Dipendenza Alcool e Correlati - Frosinone- Toni

Dipendenza Alcool e Correlati - Frosinone- Toni Le persone del gruppo si incontrano per iniziare e poi consolidare il cambiamento del proprio stile di vita e per smettere di bere o di usare altre sostanze.

gruppo on line . (no profit) di auto/aiuto
fondata da TONI ed altri ex alcolisti, ed altre persone con dipendenze varie, in recupero da tempo, che non si ispira ad alcuna associazione in particolare, ma vuole essere un punto di incontro, di riferimento e di condivisione sia per chi ha problemi di dipendenza attiva, sia per chi è già in recupero. Il Gruppo ricopre un ruolo fondamentale al fine di trovare comprensione della propria reale condizione di genere nonché sostegno e forza per portare avanti decisioni difficili ed ostacolate, di raccogliere e fornire informazioni utili, di sentirsi meno soli o isolati. I partecipanti ai gruppi hanno pari dignità e pari opportunità di espressione. Gli operatori interagiscono con il gruppo come membri dello stesso e non come "guide" o terapeuti, con l’ausilio di una Psicologa. Il loro compito è solamente quello di facilitare l'espressione del gruppo, essendone comunque parte e portando anche loro i propri contributi, le proprie esperienze ed anche i propri eventuali disagi. CONTATTI: TEL 327.73.55.452

Spero che Dio ti protegga. Auguri di una pronta guarigione Grande Dott. Vito
12/08/2024

Spero che Dio ti protegga. Auguri di una pronta guarigione Grande Dott. Vito

20/07/2024
02/07/2024

La testimonianza di una donna che è entrata nella Comunità di Cozzo per provare a risolvere i propri problemi di alcolismo.

Mi chiamo Diana, ho quasi 50 anni e sono nella Comunità Dianova di Cozzo per il mio problema di alcolismo. Non mi ricordo nemmeno come e quando ho cominciato a bere; non ho avuto una vita facile fin da giovane, ho perso mia mamma a 19 anni…ho cominciato un po’ come tutti i ragazzi a bere alle feste con i miei amici, la situazione è peggiorata dopo il suicidio di mio padre, è stata una cosa che mi ha segnata parecchio.

Quando è successo mi ero appena sposata e il bere ha cambiato anche il rapporto che avevo con il mio ex marito, era un rapporto violento…l’alcol per me è sempre stato un modo per fuggire dalla realtà, era il mio modo per non pensare, bevevo così tanto da dimenticare la giornata e collassare sul divano. Però poi dopo ti senti peggio…

Ho toccato il fondo diverse volte, l’alcolismo ti annebbia completamente, non ho avuto chissà che esperienze con droghe o sostanze, ma posso dire che per quanto legale non c’è niente che ti devasti e ti annulli quanto l’alcol. Non so quantificare quanto bevevo, ma preferivo vino e birra, ne bevevo litri ogni giorno.

Non volevo assolutamente entrare in Comunità, 15 anni fa ero stata in un’altra struttura e non mi ero trovata affatto bene, ma era una cosa completamente diversa da Dianova…

Poi ho cominciato a frequentare il NOA e ho fatto anche un percorso in una clinica di disintossicazione. Sono stata in quella clinica per 5 settimane, lì mi hanno ripulita fisicamente diciamo, poi cominciavano a consigliarmi di andare in Comunità, cosa che proprio non volevo fare, allora me ne sono andata.

Appena uscita da lì ho comprato una confezione di birra, ne ho bevuta talmente tanta che ho avuto un incidente e sono caduta sui binari del treno; ho rischiato davvero parecchio, io dico sempre a volte ci sono proprio degli angeli custodi che ti proteggono…
Quell’incidente è stata la cosa che mi ha fatto capire che non mi bastava una clinica per risolvere il mio problema di alcolismo.

Dopo l’incidente sono andata a vivere in Hotel e mi sono rivolta nuovamente al Noa che mi ha consigliato l’ingresso in Dianova: devo dire che è stato molto veloce, nel giro di pochi giorni mi sono ritrovata qui e ora sono molto contenta di esserci, certo non tutti i giorni sono rose e fiori, soprattutto per l’umore, siamo anche una quarantina di persone e non si può andare d’accordo con tutti però io ho capito che mi devo concentrare su me stessa, credo di aver capito che sia questa la cosa più importante.

