Dott.ssa Sara Strufaldi - Psicologa

Dott.ssa Sara Strufaldi - Psicologa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Dott.ssa Sara Strufaldi - Psicologa, Psicoterapeuta, Via XX Settembre, 78, Florence.

✔️ Specializzata in Psicoterapia Breve Strategica
✔️ Ansia, attacchi di panico, fobie, doc, pensiero ossessivo, ipocondria
✔️ Blocco della performance
✔️ Senso di inadeguatezza, paura del fallimento
✔️Sostegno genitorialità

Vi Auguro un 2026 con la possibilità di sentire la presenza dell’Amore di cui si parla in questo post✨❤️
01/01/2026

Vi Auguro un 2026 con la possibilità di sentire la presenza dell’Amore di cui si parla in questo post
✨❤️

Ogni giorno alle 18:00 vengo schiacciato contro il muro del corridoio da un’ombra che pesa più o meno settantadue chili. Da fuori sembra un’aggressione. Per me, invece, è spesso l’unica cosa che mi tiene insieme.

Mi chiamo Maximo, ho trentaquattro anni e vivo in un monolocale piccolo, di quelli dove la cucina è un angolo e il letto è a due passi dal lavello. Una scatola in una città italiana che non smette mai davvero di fare rumore: motorini che passano anche tardi, un’ambulanza lontana, il vicino che trascina una sedia, l’acqua nei tubi che fa il suo respiro.

Lavoro “a chiamata”, tramite app. Un giorno porto qualcuno alla stazione, un altro consegno cibo tiepido al citofono di un palazzo elegante, un altro ancora monto mobili in case dove c’è profumo di detersivo buono e silenzio. Alla fine sono una valutazione, un numero, una stellina. Se sorrido e non faccio domande, sono “perfetto”. Se mi trema la voce perché sono stanco, divento “così così”.

E poi torno a casa. E a casa mi aspetta un mostro.

Si chiama Nerone. È un Alano, nero come la notte bagnata, enorme, con una testa pesante e occhi color ambra che a volte sembrano troppo intelligenti. Quando lo porto fuori nei marciapiedi rotti del quartiere, la gente si sposta. Una mamma prende per mano il bambino più forte. Qualcuno mi guarda e fa quel mezzo sorriso educato che significa: “Bello… però meglio stare alla larga.”

Li capisco. Nerone non è il cane da pubblicità. Non fa le feste buffe. Non corre dietro alla pallina con la lingua di fuori. Ha le labbra pendenti, un’aria seria, e un modo di stare fermo che mette soggezione.

Ma il problema non è l’aspetto.

Il problema è che Nerone non conosce le distanze.

Per i primi mesi pensavo fosse goffo. O testardo. In un mondo dove lo spazio personale è diventato un lusso, lui è un invasore nato. Se lavo i piatti, mi si piazza dietro, il petto contro la schiena, come un mobile appoggiato. Se mi siedo sul divano per controllare il conto e fingere che non mi faccia male, lui non si mette accanto: si gira, fa un passo indietro e si siede… su di me. Con tutto il suo peso sulle mie cosce, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

“Ma ti pare, Nerone? Spostati…”, gli dicevo, spingendogli il costato. “Sei enorme.”

Lui mi guardava sopra la spalla, sbuffava quell’aria che sa di crocchette, e restava lì. Io ci vedevo maleducazione. Dominanza. Un altro peso da gestire, quando già la vita sembra fatta di cose che ti si appoggiano addosso: bollette, affitti che salgono, giornate che non finiscono mai, e quella stanchezza che ti resta nelle ossa.

Fuori, negli ultimi tempi, sembra tutto più teso. Non so come dirlo senza sembrare drammatico, ma lo senti: una vibrazione sotto la pelle. In strada basta poco e qualcuno esplode. Al supermercato la gente sospira, guarda il telefono, stringe il carrello come se dovesse difendere qualcosa. Anche nelle chat, nei commenti, ovunque: tutti parlano, pochi ascoltano.

Siamo vicini, ammassati, eppure ognuno sembra chiuso nella sua isola.

Ieri è stato il punto di rottura. Un martedì di novembre, grigio, umido, con quell’aria che ti entra nelle maniche. Avevo passato dieci ore in giro. Traffico, deviazioni, clacson, “solo un attimo” che diventa mezz’ora. E a fine giornata una corsa non è risultata come doveva: un errore che non dipende da te, ma te lo ritrovi addosso comunque. Ho sentito mo***re qualcosa, come se mi si stesse riempiendo il petto di sabbia.

Poi, in un posto banale — una fila, una cassa — ho visto un uomo sgridare qualcuno per niente. Non una lite vera. Peggio: quel tono pieno di disprezzo, quella cattiveria gratuita, come se fosse normale. E mi si è spezzato qualcosa dentro. Non rabbia. Piuttosto… sfinimento. Come quando ti accorgi che non hai più margine.

