Matteo Pucci Psicologo

Matteo Pucci Psicologo Psicologo | Istruttore Mindfulness MBSR | Aiuto persone sopraffatte da ansia e stress a ritrovare calma, equilibrio e fiducia in sé. 🌿

Ho letto questa frase qualche giorno fa:“Dallo psicologo ci vanno le persone sane, per sopravvivere ai danni causati da ...
16/03/2026

Ho letto questa frase qualche giorno fa:
“Dallo psicologo ci vanno le persone sane, per sopravvivere ai danni causati da persone disturbate.”
Mi ha colpito e ho fatto un sondaggio nelle storie.
Molte persone hanno risposto che è vera.
Capisco perché: è una frase che rende merito al coraggio, alla consapevolezza e alla responsabilità personale di chi sceglie di andare dallo psicologo. E questo è vero senz'altro.
Allo stesso tempo, però, è anche una frase che ha alcuni limiti e rischia di semplificare troppo la complessità delle relazioni e della salute mentale.
Ho provato ad analizzarla meglio nel carosello.
👉 Sfoglia le slide per approfondire.
E se ti va, dimmi cosa ne pensi nei commenti:
per te questa frase è più vera o più falsa?

12/03/2026

Ebbene sì.
Pratico mindfulness da anni.
E spesso mi girano ancora i co****ni.
Il mio carattere è più o meno lo stesso.
E certe reazioni mi partono ancora in automatico.
Quindi viene da chiedersi:
cosa cambia davvero quando si pratica mindfulness con regolarità?
Prima di tutto una cosa importante.
La mindfulness non serve per rilassarsi.
Non serve per fare il vuoto nella testa.
E non serve per raggiungere una specie di pace permanente.
Non è la panacea di tutti i mali.
Soprattutto quando pensiamo di usarla come antidoto veloce allo stress prodotto dai ritmi frenetici della società moderna.
Ritmi che forse andrebbero messi in discussione prima ancora di cercare tecniche per sopportarli meglio.
La mindfulness è prima di tutto un’abilità.
E come tutte le abilità può essere allenata.
Con la pratica regolare qualcosa cambia.
Anche se non è il cambiamento che molte persone si aspettano quando iniziano a meditare.
I pensieri non spariscono.
Le emozioni non diventano sempre piacevoli.
Ma nel cervello succede qualcosa di interessante.
Gli studi mostrano cambiamenti nelle aree coinvolte nella regolazione delle emozioni, nell’attenzione e nel controllo degli impulsi.
In altre parole succede questo:
tra quello che provi
e quello che fai
si crea una piccola pausa.
Ed è proprio lì che la mindfulness diventa davvero utile.
In quella pausa c’è più spazio.
Più consapevolezza.
E soprattutto più possibilità di scelta.
Non reagire automaticamente.
Ma rispondere.

Quando durante un litigio ti senti improvvisamente in allerta, non è solo una questione di "caratteraccio".Il cervello u...
03/03/2026

Quando durante un litigio ti senti improvvisamente in allerta, non è solo una questione di "caratteraccio".
Il cervello umano possiede un sistema automatico di rilevazione della minaccia.
Si attiva non solo davanti a un pericolo reale, ma anche quando una situazione richiama esperienze emotive passate: rifiuto, svalutazione, abbandono.
Durante un conflitto l’amigdala può accendersi rapidamente, molto prima che tu possa esserne cosciente.
Il corpo rilascia cortisolo e adrenalina.
Aumentano vigilanza, irritabilità, impulsività.
La corteccia prefrontale — quella che ci aiuta a ragionare e ascoltare — diventa meno efficace.
Per questo a volte il partner può essere percepito come un “nemico”, anche se non lo è.
Le reazioni non dipendono solo da come interagisce l’altro, ma dall’intreccio tra:
🔹dinamiche attuali
🔹storia personale
🔹stile di attaccamento
🔹modelli relazionali appresi
Anche le differenze tra uomini e donne nei conflitti non sono spiegabili solo con gli ormoni: contano i modelli culturali (ad esempio la difficoltà maschile a mostrare vulnerabilità), le diverse strategie di coping e, secondo alcune ipotesi evoluzionistiche, una diversa sensibilità ai segnali di minaccia sociale.
E insomma ti ritrovi alle prese con una reazione intensa con la mente affollata di pensieri. Hai provato qualche tecnica di cui hai sentito parlare ma naturalmente i pensieri non cessano. Se poi ritieni che ripercorrere mentalmente le conversazioni difficili possa aiutarti ti ritrovi solo a fare peggio: il rimuginio non fa che mantenere lo stato di allerta.
La possibilità di calmarsi dipende dalla capacità di riattivare il sistema nervoso parasimpatico con un lavoro si di sé.
Un lavoro che ti aiuti a richiamare la parte di te che può darti calma e sicurezza interna.
Se vuoi lavorare su questo aspetto scrivimi in privato o segui il link in bio.