Ho fatto il primo colloquio con Federica, la responsabile del Centro di Ascolto di Cozzo, in modalità online e l’ho trovata davvero molto gentile, sia a distanza che quando l’ho incontrata di persona, sono stati tutti molto gentili con me.

Nella prima comunità dove sono stata non mi sono trovata per niente bene, erano 15 anni fa, ci ero andata con il mio ex-marito. Ero piena di pregiudizi, detto da una come me che beve da sempre è strano, ma dopo la prima esperienza br**ta in una Comunità non volevo saperne niente…chissà se avessi applicato la stessa soluzione anche dopo la prima sbronza cosa sarebbe successo! Mi è stato spiegato tutto nei minimi dettagli da Federica che mi ha trasmesso una grande tranquillità, poi io sono andata a vedere il sito internet di Dianova e i social e mi è sembrato tutto molto bello, per cui mi sono convinta e sono arrivata a Cozzo.

Sono qui solo da due mesi, ho ancora un po’ paura di pensare al futuro, ho tante cose da sistemare, soprattutto il rapporto con mio figlio che ora ha 18 anni…ma non lo sento da un po’, sa che sono qui in comunità ma parliamo poco, quando lo sentivo gli chiedevo come stava ma mi rispondeva a monosillabi e la conversazione finiva lì perché non aveva molta voglia di parlare con me.
Più avanti penserò a come fare a risolvere con lui ma per ora mi devo concentrare su me stessa… poi vedremo più avanti, un passo alla volta.
Adesso non saprei proprio da che parte andare, come comportarmi nei suoi confronti, ma ho imparato che finché non cambio io non posso cambiare il resto.

Sicuramente quando uscirò da qui la prima cosa che farò sarà ricominciare a scattare fotografie, è il mio lavoro! Io ho studiato Fotografica allo IED, è la mia grande passione. In primavera mi piacerebbe scattare con le ragazze della Comunicazione, penso che sarebbe interessante fare delle foto della Comunità dal punto di vista di chi la vive e chissà, magari ne viene fuori anche una mostra…
Sono una persona molto creativa, faccio anche uncinetto, ricamo, lavoro a maglia… infatti ho preparato una lista con tutte le cose che mi servirebbero.

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INFORMAZIONI E SUGGERIMENTI PER CHI VIVEAD’UNA PERSONA CON PROBLEMI DI ALCOOLChi ne soffre?L’alcolismo è una malattia ch...
23/10/2023

INFORMAZIONI E SUGGERIMENTI PER CHI VIVE
AD’UNA PERSONA CON PROBLEMI DI ALCOOL

Chi ne soffre?

L’alcolismo è una malattia che coinvolge e può portare sofferenza
anche al contesto famigliare e sociale del diretto interessato. Il
partner, i figli, i genitori, gli amici, i colleghi di lavoro o i vicini di
casa di una persona con problemi di alcol: tutti possono essere
toccati dal problema.
Le persone più vicine ad una persona dipendente dall’alcol risultano
particolarmente coinvolte. Spesso la loro vita quotidiana
viene sconvolta sia sul piano pratico e materiale che su quello
affettivo e relazionale. A volte la sofferenza è talmente grande che
anche queste persone finiscono per ammalarsi.
Anche per le persone meno vicine alla persona dipendente dall’alcol
la situazione può comunque risultare difficile. Generalmente
non si ha il coraggio di intervenire, si cerca di rimuovere il problema
e ci si convince che non bisogna immischiarsi negli affari
altrui. Ciononostante, spesso ci si sente molto a disagio e ci si
chiede: “Devo fare qualcosa e in caso affermativo: “Che cosa?”
Inoltre, chi vive accanto ad una persona dipendente dall’alcol deve
affrontare il giudizio, spesso negativo, della società nei confronti
degli alcoldipendenti. In realtà, avere un famigliare con un problema
di alcol non deve essere motivo di vergogna. Si tratta infatti di
una situazione condivisa da molti: si stima che in Svizzera siano
circa un milione le persone che hanno accanto a sé una persona
con un problema di alcol. Tuttavia, anche se ciò significa che una
persona su sette vive una situazione del genere, resta difficile parlarne
apertamente, osare dire che l’alcolismo fa soffrire anche i
parenti e gli amici, e che ci si sente impotenti di fronte al problema

Come si vive accanto ad un alcolista?

