22/01/2026
La spalla del nuotatore non si “guasta” all’improvviso.
Di solito avvisa. A bassa voce, all’inizio. Poi sempre più chiara.
Succede quasi sempre così:
entri in acqua, sei carico, il gesto è ripetuto, elegante, potente. Ma sotto la superficie qualcosa non torna.
Spesso gli errori sono banali. E proprio per questo pericolosi.
Un riscaldamento fatto di fretta, o saltato del tutto.
La cuffia dei rotatori lasciata senza vero potenziamento, come se bastasse nuotare per rinforzarla.
La fase aerea con il braccio rigido, teso, che “strappa”.
La fase subacquea uguale, a braccio esteso, lunga, forzata.
E poi carichi, volumi, intensità… troppo. Più di quanto la spalla possa davvero gestire.
All’inizio è solo fastidio.
Poi diventa dolore.
Poi limita il gesto.
Poi ti accompagna anche fuori dall’acqua.
Quando a forza di conflitti e sovraccarichi la spalla si infiamma davvero, il problema non è più “muscolare”.
Entra in sofferenza la borsa subacromiale-deltoidea.
Compaiono aderenze.
Tenosinoviti.
Rigidità che cambia la biomeccanica fine dell’articolazione.
Ed è lì che servono meno chiacchiere e più precisione.
Un approccio medico ecoguidato, vero.
Dove ogni gesto è visto, controllato, millimetrico.
Infiltrazioni di secondo livello, sicure perché mirate.
Senza mai infiltrare i tendini con cortisone. Mai.
Con la possibilità di eseguire debridement, sbrigliamento delle aderenze, liberare la borsa.
Spegnere l’infiammazione.
Idratare, nutrire, lubrificare con acido ialuronico.
E poi — fondamentale — rieducare il movimento, recuperare la posizione centrica della testa dell’omero con esercizi terapeutici fatti bene, non a caso.
La spalla del nuotatore non va “zittita”.
Va capita, rispettata, rimessa nelle condizioni di lavorare come è nata per fare.
Se senti che la tua spalla sta parlando da troppo tempo…
forse è il momento di ascoltarla davvero.
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Ecointerventistica Firenze.
Precisione clinica. Esperienza. E rispetto per il gesto atletico.