondamentalmente non la vorrei per i miei figli.
Non si parlava di pedagogia, non si sapeva nulla di ambienti di apprendimento, guai a parlare di sperimentazioni e didattica innovativa...
Un bravo prof era colui che sapeva, non importa se sapeva spiegare.
Kant, Platone, equazioni di secondo grado, qualche regola grammaticale.
La scuola era tutto qui....
E se provavi a ribellarti eri fuori...
Oggi parlo di scuola e cerco di migliorarla per tutti gli studenti, anche per coloro che non vogliono quella mia maestra che picchiava con pugni se sbagliavi una moltiplicazione o la prof di latino che ti mette aun tre per una declinazione di terzo grado che non mi è mai servita.
Perché i miei prof potevano essere ben altro da quell'andare alla lavagna e spiegare (se andava bene, altrimenti erano fermi sulla cattedra)
Poi leggo di docenti che si lamentano del digitale o del programma da finire, di tablet come se fossero il demonio (che ipocrisia... Magari i loro figli sono persi dentro lo Smartphone di mamma e papà).
Perché anche se ho 45 anni, mi illudo ancora che il mondo sia cambiato in questi ultimi 30 anni.... E finalmente quel bambino che voleva fare esperimenti con lucertole o in giardino oggi troverà il modo di esprimersi, non soltanto passando ore ed ore dei propri pomeriggi a studiare per essere il migliore, per un 8 o un 9 o un 10.
Oggi sono un dirigente scolastico e mi batto ogni giorno per Luigi.
Perché quella scuola non accada mai più.
Perché Luigi, ovunque tu sia ora, possa avere la ferma speranza che ad altri bambini non accada mai più quello che è accaduto a te.
E che altri bambini e bambine non possano vedere quello che abbiamo visto noi fare a te.
Quella scuola era la scuola del sacrificio o del riscatto, dell'umiliazione
Quella scuola era uno schifo. Uno schifo.
Ed allora mi infiammo e rimango convinto: io questa benedetta scuola non la vorrei migliorata, neppure cambiata, la vorrei assolutamente trasformata.
Luigi, Anna, Francesco, Giovanna, lo dobbiamo fare per voi.
Ce la faremo.
di D'Ambrosio