Le relazioni oggi sono difficili perché viviamo in un mondo che corre, mentre i legami hanno bisogno di tempo.Siamo abit...
26/02/2026

Le relazioni oggi sono difficili perché viviamo in un mondo che corre, mentre i legami hanno bisogno di tempo.
Siamo abituati ad avere tutto subito: risposte, conferme, alternative. Ma una relazione non si costruisce nell’immediatezza. Si costruisce attraversando i silenzi, i fraintendimenti, le differenze. E questo richiede pazienza, presenza, disponibilità a restare anche quando non è tutto semplice.
Spesso chiediamo all’altro di colmare le nostre mancanze, di rassicurarci, di farci sentire scelti ogni giorno senza mai vacillare. Ma nessuno può reggere da solo il peso delle nostre insicurezze. Una relazione non è un luogo dove guarire per magia: è uno spazio dove crescere insieme, con responsabilità reciproca.
Forse le relazioni oggi sono difficili perché abbiamo paura di mostrare davvero chi siamo. E senza vulnerabilità c’è contatto, ma non profondità.
Amare, oggi, è un atto controcorrente.
Significa rallentare.
Significa scegliere.
Significa restare.

23/02/2026

Ci ritroviamo in un mondo in cui è tutto urgenza.
Ritmi frenetici, richieste continue, notifiche che interrompono, scadenze che incalzano.
Il nostro sistema nervoso non è preparato e interpreta tutto questo come una minaccia.
Si prepara. Si tende. Resta vigile.
Va bene nel breve periodo.
Nel lungo, consuma energie, riduce lucidità, restringe il pensiero.
Poi c'è il mare con il suo ritmo, i suoi suoni e i suoi odori. In un attimo capisci che quel meccanismo, quella trappola in cui cadi ogni giorno, ti allontana da quello che sei davvero.
Senti il suono delle onde...
L’allerta si abbassa.
Il respiro si amplia.
La mente torna flessibile.
C'è perfino spazio per un pensiero creativo.
Il mare ti riporta a casa.
Ti riporta a te.

16/02/2026

L’attacco di panico si mantiene attraverso un circuito di mantenimento composto da più fattori interconnessi.
1️⃣ Vulnerabilità contestuale
• Stress cronico
• Iperattivazione prolungata del sistema di minaccia
• Ridotta consapevolezza dei segnali interni
Il sistema di allarme resta attivo troppo a lungo.
2️⃣ Sensazione corporea
Tachicardia, dispnea, vertigini, derealizzazione.
Si tratta di normali attivazioni del sistema simpatico a cui segue... 👇
3️⃣ Interpretazione catastrofica
La sensazione viene interpretata come:
“Sto per morire”
“Sto impazzendo”
“Perderò il controllo”
Questa valutazione minacciosa amplifica l’arousal fisiologico.
Sensazione → interpretazione → aumento dell’attivazione → ulteriore conferma della minaccia.
4️⃣ Iperinterocezione e monitoraggio
Il soggetto inizia a monitorare costantemente i segnali interni.
Aumenta la sensibilità interocettiva.
Si sviluppa la paura della paura.
5️⃣ Evitamento e rinforzo negativo
Si evitano situazioni, luoghi o stati interni associati all’ansia.
L’evitamento produce sollievo immediato → rinforzo negativo (condizionamento operante).
Nel lungo termine: • mantiene il disturbo
• riduce l’esposizione correttiva
• restringe lo spazio di vita
6️⃣ Perdita progressiva di libertà comportamentale
Il comportamento viene progressivamente guidato dalla prevenzione dell’ansia.
Non è più la persona a scegliere.
È il sistema di allarme.
Nel prossimo reel vedremo alcune cose che si possono fare per gestirsi se si viene colti da un adp.

Quando ansia, autocritica o relazioni faticose diventano un peso costante,lavorarci con qualcuno può fare la differenza....
10/02/2026

Quando ansia, autocritica o relazioni faticose diventano un peso costante,
lavorarci con qualcuno può fare la differenza.
👉 Prenota un primo colloquio dal link in bio.

07/02/2026

La vergogna non ha bisogno di pubblico.
Molte persone pensano di soffrire per il giudizio degli altri,
quando in realtà stanno lottando con uno sguardo che ormai è diventato interno.
Un giudice interiorizzato che valuta, condanna, etichetta —
e che continua ad agire anche quando fuori non c’è nessuno che giudica.
È per questo che i feedback positivi spesso non bastano.
È per questo che ci si può sentire sbagliati anche quando si “fa tutto bene”.
Quando la vergogna diventa identitaria, l’autocritica sembra una forma di controllo o di motivazione.
In realtà attiva un sistema di minaccia: blocca, isola, irrigidisce.
E più lavora in silenzio, più diventa opprimente e autorinforzante.
Se la vergogna nasce nella relazione — nello sguardo dell’altro che poi interiorizziamo —
anche il modo per scioglierla passa dalla relazione.
Anche da quella con noi stessi.
Il lavoro sui pensieri e sul dialogo interiore è fondamentale ma funziona meglio se coadiuvato da Mindfulness e Self-compassion.
Se t'interessa sapere di più su come intervenire sulla Vergogna con l'autocompassione segui la pagina e rimani sintonizzato. Prossimamente farò un reel su questo argomento!

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Florence

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