Psicologa□Counselor□Psicodrammatista□Ipnologa□EMDR
Aiuto ad essere solo ciò che si è: allora è possibile cambiare. LG
Supporto psicologico adulti, coppie, adolescenti, gruppi📍a Desio e online. Autrice▪︎Docente▪︎Formatrice soft skills⤵️ www.luisaghianda.it Guardo alla cura come ad un gesto di amorevole gentilezza verso se stessi: una maggiore conoscenza delle proprie dinamiche interiori incrementa l'autoconsapevolezza, aprendo ad una partecipazione responsabile alla vita e alle relazioni. Ritengo la sofferenza parte ineluttabile del destino dell'uomo, potente maestra che svela cose significative su di sé. Guardo al cambiamento come ad un viaggio di cui il terapeuta è solo copilota, processo di auto-guarigione al quale assiste come un attento testimone fino a vedere quell'essere umano tornare a danzare con la vita. Sono riconoscente a tutti coloro che scelgono me per condividere un pezzetto del proprio cammino interiore, perché mi consentono scambi di profonda umanità, contribuendo alla mia crescita come essere umano, alimentando la passione per ciò a cui mi dedico.
04/01/2026
Nessun palco, nessun riflettore, nessun biglietto. Hanno solo mani, corpo, presenza.
E il loro dono.
Forse avrebbero voluto essere altrove, ma sono qui, per strada, tra passanti poco curiosi e molto distratti.
Ammiro profondamente quella loro capacità di abitare con dignità la propria forma, di onorare il loro daimon "secondo misura".
Non rinuncia, non fallimento, non rassegnazione. Misura, nel senso greco di métron: capacità di non oltrepassare se stessi, di non tradire il proprio daimon nel tentativo di forzarlo dentro un ideale narcisistico o socialmente applaudito.
Per i Greci, esprimere il proprio daímōn non era un vezzo individualista, ma una necessità ontologica, qualcosa che riguarda il senso stesso dell’esistere: dare corpo a una forza interiore irrinunciabile, una voce intermedia tra l’umano e il divino, che orienta ciascuno verso la propria forma di compimento in questa vita.
Gli artisti di strada non sono dove avrebbero forse desiderato essere, non primeggiano, non si distinguono nel rutilante mondo artistico, ma hanno saputo attraversare la frattura tra desiderio e realtà e hanno scelto — o imparato — a restare fedeli alla propria forma possibile, non a quella immaginaria.
Hanno accettato il lutto implicito, la perdita di un possibile Sé grandioso. E proprio lì si colloca la maturità: non nel negare quel desiderio, ma nel non lasciarsene divorare.
Hanno saputo ritarare gli obiettivi della propria vita con umiltà.
Hanno saputo accedere a una regolazione dell’ideale dell’Io, senza scivolare nella vergogna, realizzando una forma di umiltà generativa, non difensiva.
Ammiro gli artisti di strada: non hanno rinunciato al daimon, hanno rinunciato all’onnipotenza. E in cambio hanno salvato la forma.
Ed è una cosa che, sì, merita profonda ammirazione.
02/01/2026
Il primo pensiero dell'anno va alla .
Chiedi aiuto.
Chiedi aiuto perchè la violenza è merce subdola e potente.
Il rischio è quello di annegarci dentro.
02/01/2026
Dal 13 gennaio, a Desio, con cadenza bimensile, dalle h.20 alle h.22: percorso terapeutico di gruppo "LA CURA DI SÉ".
Conduce: dott.ssa Luisa Ghianda www.luisaghianda.it
Metodologia principe: lo , la cui poesia nasce quando il "protagonista" (la persona su cui verte il lavoro terapeutico di quella specifica sessione di gruppo) guarda negli occhi una parte di sé interpretata da un altro partecipante e riconosce finalmente ciò che non riusciva a nominare.
Quando il gruppo, respirando insieme, diventa contenitore e specchio, lì c'è un'intimità che cura.
Quando un frammento di vita, portato in scena (perché lo psicodramma invita alla "messa in scena" dei nodi interiori, invece che alla sola narrazione degli stessi) con timidezza magari, si trasforma in una verità personale più comprensibile, più vivibile, lì c'è cura.
Nice to meet you.
Nice to meet you, too.
Incontrare il mondo a passi di tango.
Il resto è silenzio.
Solo corpi, passi, ritmo.
L’altro si avvicina abbastanza da farti sentire il suo respiro e tu scegli di restare.
Il corpo smette di difendersi e inizia ad ascoltare.
