01/02/2026
Quando le dissero che non avrebbe mai più camminato, lei stava già pensando a come far volare un aereo.
Elsie MacGill nasce in Canada all’inizio del Novecento, in un’epoca in cui alle donne non era nemmeno concesso immaginare una carriera tecnica. Studia ingegneria elettrica e poi ingegneria aeronautica, diventando la prima donna al mondo a ottenere una laurea in questo campo. Ma proprio mentre il suo nome inizia a circolare negli ambienti accademici, la poliomielite la colpisce duramente.
Resta a letto per mesi. Le gambe non rispondono più. I medici sono chiari: camminerà a fatica, forse mai, senza stampelle. Per molti sarebbe la fine. Per Elsie no. Riprende a studiare dal letto, disegna, calcola, progetta. Quando torna a stare in piedi, lo fa con un tutore, ma anche con un obiettivo preciso: costruire aerei.
Negli anni Trenta entra nell’industria aeronautica canadese e diventa ingegnere capo in uno stabilimento che produce velivoli militari. È la prima donna al mondo a ricoprire un ruolo simile. Durante la Seconda guerra mondiale dirige la produzione su larga scala di caccia Hawker Hurricane, fondamentali per lo sforzo bellico alleato. Migliaia di aerei escono da quelle linee di montaggio sotto la sua supervisione.
La chiamano “Queen of the Hurricanes”, ma lei non ama i soprannomi. Preferisce i risultati. Migliora i processi, risolve problemi strutturali, aumenta l’efficienza industriale. Lo fa seduta a una scrivania adattata al suo corpo, in un ambiente che non era stato pensato per accogliere né una donna né una persona con disabilità.
Dopo la guerra lascia l’industria e dedica la sua voce a un’altra battaglia: i diritti delle donne. Partecipa alla commissione reale canadese sulla condizione femminile, contribuendo a cambiare leggi e mentalità in un Paese che stava ancora imparando a guardarsi allo specchio.
Elsie MacGill non ha solo fatto volare gli aerei. Ha dimostrato che il limite più resistente non è nel corpo, ma nello sguardo degli altri. E una volta infranto, non torna mai più com’era.