Sono tornato a casa senza musica. Niente radio. Niente podcast. Solo il rumore della strada dietro i vetri e i pensieri che giravano: non ce la faccio. Sto affondando.

Ho aperto la porta, ho buttato le chiavi sul mobile. Il clangore nel silenzio mi è sembrato troppo forte.

Nerone era lì, in mezzo al monolocale. Mi guardava.

Io l’ho ignorato. Sono andato verso il lavello per bere un bicchiere d’acqua. Mi tremavano le mani e il bicchiere mi è scivolato. Si è rotto sul pavimento con un suono secco, poi quel tintinnio di pezzi che rotolano.

E lì… è ceduto tutto.

Mi sono lasciato scivolare contro i pensili fino a sedermi per terra, ginocchia al petto. Non era tristezza “normale”. Era una cosa fisica. Il petto chiuso, l’aria che non entra, il cuore che corre come se stessi scappando. Le pareti sembravano avvicinarsi, il soffitto più basso.

Un attacco di panico. Quello vero, quello che ti fa pensare: adesso muoio, anche se non c’è nessuno che ti sta toccando.

Ho chiuso gli occhi. Ti prego, basta. Ti prego, falla finire.

Poi la luce si è spenta.

Ho sentito il pavimento scricchiolare. Mi sono irrigidito, pronto a respingere un muso che spinge, una zampa che chiede attenzione. Non volevo essere toccato. Non volevo nemmeno esistere.

Ma Nerone non ha fatto il solito.

Ha scavalcato le mie gambe. Si è messo di fianco a me, parallelo, come se prendesse la mira. E poi, lentamente, con una calma che mi ha spiazzato, si è appoggiato.

Non leggero. Non “carezza”.

Tutto il suo corpo contro il mio. Spalla sul mio torace. Fianco sulle mie costole. Mi ha premuto contro il mobile, caldo, pesante, inevitabile. Ha posato la testa sulla mia spalla e il suo naso umido mi ha toccato il collo.

“Ma… Nerone… no…”, ho sussurrato, senza fiato.

Lui ha spinto un po’ di più.

Ed è successo qualcosa di assurdo: non riuscivo più a respirare a scatti. Il suo peso mi obbligava a respirare lento, perché per far entrare aria dovevo fare spazio dentro di me. Dovevo mollare. Inspirare davvero. Espirare davvero.

Uno… due…

Il tremore si è fermato, perché non avevo più libertà di tremare. Il corpo ha smesso di correre. La testa ha smesso di urlare.

Mi è tornata in mente una frase detta al canile, quasi per caso: “Gli alani fanno così. Ti si appoggiano addosso. È il loro modo.”

All’epoca avevo sorriso. Mi era sembrata una stranezza simpatica.

Sul pavimento freddo, con il cuore che finalmente rallentava, ho capito che non era una stranezza.

Nerone non mi stava disturbando. Non mi stava “sfidando”.

Stava facendo l’unica cosa che sapeva fare quando vedeva il suo umano andare in pezzi.

Non chiedeva niente. Non pretendeva niente.

Diceva: ti tengo.

Siamo rimasti così venti minuti. Lui immobile, come una colonna. Io, piano piano, che riprendevo fiato. Sentivo il suo cuore, grande e regolare, ba***re contro il mio. Un ritmo solido che si imponeva al caos. Ogni tanto sospirava e quel respiro mi vibrava addosso, come una prova che c’era.

Quando mi sono accorto che stavo respirando normalmente, gli ho messo un braccio intorno al collo e ho sussurrato: “Ok… ci sono.”

Lui ha risposto con un sospiro lungo, profondo, di quelli che ti entrano nelle ossa. E ha aspettato ancora un minuto, come per controllare che non mi stessi perdendo di nuovo.

Poi si è alzato, si è scrollato come se niente fosse, è andato alla ciotola a bere rumorosamente e si è buttato sul divano con la stessa naturalezza con cui uno chiude la porta di casa.

Io lo guardavo e mi veniva da ridere e piangere insieme.

Ci raccontano che l’amore deve essere leggero. Facile. Che la libertà è non aver bisogno di nessuno, non pesare su niente, non dipendere. E allora ci facciamo le nostre bolle: cuffie, porte chiuse, “non disturbare”, distanze.

E poi ci stupiamo se dentro fa un rumore tremendo.

Quella sera, nel mio monolocale, ho capito l’opposto.

Non siamo fatti per galleggiare.

A volte non ti salva una frase giusta. Non ti salva un consiglio perfetto. Non ti salva nemmeno una soluzione.