Quell’abbraccio è contenimento, regolazione, riconoscimento, è dialogo tonico ed emotivo.
Il tango, in questo senso, è una forma di psicoterapia incarnata: terapia dell'abbraccio.
Soprattutto quando la storia personale ha insegnato a diffidare dei corpi altrui, il tango è possibilità di ri-sperimentare il contatto in un’intimità che non è mai fusione, e se si fa invasione si possono prendere le distanze.
E forse è proprio allora che può avvenire la trasformazione: quando il corpo scopre che l’abbraccio può essere presenza e non minaccia, fiducia e non controllo, casa e non prigione.
Thank you so much.
Grazie, Italia.
Enjoy your stay in my country.
Buon 2026 a passi di danza.
31/12/2025
Non saremo statə perfettə
(e va bene così: la perfezione è una leggenda metropolitana),
non saremo statə sempre vincentə
(pretenderlo sarebbe stato un atto di superbia),
qualche sgambetto ce l’ha fatto la vita (non per cattiveria, ma perché lei fa il suo mestiere: insegna),
qualche ruzzolata ha raccontato il nostro passo incerto (e meno male: senza inciampi non saremmo umanə),
qualche bel colpo, però, lo abbiamo assestato (riconoscerlo è compito tuo:
datti una pacca sulla spalla - o una bella carezza - e brinda con la gratitudine)...
È tutto ok, si chiama vita!
Che siamo avvoltə nell’impermanenza,
che nulla è destinato a restare identico a se stesso è chiaro a tuttə?
Allora, forza, tuttə d’accordo: si va avanti.
A testa alta.
Con gentilezza — che salva, cura, apre.
Avanti march!
30/12/2025
Nel mio articolo x Sito di informazione e approfondimento culturale artistico e sociale. tratto di vita di , di come sono fatte le coppie che funzionano, senza pretendere di avere la verità in tasca.
Di fatto tentare di tracciarne l'anatomia, lascia sempre il tempo che trova.
Le che conosco meglio sono quelle che negli anni ho visto passare nel mio studio. Mi hanno depositato “cose”, che io ho fatto mie; la bellezza della mia professione sta nello scambio.
È indubbio che il rapporto sessuale esista dal punto di vista empirico, ma che la sessualità maschile e quella femminile siano differenti ed espongano ad
30/12/2025
Ed è subito principessa!
Perché, ammettiamolo, essere amate da un principe è sinonimo di successo sociale! Un principe, quando ti sceglie, ti dà coraggio, ti rende speciale, ti rende una vera principessa.
Ma quale donna emancipata — femminista magari — che lotta per la logica di un amore sostenibile, costruito nel tempo e nel lavoro di entrambi i partner!
Ma quale uguaglianza?
Cosa te ne fai di una relazione paritaria?
Nei film, nelle storie, nei romanzi, nelle serie televisive, le ragazze dei principi aspettano pazientemente, li adorano e li curano, sono disponibili a darsi all’amore quando loro hanno tempo, e offrono il loro amore come ricompensa per il coraggio maschile.
Perché l’amore è salvezza!
Sarà che sono una boomer, ma la cultura della principessa con l’idea di un amore ideale, totalizzante, irresistibile, mi ha sedotta a lungo.
Nell'amore idealizzato, però, il legame non nasce dall’incontro tra due soggettività, ma da una dinamica complementare: uno agisce, l’altra attende. È una struttura relazionale rassicurante, perché conosciuta, ma profondamente sbilanciata sul piano emotivo e sul piano del potere.
In realtà, è l’espressione di un attaccamento asimmetrico, in cui il valore di sé passa attraverso lo sguardo dell’altro. Ed è qui che la relazione smette di essere incontro e diventa dipendenza mascherata da romanticismo.
Non c’è amore senza libertà di pensiero.
Finché ci pensiamo come oggetti da scegliere, invece che come soggetti che scelgono, resteremo soprammobili. Più o meno di lusso.
Dobbiamo rompere con la cultura della principessa.
Non si tratta di rompere con l'amore, con l'altro, con un uomo, con la relazione di coppia, ma piuttosto si tratta di affrontare il nodo che porta dal bisogno di essere scelta al desiderio di scegliere.
L’attesa non è libertà.
È solo una gabbia più elegante.
27/12/2025
Ciò che temo di più delle conversazioni online con un , ovvero un software che simula una conversazione umana rispondendo a frasi scritte o pronunciate dagli utenti, è l'uso che se ne fa per gestire la solitudine, per sostituire lo psicologo, per sentirsi all' interno di una relazione sentimentale.
