20/01/2026
Autonomia non significa abbandono.
Nell’anoressia nervosa, rispettare la persona non può voler dire rinunciare a salvarle la vita.
Un nuovo articolo tradotto da AIDAP mette in discussione una delle narrazioni più pericolose che si stanno diffondendo nel dibattito clinico e pubblico: l’idea che ci sia una scelta obbligata tra il rispetto dell’autonomia e la tutela della vita. Questa è una falsa dicotomia.
L’anoressia nervosa non è una malattia terminale. È un disturbo mentale grave, complesso, ma curabile. E la maggior parte dei decessi ad essa associati è prevenibile con cure adeguate, tempestive e continuative.
Eppure, sempre più spesso, compaiono etichette come “grave e persistente” o addirittura “anoressia terminale”. Termini vaghi, privi di solide basi scientifiche, che rischiano di trasformarsi silenziosamente in giustificazioni per sospendere i trattamenti. Quando queste etichette entrano nei percorsi clinici o nelle decisioni legali, finiscono per assumere l’autorità di un fatto. Ma non lo sono.
Molto spesso, ciò che viene chiamato “futilità” non è altro che il risultato di fallimenti sistemici: • diagnosi tardive
• accesso limitato ai servizi specialistici
• cure frammentate
• mancanza di continuità terapeutica
• disuguaglianze nell’accesso ai trattamenti basati sulle evidenze
Quando una persona viene definita “incurabile” dopo aver ricevuto cure inadeguate, il problema non è la persona. È il sistema.
L’articolo affronta anche il tema dell’autonomia in modo serio e realistico. Nell’anoressia nervosa, il processo decisionale è spesso profondamente influenzato dalla malnutrizione e dalla psicopatologia del disturbo: il controllo del peso, la paura intensa di ingrassare, la sopravvalutazione della magrezza non sono semplici “preferenze personali”, ma sintomi centrali della malattia.
Questo non significa ignorare la voce dei pazienti. Al contrario. Significa riconoscere che l’autonomia, per essere autentica, deve essere supportata. A volte, proprio gli interventi salvavita sono ciò che permette di recuperare la capacità di scegliere davvero.
Un altro punto cruciale riguarda il trattamento involontario. È un tema difficile, che suscita timori comprensibili. Ma le evidenze mostrano che, se applicato in modo proporzionato, competente e umano, non peggiora gli esiti a lungo termine. Molti pazienti, col tempo, riconoscono che è stato utile. Il vero problema non è la coercizione in sé, ma l’assenza di cure adeguate prima e dopo.
Particolarmente inquietante è l’analisi sul crescente intreccio tra anoressia nervosa e dibattiti sul suicidio assistito. In alcuni casi, la sofferenza psicologica viene giudicata “irrimediabile” solo sulla base della durata del disturbo o dei fallimenti terapeutici precedenti. Ma non esistono marcatori affidabili di irreversibilità. Questo rende tali valutazioni profondamente soggettive — e pericolose.
Ci si deve allora chiedere:
Perché questi esiti sono tollerati nell’anoressia nervosa, quando sarebbero impensabili in molte altre patologie mentali?
La risposta è scomoda: stigma, pessimismo terapeutico e fraintendimenti profondi. L’anoressia viene ancora vista, troppo spesso, come una scelta di vita e non come un disturbo mentale grave.
Eppure, la guarigione è possibile. Anche dopo molti anni.
Non è ottimismo ingenuo. È realtà clinica.
Il messaggio centrale di questo lavoro è chiaro:
✨ L’autonomia non deve mai diventare una giustificazione per l’abbandono.
La cura etica non sta nella resa né nella violenza, ma in un trattamento continuativo, competente e compassionevole. Un trattamento che preserva la vita mentre lavora per restituire senso, agency e possibilità.
In un campo in cui la disperazione viene spesso scambiata per realismo, questo articolo è un richiamo potente alla responsabilità, alla precisione del linguaggio e alla necessità di non smettere di credere nella possibilità di cambiamento.
📖 Articolo completo su AIDAP: https://www.aidap.org/2026/lautonomia-non-deve-significare-abbandono-nellanoressia-nervosa-perche-rispettare-la-scelta-della-persona-non-deve-avvenire-a-costo-di-una-morte-prevenibile/