20/01/2022
“Vaccinarsi o non vaccinarsi non cambia niente, ci si ammala lo stesso”.
Quante volte abbiamo sentito questa frase?
Eppure, le differenze del rischio di malattia tra la popolazione vaccinata e popolazione non vaccinata sono enormi: il rischio di malattia e di decesso sono di ordini di grandezza totalmente diversi.
I dati dell’ISS, che vengono aggiornati costantemente (qui l’ultimo rapporto disponibile https://tinyurl.com/ysakf4nu), da diversi mesi mostrano una fotografia estremamente rassicurante per i vaccinati, soprattutto per chi ha avuto accesso alla terza dose. I dati pubblicati dei ricoveri in terapia intensiva (TI) e dei decessi si riferiscono ancora al 2021, in quanto esiste una latenza tra la diagnosi e il ricovero o il decesso: è altamente probabile che, nei prossimi rapporti dell’ISS, i tassi di ingressi in TI e dei decessi tra chi ha avuto la possibilità di effettuare la dose booster calino ulteriormente, visto che i primi ad avere avuto accesso alla terza dose sono stati coloro che sono anche a maggior rischio di malattia severa e di morte (nel caso in cui questa informazione vi sembri poco chiara, vi consigliamo di riprendere in mano la questione del denominatore: https://tinyurl.com/5n6a7eww).
E perché la terza dose è così importante? Perché aumenta la qualità e la quantità della risposta immunitaria. Il modo più semplice di valutare in modo rapido la risposta immunitaria è la titolazione anticorpale neutralizzante (cioè anticorpi sicuramente in grado di bloccare il virus*): ne avevamo già parlato in altri post, come https://tinyurl.com/4ekcjdfs, cui oggi si aggiunge un nuovo recentissimo studio a conferma ulteriore che il vaccino, progettato 2 anni fa sulla proteina Spike del virus originario, induce una risposta efficace con produzione elevata di anticorpi neutralizzanti, cioè di “ottima qualità”, nei confronti della variante Omicron.
“Eh, ma poi tra 4 mesi ci faranno la quarta e poi la quinta…”
Non è affatto detto che sia utile né necessario, almeno per tutta la popolazione. I dati preliminari che l’istituto israeliano Sheba ha diramato (non sono presenti pubblicazioni, ma solo lanci di stampa: https://tinyurl.com/2p83e2fj) non mostrerebbero un vantaggio da una ulteriore dose booster ravvicinata alla terza dose. Ne aveva parlato EMA in una conferenza stampa, mal interpretata dai soliti media italiani che strizzano l’occhio a un pubblico di “non-sono-novax-ma” (per chi volesse informarsi correttamente: https://tinyurl.com/48mp5wja). La quarta dose può essere un’opzione utile per chi ha problemi di immunodepressione o immunosoppressione.
In sintesi:
- la vaccinazione protegge dalla malattia, dalla malattia severa e dalla morte per Covid-19;
- non c’è urgenza di pensare a vaccini aggiornati contro Omicron, in quanto la dose booster è probabilmente sufficiente per mantenere un livello di protezione a livello di popolazione;
- una quarta dose non sembra essere vantaggiosa per tutti, ma solo per popolazioni particolarmente a rischio per scarsa risposta immunitaria ai vaccini;
- non vaccinarsi oggi in attesa di nuovi vaccini è inutile e pericoloso, soprattutto per chi ha fattori di rischio (età oltre i 50 anni, comorbosità, obesità, immunodepressione…).
*Non tutti i test sierologici individuano gli anticorpi neutralizzanti: i test disponibili sul mercato non sono standardizzati e non possono essere, al momento, utilizzati per stabilire il livello di protezione (ne avevamo discusso qui: https://tinyurl.com/2p8uhp9f)
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