01/02/2026
Abbiamo ridotto l'amore ad un'emozione, un sentimento caldo e fluttuante che dipende dalla chimica, dall'affinità o dalla reciprocità. Ma i mistici e i fisici quantisti parlano di qualcosa di infinitamente più vasto. Per il mistico, Amore (con la A maiuscola) è il nome più vicino che possiamo dare all'essenza stessa di Dio, la forza coesiva e creativa che tesse l'esistenza.
Non è qualcosa che Dio ha o fa; è ciò che Dio è. Nel cuore della realtà, al di là delle forme, pulsa un unico impulso: verso l'unione, la complessità, la bellezza e la consapevolezza. Questo impulso è l'Amore divino, la gravità metafisica che riporta tutte le cose alla loro origine e le fa desiderare di convergere. Questa visione smantella l'idea dell'amore come qualcosa di personale che si dona o si riceve. Non si dona amore, come si consegna un oggetto. Si è un canale consapevole di quella forza cosmica. Quando si ama qualcuno, non si crea qualcosa di nuovo; si riconosce e si facilita il flusso di quell'energia primordiale che già esiste in tutta la creazione.
Ecco perché l'amore mistico è incondizionato: perché non dipende dalle mutevoli qualità dell'altro, ma dalla realtà permanente dell'Unità. Amare è percepire, dietro la maschera della personalità, la stessa scintilla divina che arde dentro di noi. È un atto di verità, non di sentimentalismo.
Quindi, cosa significa "amore" nella vita di tutti i giorni? Significa allineare azioni, pensieri e parole a quella forza coesiva.
Significa che a ogni scelta puoi chiederti: "Questa decisione contribuisce alla separazione o all'unione?
Aumenta la paura o espande la connessione?". Amare diventa il lavoro di un artigiano cosmico: levigare i propri pregiudizi affinché non blocchino il flusso, placare l'ego affinché non distorca il segnale e agire con una compassione che non è pietà, ma riconoscimento dell'uguaglianza all'interno dello stesso mistero. Vivere con questa comprensione trasforma la sofferenza. "L'amore non corrisposto" cessa di essere una tragedia e diventa un'opportunità di purificazione: si può amare senza pretendere che l'altro sia la propria fonte?
La fine di una relazione diventa una lezione su come abbandonare la forma per onorare l'essenza. E l'amore per se stessi cessa di essere un cliché di auto-aiuto e diventa il requisito fondamentale: se tutto è Uno, non si può amare veramente un altro se ci si esclude da quel campo unificato. Alla fine scopri che l'amore non è qualcosa che cerchi, ma l'oceano in cui hai sempre nuotato, e il compito è semplicemente ricordarsi di nuotare insieme alla corrente e non contro di essa.
Labirinto Universale
Angela Scrofani
Fontana di luce