Alla base ci sono bisogni profondamenti umani: sentirsi amati, aiutati, visti, considerati, bisogni così necessari che comprendo bene il tentativo di appagarli in qualsiasi modo.
I corpi si annullano nell'esperienza virtuale, gli scambi somatici vengono azzerati, ma permangono quelli conversazionali con la loro parvenza di empatia.
Eppure l'intelligenza artificiale, da un punto di vista tecnico, non può essere considerata in alcun modo senziente:
è solo programmata per dare la risposta che pensa l’utente voglia, dopo essere stata addestrata a riconoscere e imitare il modo in cui le persone comunicano, analizzando banche dati da miliardi e miliardi di frasi tratte da romanzi, saggi, articoli e conversazioni.
I programmatori (umani) che ci lavorano possono decidere che genere di tono vogliono che il proprio chatbot imiti in base al genere di interazioni che dovrebbe avere con l’utente.
L'inganno emotivo sta proprio nel fatto che un chatbot può avere un'affabilità davvero disorientante: amichevole e alla mano, autorevole ma rispettoso, dolce o aggressivo, sempre gratificante ... fino a farmi temere che possa portare all'incapacità di fare le opportune distinzioni tra realtà e virtualità: allora sarebbe frantumazione interiore.
Nei percorsi di crescita personale di gruppo, la cura, la crescita, il miglioramento psicologico avvengono nella vibrazione viva delle presenze umane.
Il gruppo funge da cervello collettivo, uno spazio dove le immagini interne trovano eco, dove i ruoli congelati possono essere trasformati: la polifonia psichica che si viene a creare genera la trasformazione.
Un percorso di gruppo ad orientamento psicodrammatico, in particolare, pensa all’essere umano non solo come dotato di parola, ma soprattutto fatto di corpo in relazione, in movimento, in azione: la "drammatizzazione" (nell'accezione di "messa in scena") dei nodi dell'anima è, dunque, la modalità privilegiata.
La cura, il cambiamento, la crescita interiore avvengono proprio nella condivisione di intimità, dove una parola detta al momento giusto, una mano tesa, un silenzio carico di ascolto sono profondamente terapeutici.
🔍Sono la direttrice della sede lombarda di AIPsiM, disponibile per ulteriori approfondimenti www.aipsim.it
27/12/2025
A un certo punto, l’infelicità va condivisa.
Non significa vomitarla senza misura: le parole, se scagliate a caso, feriscono.
Condividerla vuol dire scegliere con cura i termini che le danno forma, perché se ne parliamo, e lo facciamo insieme, allora esiste, acquista peso, ma è solo se l'affido alle parole che possiamo occuparcene, farci qualcosa insomma.
I silenzi, che spesso sono conflitti mai messi in parola, soffocano l’anima, rinchiudendola in uno sgabuzzino. Ma l'anima non è fatta per stare al buio.
Condividere l’infelicità è un atto di forza e di coraggio.
Sarebbe, forse, stato meglio farlo ieri, o l’anno scorso, ma nella vita si fa solo ciò che si può, e allora va bene farlo adesso.
La terapia di coppia è possibilità di raccontare la propria infelicità in uno spazio protetto e sicuro, che apre la via ad un ascolto profondo e reciproco.
In quel terreno comune si gioca lo scambio vero: “Io sto male… e tu come stai?”: la coppia si dà finalmente un’occasione.
Non significa che tutte le coppie debbano restare insieme a ogni costo: ci sono legami che hanno davvero esaurito la loro vitalità, e allora è sano sciogliersi per il bene di entrambi. Ma salutarsi con rispetto fa bene all'anima.
👥Mi occupo di coppie da anni, proponendo un lavoro introspettivo che chiama in campo i 'metodi attivi', facilitando un contatto vivido con i vissuti propri e del partner, valorizzando l'autenticità che, a mio avviso, è il vero punto d'incontro.
Il tema non è mai raggiungere la perfezione insieme, ma un'intimità autentica, con la quale proseguire il viaggio insieme.
Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Luisa Ghianda - Discipline Psicologiche Integrate pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.
Mi interessano poco eventi, accadimenti; ciò che mi importa davvero è quello che questi lasciano nell’Anima degli esseri umani.