Le conseguenze dell’alcolismo su famigliari e amici dipendono
dal rapporto che l’alcoldipendente ha con le diverse persone
(legami affettivi, vicinanza geografica). Comunque, indipendentemente
dai rapporti tra il diretto interessato e il suo ambiente,
chiunque viva accanto ad un alcolista si trova confrontato con la
stessa realtà: nessuno può smettere di bere al posto suo.
E così, spesso, le persone vicine alla persona con problemi di
alcol si sentono impotenti perché non riescono a cambiare la
situazione né a capire cosa sta succedendo.
“Tutti si sono resi conto che ha problemi di alcol, perché nega la
realtà?”
Più i famigliari e gli amici cercano di confrontare la persona
dipendente dall’alcol con la sua malattia, più questa persevera nel
suo atteggiamento di negazione del problema. Negare il problema
è un meccanismo di autodifesa che permette al malato di non
rendersi conto che è diventato alcoldipendente. Mente agli altri e
a se stesso per non dover affrontare una situazione difficile da
accettare. Vi sono diversi modi per negare il problema: banalizzandolo
(“Bevo come tutti gli altri…”), dando la colpa agli altri
(“Bevo perché ho perso il lavoro”), inventandosi delle scuse (“Bevo
perché lei mi ha lasciato”), diventando aggressivi (“Fatevi gli affari
vostri!”), minimizzando il problema (“Sì, è vero, ho bevuto, ma solo
due bicchieri”) e via dicendo.
Una persona dipendente dall’alcol che nega il suo problema, è
una persona che non riesce ad accettare la sua malattia.

“Ma perché beve?”
La dipendenza dall’alcol è una malattia talmente complessa che
risulta difficile capire perché una persona non riesca a gestire il
suo consumo come tutti gli altri e perché non smetta di bere malgrado
le conseguenze negative. I famigliari si sentono impotenti e
spesso si colpevolizzano nella convinzione che la persona a loro
cara beva per colpa loro o che, comunque, sia colpa loro se non
riescono a farla smettere di bere.
I famigliari e gli amici non sono responsabili del problema di alcol
dei loro cari, ma possono svolgere un ruolo importante nell’aiutare
la persona dipendente a prendere coscienza della propria
malattia.

“Chi è responsabile del problema?”
Spesso i famigliari e gli amici di una persona con un problema di
alcol si sentono responsabili della situazione. A volte si cerca
addirittura un vero e proprio capro espiatorio: “Beve perché lei
l’ha lasciato” oppure “Beve perché i suoi genitori non gli hanno
mai posto dei limiti” e via dicendo.
Con la ricerca delle cause molti sperano di capire meglio la situazione
e di trovare così delle possibilità di risolvere il problema.
La dipendenza dall’alcol è una malattia dalle cause multiple e
complesse. La ricerca delle colpe non aiuta a risolvere il problema.

“Perché non riusciamo a controllare quanto consuma e a impedirgli
di bere?”
Per tentare di aiutare la persona dipendente dall’alcol, chi gli vive
accanto adotta diversi sistemi: in un primo tempo si cerca di giustificare
il consumo di alcol. Poi si prova a controllare il consumo
della persona, per esempio controllando il numero ed il contenuto
delle bottiglie, svuotandole, nascondendole oppure accompagnando
la persona al bar per controllare il suo consumo, ecc. Ma
quando ci si rende conto che il problema persiste, si passa alle
minacce: “Ti lascio”, “Ti licenzio”, “Ti denuncio”, “Voglio il divorzio”.
Spesso ai famigliari e agli amici occorre tempo per rendersi conto
che è impossibile controllare il consumo di una persona dipendente
dall’alcol e farlo smettere di bere!

“Non so più cosa fare, non ne posso più…”
Per rendere vivibile la situazione, a volte i famigliari si assumono
i compiti e le responsabilità che prima erano della persona con un
problema di alcol. Per aiutare un alcoldipendente, succede persino
che i famigliari lo proteggano dalle conseguenze del consumo,
ad esempio scusando i suoi ritardi sul lavoro o i suoi eccessi. In
questo modo, però, la situazione non migliora, anzi, la persona
continua a bere, mentre i famigliari rischiano l’esaurimento, si
sentono vuoti e hanno l’impressione che tutta la loro vita ruoti
intorno alla dipendenza dall’alcol. Nel tentativo di aiutare, sono
diventati a loro volta prigionieri del problema della persona dipendente.
È un meccanismo noto e diffuso chiamato “codipendenza”, che si
instaura parallelamente alla dipendenza e che colpisce soprattutto
il partner, ma può coinvolgere anche i genitori, i figli, gli
amici e i colleghi di lavoro. Tuttavia, questa forma di dipendenza
è più frequente tra le donne che tra gli uomini

