22/04/2026
Davide ha 16 anni.
Gioca in un settore giovanile.
Quando mi parla non dice:
“Mi sento sotto pressione.”
Dice:
“Se sbaglio, il mister mi guarda… e mi sento una nullità.”
Per lui non è solo calcio.
È identità.
È valore.
È “valgo se gioco bene”.
Il problema?
Ha legato tutto a una cosa che non controlla davvero:
il giudizio dell’allenatore.
E così, prima della partita:
gambe dure
testa piena
zero lucidità
In campo non gioca per esprimersi.
Gioca per non sbagliare.
E quando giochi per non sbagliare…
di solito sbagli di più.
Dopo una partita mi dice:
“Appena sbaglio un passaggio, mi spengo.”
Ed è lì che abbiamo fatto il cambio.
Non lavorare sulla prestazione.
Ma su cosa è sotto il suo controllo.
Gli ho dato una routine pre-gara semplice.
Zero teoria. Solo pratica.
Routine pre-gara:
1️ Due cose che controlli
come entri in campo (energia, atteggiamento)
la prima giocata semplice (non la più bella, la più pulita)
2️ Una cosa che NON controlli
il giudizio del mister
3 Reset mentale (quando sbagli)
parola chiave + gesto breve (es. “next” + battito mani)
respiri, resetti e torni sulla prossima azione
Questo è il pezzo che cambia tutto:
non evitare l’errore… ma non restarci dentro.
Così la routine è completa:
• entro bene
• accetto cosa non controllo
• mi riprendo subito quando sbaglio
E lì inizi davvero a giocare.
“Se metti il tuo valore in qualcosa che non controlli, sei sempre in balia.”
Dopo qualche settimana mi scrive:
“Il mister è sempre lui…
ma io in campo ci sto meglio.”
E questa è la svolta.
Non giochi meglio quando smetti di avere pressione.
Giochi meglio quando smetti di far dipendere il tuo valore da quella pressione.
Dopo qualche mese finalmente Davide mi dice: quando entro in campo, gioco e MI DIVERTO !”
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