Libroterapia archetipica

Libroterapia archetipica Siamo fatti di storie ed abbiamo bisogno di storie per vivere! Informazioni, consigli di lettura e percorsi di Libroterapia

La lettura come strumento per il benessere psicologico, da ritrovare, da mantenere, da aumentare. Seminari e incontri mensili di gruppo con discussioni su libri letti e da rileggere per comprendere più profondamente i nostri veri bisogni.

Ho sempre amato la capacità di Ian McEwan di mettere il mondo in prospettiva.Questo nuovo romanzo è a mio avviso il suo ...
02/02/2026

Ho sempre amato la capacità di Ian McEwan di mettere il mondo in prospettiva.
Questo nuovo romanzo è a mio avviso il suo più riuscito esperimento metaletterario. Dentro che la crisi della civiltà, la distopia (o meglio voglio sperarla tale) che ci porta in un 2191 tremendo, un matrimonio che nasconde segreti terribili…insomma una stratificazione pazzesca di tematiche e piani di lettura. Per me però le parti più interessanti sono state quelle che riguardano la riflessione sulla letteratura e la poesia e quelle legate alla scrittura dei diari e al loro destino dopo la morte degli autori.
Avete mai pensato a cosa succede ai nostri resti scritti (fisici e digitali)?

“Se il passato non ci aveva annientati, ne eravamo comunque terrorizzati. Il nostro traguardo più alto era non essere in guerra. Non bastava raccontare a noi stessi che adesso i mari erano più puliti, e la vita vi stava facendo ritorno, e che le nostre isole sotto la luce giusta apparivano belle e lussureggianti. Tutto questo non dipendeva da un comportamento virtuoso. Era il risultato del crollo della civiltà. Ogni volta che gli esseri umani si fanno da parte, il resto del mondo vivente torna pian piano a fiorire”

Lo avete letto?

«Nome omen» dicevano i Romani, «il nome è un presagio». 
Ma era solo un modo di dire o una vera credenza? Pare che il pr...
10/01/2026

«Nome omen» dicevano i Romani, «il nome è un presagio». 
Ma era solo un modo di dire o una vera credenza? Pare che il primo a usare la formula sia stato Plauto in una commedia (“Il Persiano”) scrivendo: «nomen atque omen», ovvero «nome e allo stesso tempo anche premonizione».
Non ne so abbastanza.

Quello che invece so è che in psicogeneaologia ci concentriamo molto sul nome. Si tratta del primo dono che viene fatto a chi nasce, ma non è un dono neutro. I nomi hanno una etimologia, una storia, uno o, più spesso, molti significati. Ed in più chi sceglie un nome ha le sue motivazioni, che talvolta racchiudono anche delle aspettative o degli irrisolti. Per questo la questione del nome è importante.

Cosa sappiamo del nome che portiamo? E della scelta di darlo proprio a noi? Come stiamo in relazione con il nostro nome? Chi altro si chiamava come noi?

Io porto un nome biblico, di cui fino a qualche anno fa non mi ero occupata granché: mi accontentavo di ricordare che era stato usato da Dante e sorridevo pensando a come mia madre mi aveva insegnato a pronunciarlo senza aspirare la “c” (in Toscana un nome così in questo senso è un po’ una sfida!).

Leggendo il “Libro Rosso”, tornai a rifletterci per questo passo:
«Lo sai, il nome che si porta significa molto. Sai anche che ai malati spesso si dà un nuovo nome per guarirli, perché col nuovo nome essi ricevono anche una nuova essenza. Il tuo nome è la tua essenza».

Con la formazione in psicogenealogia ho approfondito ulteriormente.

Poi sono entrata in libreria, qualche giorno fa, e ho trovato un libro, dove c’è una pagina che mi riguarda.
Ed è una pagina bellissima di un libro altrettanto bello, che non posso che consigliare.

“Prime Persone” di Erri De Luca fa parlare i personaggi dell’Antico Testamento, di cui molti di noi, oggi, portano il nome.

«Credo che a ognuno di noi sia dato, per un istante almeno, d’intravedere il piano concepito in cielo e di sapersi incluso, come uno dei nodi del tappeto».

Nuovo anno, nuove letture. Sì ma da dove partire?In questi giorni alcune delle persone che seguo con la libroterapia mi ...
05/01/2026