A volte ti salva solo una presenza abbastanza pesante, abbastanza reale, da riportarti a terra quando stai per esplodere.

Ho raccolto i pezzi. Ho pulito. Ho messo acqua fresca.

Mi sono seduto sul divano.

Subito Nerone si è girato, ha fatto due passi indietro e si è seduto sulle mie cosce con tutti i suoi settantadue chili, come una coperta viva, come un’ancora.

Stavolta non l’ho spostato.

Ho appoggiato la mano sul suo fianco e ho sentito la vita lì sotto: calda, solida, innegabile.

In un mondo che ti spinge e ti svuota, pensi che ti serva più spazio. Più distanza. Più controllo.

Ma a volte l’amore, quello vero, non è leggero.

A volte l’amore è solo peso.

Il peso che ti tiene fermo, quando stavi per sparire.

Scopri altre belle storie con Cose Che Ti Fanno Pensare.

03/11/2025

L’arte di amare non si limita alla relazione con una specifica persona, ma è una attitudine che può essere esercitata con sé stessi, con gli altri e con il mondo.
Anche di questo parleremo SABATO 8 Novembre alle 17.30 nella presentazione del libro IMPARA AD AMARTI PER SCEGLIERE CHI AMARE che ho scritto con Lara edito da Giraldi Editore alla libreria Ubik di via Irnerio 27
VI aspettiamo ❤️

Il cambiamento deve essere prima di tutto culturale.Se non si cambia la cultura del “maschile” e del “femminile” non cam...
31/10/2025

Il cambiamento deve essere prima di tutto culturale.
Se non si cambia la cultura del “maschile” e del “femminile” non cambierà mai niente.
Sono passati 15 anni dal mio tirocinio post laurea ad Artemisia e questa notizia non fa altro che confermare il coraggio e la lungimiranza delle professioniste che ci lavorano.
Perchè mi dovete spiegare, come pensate di fermare i femminicidi se prima non impariamo, (noi donne per prime) ad educare i nostri figli maschi. Educarli al rispetto, alla gentilezza, alla cura, alla parità, al pianto, alle faccende domestiche e ai “no”.
La violenza sulle donne non è una questione femminile ma anche e soprattutto maschile.
Se non viene compreso questo, poco potrá cambiare.

La decisione dell’associazione fiorentina di includere soci uomini non rispetta le regole di Donne in rete contro la violenza, che unisce 87 centri. La presidente Dire: «Scelta legittima, ma in contrasto con il nostro Statuto». Maschile Plurale: nei Cav «è necessario che il contatto con le don...

28/09/2025

La salute biopsicosociale del genitore nel suo arco di vita: prevenzione, promozione e tutela - corso di alta formazione

Con piacere collaborerò nuovamente con CESIT Pistoia come docente, nell’ambito della formazione in Interventi Assistiti ...
20/06/2025

Con piacere collaborerò nuovamente con CESIT Pistoia come docente, nell’ambito della formazione in Interventi Assistiti con Animali (Pet Therapy).
Oltre al corso base è in partenza anche il Corso Propedeutico in IAA, necessario per partecipare alle formazioni successive come Coadiutore o Referente.
Per ulteriori info contattate CESIT srl.
🦮🐎❤️

Cerchi una nuova opportunità di lavoro? Ti piace lavorare con gli animali? Sei sulla pagina giusta, iscriviti ai nostri corsi per diventare operatore in IAA ( pet therapy). Abbiamo in pubblicizzazione sul portale della Regione Toscana i corsi interventi assistiti con gli animali livello base cane e cavallo con inizio il 28/07/2025. Stanno terminando i posti disponibili. Vi aspettiamo!!!! Per info: 0573934983 e email cesitst@gmail.com.

Per la Festa del Papà/Babbo vi invito a leggere questa ricerca che il Progetto MeFirst® in collaborazione con LabCom ha ...
19/03/2025

Per la Festa del Papà/Babbo vi invito a leggere questa ricerca che il Progetto MeFirst® in collaborazione con LabCom ha portato avanti di recente.
Per me, che ho avuto un babbo molto presente, sarebbe una vera evoluzione per tutta la società che tutti i bambini e le bambine avessero la stessa possibilità.
A quanto pare anche i padri di oggi vogliono avere l'opportunità di fare i padri, di essere presenti in ogni ambito della vita dei propri figli e delle proprie figlie.
Perché i padri non aiutano le mamme.
I padri hanno lo stesso valore delle mamme e possono dare esattamente lo stesso contributo nella crescita dei figli.
Se i figli vivono in una famiglia in cui i genitori si supportano e sono intercambiabili nella gestione del carico mentale e delle incombenze quotidiane, vivono meglio.
E anche i genitori.
❤️🌷

Come per le madri il problema del work-life balance è oggi molto sentito dai papà (ANSA)

😒Il senso di inadeguatezza ci fa comunicare in modo inefficace.😧Fare domande con la paura del rifiuto ci porterà al rifi...
13/02/2025

😒Il senso di inadeguatezza ci fa comunicare in modo inefficace.
😧Fare domande con la paura del rifiuto ci porterà al rifiuto.
💥Realizziamo quella che in Psicologia viene chiamata profezia che si autoavvera, per cui metterò in atto tutta una serie di atteggiamenti che faranno si che la mia paura di realizzi.
👉Ti è mai capitata una situazione simile?

