02/02/2026
Ho sempre amato la capacità di Ian McEwan di mettere il mondo in prospettiva.
Questo nuovo romanzo è a mio avviso il suo più riuscito esperimento metaletterario. Dentro che la crisi della civiltà, la distopia (o meglio voglio sperarla tale) che ci porta in un 2191 tremendo, un matrimonio che nasconde segreti terribili…insomma una stratificazione pazzesca di tematiche e piani di lettura. Per me però le parti più interessanti sono state quelle che riguardano la riflessione sulla letteratura e la poesia e quelle legate alla scrittura dei diari e al loro destino dopo la morte degli autori.
Avete mai pensato a cosa succede ai nostri resti scritti (fisici e digitali)?
“Se il passato non ci aveva annientati, ne eravamo comunque terrorizzati. Il nostro traguardo più alto era non essere in guerra. Non bastava raccontare a noi stessi che adesso i mari erano più puliti, e la vita vi stava facendo ritorno, e che le nostre isole sotto la luce giusta apparivano belle e lussureggianti. Tutto questo non dipendeva da un comportamento virtuoso. Era il risultato del crollo della civiltà. Ogni volta che gli esseri umani si fanno da parte, il resto del mondo vivente torna pian piano a fiorire”
Lo avete letto?