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Uno Spazio per te, uno spazio per raccogliere anime gentili in questo universo, uno spazio per aiutare anche le donne a guarire.

“Per imparare a volare bisogna prima imparare a lasciar andare".

17/03/2026
08/03/2026

Simone de Beauvoir, "Memorie d'una ragazza perbene"

Molte persone vivono gran parte della loro vita nella mente.Pensiamo, analizziamo, cerchiamo soluzioni.Ma il sistema ner...
08/03/2026

Molte persone vivono gran parte della loro vita nella mente.
Pensiamo, analizziamo, cerchiamo soluzioni.
Ma il sistema nervoso non parla solo attraverso i pensieri.
Parla attraverso il corpo.

Attraverso il respiro che cambia.
Le tensioni nelle spalle.
Il peso nello stomaco.
Il bisogno di muoversi, di fermarsi, di prendere spazio.

La pratica dell’embodiment ci invita proprio a questo:
riconoscere il corpo come luogo di esperienza e di regolazione.
Quando impariamo ad ascoltare le sensazioni corporee,
iniziamo a sviluppare più consapevolezza di ciò che accade dentro di noi.
Non per controllarlo,
ma per creare una relazione più gentile con il nostro sistema.
Nel lavoro somatico, il corpo diventa una guida:
ci mostra dove stiamo trattenendo,
dove abbiamo bisogno di sostegno,
dove può emergere più spazio e vitalità.

Tornare al corpo non significa smettere di pensare.
Significa integrare.

Mente, sensazioni, emozioni.

E da questa integrazione nasce spesso qualcosa di molto semplice e potente:
più presenza,
più radicamento,
più possibilità di scelta.




PROCESSO E PERCORSODue movimenti diversi.Due qualità del tempo.Una lu**ca attraversa la superficie viva di una pianta d’...
27/02/2026

PROCESSO E PERCORSO
Due movimenti diversi.
Due qualità del tempo.

Una lu**ca attraversa la superficie viva di una pianta d’aloe.
Avanza lentamente, quasi impercettibile.
Eppure lascia una traccia.

Nel linguaggio dello yoga, il processo è proprio questo:
non la meta, ma il movimento sottile che accade mentre attraversiamo.
È il respiro che si affina giorno dopo giorno.
È la disciplina dolce di tornare al tappetino.
È abhyāsa — la pratica costante — che scava dentro senza fare rumore.

Il processo è interno. Invisibile. Organico.

Il percorso, invece, è la direzione che quel movimento prende nel mondo.
È la scelta di camminare — anche lentamente — verso una maggiore verità.
È la coerenza tra ciò che sentiamo e ciò che incarniamo.

Nel lavoro di somatica del femminile questa distinzione è essenziale.

Il processo è il corpo che si rieduca alla sicurezza.
È il sistema nervoso che impara a rallentare.
È il bacino che scioglie memorie trattenute.
È il tempo ciclico che non obbedisce alla linearità produttiva.

Il percorso è l’orientamento cosciente:
scegliere di abitare il corpo,
scegliere di ascoltare i segnali sottili,
scegliere di non forzare l’apertura prima che sia matura.

La lu**ca non ha fretta.
Non accelera per essere vista.
Non si paragona.

Si muove quando è il momento.
Si ritrae quando serve protezione.
Porta con sé la propria casa — il proprio centro.

E lascia una scia.

Il processo è la lentezza.
Il percorso è la traccia che quella lentezza imprime.

Nel femminile somatico impariamo che la trasformazione non è spettacolare: è viscerale.
È umida, lenta, a volte impercettibile.
Ma quando avviene, cambia la qualità del nostro stare.

Nello yoga comprendiamo che non possiamo saltare le tappe.
Possiamo solo attraversarle con presenza.

Forse il vero atto rivoluzionario oggi è proprio questo:
rallentare abbastanza da sentire il processo
e fidarci del percorso che sta prendendo forma sotto di noi.

Le cicatrici, luoghi di passaggio…Ci sono punti del corpo che raccontano una storia anche quando restiamo in silenzio.La...
23/02/2026

Le cicatrici, luoghi di passaggio


Ci sono punti del corpo che raccontano una storia anche quando restiamo in silenzio.

La pelle si apre.
La vita attraversa.
Il corpo reagisce.
Poi, lentamente, si richiude.

Una cicatrice non è la ferita.
È ciò che accade dopo.

È il modo in cui il corpo sceglie di continuare.

Dal punto di vista biologico, la cicatrice è un processo di riparazione: il tessuto si riorganizza, le fibre si intrecciano in modo nuovo, diverso da prima. Non sarà più identico, ma sarà vivo.

Eppure una cicatrice non è solo un fatto fisico.
È un punto in cui memoria, emozione e sistema nervoso si incontrano.

Il corpo femminile custodisce cicatrici che hanno una profondità particolare:
un taglio cesareo,un intervento,una lacerazione,un aborto,una perdita.

