17/04/2026
Da piccolo bastava poco.
Un prato, qualche margherita, il cielo sopra e il tempo che sembrava infinito.
Non lo chiamavi “staccare”, non lo chiamavi “mindfulness”.
Ci stavi e basta.
Poi cresci.
E iniziano le cose “importanti”, le cose “urgenti”, le cose “produttive”.
E tutto quello che non serve a qualcosa… sembra tempo perso.
Ma sei sicuro?
Perché spesso non è che non hai tempo.
È che hai disimparato a stare.
A stare senza fare.
A fare senza uno scopo.
A tornare, ogni tanto, in uno spazio dove non devi dimostrare niente.
➖ Sdraiarti sull’erba a guardare le nuvole e cercare forme
➖ Strappare fili d’erba o margherite senza uno scopo preciso
➖ Camminare scalzo
➖ Dondolarti su un’altalena o restare su una panchina a muovere le gambe
➖ Cantare a caso, anche male, solo perché ti va
➖ Costruire qualcosa di inutile (torri, mucchietti, oggetti messi insieme)
➖ Guardare fuori dal finestrino senza fare nulla, perso nei pensieri
➖ Mangiare qualcosa lentamente, solo per il gusto, non per nutrirti
➖ Fare una cosa alla volta, senza sottofondo, senza multitasking
➖ Ridere per qualcosa di stupido senza trattenerti.
Fare cose da bambino non è regredire.
È ricordarti una competenza che avevi già:
esserci, senza performance.
Non ti manca il tempo, ti manca il permesso!