13/02/2017
MAMMA CHE EMOZIONE!!
Aiutare il bambino (e non solo) a orientarsi nel mare delle emozioni
Le emozioni sono segnali fisiologici che corpo e mente ci inviano per orientarci, metterci in guardia da un pericolo, farci partecipare a qualcosa di bello o aiutarci a prendere una decisione. Noi adulti possiamo anche sapere come controllarle ma i bambini? Come gestiscono la sorpresa davanti ad un regalo, la paura del primo giorno di scuola, la rabbia per un “no” di mamma e papà?
I bambini non sono ancora in grado di filtrare gli stati d’animo attraverso la razionalità, così la loro emotività emerge nelle diverse situazioni in modo amplificato e istintivo. D’altra parte la manifestazione delle emozioni, qualunque essa sia, svolge un ruolo importantissimo nella crescita e nello sviluppo purché i bambini imparino piano piano a riconoscere e descrivere ciò che sentono.
La mamma e il papà sono le prime figure adulte di riferimento a cui il bambino si rivolge fin dalla nascita e hanno un ruolo fondamentale nel percorso di comprensione e consapevolezza delle emozioni da parte del bambino; percorso che lo porterà a gestire i propri sentimenti senza reprimerli e soffocarli. Ogni momento insieme è un’occasione di insegnamento utile al bambino per imparare a riconoscere, nominare, gestire, tutte le emozioni negative e positive. Insegnare ai bambini a confrontarsi con le proprie emozioni può avvenire per esempio attraverso il gioco o attraverso l’ascolto delle fiabe.
Ecco 4 piccoli spunti che possono aiutare ad accompagnare il bambino:
DARSI TEMPO: è importante che tu, adulto, non reagisca d’impulso alle emozioni del bambino anche se le sue reazioni emotive tendono ad innescare le tue. Prova a lasciargli il tempo di sfogarsi e di capire cosa sta succedendo prima di intervenire. Lasciare il tempo al bambino di sfogarsi non significa andarsene, lasciarlo solo, ma rispettare i suoi tempi con la nostra presenza. In questo modo il bambino potrà scaricare la sua tensione e al tempo stesso imparerà dal tuo esempio come controllarsi, mettendo uno spazio e un tempo tra ciò che prova e l’espressione del sentimento stesso.
ASCOLTARE E RISPETTARE LE EMOZIONI: i rimproveri per un capriccio spesso non calmano l’emozione, al contrario la alimentano. Quando il bambino esprime ciò che prova sarebbe bene mantenere un atteggiamento di comprensione e ascolto empatico e pensa che ha di sicuro una ragione per provare quell’emozione, anche se lui non la conosce ancora. Prova a chiedergli ad esempio “Come ti senti? Perché fai così? Cosa vorresti?” per aiutarlo a fare chiarezza nei suoi sentimenti.
NOMINARE LE EMOZIONI: le emozioni come la rabbia, la tristezza, la paura, ma anche la curiosità, l’euforia, l’amore, possono essere ugualmente travolgenti per il bambino. Se confonde ad esempio la tristezza con la fame è possibile che abbia difficoltà nell’esprimere la sua emotività e, lasciato solo, potrebbe essere indotto a cercare consolazione nel cibo piuttosto che nel rapporto con sé e con gli altri. Tu, adulto, puoi aiutarlo allora ad attribuire un nome ai sentimenti per imparare a identificarli, a esprimerli più facilmente e nello stesso tempo a capire che sono sentimenti normali, né buoni, né cattivi.
NON COLPEVOLIZZARE LE EMOZIONI: NON ESISTONO EMOZIONI GIUSTE O SBAGLIATE, il problema infatti non sono le emozioni ma come le esprimiamo o non le esprimiamo. Ascolta sempre con apertura e calma il bambino quando condivide il suo stato d’animo e ricorda che i sentimenti non vanno via da soli ma devono essere espressi in un modo o nell’altro. Se ignorati, o minimizzati, infatti possono trasformarsi in parole e/o azioni aggressive o, rivolti all’interno, possono rendere il bambino ansioso o triste.
Bibliografia: Francesca Munegato “Casa di vita” – Settembre 2016 N°29
Dott.ssa Luna Vincenzi
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