Eduard Sola, sceneggiatore del film Casa en flames nel suo discorso per la premiazione del Goya:"Noi siamo figli di una ...
12/02/2025

Eduard Sola, sceneggiatore del film Casa en flames nel suo discorso per la premiazione del Goya:

"Noi siamo figli di una moltitudine di ‘supermadri’, donne a cui è stato chiesto di lavorare fuori casa senza rinunciare al lavoro domestico. Ci hanno vestito, ci hanno nutrito, ci hanno allevato, abbinando a tutto questo otto ore di lavoro meno pagate di quelle dei loro colleghi uomini", ha detto Eduard Sola. “Nessuno ha offerto loro un’alternativa a questo modello basato sulla rinuncia a una vita propria. Molti genitori non sono stati all’altezza, e nemmeno lo stato sociale, ecco perché oggi queste supermadri possono legittimamente alzare il dito e mandarci al diavolo. Mandiamo un messaggio alle nostre madri”

Che dire.
Applausi!!!!👏👏👏👏👏
Corro a vedere il film.
🌷🤟💪

Lo sceneggiatore ha vinto il premio per Casa en flames: "Sottopagate e date per scontate: ringraziamole, nessuno ha offerto mai alternative. Lottiamo per uno Stato sociale a favore di entrambi i genitori"

Nel mio studio, nonostante siano anni che faccio la professione, non ho mai appeso i diplomi di Laurea, Master e corsi v...
05/02/2025

Nel mio studio, nonostante siano anni che faccio la professione, non ho mai appeso i diplomi di Laurea, Master e corsi vari fatti durante il mio percorso di studi🧾
Pensavo di aver fatto il mio dovere, andando dietro una grande passione che dura da 20 anni.
Lavorando duro spesso ho dato per scontato il sacrificio e mi sono dimenticata del piacere che sta o almeno, che dovrebbe stare, dietro al sacrificio❤️
Non ho mai festeggiato troppo il raggiungimento dei miei obiettivi perché pensavo che comunque avrei potuto fare meglio.
Maledetto senso di inadeguatezza😱
Sempre presente.
Se non è perfetto non va bene e in ogni caso, hai fatto il tuo.
Questa volta però no.
Questa volta so che avrei potuto fare meglio, come sempre si puo' fare meglio, ma ho dato il massimo.
Il mio massimo in questo momento.
Questo percorso mi ha insegnato ad apprezzare le imperfezioni, le imprecisioni, i difetti.
Anche fare un figlio diciamo che mi ha flessibilizzato molto😅
Ho imparato anche che, se festeggiamo e condividiamo i risultati ottenuti, non necessariamente siamo dei pavoni o dei chissà chi.
Semplicemente condividiamo la gioia di un risultato che ha comportato tanta fatica e tanta passione.
Quindi spiattello il mio tanto agognato diploma di Specializzazione, perché in modo imperfetto ho raggiunto uno dei risultati che non sapevo di poter raggiungere nella vita🎉
Anche la foto è imperfetta.
Come quella del giorno del diploma.
Non mi ero nemmeno accorta dell'ombra del telefono talmente ero carica e felice.
E ho deciso che ogni mia foto, avrà un'ombra.
Per ricordarmi di amare le imperfezioni e di avere il coraggio di guardarle in faccia perché sono quelle che più mi rappresentano🤟💪

Faccia da Specializzata in Psicoterapia Breve Strategica🤩❤️E ora si festeggia!
02/02/2025

Faccia da Specializzata in Psicoterapia Breve Strategica🤩❤️
E ora si festeggia!

Tornare a casa tardi.Un po' di stanchezza c'è dopo tutta una giornata.Ma non sarò mai stanca per farti le coccole.Terape...
31/01/2025

Tornare a casa tardi.
Un po' di stanchezza c'è dopo tutta una giornata.
Ma non sarò mai stanca per farti le coccole.
Terapeuta a domicilio ❤️🐾

Esame finale quarto anno.Centro di Terapia Strategica Arezzo.❤️🌟
21/01/2025

Esame finale quarto anno.
Centro di Terapia Strategica Arezzo.
❤️🌟

Indirizzo

Via XX Settembre, 78
Florence
50129

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