Sono un medico esperto in cefalee, ma sono anche un paziente:
convivo con una forma particolare e spesso poco riconosciuta di cefalea, l’emicrania vestibolare. Conosco l’aura emicranica e la cefalea, ma soprattutto conosco le vertigini:
quelle che destabilizzano
che tolgono sicurezza
che cambiano il modo di muoversi e di vivere ogni giornata. So bene quanto le cefalee, e le emicranie in particolare, possano essere profondamente invalidanti. So cosa significa non sentirsi compresi, non avere una diagnosi chiara, non ricevere una terapia adeguata. Per questo la mia missione è curare, ma anche ascoltare e far sentire compreso chi soffre degli stessi disturbi. Aiuto i miei pazienti nella gestione quotidiana della malattia:
alimentazione, stile di vita, prevenzione, sonno, terapia farmacologica e non farmacologica. Ogni persona ha la sua diagnosi, ogni persona ha la sua terapia. Ma il denominatore comune è spesso una qualità di vita fortemente compromessa. Il mio compito, che sento come un dovere professionale e morale, è restituire libertà, consapevole che con l’emicrania si convive, ma che non si deve vivere prigionieri della malattia. Perché chi soffre merita di essere capito. E ognuno di noi merita il meglio.