Ma anche ciò che non si vede:
un confine violato,
un dolore trattenuto,
una parte di sé silenziata.

Il tessuto si chiude, ma a volte sotto resta:
una rigidità che protegge
un’ipersensibilità che allerta
un trattenere nel pavimento pelvico
un diaframma che non lascia scendere il respiro

Il corpo non dimentica.
Ma il corpo può rielaborare.

Ogni cicatrice è una soglia.
Un territorio che chiede di essere riabitato.

Quando una donna posa la mano sulla propria cicatrice con presenza, senza giudizio, qualcosa cambia nel profondo.
Il sistema nervoso riceve un nuovo messaggio:
ora è sicuro sentire.

La memoria congelata può iniziare a sciogliersi.
La contrazione può diventare movimento.
La vergogna può trasformarsi in dignità.

Non si tratta di cancellare il segno.
Si tratta di restituirgli senso.

Una cicatrice non è solo ciò che è stato tolto.
È la prova di ciò che è rimasto.
È la traccia della sopravvivenza.
È un atto di continuità della vita.

Le cicatrici non sono imperfezioni.
Sono mappe.

Mappe di attraversamenti.
Mappe di forza incarnata.
Mappe che, se ascoltate, possono diventare potere.


18/02/2026

Seeker of everyday magic.

Oggi quello che offro non nasce dal desiderio di insegnare una forma, ma dalla volontà di creare uno spazio sicuro dove ...
16/02/2026

Oggi quello che offro non nasce dal desiderio di insegnare una forma, ma dalla volontà di creare uno spazio sicuro dove potersi incontrare davvero.

Negli anni ho compreso che non mi interessa “fare bene”. Mi interessa sentire, mi interessa accompagnare le persone a riconoscere ciò che è vivo dentro di loro, anche quando è fragile, anche quando è scomodo.

Il lavoro corporeo, per me, oggi non è più una tecnica da perfezionare.
È pratica di ascolto.
È attraversamento.
È un modo per tornare a sé con più onestà.
Diventando cosi una pratica di ritorno.
Ritorno al respiro.
Ritorno al ritmo personale.
Ritorno a una forma di verità che non ha bisogno di approvazione.
Uno spazio in cui il movimento diventa ascolto profondo, l’ascolto diventa fiducia,
e la fiducia diventa una libertà concreta, sentita, incarnata.

✨Se percepisci che anche per te è tempo di rallentare e incontrarti con più onestà,
forse questo cammino può intrecciarsi al tuo.

La trasformazione non sempre chiede di fare di più.A volte chiede di restare.Restare nel corpo,nelle sensazioni sottili,...
09/02/2026

La trasformazione non sempre chiede di fare di più.
A volte chiede di restare.

Restare nel corpo,
nelle sensazioni sottili,
in ciò che si muove lentamente, senza parole.

Nel lavoro che faccio con me stessa prima di tutto e con le donne osservo spesso questo passaggio:
quando smettiamo di inseguire il cambiamento
e iniziamo ad ascoltare il corpo,
qualcosa si riorganizza da dentro.

Il corpo non ha fretta.
Ricorda.
Sa quando è il momento di aprirsi
e quando è il momento di proteggersi.

Questa è una forma di ascolto profondo,
un modo gentile di stare con se stesse
che non forza, non corregge, non chiede di essere diverse.

Alcuni processi sono silenziosi,
ma profondi.
Non fanno rumore,
ma cambiano il modo in cui abitiamo la vita.



✨ Dove stai scegliendo di restare oggi?

02/02/2026

Friedrich Nietzsche, "Così parlò Zarathustra"






30/01/2026
24/01/2026

Authenticity is power.

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A.B.A.U.T

Un semplice fiore della zona alpina dell’ Himalaya orientale “Raphidophora Glauca”, qui insieme ad altre specie di fiori ogni giorno compiono una “danza”, sfruttando ogni minima nicchia si contendono senza tregua lo spazio e la luce. Attraverso questa immagine trovo risonanze simili con ciò che facciamo noi con il nostro corpo e a volte questo tipo di immagini sono un richiamo una fonte di ispirazione per il danzatore stesso ed è con questa immagine che è nato il progetto intitolato LoSpazioAltrove luogo di ricerca di immagini di poesia di percorsi formativi e per-formativi di progetti in evoluzione, di collaborazioni artistiche con danzatori e musicisti dove l'improvvisazione visibile ai sensi è un mezzo uno strumento per la composizione e la creazione artistica.

LoSpazioAltrove Tra una roccia e una goccia la profondità sorregge la pietra caduta da un soffio di vento. E qui lo spazio altrove percorre la forma scolpisce la massa sostiene l’infinito diviso tra corpi in divenire sculture di umanità e di immobilità.

www.lospazioaltrove.blogspot.com