“E se ci sono dei bambini?”
I famigliari e gli amici hanno una responsabilità particolare se la
persona con problemi di alcol ha dei figli. Generalmente si tende
a minimizzare le conseguenze per i figli nella convinzione – sbagliata
– che i figli non si rendano conto di nulla e non ne soffrano.
Le conseguenze possono essere diverse a seconda che la persona
dipendente dall’alcol sia la madre o il padre. Tuttavia, indipendentemente
da questo fatto, per un bambino vivere con un genitore
alcoldipendente significa provare quotidianamente vergogna,
sensi di colpa e insicurezza. Lo sviluppo del bambino ne può risultare
turbato; inoltre i figli di alcoldipendenti corrono maggiormente
il rischio di avere anche loro, in futuro, problemi di alcol e/o psicologici.
È pertanto fondamentale dare la possibilità a questi bambini di
parlare apertamente delle loro preoccupazioni e della loro sofferenza,
spiegando loro che così facendo non tradiscono né danneggiano
i loro famigliari.

Cosa possono fare i famigliari e gli amici?

Istintivamente, tutti cercano di far sì che la persona dipendente
smetta di bere. Anche se questa sembra la risposta più logica al
problema, senza il consenso esplicito della persona che ha il problema
di alcol questa strategia è generalmente destinata a fallire.
Non si può obbligare una persona, che non ha deciso di farlo, a
smettere di bere.
Ma allora che cosa si può fare se non si riesce a convincere l’altro
a cambiare? La risposta può sembrare sorprendente, ma è l’unica
che funziona: cambiare il nostro atteggiamento…
Per i famigliari aiutare non deve significare “impedirgli di bere”,
ma rendersi conto del potere esercitato dall’alcol sul comportamento,
sul benessere fisico, psichico e relazionale dei famigliari
stessi. “Cambiare il nostro atteggiamento”: una risposta apparentemente
semplice, ma il cambiamento richiede un processo lungo
e difficile, che spesso necessita dell’aiuto e del sostegno di professionisti
o gruppi di auto-aiuto. Se i famigliari cambiano atteggiamento
nei confronti dell’alcolista, quest’ultimo reagisce. A volte,
inizialmente, il problema può peggiorare e il consumo di alcol
aumenta. Questo comportamento dimostra che la persona è sensibile
ai cambiamenti e alla nuova dinamica, e che reagisce. Il
comportamento dei famigliari è fondamentale per aiutare la persona
alcoldipendente a prendere coscienza della sua malattia e
per motivarla a cambiare a sua volta.

Il processo di cambiamento

Per i famigliari e gli amici “cambiare atteggiamento” significa
prendere coscienza dei comportamenti che alimentano l’alcolismo
e adottarne di nuovi. “Cambiare atteggiamento” significa inoltre
ricominciare ad occuparsi di sé stessi e delle proprie esigenze.

Esprimersi invece di colpevolizzare, accusando.
Per i famigliari non è sempre facile trovare le parole giuste
per spiegare alla persona dipendente quanto soffrono e
cosa li preoccupa. A volte l’alcolista si sente aggredito e reagisce
di conseguenza. Per questo motivo è importante che i
famigliari parlino in prima persona, concentrandosi sull’“IO”
e non sul “TU”. Quindi, invece di dire: “(Tu) non mi dai mai
retta”, è meglio dire “(Io) vorrei che mi ascoltassi”, oppure
“(Io) soffro vedendoti così” invece di rimproverare con “(Tu)
mi fai stare male”. In questo modo è possibile instaurare un
dialogo senza che uno dei due interlocutori si senta colpevolizzato
e reagisca quindi mettendosi sulla difensiva

Porre dei limiti invece di controllare
È inutile voler limitare o controllare il consumo di alcol di
una persona dipendente. Spesso in questo modo, non si fa
che aiutarla a negare la realtà. Viceversa, i famigliari possono
fissare con l’alcolista dei limiti su quello che sono disposti
a fare e/o a sopportare relativamente al suo consumo
di alcol: i famigliari possono, per esempio, rifiutarsi di salire
in macchina con la persona dipendente se questa ha bevuto
o possono richiedere che non beva in loro presenza.

