Dott.ssa Cristina Marinelli

Dott.ssa Cristina Marinelli 👩‍💼 Psicologa-psicoterapeuta
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"Lo strumento di salute mentale più potente per il futuro di tuo figlionon è la terapia,non è la tecnologia.È il movimen...
21/12/2025

"Lo strumento di salute mentale più potente per il futuro di tuo figlio
non è la terapia,
non è la tecnologia.
È il movimento — soprattutto intorno agli 11 anni.

Uno studio longitudinale di sette anni su oltre 17.000 bambini ha mostrato un dato chiaro:
chi si muove di più a 11 anni ha una probabilità significativamente più bassa di sviluppare ansia, depressione o instabilità emotiva a 18 anni.

Il movimento non costruisce solo muscoli.
Costruisce protezione.

A 11 anni il cervello è in piena riorganizzazione:
corteccia prefrontale, amigdala e circuiti della ricompensa stanno cambiando.
Gli ormoni aumentano.
La pressione sociale cresce.
Il cervello diventa più sensibile allo stress — ma anche più plasmabile.

Ed è qui che entra in gioco il movimento.

Quando i bambini si muovono, il cervello rilascia BDNF (brain-derived neurotrophic factor), una proteina che rafforza le connessioni neurali e sostiene la resilienza emotiva.
Allo stesso tempo, il movimento abbassa il cortisolo, aumenta dopamina e serotonina, e allena il sistema nervoso a recuperare più rapidamente dallo stress.

In pratica, il movimento:
➡️ sostiene lo sviluppo cerebrale e il controllo emotivo
➡️ riduce gli ormoni dello stress e migliora l’umore
➡️ rafforza attenzione, sicurezza e qualità del sonno
➡️ protegge dall’ansia prima che compaia

E non serve fare sport agonistico.
Andare in bici con gli amici, arrampicarsi, ballare in cucina — tutto conta.
Il movimento dovrebbe essere libertà, non prestazione.

Per le bambine è particolarmente potente.
Quando, con la pubertà, aumentano confronto sociale e insicurezze corporee, il movimento costante funziona come un’armatura: protegge l’autostima prima che venga messa alla prova.

A 11 anni non stanno solo “sfogando energia”.
Stanno programmando forza per gli anni che verranno.

👉 Segui per altre ricerche spiegate in modo semplice e chiaro.

Fonti:

- Early physical activity linked to mental-health benefits in later childhood and adolescence,” research supported by University College London (UCL) - tracking over 17,000 children from age 11 to age 18

- Hayes, J. F. et al. (2019). Physical activity and risk of depression in adolescents: a pros

Nella risoluzione non vincolante adottata con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni, il Parlamento afferma c...
18/12/2025

Nella risoluzione non vincolante adottata con 358 voti favorevoli, 202 contrari e 79 astensioni, il Parlamento afferma che molte donne in Europa non dispongono ancora di un accesso pieno a un ab**to sicuro e legale ed esprime preoccupazione per i persistenti ostacoli giuridici e pratici presenti in diversi Stati membri. I deputati invitano pertanto tali Paesi a riformare le proprie leggi e politiche riguardo l'ab**to in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani.
fonte:
https://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/altrenews/2025/12/17/parlamento-ue-garantire-laccesso-libero-e-sicuro-allab**to_df22aab6-a352-4216-a86d-f15dabe90356.html

Viva la LIBERTÀ!!!

Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista JAMA Pediatrics ha rivelato qualcosa che sfugge ai nostri occhi, ma che acc...
10/12/2025

Uno studio pubblicato sulla rinomata rivista JAMA Pediatrics ha rivelato qualcosa che sfugge ai nostri occhi, ma che accade, silenziosamente, nella testa dei nostri bambini.

Quando l’esposizione agli schermi diventa eccessiva, il loro cervello rallenta nel costruire un elemento cruciale: la materia bianca.
Per capirla con un’immagine semplice, la materia bianca è come una rete di autostrade invisibili che collega tutte le aree del cervello.
Sono quei cavi fondamentali che permettono al linguaggio di fluire, alla lettura di nascere, al pensiero di scorrere veloce.