Nuovo anno, nuove letture. Sì ma da dove partire?
In questi giorni alcune delle persone che seguo con la libroterapia mi hanno esternato la stessa questione: come ricominciare l’anno di letture?
Qualcuno va alla ricerca di criteri per impostare le letture del nuovo anno (leggo prima i premiati dello scorso anno che ancora mi mancano, leggo prima un classico, parto da una raccolta di racconti), altri si scervellano per impostare l’obiettivo di lettura su chissà quale app (lo faccio anche io, ogni anno, su Goodreads anche se non è una vera e propria sfida perché non la condivido con nessuno e la uso solo come tracking delle letture), altri ancora sfogliano gli account degli editori annotando minuziosamente le nuove uscite. Insomma, un caos.
Leggere non è una gara, non è performance e nemmeno esercizio di volontà: non riusciremo mai a leggere tutto ciò che vorremmo o che meriterebbe e men che meno tutto ciò che verrà pubblicato.
E quindi? Ascoltiamo noi stessi.
Di cosa abbiamo voglia in questi giorni più lenti in cui l’anno si è rimesso in moto per riprendere i suoi ritmi?
Io per esempio amo ricominciare l’anno di letture con qualcosa di breve, che entri in uno dei primi pomeriggi. Quest’anno mi sono gustata “Rosarita” di Anita Desai, ascoltandolo in audiolibro mentre lavoravo al mio cardigan ai ferri.
La domanda per navigare tra le infinite possibilità della letteratura è sempre: cosa mi va oggi? Mi lascio sorprendere o vado in cerca di una delle mie voci del cuore?
Ma la risposta viene solo ed esclusivamente dall’ascoltare noi stessi, magari sfogliando il nostro prezioso diario delle letture, dove abbiamo una sezione dedicata a raccogliere i titoli che ci hanno colpito e che abbiamo annotato in attesa di leggerli (se ancora non lo fai, inizia, scrivendo accanto al titolo anche la data in cui lo annoti e il perché hai deciso di inserirlo).
Ascolando i nostri bisogni libereremo la lettura dall’incubo della performance (non ne posso più, per esempio, di leggere roba tipo “vale la pena leggere X?”, “Secondo voi dovrei recuperare X o è tempo buttato?”, “Ha ancora senso leggere X o è obsoleto?”).

Buon 2026 di letture.

“L’effetto di una seconda lettura fu assai diverso”Jane Austen, “Orgoglio e pregiudizio “Buon 250esimo compleanno Jane A...
16/12/2025

“L’effetto di una seconda lettura fu assai diverso”
Jane Austen, “Orgoglio e pregiudizio “

Buon 250esimo compleanno Jane Austen
💜🫖

10/12/2025

Mettiti comoda/o perché il video è lungo!
Ti racconto perché ho creato il corso “Inserire la journal therapy nella relazione di cura” e in cosa consisterà la formazione riservata a colleghe e colleghi.
Se hai domande scrivimele nei commenti!

Stamattina mentre scrivevo (con l’aiuto di questo segnalibro che mi ha fatto tornare per un poco bambina) il pensiero è ...
10/12/2025

Stamattina mentre scrivevo (con l’aiuto di questo segnalibro che mi ha fatto tornare per un poco bambina) il pensiero è andato ai dubbi che mi avete raccontato nelle vostre e-mail e messaggi sul percorso di journal therapy “Quest’anno mi prendo cura di me”.
❓e se non scrivo tutti i giorni?
❔dove trovo l’ispirazione?
❓se poi mi vergogno di quello che ho scritto?
❔se mi ritrovo a scrivere sempre le stesse cose?

Ci sono passata anche io. Ho decine di diari acquistati, iniziati e mollati per questi e mille altri motivi.
Non bastano un bel diario e una penna che scrive bene, necessitiamo di imparare ad ascoltarci per poi permettere che il gesto grafico della scrittura ci consenta di riflettere liberamente. Di stupirci di ciò che l’inchiostro ci racconta.
Ed è proprio questa pratica che imparerai nel mio percorso ondemand di journal therapy. La proverai con stimoli diversi e con un metodo preciso che nel corso del tempo potrai adattare alle tue esigenze. Per questo il percorso dura un anno: ci vuole tempo per provare le scritture, riconoscere cosa fa per noi e cosa no, instaurare una sana abitudine (e no, prima che qualcuno lo scriva nei commenti, non bastano i famosi 21 giorni 😂).

Se hai domande o curiosità, scrivimele nei commenti, potrebbero aiutare altre persone a fare le tue stesse riflessioni!

Avevo deciso di non scrivere niente su questo libro.Non perché non sia scritto bene, l’uso della lingua è mirabile come ...
09/12/2025

Avevo deciso di non scrivere niente su questo libro.
Non perché non sia scritto bene, l’uso della lingua è mirabile come la capacità narrativa dell’autore, che sceglie di non scrivere né un romanzo, né un memoir e si lancia nella pura scrittura patografica dove tutto ciò che leggiamo sta insieme solo in relazione al vissuto di malattia che ci viene raccontato.
Non ne volevo scrivere per tanti motivi.
Il primo, di natura del tutto personale, è perché in questo libro ciò che davvero mi ha colpita è la storia che non viene narrata, quella sottratta. Quella familiare, traumatica già dalle origini. Quella che secondo me meritava di essere detta.
Il secondo, perché la malattia che viene raccontata è stata definita in ogni modo possibile nelle recensioni (colpa mia che ancora ne leggo troppe) e quando vedo la confusione mi chiedo da dove origini. Così mi sono messa nei panni di chi ha un disturbo psichico e mi sono chiesta se questo libro aiuta o complica e non mi sono riuscita a dare una risposta.
Il terzo, perché pur non essendo tirata in ballo la mia categoria professionale, mi sono messa un po’ anche nei panni dei curanti, qui medici e psichiatri, e mi è sembrato che, come spesso accade, sbirciare nei consulti porti ulteriore confusione (non che non se ne debba parlare, ma il “come” a mio avviso conta parecchio).
Il quarto, perché continuava ad echeggiarmi, in tutto il libro, una sorta di contrapposizione tra la voce narrante e quelli che vengono appellati “sani” o “normali” ed io ho in mente il monito junghiano che suona come “Mostratemi un uomo sano di mente e lo curerò per voi”. Senza voler sminuire patologie gravi e disturbi, la contrapposizione per me ha poco senso, la vita è un processo di integrazione e crescita, e la cura spesso rivela le complessità nascoste, poiché la “normalità” è spesso una facciata.