Ho cominciato la mia esperienza professionale lavorando nella moda, in qualità di modella. Poi me ne sono vergognata per anni (“Chi sceglierà di farsi curare da una ex-indossatrice? Quanto sarò credibile in un’aula di formazione”), facendomi optare per omettere questo “dettaglio” e valorizzare l’esperienza successiva, quella dall’aspetto “serio”, la collaborazione decennale presso la Giorgio Armani in un ruolo commerciale, indubbiamente preziosa ma non meno della lunghissima esperienza come modella. Qualche anno fa ho smesso di vergognarmene. Come potevo pensare di essere utile nel mio nuovo ruolo professionale se io per prima ero attanagliata da stereotipi, paure, vergogne, chiusure? Sono quella che sono grazie alle mie variegate esperienze di vita. Niente da recriminare, molto per cui ringraziare.
Più interessata a fare l’indossatrice che a frequentare le scomode facoltà di psicologia di Torino o Padova, le sedi allora più prossime alla Brianza, caput mundi (!) nonché terra natia, mi sono laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne presso l’Università Statale di Milano. Ad un certo punto mi è balenato chiaro nella mente che se non avessi seguito quell’antica passione, la psicologia, avrei fatto un torto alla mia Anima. Congiunture favorevoli, miste alla mia caparbietà, mi hanno permesso di continuare a studiare, in fondo senza grosse difficoltà. Io ci ho messo solo molta passione.
Oggi mi occupo di sviluppo personale, organizzativo, educativo, convinta che in ogni essere umano ci sia una grande possibilità di trasformazione, laddove ci sia sincera motivazione al cambiamento.
Psicologa (Ordine Psicologi Lombardia n.19939), ho approfondito prima la psicologia delle organizzazioni poi la psicologia clinica, counsellor professionista con indirizzo in Analisi Transazionale, ipnologa di stampo neo-ericksoniano, direttore di Psicodramma Moreniano, conduttore di gruppo con Metodi Attivi, esperta in progettazione-erogazione-valutazione delle attività formative, formatrice accreditata per responsabile di volontario in hospice, specializzata in attività di sostegno didattico agli alunni con bisogni educativi speciali e disabilità, appassionata di discipline orientali.
Esercito la libera professione a Desio (MB), dove svolgo attività di sostegno psicologico individuale e di gruppo, prevenzione, abilitazione-riabilitazione di risorse personali, percorsi di counselling, supporto alla coppia e ai genitori.
In collaborazione con enti ed aziende, progetto ed erogo percorsi di formazione comportamentale e coaching, che mirano allo sviluppo di soft skills e capacità di comportamento organizzativo, con l’obiettivo di favorire processi di empowerment finalizzati a gestire il ruolo professionale con intelligenza emotiva.
Infine, lavoro nella scuola pubblica dove mi occupo di alunni con bisogni educativi speciali e disabilità attraverso attività di sostegno didattico, che mira allo sviluppo di autostima, conoscenza, integrazione.
Penso ad una psicologia del benessere, non solo destinata ad incidere sulla patologia, finalizzata a migliorare la qualità di vita: favorire un dialogo più intimo con la propria Anima per realizzare pienamente la propria individualitá, per vedere germogliare quel seme che c'è in ognuno di noi.
Ritengo importante proporre e integrare approcci differenti, affinché ognuno possa incontrare lo strumento di crescita, cambiamento, guarigione più adatto a sé: più numerosi sono gli strumenti a disposizione maggiore è la possibilità di personalizzare l'intervento. Credo, inoltre, nel valore dell’integrazione tra professionisti con formazione altra, poiché trovo la strenua difesa del proprio strumento di cura un approccio miope: non c’è un’unica verità, né alcuna verità in tasca; l’essere umano è complesso, portatore delle proprie peculiarità, che possono essere accolte solo se si rimane in apertura. Ciò che sento davvero importante è prendersi cura di sé con qualsiasi mezzo, con la disciplina che si percepisce piú affine a sé, purché non ci si "perda di vista", perché la cura é un gesto di amorevole gentilezza verso se stessi.
Sono convinta che in ognuno di noi ci sia una grande possibilità di crescita, di rinascita. Credo nel potenziale evolutivo insito nella sofferenza emotiva; l'ho faticosamente sperimentato. Guardo al processo di cambiamento come un viaggio di cui il terapeuta è solo co-partecipante, auto-guarigione in realtà, alla quale questi assiste come un attento testimone, fino a vedere quell’essere umano tornare a danzare un passo dopo l’altro. Sono molto riconoscente a tutti coloro che scelgono di condividere con me un pezzetto del loro cammino, personale o professionale, perché mi consentono scambi di profonda umanità, scambi significativi, che danno sostanza alla mia quotidianità, alimentando la passione per ciò a cui mi dedico.