Le risonanze magnetiche hanno mostrato ciò che nessuno vorrebbe vedere: nei bambini che passano molto tempo davanti agli schermi, queste connessioni risultano meno sviluppate, meno ordinate, meno forti.
I loro “cavi” sono più fragili. Le strade dell’informazione si costruiscono con lentezza, o peggio, si interrompono.

Questo spiega molte delle difficoltà che osserviamo oggi: ritardi nel linguaggio, problemi nella lettura, difficoltà a comunicare.
Non si tratta di colpe, ma di consapevolezza.

Perché il cervello di un bambino non cresce da solo. Si forma attraverso le esperienze, i giochi, le parole, il contatto umano.
E purtroppo, gli schermi – per quanto educativi possano sembrare – non offrono i mattoni giusti per costruire queste fondamenta.

Serve tempo. Serve presenza. Serve un’infanzia vissuta nel mondo reale, non solo su uno schermo.


"L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del...
08/12/2025

"L’elemento primordiale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel deviare l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dei cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche, attraverso la tecnica del diluvio o inondazioni di continue distrazioni e di informazioni insignificanti. La strategia della distrazione è anche indispensabile per impedire al pubblico d’interessarsi alle conoscenze essenziali, nell’area della scienza, l’economia, la psicologia, la neurobiologia e la cibernetica. Mantenere l’Attenzione del pubblico deviata dai veri problemi sociali, imprigionata da temi senza vera importanza. Mantenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza nessun tempo per pensare, di ritorno alla fattoria come gli altri animali"

(Noam Chomsky)

A Buon intenditore poche parole.....
NON VOGLIO LA GUERRA!!!!

"Serve una solida alleanza tra le varie agenzie educative per costruire un mondo, più reale che virtuale, più attento ai...
05/12/2025

"Serve una solida alleanza tra le varie agenzie educative per costruire un mondo, più reale che virtuale, più attento ai vari bisogni dei ragazzi e delle ragazze"


È TUTTO UN SISTEMA CHE SI DEVE MUOVERE ALTRIMENTI NON SI CA DA NESSUNA PARTE... ANZI....

Dallo stesso liceo in cui sono passati scrittori, registi e figure di spicco — Silvio Muccino, Giancarlo De Cataldo, Fed...
02/12/2025

Dallo stesso liceo in cui sono passati scrittori, registi e figure di spicco — Silvio Muccino, Giancarlo De Cataldo, Federico Moccia e molti altri — nella toilette dei ragazzi del secondo piano appare una scritta. Un titolo crudo, agghiacciante: “Lista degli stu.”

Dieci nomi (che ovviamente non riportiamo): nove studentesse e uno studente. Un elenco buttato lì come una lista della spesa. Perché, piaccia o no, la cultura in cui viviamo ci abitua a questo: a considerare l’altro come qualcosa, non come qualcuno. E lo fa ormai da secoli.

Un corpo, una storia, un nome… ridotti a oggetto, a ruolo, a funzione. E prima che qualcuno dica: «Sì, ma questo è diverso», serve onestà, è solo «ESTREMO» ma non è molto diverso. E questa è la parte più terribile.

È il punto più lontano — il più distorto, il più violento — di una dinamica che, in forme più leggere, abita anche la quotidianità di molti di noi. Perché anche quando non arriviamo a questa brutalità — per fortuna — ognuno di noi, nel suo piccolo, usa l’altro in qualche modo.

- Lo usa per regolare l’ansia (mi sento al sicuro solo se qualcuno è vicino).
- Lo usa per regolare la frustrazione (scarico su di te ciò che non so gestire dentro di me).
- Lo usa per riempire un vuoto interno che non sa nominare.
- Lo usa per sentirsi “qualcuno” quando esercita il suo piccolo potere da funzionario, operatore...

È vero! Non è la stessa cosa — e non va mai messo sullo stesso livello — ma nasce dalla stessa matrice psicologica: la mancanza di educazione emotiva, l’incapacità di distinguere l’altro come individuo autonomo, dotato di un mondo interno da rispettare, e non come un regolatore del nostro mondo interno.

La “lista” è solo la faccia più esplicita di una cultura che non insegna a sentire, né sé stessi né l’altro. È il sintomo più evidente di qualcosa che esiste anche quando non arriva a far male in modo così devastante.