Responsabilizzare invece di proteggere
Molti famigliari non sopportano di vedere soffrire la persona
dipendente e cercano quindi di aiutarla nelle situazioni difficili,
di scusarla o di prendersi cura di lei. Questi atteggiamenti
impediscono alla persona con un problema di alcol di
rendersi effettivamente conto delle conseguenze del suo
comportamento. In questo caso, ha ben pochi fastidi, quindi
perché mai dovrebbe cambiare? È invece importante che la
persona con un problema di alcol si assuma le proprie responsabilità
e che si confronti con le conseguenze del suo
abuso di alcol. I famigliari, per esempio, non dovrebbero
scusarlo con il datore di lavoro se arriva in ritardo o se ha
dimenticato un appuntamento dal medico. Anche se può
sembrare difficile, questo è l’unico modo di aiutarlo a prendere
coscienza delle conseguenze del suo problema e poi
essere motivato ad un cambiamento.

Cercare sostegno invece di nascondere
Spesso i famigliari tacciono e cercano di nascondere il problema
perché si vergognano. Il tabù che circonda l’alcolismo
rafforza l’immagine negativa del consumatore e impedisce a
famigliari e amici di chiedere aiuto. Chi vive accanto ad un
alcolista non deve cercare di nascondere a tutti i costi il problema
perché il prezzo di questo silenzio è rappresentato da
sofferenze e isolamento. I famigliari e gli amici hanno il
diritto – e spesso il bisogno – di parlare di quello che stanno
vivendo e di decidere di cambiare nonostante la malattia
dell’alcolista. Questo può essere un percorso difficile, che
richiede aiuto e sostegno da parte di chi ci sta vicino e/o di
specialisti.

Imparare a prendersi cura di se stessi senza temere di abbandonare l’altro

Dopo molto tempo passato ad occuparsi della persona
dipendente, del suo consumo e dei suoi problemi, i famigliari
e gli amici non riescono più a vivere una vita normale
e rinunciano a soddisfare i propri bisogni. L’alcol si è impadronito
della vita di chi ne abusa, ma anche di quella dei suoi
famigliari e amici. Questi ultimi devono ricominciare a dare
importanza ai propri bisogni, a gratificare se stessi, a prendere
le distanze dall’alcol, senza aver paura di chiedere
aiuto e sostegno per sé stessi.
Le caratteristiche attribuite tradizionalmente alle donne rispettivamente
agli uomini, hanno pure un’influenza sull’atteggiamento
nei confronti delle persone con problemi di alcol.
Nella nostra società, il ruolo e l’immagine della donna sono abbinati
a caratteristiche come la sensibilità, la disponibilità ad aiutare,
le emozioni, la pazienza, la preoccupazione per il benessere
dei propri cari ecc. Si tratta di qualità positive e necessarie per
aiutare una persona dipendente, ma che rischiano di portare più
facilmente le donne a sviluppare un eccessivo investimento sul
problema di alcol dell’altro a scapito del proprio benessere.

Le qualità tradizionalmente abbinate all’uomo – orientato al risultato,
forte, poco sensibile, capace di dire di no e di porre dei limiti
– possono essere utili per aiutare una persona dipendente dall’alcol
perché così è piu facile evitare di lasciarsi coinvolgere eccessivamente
dai problemi dell’altro, ma nello stesso tempo non
devono portare a rifiutare la persona dipendente. Si può infatti
constatare che un uomo abbandona la sua partner alcoldipendente
più sovente che viceversa.

Chi può aiutare i famigliari e gli amici?

I famigliari non devono esitare a chiedere aiuto e sostegno per sé
stessi. A seconda dei casi – richiesta di consulenza, di sostegno o
di ascolto – possono rivolgersi a:

Una persona di fiducia
A volte è più facile parlare con una persona che già conosciamo e
di cui ci fidiamo: un famigliare, un amico, un collega. È importante
potere parlare con qualcuno, sentirsi ascoltati e compresi, senza
dimenticare che a questa persona possiamo anche chiedere di
accompagnarci a svolgere un’attività che ci fa bene e che ci permette
di ricaricarci.

