15/04/2026
Purtroppo da alcuni anni sta dilagando una filosofia educativa che viene definita “gentile”, “montessoriana” , senza magari avere letto qualcosa di quello che Maria Montessori diceva e in che tipo di contesto lo dicesse, per giustificare l’incapacità di molti genitori a contenere i propri figli, cominciando a dire dei “no” e insegnando loro i limiti, i confini entro i quali è lecito o meno muoversi tenendo conto delle conseguenze nel momento in cui si superano.
Per fare questo ci vogliono tempo, dedizione, fatica e impegno da parte degli adulti.
Il contenimento attraverso le regole è anche contenitore emotivo.
Il fatto di essere immersi in una società caotica, richiestiva, difficile sotto molti punti di vista, non giustifica la totale mancanza di trasmissione ai propri figli di questi limiti.
I genitori, hanno la responsabilità dei loro figli e questo porta con sé un potere, che dal momento in cui sono minorenni, è giusto e sano che l’adulto abbia.
Perché questo potere i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze, non hanno le strutture cognitive e le esperienze per poterlo gestire.
Di fronte a notizie come questa rimango non solo triste e amareggiata, ma anche imbarazzata da quanto abbiamo (noi adulti) perso completamente di vista quali siano le priorità nei confronti dei nostri figli.
Anche la Scuola, come Istituzione, fatta di adulti che si prendono carico dei minorenni, ha le sue responsabilità e quindi il suo potere, che dovrebbe esercitare in modo determinante proprio perché laddove esista una carenza a livello familiare, la Scuola possa sostenere ed educare quei bambini, quelle bambine, quei ragazzi e quelle ragazze, che hanno necessità di essere accolti, ascoltati e contenuti.
Una tragedia che interroga tutti. A Massa, un padre di 37 anni è stato ucciso da un gruppo di giovanissimi: un episodio che impone una riflessione profonda, oltre la cronaca.
Nell’intervista pubblicata su Il Tirreno, la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana, Maria Antonietta Gulino, riflette su dinamiche complesse come l’effetto branco, la difficoltà nel riconoscere il limite e la crescente fragilità emotiva tra i più giovani.
«Non bastano misure di sicurezza: è necessario intervenire sulle cause», sottolinea, richiamando l’urgenza di investire in educazione affettiva ed emotiva, nei contesti scolastici e sociali.
📌 L’intervista è disponibile online: https://www.iltirreno.it/toscana/2026/04/15/news/massa-violenza-tra-giovani-maria-antonietta-gulino-spiega-perche-serve-educazione-affettiva-1.100857187