Anna De Simone


Divulgo volentieri e con piacere questo grandissimo traguardo di una cara collega ed amica dott.ssa Liuva Capezzani con ...
26/11/2025

Divulgo volentieri e con piacere questo grandissimo traguardo di una cara collega ed amica dott.ssa Liuva Capezzani con la speranza che sia fonte di sapere e saper fare utile alla ricerca del benessere e della sicurezza.



Quando le persone si sentono bloccate o non hanno la minima intenzione di mettersi in discussione, usano la fatidica fra...
23/11/2025

Quando le persone si sentono bloccate o non hanno la minima intenzione di mettersi in discussione, usano la fatidica frase: «sono fatto così». Quando ero inconsapevole, anche io la pronunciavo, lo facevo per legittimare i miei impulsi (anche quelli autodistruttivi).
Quel sono fatto così nella mia vita è durato poco. Ho imparato che piuttosto avevo "appreso a essere" in un certo modo. Avevo imparato a seguire schemi di pensiero e schemi di anticipazione del piacere (sì, se già mi segui e te lo stai chiedendo, c'entra la dopamina!) che muovevano le fila dei miei comportamenti e addirittura delle mie percezioni sulla realtà!
Quanta roba dietro un sono fatto così. Sì, perché questa affermazione crea stagnazione, blocca ogni possibilità di apprendimento, preclude modi inediti di essere ed esistere a questo mondo, rinforza i vecchi circuiti neurali anziché incoraggiare la neuroplasticità (che poi è quella che ci rende più svegli e anche più longevi). Allora ti auguro di abbandonare al più presto la bandiera del sono fatto così. Ti auguro di guardarti alle spalle e scorgere i complessi nessi causa-effetto che ti hanno indotto a essere ciò che sei divenuto (a volte triste, altre volte impulsivo o inibito e profondamente insicuro).
Il cervello è incredibile: può creare nuovi percorsi neuronali che ci permettono di imparare, evolvere. Lo fa attraverso le esperienze che vivi... o meglio, attraverso LE EMOZIONI CHE SPERIMENTI durante le nuove esperienze che vivi... Ciò significa che le esperienze possono essere anche vecchie ma se trovi l'ispirazione per viverle in modi inediti (il famoso reappraisal/rivalutazione di cui parlo nel «il mondo con i tuoi occhi») allora ti si aprirà un mondo! Inizierai a promuovere la neuroplasticità uscendo finalmente dalla stagnazione. Non siamo un'entità granitica dove il presente si confonde con il passato.
Ecco un promemoria: il tuo cervello non è bloccato nei vecchi schemi, è solo programmato a ripeterli finché non gli insegni qualcosa di nuovo. È infatti capacissimo di rinnovarsi e questo ti permette di creare una vita più tua. In grado di riflettere chi vuoi essere oggi e non cosa hai sopportato ieri.

Alcune verità fanno male. Ma solo perché attraversarle ci cambia per sempre.Non è facile ammettere che:– Hai costruito l...
23/11/2025

Alcune verità fanno male. Ma solo perché attraversarle ci cambia per sempre.

Non è facile ammettere che:
– Hai costruito la tua identità per compiacere, non per essere te stesso.
– Chi ti ha cresciuto ti ha amato, ma non nel modo di cui avevi bisogno.
– Aspetti ancora una riparazione da qualcuno che non la farà mai.

In psicologia si parla di copioni relazionali: ripetiamo schemi appresi da piccoli, anche se ci fanno soffrire.
E il cervello, per omeostasi, tende a scegliere il conosciuto piuttosto che il sano.
Perfino la mancanza, se è familiare, ci sembra amore.

Ma arriva un momento in cui qualcosa si rompe.
O forse si apre.
E in quella crepa entra la consapevolezza.

Guarire non è diventare qualcun altro.
È smettere di essere ciò che hai imparato per sopravvivere.

Può fare male, sì.
Ma è un dolore che porta libertà.
Un dolore che ti fa dire: “Non voglio più mentirmi”.

Le verità che fanno male non sono nemiche.
Sono l’inizio della tua autenticità.



Post muto che solo chi non è nel medioevo può comprendere..... Poveri ragazzi nostri.....
22/11/2025

Post muto che solo chi non è nel medioevo può comprendere..... Poveri ragazzi nostri.....

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