Un professionista
Rivolgersi ad un professionista che conosce il problema dell’alcoldipendenza
può aiutarci a vedere diversamente la situazione. Il
medico di famiglia o un centro specializzato in problemi di alcol
possono dare informazioni e consigli utili, nel rispetto del segreto
professionale. Generalmente, le consulenze dei centri specializzati
sono gratuite.
Un gruppo di autoaiuto
Confrontarsi con persone che hanno o hanno avuto lo stesso problema
permette di rendersi conto che non siamo i soli a vivere una
situazione del genere. Alcuni gruppi di autoaiuto permettono inoltre
di contattare una persona di riferimento a qualsiasi ora del
giorno o della notte.(come ad esempio il nosto gruppo RADAR)

In caso di urgenza
In caso di episodi di violenza fisica o psicologica, bisogna avvisare
immediatamente la polizia. Se l’alcoldipendente mette in pericolo
sé stesso, occorre chiamare un medico.

Chi può aiutare la persona alcoldipendente?

Il medico
Se una persona alcoldipendente decide di smettere di bere, deve
assolutamente consultare un medico. Smettere di colpo, senza
monitoraggio medico, può infatti comportare grossi rischi per la
salute.
I centri specializzati e i gruppi di autoaiuto
Non è facile smettere di bere, di conseguenza conviene chiedere
aiuto ai professionisti (medico, centri specializzati) o ad un gruppo
di autoaiuto. Maggiori sono gli aiuti, maggiori sono le possibilità di
successo.
I famigliari e gli amici
I famigliari e gli amici svolgono un ruolo fondamentale nell’aiutare
l’alcolista a prendere coscienza della sua malattia e a motivarlo
ad una terapia. I famigliari e gli amici possono dare sostegno alla
persona con problemi di alcol. La strada per uscire dalla dipendenza
deve però essere percorsa dalla persona stessa.

Cosa fare in caso di ricadute?
Le ricadute fanno spesso parte del percorso terapeutico e non vanno considerate semplicemente come fallimenti.
Una dipendenza si sviluppa sull’arco di molti anni e ci vuole spesso un po’ di tempo per imparare a vivere senza alcol. Le ricadute possono
indicare che sono necessari altri mezzi per uscire dalla dipendenza. La decisione di riprendere una terapia sta esclusivamente alla
persona alcoldipendente.