Insomma, alla fine ne ho parlato.
E devo dire che il mio pezzo preferito è quello in cui racconta il rapporto con gli inizi, in cui Alcide ci racconta il suo metodo di approccio ad un nuovo libro, parola per parola.

Sono curiosa di sapere se lo hai letto e cosa ne pensi!

08/12/2025

“Il mare è facile, c’è poco da inventare”
R.Vecchioni

Le iscrizioni sono aperte ed io sono contentissima!Il percorso è completamente ondemand, i video si apriranno in aula vi...
04/12/2025

Le iscrizioni sono aperte ed io sono contentissima!
Il percorso è completamente ondemand, i video si apriranno in aula virtuale periodicamente lungo tutto il 2026, per darti modo di fruire i contenuti prendendoti del tempo e scegliendo i momenti migliori per te.

Non si tratta di un corso ma di un percorso esperienziale in cui ti proverai addosso la journal therapy nelle sue molteplici forme, ma seguendo un metodo che ormai applico da anni su di me e sulle persone che seguo.

Insieme a me tre persone stupende che porteranno il loro contributo per arricchire la tua pratica di diario (vai a sbirciare nei loro profili 😉).

Se vuoi prenderti cura di te nel 2026 attraverso la scrittura terapeutica, questo percorso fa proprio per te!

Se hai domande scrivimi qui, in DM o a info@rachelebindi.it

“Ogni evento psichico è un’immagine e un immaginare” scriveva C.G.Jung (opere, vol8)Questo è il motivo che mi ha fatto s...
03/12/2025

“Ogni evento psichico è un’immagine e un immaginare” scriveva C.G.Jung (opere, vol8)

Questo è il motivo che mi ha fatto scegliere di inserire la sabbiera in studio: per fornire uno spazio in cui formare immagini, permettere al Sè di esprimersi sollevando per un poco il giogo dell’Io.
Ho altri strumenti per lavorare con le immagini (le carte Dixit, i Tarocchi…) ma nella sandplay è la persona a creare l’immagine affondando le mani nella sabbia e scegliendo gli oggetti da usare.
Ed è stupore, insight, presenza.

Credo che un terapeuta non debba smettere mai di cercare modi per arricchire la relazione terapeutica.

Un percorso pensato per i giorni di soglia sottile, che ci metta in connessione con gli antenati portando serenità e nuo...
28/10/2025

Un percorso pensato per i giorni di soglia sottile, che ci metta in connessione con gli antenati portando serenità e nuove consapevolezze.
Ondemand, perché la nostra contemporaneità non sempre ci permette di fermarci quanto vorremmo.
Con la journal therapy, la psicogenealogia ed un pizzico di libroterapia.
Rimane per sei mesi a farti compagnia, perché tu possa prenderti il tempo che serve per leggere, scrivere e, se vorrai, approfondire.
Disponibile per l’acquisto solo fino al 3 novembre.

Quando ho iniziato ad approfondire la psicologia analitica ho passato una fase lunga di amore incondizionato ed acritico...
14/10/2025

Quando ho iniziato ad approfondire la psicologia analitica ho passato una fase lunga di amore incondizionato ed acritico per C.G.Jung. Continuando a studiare mi sono resa conto che non sempre l’uomo era all’altezza delle sue teorie, talvolta era solo un uomo del suo tempo. La storia di Christiana Morgan mi ha fatto riflettere proprio su questo, come ben sottolineano Elena Liotta e Magda di Rienzo nella loro apertura al volume di Claire Douglas “Interpretare l’ignoto”:
«anche se l’uomo non si è comportato con le donne da lui incontrate, così come oggi noi donne del nuovo secolo vorremmo, dobbiamo ugualmente riconoscergli l’attenzione che da psicologo e psichiatra ha saputo dare al mondo psichico femminile: dalla descrizione fenomenologica e clinica alla teorizzazione dell’universo psichico femminile, fino all’esaltasione del suo valore simbolico, - l’Anima».

Sono curiosa di leggere il romanzo di Sandra Petrignani “Carissimo dottor Jung” che prende le mosse proprio dalla relazione terapeutica tra Jung e Morgan.

Indirizzo

Lungarno Benvenuto Cellini 25
Florence
50125

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