28/09/2023
😥
"Dài, amore, svegliati che dobbiamo andare a scuola".
"Mamma, ho sognato una cosa bellissima".
"Eh? Ah, bene, dài, me la racconti dopo, adesso facciamo colazione".
"Mamma, oggi quando torno mi trucchi da strega buona?".
"Ok. Però sbrigati a finire il succo".
"Mamma, guarda! Pettinata così sembro il Piccolo Principe!".
"Vero. Allora, sei pronta?".
"Mamma, quella nuvola sembra una macchina fatta di raggi di brillantini!".
"Uau, che bella. Hai messo tutto nello zaino?".
"Mamma, quando esco andiamo al parco?".
"Vediamo. Dài che è suonata la campanella. Ciao amore, a dopo".
Certe mattine mi detesto per quanto sono fredda e noiosa. Vorrei essere più rilassata e accogliente, ma l'ansia di riuscire a incastrare tutte le incombenze della giornata mi trasforma in un "Dài" ambulante. Allora cerco di farmi perdonare nel pomeriggio, ma continuo a chiedermi: quand'è che ho perso l'ultimo granello di magia? Forse se cercassi bene potrei trovarne un po' in fondo alle tasche.
I bambini nascono con addosso la magica polvere di fata, sono nati per volare e vedere il mondo con lenti arcobaleno. Noi adulti, invece, con tutti quei "Dài, sbrigati, siamo in ritardo, ne parliamo dopo" li teniamo per le caviglie e li tiriamo giù.
Dev'essere davvero frustrante avere a che fare con noi genitori: quando suona la sveglia e si deve cominciare a correre, perdiamo la testa e ci dimentichiamo che esiste la magia.
(Repost, 2019).