11/09/2023

𝐕𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐨 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐞 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐦𝐢𝐨 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 . 𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐞̀ 𝐮𝐧'𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐡𝐚 𝐧𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐬𝐮𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐨, 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐥'𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐚𝐥𝐢𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐮𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥'𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨. 𝐒𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐦𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐢 𝐯𝐚𝐧𝐢 𝐠𝐥𝐢 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐧𝐨𝐧 𝐛𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀, 𝐝𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐢, 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐨𝐪𝐮𝐢 𝐚 𝐭𝐮 𝐩𝐞𝐫 𝐭𝐮 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨.
𝐂𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐞̀ 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞, 𝐦𝐚 𝐢𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐯𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐢𝐬𝐢𝐜𝐢𝐭𝐚̀.
𝐋𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐞 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨, 𝐞̀ 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐥 𝐜𝐚𝐬𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, 𝐥𝐞 𝐡𝐚 𝐫𝐢𝐮𝐧𝐢𝐭𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐞𝐫𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧𝐚 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.. 𝐄 𝐩𝐨𝐢 𝐜'𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨: 𝐜'𝐞̀ 𝐜𝐡𝐢 𝐢𝐧𝐢𝐳𝐢𝐚, 𝐜𝐡𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 , 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐨 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐫𝐚𝐦𝐦𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐥 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐜𝐨, 𝐒𝐞𝐫𝐭, 𝐨 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐞 𝐧𝐞 𝐯𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐬𝐮𝐨. 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢? 𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨.
𝐀𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐞̀ 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐚 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐠𝐨𝐧𝐨.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐥'𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐩𝐩𝐞𝐧𝐚 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨? 𝐕𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐯𝐚𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐚𝐠𝐧𝐢, 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐬𝐮𝐞 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐯𝐚𝐫𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐞𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐚 𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨 𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐮𝐫𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐞 𝐝𝐨𝐥𝐨𝐫𝐨𝐬𝐚.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐞𝐠𝐮𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐥𝐚? 𝐔𝐧 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐞 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐚𝐜𝐜𝐚𝐝𝐞𝐦𝐢𝐜𝐡𝐞 𝐨 𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐞 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐞, 𝐦𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐞𝐳𝐳𝐞 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐞, 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐝𝐢𝐬𝐩𝐢𝐚𝐜𝐞𝐫𝐢 𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐮𝐭𝐞. 𝐌𝐚 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐬𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐢: 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞, 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐨𝐫𝐭𝐚, 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐩𝐞𝐧𝐚, 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐚𝐜𝐞.𝐐𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐮𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐚𝐝𝐞, 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐦𝐚𝐫𝐫𝐢𝐭𝐢, 𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐝𝐮𝐛𝐛𝐢𝐨, 𝐦𝐚 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐢, 𝐬𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞, 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐨𝐥𝐥𝐚𝐫𝐞.
𝐋𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧𝐨, 𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐮𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨, 𝐜𝐡𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐭𝐚𝐜𝐞.
𝐐𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐢𝐧 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐫𝐢𝐮𝐧𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜'𝐞̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚: 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨.
𝐄' 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐥𝐞 𝐬𝐢𝐧𝐠𝐨𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐚𝐯𝐢𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐭𝐢, 𝐥𝐚 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐚 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢.
𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐢 𝐝𝐚̀ 𝐢𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨? 𝐔𝐦𝐢𝐥𝐭𝐚̀ (𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐢 𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐨𝐧𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐥'𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐮𝐧𝐭𝐚, 𝐩𝐨𝐢𝐜𝐡𝐞́ 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐚), 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚, 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐨𝐧 𝐮𝐧 𝐭𝐨𝐜𝐜𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐜𝐨: 𝐜𝐢 𝐝𝐚̀ 𝐮𝐧 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐨, 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐯𝐢𝐭𝐨 𝐚 𝐫𝐚𝐟𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐢𝐦𝐚 𝐝𝐢 𝐧𝐨𝐢 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐢, 𝐚 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐞 𝐛𝐮𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐬𝐭𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐧𝐨𝐢.
𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐚𝐝 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐞𝐥 𝐯𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐞𝐫𝐞, 𝐚 𝐦𝐨𝐝𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐢𝐧𝐝𝐢 𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐢𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚, 𝐚 𝐬𝐦𝐚𝐬𝐜𝐡𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐞𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐮𝐝𝐢𝐧𝐢 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐮𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐚𝐭𝐭𝐫𝐚𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨 𝐢 𝐦𝐢𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐛𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞𝐜𝐢𝐩𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐬𝐞́.
𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚 𝐚 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐨𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐢, 𝐝𝐢𝐦𝐢𝐧𝐮𝐞𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐠𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐝𝐝𝐨𝐬𝐬𝐨, 𝐜𝐡𝐞 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐛𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨-𝐚𝐥𝐢𝐛𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨, 𝐦𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥'𝐚𝐥𝐜𝐨𝐥𝐢𝐬𝐭𝐚 𝐨𝐫𝐦𝐚𝐢 𝐬𝐨𝐛𝐫𝐢𝐨.𝐈𝐥 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚 𝐚𝐝 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐧𝐨𝐢 𝐮𝐬𝐜𝐢𝐚𝐦𝐨: 𝐞̀ 𝐮𝐧 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐢𝐯𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐧𝐨, 𝐥𝐨 𝐯𝐢𝐯𝐨𝐧𝐨, 𝐥𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐝𝐚𝐧𝐨.

12/07/2023

UN ANNO DI SOBRIETA'
Ero una ragazza di CCCP.Ho 14anni, freguento una buona scuola, vengo da una famiglia per bene di alta borghesia sovietica.Sono spensierata,allegra, sorridente e molto timida,vado sempre a dopo scuola di danza classica.Tutto crollato quella notte,entro un signore e portò con sé la morte.La morte di miei genitori,poi buio e silenzioso insieme quel vuoto nel animo.Un bicchiere di vodka,poi due,poi caserma di milizia.Mio fratello è andato in Cicenia,ero abbandonata da tutti.Le amiche per bene mi hanno voltato le spalle.Nn ho paura di niente!!!!!! C'è vodka.Un bicchiere a volte.Ero di strada forte, coraggiosa e tenace.Ero finita in una struttura femminile.Sono uscita fuori e mi hanno tirato in Italia.Lavoro,studio,sono molto orgogliosa di me.Di nuovo quel vuoto e forte desiderio di bere,nn mi arrendo e vado avanti.Ero giovanissima e ho conosciuto mio marito.Lui era .olto protettivo e carino nei miei confronti.Torno in Russia,mio marito è venuto là per sposarmi.Ero felice, vivevamo in un piccolo appartamento in Sicilia vicino mare.Demonio dormiva ,ero serena e innamorata.Bevevo solo vino sabato.Fu nacque mio figlio,ero già a Frosinone.Sempre felice e molto attiva.Lavoro,casa, famiglia, viaggi, tutto per bene.Il vuoto,lo stomaco era teso,il senso di una solitudine profonda.Un bicchiere,due,a volte tre.Nessuno in famiglia nn vedeva.Era solo inizio Il Demonio cresceva in me di più, ancora di più ,e ancora.Ho toccato fondo e mi hanno ricoverato in clinica.Sono uscita e credevo di smettere.A volte passava un anno,due,poi un bicchiere a volta e così fino un anno fa.Quel anno era un inferno.Ero lasciata da tutti,pure da me stessa,ho bevuto anche la Fede sia al dito e pure quella del Signore.Ero disperata,sola,mi facevo schifo come persona.Ho chiamato anno scorso A.A.Sono viva e un anno che nn bevo.Ora ho gruppo e nn ho paura di niente Ho paura solo di una cosa!!!!!!! Del bicchiere! Grazie mille per questo anno anche se troppo duro,Sono sobria e grazie di nuovo al gruppo e a tutti che mi hanno protetto e ascoltato.A.A.funzioma.Io sono viva e sobbria.Sono Tatiana e sono un alcolista.Un abbraccio forte forte a tutti noi!

Sbasare la   e fumare il   ..Quello di cucinare la cocaina è un uso che si sta diffondendo tra i giovani d'oggi.Basare l...
02/07/2023

Sbasare la e fumare il ..

Quello di cucinare la cocaina è un uso che si sta diffondendo tra i giovani d'oggi.
Basare la cocaina consiste un un procedimento chimico di riduzione in base della cocaina cloridrato utilizzando oppure acqua e .
Ciò viene fatto al fine di ripulire la cocaina quasi completamente dalle da taglio e renderla più adatta ad essere , in quanto la cocaina base evapora ad una temperatura più bassa rispetto a quella di combustione.

Una volta cucinata con questo procedimento, la cocaina si è trasformata in base, o crack e viene consumata attraverso l'aspirazione dei vapori della sua combustione.
Per fumarla solitamente la persona utilizza delle pipe in vetro o metallo, oppure una bottiglia di plastica con un buco laterale a cui applica una cannuncia che le servirà per aspirare il fumo.

Sulla sommità della bottiglia, quella per intenderci da cui si versa solitamente l'acqua, al posto del tappo si applica uno strato di carta stagnola finemente forata con uno spillo, su cui si pone la cenere di più si*****te..
Sopra la cenere si andranno a riporre i sassolini di crack ottenuti con la basatura.
Questo composto verrà poi scaldato dall'alto con un accendino, mentre i vapori della combustione verranno aspirati con la cannuccia e trattenuti nei polmoni.

Comunque venga assunta la cocaina o il crack comporta effetti e danni spesso irreversibili, mentre l' e la morte della persona può sopraggiungere inaspettatamente anche alla prima assunzione.

È una m***a.
E va evitata.

per .




Image dal edit per No alla Droga ; Mostra meno
— a Carrara.

Commenti
Sara Vannucchi
Purtroppo oggi le droghe pesanti si trovano ovunque e a prezzo basso..la cocaina è diventata alla portata di tutti , anche dei giovanissimi..
Per esperienza personale è uno schifo ed è un miracolo liberarsene
Rispondi18 sett
Francy Triscari
Non fumate questa m***a... rovina tutto le famiglie comprese 🥺
Rispondi9 sett
Franco Caruso
Ovviamente le droghe lecite sono le maggiori... Per fortuna la mia prima sc***ta lo fatta a 10 anni
Rispondi1 a
Osvaldo Luca Cuccio
E trasformano le proprie abitazioni in luoghi dove fumare insieme. Il ricorso alla droga è il punto più basso che una persona possa toccare,,, la mortificazione più grande... la manifestazione del valgo meno di zero.

Salvo Azzolina
che schifo 🤮
Rispondi2 a
Giuseppe F. Luci
invece è proprio buona, altro che!!! Ieri ho basato 3 gr.... UUU che bello sentire il treno che passaaa.
Rispondi2 aModificato

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